DEATHWHITE – La favola di Biancamorte

Pubblicato il 13/03/2020 da

Gli americani Deathwhite, tecnicamente di sede a Pittsburgh, ma misteriosamente provenienti anche da altre parti degli Stati Uniti celate ai più, ci hanno convinto per la seconda volta di seguito, dopo il buon debutto “For A Black Tomorrow”, attraverso un nuovo disco che, pur essendo il classico lavoro che non inventa proprio nulla, si fa ottimamente ascoltare per il suo misto di revivalismo ed ispirazione di livello, senza risultare un capolavoro di prim’ordine ma mostrandosi ben solido sulle proprie fondamenta. “Grave Image”, oltretutto, ci permette di presentarvi una band che fa dell’anonimato la sua peculiare filosofia, mettendo davanti a tutto la sola ed esclusiva musica. Abbiamo parlato di questa incuriosente formazione con uno dei membri (o tutti loro assieme…chissà?) ancora sconosciuti del combo di matrice doom-gothic metal…

CIAO RAGAZZI, BENVENUTI SU METALITALIA.COM! PRIMA DI PARLARE DEL NUOVO DISCO, SAREBBE OTTIMO SE PRESENTASTE I DEATHWHITE AL PUBBLICO ITALIANO E CI DESTE UN PARERE IN RETROSPETTIVA SUL DEBUTTO “FOR A BLACK TOMORROW”…
Deathwhite – Certamente. “For A Black Tomorrow” è stato scritto in poco meno di un anno in un periodo in cui stavamo ancora pensando e plasmando la direzione stilistica da prendere. Avevamo da poco edito l’EP “Solitary Martyr” (2015) ed eravamo abbastanza soddisfatti del responso ottenuto. In realtà non avevamo grandi aspettative sull’EP, ma siamo stati sommersi di reazioni positive. Così, per il songwriting del debutto, diciamo che abbiamo cavalcato l’onda di quel piccolo successo. Potremmo affermare che si tratta di un esordio molto di ampie vedute: ha sì un feeling generale coerente ed un’atmosfera ben definita, ma le canzoni variano molto una dall’altra, probabilmente l’esito del nostro cercare un suono che meglio ci definisse. Siamo comunque ancora abbastanza soddisfatti del risultato finale e guardiamo indietro a “For A Black Tomorrow” con tanto affetto. Scrivere un disco in meno di un anno è un’impresa quasi deprimente, ma l’abbiamo portata a termine e non pensavamo davvero a niente allora. Anzi, credevamo di poter riuscire a scrivere e registrare un album all’anno! Cosa ovviamente non accaduta. Resta comunque un ottimo debutto, un disco che ci rappresenta ancora al 100%. Ci sono diverse canzoni alle quali sono tuttora molto affezionato, ad esempio “The Grace Of The Dark”, “Dreaming The Inverse” e la titletrack. Se non altro, ha posto le fondamenta per ciò che avremmo scritto dopo e per ciò che scriveremo in futuro.

LEVIAMOCI DI TORNO SUBITO UNA DOMANDA SUPPONGO PER VOI VENUTAVI A NOIA: LA SCELTA DI MANTENERE LE VOSTRE IDENTITA’ ANONIME SEMBRA COMPLETAMENTE ANTI-SISTEMA E UN PO’ ANACRONISTICA, DAL MOMENTO IN CUI VIVIAMO IN UN MONDO E IN UNA SOCIETA’ NEI QUALI APPARIRE E CERTIFICARE LA PROPRIA PRESENZA RISULTA ESSERE UNO DEI PUNTI CRUCIALI DELL’ESISTENZA. COSA POTETE DIRCI A RIGUARDO?
Deathwhite – La tua ci pare un’osservazione condivisibile. Se ci riferiamo al fatto di far parte di una band in questi giorni, in quest’epoca, allora potrai evincere come il ‘misticismo’, il mistero che magari era solito prevalere due, tre, quattro decadi fa, ora si è perso. Alcune band tendono a sovraesporsi sui social media, cosa che certamente sono consapevoli di fare. Bisogna avere sempre qualcosa da dire per avere un alto livello di interazione con i propri fan, ma ciò si ottiene anche ad un prezzo elevato. Si perde la propria privacy e, in alcuni casi, condividi così tanto che si oscura e offusca la percezione della band stessa all’esterno. Anche per questo motivo noi abbiamo sempre cercato di tenere fuori dai Deathwhite la sfera individuale di ognuno di noi. Noi siamo solamente la somma aritmetica delle nostre personalità, ma chi noi siamo in realtà come persone non è così importante nel grande schema delle cose. Vogliamo essere giudicati soltanto in base alla nostra musica e nient’altro. Siamo molto orgogliosi dei nostri trascorsi musicali, le band in cui abbiamo suonato, quelle in cui suoniamo adesso, ma in seno ai Deathwhite questi fattori non sono presenti nell’equazione che presentiamo ai nostri potenziali ascoltatori.

