DEMONOMANCY – Trionfo apocalittico

Pubblicato il 27/03/2018 da

Quello dei Demonomancy è un nome in netta ascesa all’interno del circuito underground europeo. Partiti qualche anno fa come omaggio alle efferatezze di Archgoat e Blasphemy, i Nostri si sono riaffacciati sul mercato lo scorso mese con un secondo full-length, “Poisoned Atonement”, che ne ha allargato inaspettatamente lo spettro sonoro, centrifugando varie scuole di pensiero fino al raggiungimento di una formula efficace e spontanea. Un’opera che, senza mai discostarsi dal black/death/thrash più bestiale e intransigente sulla piazza, riesce nell’impresa di non sembrare l’ennesimo disco-fotocopia di “Fallen Angel of Doom….” e ad offrire un songwriting decisamente elaborato per gli standard del genere. Metalitalia.com ha quindi contattato il cantante/chitarrista Witches Whipping per approfondire meglio la svolta della band capitolina…

BENVENUTI SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM. DATO CHE QUESTA E’ LA VOSTRA PRIMA INTERVISTA PER IL NOSTRO SITO, INIZIAMO CON IL PRESENTARE BREVEMENTE LA BAND: COME, QUANDO E PERCHE’ NASCONO I DEMONOMANCY?
– L’idea primordiale prende vita nel 2008: io e Black Gods Triumph (batteria, 2008-2015) suonavamo assieme dall’età di 12 anni, e ci scambiavamo sempre i gruppi che ascoltavamo. Ricordo ancora l’eccitazione trasmessa da alcune opere underground scoperte grazie alla nostra fame di sound proibiti e ‘pericolosi’. Trascinati semplicemente da una passione ingenua, iniziammo a suonare le prime cover di Slaughter (Canada), Sarcofago e Von. Nel giro di qualche mese cominciammo a scrivere i nostri primi riff e successivamente i primi brani, decidendo inoltre il nome per il gruppo. Impiegammo un anno per trovare un bassista con la stessa alchimia, Sin Desecration (2008-2016), iniziando così le prime prove con la line-up completa. Verso la fine del 2010 pubblicammo il nostro primo demo, “Bearers of Black Arts”. Per quanto riguarda il ‘perchè nascono i Demonomancy’, non credo esista una risposta univoca a qualcosa di così difficilmente sondabile: il serpente non si domanda perchè abbia del veleno in corpo, sa solo che è sua natura usarlo contro ciò che nel mondo lo minaccia.

E’ PASSATO DIVERSO TEMPO DAL VOSTRO ESORDIO “THRONE OF DEMONIC PROSELYTISM”. COME VEDETE OGGI QUEL DISCO?
– Credo sia impossibile per me guardare quel disco oggettivamente, decontestualizzandolo dal periodo in cui è stato scritto, registrato, pubblicato e dalle varie persone che ha coinvolto. Ad oggi mi sembra incredibilmente primitivo, ma non la vedo come una cosa negativa. Sicuramente non riesce a descrivere me e il mio presente tanto bene quanto il nuovo disco, più complesso e sfaccettato. All’epoca della sua uscita eravamo soddisfatti al 100% di ogni aspetto: produzione, copertina, grafiche… e questo secondo me è ciò che conta. Ci ha inoltre permesso di espandere il nostro nome a sufficienza da procurarci occasioni live molto stimolanti.

