DEVIATE DAMAEN – Gli iconoclastici nipoti di D’Annunzio

Pubblicato il 18/12/2019 da

Fieri e sfrontati, integralisti e volgari, ma al tempo stesso con un background culturale di spessore, per quanto oggi definibile “politicamente scorretto”, e volutamente gettato in faccia all’ascoltatore con un certo disprezzo – in linea con il loro approccio musicale e ideologico. Questo e molto altro sono i Deviate Damaen, multiforme e globulare creatura portata avanti da parecchi anni da G/Ab Volgar dei Xacrestani con una costellazione pressoché infinita di ospiti; il leader della band, nell’intervista-fiume (o Fiume?) a seguire, non ha certo manifestato pudore, riserbo o distinguo di sorta rispetto alle sue idee: sia in termini di produzione artistica che sull’Occidente, disperato e schifoso nelle sue parole orgogliose e – ammettiamolo – talmente eccessive da risultare spesso apertamente ironiche. Lo si ami o lo si odi, il personaggio è decisamente interessante, e bravo a esprimere posizioni estreme con una consapevolezza e una serenità da far invidia a Carmelo Bene. Del resto, la vita è arte, l’arte è vita e – alla fine – (quasi) tutto è merda, nella visione di Volgar…

CIAO VOLGAR E GRAZIE DEL TUO TEMPO. PARTIREI DA LONTANO, VISTO CHE NON ABBIAMO MAI AVUTO IL PIACERE DI AVERVI OSPITI SU METALITALIA. RACCONTACI UN PO’ LA STORIA DELLA BAND E DEL SUBSTRATO MUSICALE E CULTURALE IN CUI È FERMENTATA. (E, NATURALMENTE, AGGIORNACI SUI TUOI PSEUDONIMI IN USO E IL LORO SIGNIFICATO. SPERO DI ESSERMI RIVOLTO A TE CORRETTAMENTE).
– (Ride, ndR) Perdona se esordisco con una risata, ma la quantità dei miei nomi è effettivamente imbarazzante. Diciamo che ne aggiungo uno quasi ad ogni album, così che ognuno di essi rappresenti un momento topico della mia carriera di fondatore e leader dei DD.

IL SOUND DEI DEVIATE DAMAEN È SEMPRE STATO DIFFICILMENTE INCASELLABILE, MA IN QUESTO NUOVO “IN SANCTITATE, BENIGNITATIS NON MISERETUR!”, LA DECOSTRUZIONE SONORA TOCCA PICCHI QUASI INAUDITI. I BRANI SONO FATTI DI INVETTIVE, NARRAZIONI POLIFONICHE, RUMORISMI E CAMPIONAMENTI APPARENTEMENTE SCONNESSI, MA CHE SI INCONTRANO PERFETTAMENTE NEL CREARE UNA SORTA DI TEATRO DELL’ASSURDO POTENTE. È UNA DIREZIONE VERSO CUI PUNTAVI?
– Mi rendo conto che un qualsiasi album dei DD sprizzi estremismo sonoro da tutti i pori, e che le parti recitate vadano spesso a costituire, più che delle intro, dei brani veri e propri. Ma devo dire che quest’album è senz’altro il più musicale mai realizzato sinora; è vero, ci sono picchi di estremismo timbrico e sonoro spinti ben oltre il fastidio, ma direi che tali sperimentalismi non caratterizzano affatto tale opera come invece è accaduto in passato. Prendiamo le campane con cui esordisce la prima traccia: non sono sampler riciclati da chissà quale sito craccato; ho rischiato i miei timpani per andare a posizionare il mio minidisk all’interno del meccanismo del campanile del Sant’Eutizio, in Valnerina, durante il mio ritiro spirituale in quel santo luogo finalizzato proprio alla stesura del concept dell’album e dei testi di “Tethrus”. E quel che ne è uscito fuori non è stato solo “suono”, ma vera “contundenza sonora” che solo arrampicandomi sin lassù sarebbe stato possibile catturare. Peraltro il terremoto del 2016 ha devastato quel campanile e l’abbazia tutta; e sarà solo grazie a noi se il suo suono resterà immortalato audiofonicamente.