DA QUESTE PAROLE EMERGE COME IL VOSTRO FAR PREVALERE L’INTERA BAND RISPETTO AI SINGOLI COMPONENTI SI RIFLETTA ANCHE SU ALTRI ASPETTI DEL PROGETTO, QUALI AD ESEMPIO GLI ARTWORK, I VIDEO, ALCUNE IDEE CONCETTUALI… POTETE QUINDI SPIEGARCI LA VISIONE CHE SI CELA DIETRO AL NOME DEATHWHITE E LA RAGIONE PER CUI ESISTETE?
Deathwhite – Sì, siamo riusciti a mantenere un buon grado di continuità tra le nostre pubblicazioni. Abbiamo usato lo stesso artista grafico per l’EP e i due dischi, e lo stesso produttore per i full. Puoi facilmente intuire la coerenza, la coesione tra tutte le nostre uscite, anche a livello sonoro. E’ anche per questo che ci sentiamo bene ad avere il progetto Deathwhite a riempire le nostre esistenze. Tutti quanti abbiamo diversi obiettivi ed impegni nella vita, cose che ci assorbono davvero grandi dosi di tempo personale, o comunque privato, ma nonostante ciò questa band ha un significato speciale per ognuno di noi. E’ il nostro veicolo, il tramite con il quale possiamo esprimere pensieri di nostra scelta sotto forma di dark metal. Non diamo nulla per scontato, men che meno la stessa band, quando ci trasformiamo in musicisti dei Deathwhite.

ARRIVANDO A “GRAVE IMAGE”, DEDICHIAMOGLI UNA MANCIATA DI DOMANDE: PER INIZIARE, QUALI SONO LE DIFFERENZE PRINCIPALI, IN TERMINI MUSICALI MA ANCHE CONCETTUALI, FRA LA NUOVA RELEASE E LA PRECEDENTE?
Deathwhite – “Grave Image” è un album più pesante rispetto al suo predecessore. Nel mentre in cui scrivevamo le canzoni, ci siamo dati una sola regola di fondo: dovevamo comporre qualcosa di più pesante di “For A Black Tomorrow”. Ci sono stati diversi fattori contingenti a questa scelta, ma l’aggiunta di un secondo chitarrista ha giocato un fortissimo ruolo. Volevamo ampliare il discorso chitarristico espresso sul debutto, tramite l’aggiunta di più assoli, armonizzazioni e melodie. Facendo questo, abbiamo permesso alle chitarre ritmiche di suonare riff più duri, creare un suono più pieno e avvolgente. “Grave Image” è anche un lavoro più ‘orchestrale’ rispetto al primo disco, nel senso che ci sono più arrangiamenti di tastiera e synth, ad opera anche questi del nuovo chitarrista ritmico. Per compensare il tutto, poi, volevamo portare le voci al cosiddetto ‘next level’. Nell’album si possono sentire una moltitudine di fraseggi e sovraincisioni che prima non usavamo più di tanto, e di ciò siamo molto soddisfatti. Il secondo album di un gruppo può essere sia più facile da scrivere, sia più difficile: nel nostro caso, tutto il processo di scrittura e registrazione di “Grave Image” è stato un po’ di entrambe le cose; ma non possiamo essere più orgogliosi di come siamo per il risultato finale ottenuto.