“POISONED ATONEMENT” OFFRE SICURAMENTE UNO STILE PIU’ VARIO E ARTICOLATO RISPETTO AL SUO PREDECESSORE. IN PARTICOLARE, HO NOTATO UN INCREMENTO DELLA COMPONENTE THRASH E PROTO-DEATH, CON VARI RIMANDI A GRUPPI COME POSSESSED, SARCOFAGO E PRIMI SLAYER… COME VI SIETE MOSSI IN QUESTA DIREZIONE?
– Capisco possa risultare un po’ disorientante per chi è affezionato all’esordio, ma in realtà tutte le influenze che sono emerse su questo disco ci sono sempre state, anche se prima erano molto meno immediate. La capacità di farle affiorare è arrivata solo ora dopo anni di tentativi. Tutto ciò non si è verificato in nome della volontà di cambiare genere; volevamo soltanto lasciarci alle spalle l’idea di rientrare in una sola categoria. Sì, sicuramente ciò che facciamo è metal estremo, ma non è un qualcosa fatto ‘in provetta’, con i vari dosaggi dei gruppi che ci influenzano. Questa idea di creare produzioni dal sound predeterminato mi annoia moltissimo: quando leggi ‘for fans of x, y, z’ puoi stare certo di ritrovarti con una mera somma dei gruppi che seguono nell’elenco, e credo che tutto ciò sia abbastanza deprimente. All’interno dei Demonomancy è importante fare qualcosa che ci rappresenti in tutto e per tutto, piuttosto che farci schiacciare dai limiti e dalle regole.

QUALI SONO GLI ELEMENTI CHE NON POSSONO ASSOLUTAMENTE MANCARE IN UN BRANO DEI DEMONOMANCY?
– Credo che il nuovo disco testimoni perfettamente la volontà di creare una forte varietà tra un brano e l’altro. Ogni canzone nasce con una sua ragione d’essere, proprio per offrire qualcosa di unico rispetto alle altre, quindi forse è questo che le accomuna tutte.

SU QUALI TEMI SI CONCENTRANO I TESTI DEL NUOVO ALBUM?
– Sono molto vari, offrendo atmosfere tra il liturgico, lo psicologico, il cosmico e il mistico, alcune di queste miscelate in diverse quantità a seconda delle canzoni. Il brano che apre il disco (escludendo l’intro), “Fiery Herald Unbound (The Victorious Predator)”, è l’unico ad affrontare un tema a sè stante, quello della rivincita personale e della rinascita interiore col fine di (ri)prendersi tutto ciò che ci appartiene. La titletrack, “Poisoned Atonement (Purged in Molten Gold)”, si concentra su una liturgia così morbosa e bigotta da diventare peccaminosa, ‘avvelenando’ il processo di espiazione del male. È un modo figurato per esprimere un senso di ‘redenzione incompiuta’, di impossibilità a perfezionarsi, e questo concetto può essere esteso a tutte le altre canzoni: guardando oltre l’interpretazione individuale, ognuna rappresenta un ciclo di miglioramento stroncato prima di completarsi.

CHE COSA VI ATTRAE MAGGIORMENTE DI QUESTO STILE E QUALI SONO LE BAND A CUI VI SENTITE PIU’ VICINI (SIA DA UN PUNTO DI VISTA MUSICALE CHE CONCETTUALE)?
– Credo che una musica così estrema, cacofonica e oltranzista sia la diretta sublimazione di un male che va ben oltre la nostra ragione. Se fosse realmente spiegabile con le sole parole, non sentiremmo il bisogno di esteriorizzarlo in un gruppo musicale. Esistono varie band in giro per il mondo con cui sentiamo di avere un certo grado di affinità, su tutti i Mefitic. Credo che comunque, al di là della maggiore o minore similitudine, i nostri amici di Roma nei Naudiz, nei Night Gaunt e nei Serpent Ritual offrano un confronto (sia ideale che pratico) molto stimolante, alimentato dalla vicinanza geografica. Sono sempre tra le prime persone esterne alla band a cui faccio ascoltare le mie nuove idee e a cui chiedo pareri.