Direi che i sostanziali “leitmotiv” che segnano l’inedita disciplina dello svolgimento di “In Sanctitate” sono il mio cantato lirico, un sound fortemente metal doom-oriented garantito dalle chitarre genuinamente “sabbathiane” del buon Vincent e da quelle più brutal/black/punk di Ark. Una pervasiva atmosfera gotica più classicheggiante del solito e inediti vocalismi black ad opera del nostro nuovo bel virgulto Matt&Deviàt, mio amico nell’anima, che non mi trombo come il virgulto dell’album precedente, ma che ha marcatamente segnato l’orientamento black metal di molti brani, aiutandomi a scoprire nuove soluzioni timbriche, non solo vocali, ma anche strumentali come l’uso dei Death Whistle e della falce.
La mia scelta dei membri stabili nei Deviate Damaen è sempre stata mirata e ragionata, o molto fisica o molto spirituale; o magari entrambe, ma comunque una scelta di forte reciprocità empatica fra me e il soggetto in questione, che non dev’essere necessariamente un musicista, essendo la nostra attività a 360°. Soprattutto in passato, i bei ragazzi delle foto non avevano necessariamente la funzione di “musicisti”; a suonare erano soprattutto gli ospiti o i collaboratori esterni, fra tutti cito Gianni Foti, detentore dei nostri diritti Siae e musicista di formazione progressive (presente anche qui).
Nel precedente “Retro-Marsch Kiss” la funzione dello scultoreo Laerte (che ho voluto anche qui a recitare l’intro di “Sacre Gesta”) era quella di dimostrare al mondo che un meraviglioso esemplare di ventenne, erede biologico del busto marmoreo ch’egli stesso bacia in copertina, continua a recitare versi letterari secolari esattamente come avrebbe fatto nelle corti imperiali romane, incarnando così il significato più puro e ancestrale d’una bellezza morfologica millenaria rimasta intatta sino a noi. E non uso il verbo “incarnare” a caso, poiché l’idillio sensuale che abbiam vissuto assieme nei giardini naturali teatro dei Centoni poetici decantati in quell’album, è stato parte integrante di una stesura compositiva fortemente materica, fisica, erotica e basata sul “genos”.
Al contrario, “In Sanctitate” è un album molto più mistico e spirituale di “RMK”, sebbene altrettanto “politico”. E il giovane Matt si è fatto motore e strumento prezioso di tali spiritualità e misticismo, seppure anche a lui siano toccate movimentate incursioni al mio fianco in gole naturali, boschi sacri ed arrampicate sino ad eremi abbandonati per registrare i suoni e sfruttare i riverberi che quelle specifiche atmosfere dovevano impregnare di epica storicità. Peccato solo gli piaccia così tanto la figa!
E a proposito di figa, giusto per la cronaca: i Deviate Damaen, spesso superficialmente tacciati di essere una “gay-band” a causa della loro innata natura glam e dell’incapacità della gente di ragionare fuori dalle categorie imposte dal sistema, non sono mai stati nulla di più lontano da ambiguità di genere e giostrine culattone: 1) perché la figa è sempre abbondata nella band e pure in bella forma, dalla pianista Christa Ludwiga all’altrettanto biondissima Beate Ely, passando per violiniste, chitarriste, cantanti liriche sino all’attuale bassista 2) perché l’omosessualità classicamente intesa (Apollo e Giacinto, Adriano e Antinoo, Eurialo e Niso, Achille e Patroclo ecc) non è che una forma di implementazione della virilità, non una sua nemesi come vorrebbero farci credere genderisti e omosessualisti, ovvero categorie artificiali create ad hoc dalla propaganda mondialista per femminilizzare, sterilizzandolo, il demos occidentale.