UNA DELLE CARATTERISTICHE MIGLIORI CHE VI DEFINISCONO E’ L’USO DELLA VOCE PULITA: E’ DIFFICILE, IN UNA SCENA DOOM-GOTHIC COME QUELLA ODIERNA, TROVARE UN GRUPPO CHE NON FA USO, ANCHE SOLO PARZIALMENTE, DI VOCE GROWL, SCREAM O COMUNQUE HARSH. E, NONOSTANTE IO ADORI IL GROWL, TROVO LA VOSTRA SCELTA AZZECCATISSIMA, PERFETTA PER LE VOSTRE ATMOSFERE. PENSATE DI MANTENERE QUESTO TRADEMARK O C’E’ SPAZIO PER SPERIMENTARE QUALCOSA DI DIVERSO IN FUTURO?
Deathwhite – Abbiamo sperimentato, in realtà, delle voci un po’ diverse in canzoni come “Funeral Ground” e “In Eclipse”. Nulla di che, ma abbiamo inserito qualche sussurro a voce alta che si può definire il nostro primo sforamento dal reame delle clean vocals. Resta comunque da vedere se proveremo ad inserire in futuro qualche voce growl. Siamo tutti fan di band che ovviamente fanno uso di voci estreme, per i Deathwhite, però, l’attuale cantato pulito è sempre stato l’approccio preferito alle linee vocali sin dalla nostra fondazione, anche perché usare voci solo pulite è una sfida non da poco, in sede compositiva. Ci sprona e forza a porre maggiore attenzione sui riff e sugli arrangiamenti, il che significa che spesso il songwriting va per le lunghe… Siamo fortunati ad avere un cantante che riesce a fare praticamente quello che vuole quando si tratta di convogliare emozioni in un pezzo. Inserire il growl o lo scream non ci sembra ancora necessario per ora, ma sarebbe stupido dirti adesso che non useremo mai questo tipo di voci.

IL VOSTRO STILE E’ CHIARAMENTE REMINISCENTE DELL’INOSSIDABILE SUONO DOOM-DEATH-GOTHIC METAL DEI NINETIES, PRINCIPALMENTE PROVENIENTE DA REGNO UNITO, OLANDA E PAESI NORDICI. AVETE ANCHE DICHIARATO CHE I DISCHI DEI KATATONIA DI META’ CARRIERA SONO UNA DELLE VOSTRE INFLUENZE PIU’ MARCATE. IN QUESTO BEN DEFINITO GREMBO SONORO, C’E’ STATO E/O CI SARA’ SPAZIO PER IDEE PIU’ PERSONALI E SPERIMENTALI? O I DEATHWHITE SONO UN ‘SEMPLICE’ SFOGO PER PENSIERI E SENTIMENTI?
Deathwhite – Usiamo le influenze da te citate quando componiamo più che altro come boe che ci indicano il percorso. Non ci piace per nulla l’idea dello scimmiottamento totale, non sarebbe di beneficio per nessuno. Non siamo interessati a copiare un sound o uno stile specifico; piuttosto, siamo molto concentrati sul songwriting di quelle band, di quelle scene: come le canzoni sono costruite, quanto sono efficaci e quale impatto esse hanno avuto. I Katatonia, ad esempio, sono dei grandissimi songwriter: i loro brani difficilmente ti deludono, raramente ti vengono a noia, spesso ti lasciano con la voglia di risentirli un’altra volta o comunque di avere un’altra dose della loro musica, uno dei migliori complimenti che possa ricevere una band, forse. Noi cerchiamo di emularli in questo senso…le nostre composizioni sono del tutto convenzionali nella struttura e lasciamo sempre lo spazio per le vocals, quando componiamo, in modo tale che abbiamo comunque l’impatto desiderato ancor prima di metterci le linee vocali. Una delle cose che non sopportiamo, infatti, sono le band in cui il vocalist non smette mai di cantare, affossando tutto il lavoro strumentale. La musica ha bisogno di respirare e le voci devono essere il suo accompagnamento migliore, ma senza esagerare. Poniamo molta attenzione su queste cose quando componiamo. Il songwriting è un’arte delicata, raffinata, che noi siamo ancora lontanissimi dal ben padroneggiare. Ma, album dopo album, potrei dire che stiamo piano piano migliorando.

BENE, DESCRIVETECI TRE CANZONI DI “GRAVE IMAGE” CHE PENSATE POSSANO FOTOGRAFARE AL MEGLIO COSA SUONANO ESATTAMENTE I DEATHWHITE.
Deathwhite – “Funeral Ground”: doveva essere in origine l’ultima canzone del disco; poi, una volta completato il demo, abbiamo deciso di trasformarla in opening-track. E’ stato uno di quei rari momenti di illuminazione in cui tutto ciò che gravita attorno ad un brano si sincronizza alla perfezione. Una volta preparato il ritornello, sapevamo di avere un brano che ci piaceva molto. Forse si tratta anche della nostra canzone più doom, fin qui.
“Further From Salvation”: la prima canzone ad essere stata scritta per “Grave Image”. Venne fuori subito dopo la pubblicazione di “For A Black Tomorrow”, forse perché alcuni riff risalgono al periodo appena precedente. Contiene il primo spoken word di un brano dei Deathwhite e ha delle armonie predominanti, oltre che un piuttosto avventuroso break di batteria a centro canzone. Il nostro batterista è probabilmente il più talentuoso fra noi e cerchiamo sempre dei modi per farlo impazzire. “Further From Salvation” ci sembrava il momento giusto.
“Among Us”: la versione originale di questo pezzo prevedeva un tempo molto, molto più lento. Una volta cambiati il riff portante ed il ritornello, la canzone ha preso forma nel suo essere attuale. Ha degli elementi di death metal melodico, ma il riff principale lo potremmo definire anche post-metal. La canzone parla del livello di ipocrisia che sta saturando il mondo, il titolo stesso si riferisce a quei poveretti della peggior specie che letteralmente ‘camminano tra noi’, spargendo ignoranza, odio ed intolleranza.