LE VOSTRE GRAFICHE SONO SEMPRE MOLTO CURATE. CHE IMPORTANZA DATE ALL’ASPETTO VISUALE DELLA VOSTRA PROPOSTA?
– Gestiamo in prima persona le grafiche delle nostre release, e anche quando commissioniamo un artwork ad un artista diamo sempre delle indicazioni ben precise. L’aspetto visivo di un disco è l’unico elemento che permette all’occhio di avere una rivincità sull’orecchio durante l’ascolto della musica; è importante che siano concordanti tra di loro e bisogna dedicargli la giusta attenzione.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON L’INVICTUS PRODUCTIONS? LA VOSTRA COLLABORAZIONE CON NUCLEAR WAR NOW! PUO’ DIRSI CONCLUSA?
– Ho conosciuto il proprietario ad un concerto a Dublino qualche anno fa. Credo che nel suo genere sia una delle etichette migliori in circolazione. Il continente di appartenenza di una label è quello dove il mercato di quest’ultima sarà più ampio, e in questo momento abbiamo bisogno che il nome dei Demonomancy si espanda maggiormente in Europa, che è la nostra casa. La NWN! ha sempre fatto un ottimo lavoro negli Stati Uniti, tanto che all’inizio il nostro desiderio era quello di sdoppiare la produzione tra loro e l’Invictus, ma non è stato possibile e così abbiamo scelto di dare la priorità all’Europa.

“POISONED ATONEMENT” E’ STATO ANTICIPATO DA UNO SPLIT NEL 2016 CON I FINLANDESI WITCHCRAFT. COM’E’ NATA L’IDEA DI QUESTA COLLABORAZIONE? QUALI SONO SECONDO VOI I PRO E I CONTRO DI QUESTO PARTICOLARE TIPO DI FORMATO?
– Me li fece conoscere il batterista dei Proclamation anni fa, il quale poi mi diede il loro contatto. Sono dei ragazzi molto alla vecchia maniera; la nostra corrispondenza è avvenuta quasi solo esclusivamente su carta, con lettere scritte a mano e spedite per posta. Ci siamo sempre inviati tutto il rispettivo materiale in anteprima, tanto che ho montagne di cassette duplicate direttamente da loro. La prima volta che ci siamo visti di persona e che abbiamo condiviso il palco è stata nel 2014, in occasione del NWN! Fest 4, dove abbiamo deciso di coronare questa amicizia con uno split. Ad oggi, uno split non ha alcuna utilità pratica: è una proclamazione d’intenti da parte di due band, e non ha senso senza un valore simbolico. Se fosse più semplice mettere d’accordo due gruppi in tempi umani, ne faremmo sicuramente di più.

AVETE SUONATO A DIVERSI EVENTI “DI CULTO” COME IL MARTYRDOOM E IL NUCLEAR WAR NOW!. CHE RICORDI AVETE DI QUELLE ESPERIENZE?
– Il NWN! Festival, nelle tre edizioni in cui abbiamo suonato, ci ha permesso di condividere il palco con alcune delle nostre band preferite, e a pensarci mi viene ancora la pelle d’oca. Il Martyrdoom, tenutosi nel leggendario Saint Vitus Bar di Brooklyn, New York, è stata la nostra prima grande esperienza negli States, semplicemente indimenticabile. A prescindere dalla grandezza degli eventi a cui abbiamo preso parte, un aspetto che personalmente amo del suonare all’estero è il viaggio che comporta e le persone nuove che ti permette di incontrare. Non mi ricordo una singola trasferta da cui io non sia tornato arricchito di qualcosa.