Brani come “Mirror, My Love” del ’93 (che presto riproporremo) o come “I’ll Teach You How To Be A Virgin!” del ’99, anticipavano quella che è la nostra visione del “Vir” greco-romano, confermata anche in questo nuovo capitolo: un “maschio alfa” talmente autoreferenziale e autarchico da scoparsi la propria immagine riflessa nel cristallo; un’immagine, quindi, ipso facto maschile. In pratica l’esatto opposto della frocia effeminata e decadente proposta dalle gay band (dal brano “Santo Fra’ Diavolo, Spara Per Noi!”: “Voi che l’Europa di Carlo Martello considerate un penoso fardello, voi che l’orgoglio d’Ulisse e dei Proci avreste ridotto a parate per froci”). E anche su quest’argomento spero di aver parlato chiaro una volta per tutte.

DAL PUNTO DI VISTA LIRICO, NELLA VOSTRA CARRIERA AVETE AVUTO COME FONTE DI ISPIRAZIONE E AVETE TOCCATO OGNI POSSIBILE TEMATICA SCOMODA: DALL’ORGOGLIO DELLE RADICI ROMANE, A POSIZIONI PIÙ O MENO APERTAMENTE FASCISTE, PASSANDO PER LA FURIA ICONOCLASTA E PER IL FASTIDIO ATAVICO VERSO OGNI FORMA DI “BUONISMO” O CONVENZIONE. IN CHE MISURA LA VOSTRA È PROVOCAZIONE PUNK – PER COSÌ DIRE – E QUANTO INVECE IDEOLOGIA?
– Bella domanda. Anzitutto, lascerei le definizioni prettamente politiche fuori dal nostro contesto artistico: noi non siamo una band “d’area”; non abbiamo mai piegato il nostro estro ad alcun partito, moda o ideologia. Noi siamo artisti liberi, punto e basta.
Ciò detto, credo però che i due aspetti da te delineati coincidano abbastanza. Noi non cantiamo nulla che non pensiamo anche; ma, al contempo, non tutto ciò che pensiamo è usato per scriverci canzoni. Mi spiego? Da degni ammiratori di grandi pensatori “punk” del passato come Papini, D’Annunzio e Marinetti, nonché da nipotini del movimento punk intrinsecamente inteso, ci piace l’esagerazione, il paradosso, l’iperbole; vorrei tuttavia che vi ricordaste anche che siamo dei creativi e non dei burocrati. Non capisco perché se la Mannoia fa propaganda politica per X o Y, è una cantante; mentre se i Deviate Damaen cantano ciò che pensano, fanno propaganda politica. Questa è e resterà sempre l’eterna ipocrisia della mediaticità di regime e del conformismo in generale. Ma, citando il brano “Purgazione Canonica”: “Noi ce ne fottiamo, facciamo una carezza e con l’altra una sega, e montiamo la panna per tutta quella critica che ci condanna”.

DA LUCIFERO ALLA NAZIONE, ANCHE QUESTO ALBUM È RICCO DI SPUNTI, SPIETATO E DIRETTO. VUOI ANTICIPARE QUALCOSA DEI SUOI TESTI AI NOSTRI LETTORI O PREFERISCI CHE VENGANO COLPITI DIRETTAMENTE DALLE TUE SFERZATE NARRATIVE?