DALLE VOSTRE DICHIARAZIONI IN SEDE DI NOTE BIOGRAFICHE, APPARITE COME UNA BAND MOLTO INTERESSATA AL DEGRADO PROGRESSIVO E AL DECLINO SENZA SOSTA DEL PENSIERO E DELL’AZIONE UMANI. DALLE ALTEZZE DELL’ILLUMINISMO FRANCESE, STIAMO REGREDENDO AD UNA SOCIETA’ GOVERNATA DALLA DISINFORMAZIONE, POLITICHE DISTORTE E DISUGUAGLIANZE IN OGNI DOVE. VOLETE DARCI LA VOSTRA VISIONE, LIMITATA, DELL’ARGOMENTO?
Deathwhite – La verità è una cosa concreta, assoluta, non può venir dibattuta, messa in dubbio. Non ci sono zone grigie. Grazie all’avvento di internet e alla prostrazione del dovere sociale verso di esso, la ‘verità’ è oggi qualsiasi cosa che certa gente determini essa sia. Se la verità non si addice a qualsiasi storiella che è stata inventata, oppure non si confà a qualsivoglia ristretta visione del mondo, allora ci si può divertire alla grande! Lo vediamo tutti i giorni, qui in America, ed è profondamente preoccupante. Noi non siamo una band politica, né parliamo di politica nei nostri testi, ma pensiamo che ogni individuo che abbia un minimo di onestà intellettuale ed un’intelligenza nella media debba essere in grado di discernere i fatti dalle fantasie, senza venir traviato dalle balle della società. Siamo nel 2020 e non abbiamo ancora capito come relazionarci a modo con la gente, come mostrare empatia verso i meno fortunati e come prenderci cura di un pianeta che è l’unico che avremo mai a disposizione. Ci sono stati forniti tutti i vantaggi, tutti i benefici che la razza umana avrebbe mai potuto sognare, ma arroganza, avidità e marciume morale stanno spingendo sempre più in vena l’ago della fine. Ci sono segnali incoraggianti, come ad esempio le generazioni dei più giovani che sembrano prendere seriamente tali problemi. E dopo tutto, sarà a loro che toccherà avere a che fare con tutto questo casino.

BENE, VENIAMO AD UNA DOMANDA CHE ULTIMAMENTE FACCIO A TUTTI I GRUPPI CHE INTERVISTO. ELENCATECI QUI SOTTO I CINQUE DISCHI CHE PENSATE ABBIANO DEFINITO MEGLIO (E DEFINISCANO TUTTORA) IL SOUND DEATHWHITE.
Deathwhite – Eccoli:
Katatonia – “Discouraged Ones”
Paradise Lost – “Draconian Times”
Anathema – “The Silent Enigma”
My Dying Bride – “The Angel And The Dark River”
Swallow The Sun – “The Mourning Never Came”.

CONCLUDIAMO L’INTERVISTA RINGRAZIANDOVI E PARLANDO DI PERFORMANCE LIVE: FINORA VI SIETE ESIBITI DAL VIVO SOLO UNA VOLTA; PENSATE NEL 2020 DI INCREMENTARE QUESTO NUMERO?
Deathwhite – Stiamo effettivamente discutendo in questi giorni riguardo la possibilità di suonare dal vivo. Siamo interessati a suonare, certo, ma abbiamo bisogno del posto giusto e del momento giusto. Siamo molto selettivi sotto questo aspetto, ma solo perché vogliamo che la band venga presentata e promossa in modo ideale. Le possibilità per esibirci dal vivo sono certamente presenti, quest’anno, ma se non accadrà allora andremo avanti per la nostra strada, con il songwriting dell’album numero tre.

 

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