INTERVISTATO DA NIKLAS GÖRANSSON DI BARDO METHODOLOGY (A QUESTA PAGINA LA NOSTRA TRADUZIONE A CURA DI LUCA PESSINA E SARA SOSTINI, NDR), RYAN FÖRSTER HA DICHIARATO QUANTO SEGUE: “E’ BELLO VEDERE COME I GRUPPI CHE ABBIAMO INFLUENZATO LASCINO IL LORO MARCHIO CON NUOVE IDEE E CONCEPT, HANNO CENTRATO IL PUNTO. E’ ANCHE INFINITAMENTE NOIOSO VEDERE QUELLI CHE INVECE CAGANO FUORI REGISTRAZIONI IMPROVVISATE ED AMATORIALI CON BLAST BEAT, CHITARRE RUMOROSE, MASCHERE ANTIGAS E CAPRONI SULLA COPERTINA. ECCO, QUESTA GENTE È ANDATA COMPLETAMENTE FUORI STRADA”. COSA NE PENSATE?
– Non potrei essere più d’accordo. Ryan è una persona acuta e totalmente cosciente di ciò che fa, a mio avviso. Secondo me dipende anche dall’aspirazione con cui una band viene fondata. La vera arte è sempre inutile – nell’accezione in cui non ha alcun ruolo materiale, quanto piuttosto ideale e astratto – e la musica dei Blasphemy lo è tanto quanto quella di un loro clone di pessima categoria; la differenza sta nella volontà di lasciare il proprio marchio su questo mondo. Moltissimi gruppi storici (parlo anche di nomi mainstream) non hanno mai fatto segreto di quali fossero le loro influenze, ma hanno deciso di creare qualcosa di unico e inimitabile. Con i Demonomancy siamo decisamente arrivati alla stessa esigenza artistica, per questo sia la musica che il suo aspetto visivo sono molto meno derivativi rispetto al periodo del primo disco. In molti casi odierni, l’essere derivativi è visto positivamente all’interno della scena metal, in quanto offre sicurezza. Sembra quasi che lo scriversi della storia diventi un pesante macigno sulla coscienza dei gruppi. Credo invece che la più grande lezione da imparare dai nomi storici sia proprio quella di superare ciò che il presente ti offre.

PENSATE CHE UN CERTO TIPO DI MUSICA UNDERGROUND POSSA ESSERE ANCORA CONSIDERATA ‘PERICOLOSA’ COME UNA VENTINA D’ANNI FA?
– Credo tu ti riferisca alla sensazione derivante dalla mancanza di informazioni personali sui musicisti (di cui si sapeva poco e niente) che ha caratterizzato il mondo pre-Internet. C’era più spazio per la fantasia, per immaginarsi i gruppi estremamente e inverosimilmente ‘coerenti’ con le loro tematiche… la colpa di Internet è di aver infranto queste aspettative irreali, in quanto la vita privata di un musicista è alla portata di un click. E cosa mai potrai scoprire? Ci sono grosse probabilità che abbia una ragazza, che sia laureato e che non abbia mai commesso un omicidio rituale. Questo uccide le fantasie di moltissimi collezionisti, ma ti fa anche capire che il ‘pericolo’ tanto ricercato di cui tu parli è nella testa delle persone più che in concetti astratti come l’underground o ‘la scena’. Io personalmente divido sempre l’artista dalla sua arte, e per questo molti dischi mi trasmettono un grande senso di ‘pericolo’ nonostante siano stati scritti da individui che conosco personalmente, alcuni dei quali anche simpatici e quieti. Il palco e lo studio sono gli unici due ambienti dove un musicista evade (e fa evadere) la realtà. Questa libertà di espressione è però messa sempre più spesso a repentaglio da iniziative politiche totalmente fuori luogo, che stanno tentando di rendere i concerti metal una specie di ‘spazio sicuro’, che è come cercare di censurare i nudi in un cinema porno. Si farebbe prima a non entrare, penso.

QUALI SONO I VOSTRI PROGRAMMI PER IL FUTURO? SAPPIAMO CHE A BREVE SARETE IMPEGNATI IN UN TOUR EUROPEO DI SPALLA AGLI ARKHON INFAUSTUS…
– Sì, abbiamo il tour con gli Arkhon Infaustus in vista, e speriamo che l’uscita del nuovo disco porti ad altre occasioni live. Stiamo inoltre lavorando ad un videoclip, così da poter fornire all’ascoltatore dell’ulteriore materiale visivo con cui calarsi nel nostro mondo. Per quanto riguarda il futuro, al momento sappiamo di volerci concentrare sulla raccolta dei frutti che “Poisoned Atonement” ci offrirà.

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