– Diciamo che i titoli sono già piuttosto eloquenti, e comunque lungo quest’intervista ho già disseminato parecchie pittate sui contenuti lirici dell’album, quindi non vi indugerò oltre. Riguardo Lucifero, come il “misticus” Matt ben sa, il satanismo non mi ha mai appassionato fideisticamente, poiché io sono ateo. E sinceramente ali di pipistrello, tombe e ragnatele m’annoiano alquanto. L’ho sempre considerato un mero aspetto filosofico e coreografico della cultura occidentale che ha in Plutone il suo predecessore pagano, il quale aveva a sua volta in Zeus il suo datore di lavoro. Ecco, Giovanni Papini (che invito tutti a leggere), seguendo il pensiero di Dante che segue a sua volta il pensiero classico, fornisce di Lucifero esattamente questa versione: l’esecutore d’un progetto divino che l’Onnipotente non avrebbe potuto affidare ad altri che non fossero stati “l’Angelo Preferito, il Primo Insorto e il più Antico Dannato”, come recita il nostro incipit. Oggi ritengo che Lucifero sia ancora una figura capace di contrastare la deriva laicista e a-spirituale d’un Occidente prostrato al materialismo egalitarista più amorfo e mediocre. Rendendo omaggio a chi come Papini ha raccontato Satana in letteratura e a chi come Paul Chain lo ha fatto in musica, noi tramandiamo tale roccaforte iconografica della “goticità” di tutti i tempi. In “Signore e Dio (falce) In Te Confido”, abbiamo re-orchestrato per voce solista lo spartito del coro polifonico presente sull’intro di “Armageddon”, brano cardine della discografia di Paul Chain, dopo essere riusciti faticosamente a recuperarlo grazie a Radio Maria, che una notte ne trasmise una versione dal testo più intellegibile, consentendoci così di risalire all’opera originaria, un rarissimo brano di Georg Neumark (1621-1681). Non è la prima volta che Radio Maria ci viene incontro; già nel lontano ’93 le sue trasmissioni del rosario ci fornirono il materiale per la registrazione della sperimentalissima “Libido Pro Peccatoribus”, presente sulla raccolta degli esordi “Immorality’s Ovra Colostrum”, che pubblicheremo a medio termine e probabilmente su vinile. Da Paul Chain a Radio Maria… che saltone, direte voi: ebbene sì, ragazzi, è tutto Occidente, è tutto Dante ed è tutto Metal.

SU QUESTO TEMA, TI FACCIO UNA DOMANDA PROVOCATORIA; QUANDO SIETE COMPARSI SULLA SCENA, SICURAMENTE UN ATTACCO AL PENSIERO DOMINANTE POTEVA AVERE RAGIONE D’ESSERE INDIRIZZATO VERSO UN CERTO APPROCCIO INTELLETTUALE, MONDIALISTA E “DI SINISTRA”. OGGI, AL DI LÀ DELLE VOSTRE IDEE PERSONALI ED ESULANDO DA EVENTUALI CONSIDERAZIONI COMPLOTTISTE, NON VI PARE CHE QUESTA IDEA DI ATTACCO AI POTERI E ALLE IDEOLOGIE FORTI O PRESUNTE TALI SI SCONTRI CON LA REALTÀ DEI FATTI? COME SIANO DIVENTATE LE MASSE E LA PANCIA MOLLE DEL PAESE (PIÙ O MENO CONSAPEVOLMENTE) A DIFENDERE POSIZIONI SOVRANISTE, RELIGIOSE O DI DIFESA DELLA FAMIGLIA E DELL’ORDINE COSTITUITO? HA ANCORA SENSO TALE COMPONENTE DI CRITICA E IRONIA SOCIALE DEL VOSTRO PROGETTO?
– E’ una domanda particolarmente interessante e sdrucciolevole; ma ho le idee chiarissime su come rispondervi. Non è “colpa” mia se il sovranismo è divenuto un sentimento popolare; anzi, semmai quelli come me ne hanno una parte di merito, essendone stati i coraggiosi pionieri sin da tempi non sospetti, cioè quando tutti si voltavano dall’altra parte, per primi certi “metallari” disimpegnati, accidiosi e troppo intenti a riempirsi la pancia di birra per capire che il progetto mondialista avrebbe sottratto loro anche quella con l’obiettivo di creare una società globale astemia, amorfa, insettivora, islamica (in quanto iconoclasta) e rap. Ovvero l’esatta negazione di tutto ciò che è “metal”.
Ebbene, i Deviate Damaen non nascono “contro qualcosa”; essi incarnano ciò per cui sono sempre stati conosciuti: la scorrettezza politica. Se poi la nostra protesta di ieri, eroicamente portata avanti in un ambiente tradizionalmente di zecche come quello artistico/musicale, è divenuta oggi un sentimento più condiviso e più “pop”, certo non possiamo cambiare idea solo per fare i “bastian contrari” ad ogni costo. Anzi, direi che band come la nostra e come altre rimaste fedeli e coerenti al proprio pensiero d’esordio, possono semmai considerarsi orgogliose catalizzatrici di una protesta doppiamente giusta: giusta perché è sempre giusto combattere per ciò in cui si crede; e giusta perché era evidentemente anche plausibile da un punto di vista storico, dato che ora, tale protesta, è stata abbracciata da grandi masse popolari che certo sinistrume definisce con disprezzo “sovraniste” e “populiste”. In “Narcissus Race” dichiaro apertamente di essere innamorato del “Figlio del Popolo”, ovvero del più bel germoglio di quel medesimo etnos inscritto nel mio derma. E me ne fotto se qualcuno fraintende o non concorda; è pieno di coglioni che “non capiscono le contraddizioni insite nei Deviate Damaen”. Beh, si sforzino… oppure ascoltino altro.
Un ultimo rilievo su questo punto: il fatto che sentimenti “sovranisti” stiano prendendo piede fra il “populus” non significa affatto che essi coincidano con i poteri forti, poiché i poteri forti, e cioè l’editoria, la discografia, la cultura e l’informazione restano ancora nelle mani dei “fautori della banconota”, che non sono certo quelli dalla parte del Sangue come noi. Questa è la differenza: ci sono artisti che, dopo aver basato una carriera sul culto della discendenza scrivendo maestosi brani come ”Mutter”, ora duettano con rapper turchi in nome del culto della banconota. E poi ci sono quelli come noi che scelsero il culto del Sangue 30 anni fa e che continuano a sceglierlo anche adesso che l’argomento s’è fatto più topico.
Negli anni ’80 band come i Cult, i Motorhead e i Bathory ostentavano la Croce teutonica con estetico orgoglio d’appartenenza; oggi il feticcio di molti loro nipotini è ridotto a qualche fricchettona raccattamigranti coi dread giamaicani in testa e il carburante nautico pagato dal multimiliardario Soros. Ora, secondo voi, che musica si ascolterebbe in un’Europa multietnica come quella che ci stanno apparecchiando sti qua? Faccio un passo indietro: quanti di voi conoscono il reale motivo per cui i gloriosi Sisters Of Mercy hanno smesso di fare dischi dal ’91? E cioè dal famoso concerto gestito in tandem coi rapper Public Enemy, il cui pubblico, infastidito dall’ambientazione gotica dei Sisters e dei loro fan, scatenò un putiferio di tali proporzioni da aver fatto passare la voglia agli organizzatori di iniziative analoghe ideate dalle major americane solo per ammortizzare i costi degli affitti dei grandi stadi. Informatevi su questo evento di portata storica, prima di belare di plausibilità del multiculturalismo nel metal, mascherato magari da melliflui “crossover” che poi lasceranno spazio solo ai kebbabari.
Se non ci diamo una regolata, questo sarà il destino di noi europei e della nostra musica: estinzione veloce di produzione, negozi, discografia, indotto, utenza e di tutto ciò che dovesse continuare a corrispondere ai meri canoni demografici di quel che siamo sempre stati. Iniziando dagli assoli chitarristici, da sempre sinonimo di virtuosismo, elevazione tecnica, sofisticatezza; ebbene ecco cosa dichiara pubblicamente Kanye Omari West, rapper e produttore discografico premiato agli NWE award del 2006: “Music with guitars is inherently worse than music without guitars. Guitars are shit instruments”. Ora, se vi piace un Occidente fatto solo da gente così, accomodatevi. A me fa cagare vomito e vomitare merda.
Esagero? Drammatizzo? Generalizzo? Guardatevi attorno: le grandi pop star duettano coi rapper (da Mina ai Rammstein); i ragazzini ascoltano solo rap. I “giudici” di quei contest televisivi del cazzo, utili solo a fiaccare la libertà di gusto della gente, sono soprattutto rapper. Nei pochi negozi di musica rimasti si vende solo rap. Insomma, cosa deve accadere di peggio perché vi rendiate conto dell’olocausto a cui vogliono condannare l’Occidente, anche attraverso il rap? Per quel che ci riguarda, noi resisteremo a questo schifo continuando indefessi a suonare come i Venom, a cantare come Tito Gobbi, a recitare Foscolo e Leopardi, a reinverdire Wagner e Bach, a scapocciare come i Damned e scatarrare in faccia al perbenismo progressista come hanno sempre fatto i Deviate Damaen.

PACCHIANI, INCONCLUDENTI, ARROGANTI, SCONNESSI. NEGLI ANNI PENSO DI AVER LETTO PIÙ SPESSO QUESTE DEFINIZIONI CHE NON ELOGI VERSO LA VOSTRA PRODUZIONE, CHE SICURAMENTE NECESSITA DI UN ASCOLTO APPROFONDITO E SCEVRO DI PREGIUDIZI (O CATEGORIZZAZIONI). MA, CITANDO UN NUME TUTELARE DELLA MUSICA GOTH E DEL SARCASMO INCOMPRESO, OSSIA PETER STEELE: “NON CONFONDERE LA MANCANZA DI TALENTO PER GENIO”. VI TROVATE D’ACCORDO, NELLA MISURA IN CUI È PROVOCARE REAZIONI IL VOSTRO PRIMO E PERFETTAMENTE RIUSCITO OBIETTIVO, O VI VEDETE COME DEGLI ARTISTI INCOMPRESI DALLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI CRITICI?
– Allora, se registrare il suono di una eiaculazione è pacchiano, significa che lo è anche eiaculare; poiché l’Arte nasce dalla deframmentazione, dalla stilizzazione e dal rimaneggiamento creativo della realtà, non da pudori e perbenismi. E allora tutto è pacchiano, salvo quegli intellettualoni che non hanno orecchi nemmeno per ascoltare la soavità del sussurro del loro prepuzio. “Pacchiano” sarà sempre un giudizio etico, mai estetico; poiché l’estetica non si giudica, semmai la si ignora. Disconnessi? Sì, dal sistema del leccaculaggio ad etichette e stampa a cui sono avvezzi la maggior parte dei nostri “colleghi”. Arroganti? Boh, sicuramente padroni di noi stessi: uno status esistenziale, il nostro, che svilisce chiunque vi abbia rinunziato per viltà, trasformandolo così nel rosicone di turno.

COM’È NATO QUESTO RITORNO DISCOGRAFICO? DOVE E COME L’AVETE REGISTRATO? HAI AVUTO OSPITI DI CUI CI VUOI PARLARE?
– Era da tanto che avevo in mente di fare un album “doom”, un genere che non avevamo mai affrontato per intero, ma solo accennato nel ’94 col brano “Font Near The Ossuary”, qui completamente riarrangiato. Dopo “Retro-Marsch Kiss”, uscito fuori piuttosto glam, sgangherato e punkettone come nella migliore tradizione deviatika, sentivamo la necessità di fare del sano Heavy Metal tutto d’un pezzo. E “In Sanctitate” nasce proprio per rivendicare le radici europee della musica Metal celebrando l’orgoglio del Metal come unico genere superstite della musica europea, dal momento che la musica classica ha oramai i giorni contati dei pochi anziani che ancora l’ascoltano, e la musica dance ed elettronica è stata a bella posta sostituita negli auricolari dei giovanissimi da quella flatulenza di bonobo chiamata rap.
Cantare l’orgoglio occidentale è un intento comune e senza tempo che lega Dante e Torquato Tasso, Giovanni Papini e Tolkien, i Deviate Damaen e i tanti ospiti provenienti da altre band, vogliosi di  partecipare tutti alla medesima missione artistica: scuotere le coscienze e riprenderci quel che ci appartiene per tramandarlo a nostra volta a chi potrà continuare ad incarnarlo in futuro.
Ma andiamo con ordine; prima che degli ospiti, voglio parlare della band, iniziando da Ark, mio imprescindibile braccio destro e vera eminenza grigia dei DD sin dal 2008, cioè dal momento della ricostituzione dopo la tragica scomparsa del chitarrista Niki Ciddio nel 2004 e la dipartita di M. Auro, il mitico tastierista nonché ultimo membro della formazione originaria, nel 2006. Polistrumentista indefesso, Ark saprebbe suonare anche un posacenere di Ikea; eccellente thereminista, grazie a lui i DD hanno il privilegio di godere d’uno strumento così fascinoso e sinistro. Ingegnere del suono capace, duttile e poliedrico, leader a sua volta di un progetto geniale e libero come “Hanormale” (a cui collaboro personalmente), Ark è una figura fondamentale per me, per la band, per il suo suono, per l’esecuzione dei fondamentali tastieristici e dell’attività di programming, e per la messa in opera degli arrangiamenti. Tutto arriva a lui, presso di lui si fonde, e da lui risorge sotto forma di creazione definitiva. Ha la mia totale fiducia di leader e di musicista e tutto il mio amore di amico. Di Matt&Deviat parlerò più avanti. Lilì Lilien è con noi dal ’98, talvolta ospite talvolta membro, sfrontata interprete di ruoli da Teatro dell’Assurdo, ma sempre ambientati in contesti reali, come nel megastore de “Nel Limbo D’Un Codice A Barre”, ove si finse impellicciata acquirente di un inesistente album dei DD che aveva posto lei stessa fra gli scaffali. Stavolta l’abbiamo condotta a recitare sul bullicame del fiume Mefite, per fare i tarocchi a quei sudicioni che indossano magliette di associazioni benefiche convinti che ciò consenta loro di trascurare docce e saponette. Un brano che picchia duro, “I Tarocchi Della Vostra Sfiga”, del quale l’ottuagenaria Lilì ha dato come sempre un’interpretazione magistrale.
Ed ora veniamo agli ospiti: come su ogni nostro album, ce n’è per tutti i gusti e tutte le età: solo nel primo brano si va dagli 8 anni di Maya agli oltre 80 di Goffredo M. Ma l’ospite principale è Vincent Felis, il quale, pur non figurando fra i membri della band, è stato un personaggio fortemente caratterizzante quest’album sin dal suo concepimento, andandone a costituire un essenziale elemento di genesi e composizione. Era l’estate 2015, mi trovavo in Calabria per un’escursione canoistica, e ci vedemmo con Mercy degli Ianva in quel di Lametia per la cena di compleanno della moglie Stefania. In tale frangente Mercy mi presenta questo suo amico chitarrista, il quale mi racconta subito di conoscere i DD per via della famigerata “confessione” introduttiva di “Religious As Our Methods”, ma mi spiega altresì di non aver mai avuto velleità produttive al di fuori di qualche live e della sua passione compositiva privata. La cosa mi stuzzica non poco, perché capisco subito di trovarmi davanti ad un fottuto “outsider” felice di esserlo; un lupo solitario, un artista libero e scevro da condizionamenti modaioli, molto attaccato al suono analogico e fieramente ostile a tutto ciò che è “loudness war”. Così riesco faticosamente ad avere qualche suo “brano nel cassetto” e, naturalmente, ne resto folgorato. Morale della favola, ne scippo subito uno integrale che, con le mie voci e qualche ritocco ai suoni, diventerà “Aspetterò L’Altrove”, l’unico brano a tema amoroso dell’album. Dopodiché gli commissiono ex novo alcune idee fra le quali sceglierò alcuni temi che, lavorati, rimaneggiati e dati in pasto al resto della band, diventeranno “Tethrus” e “Sacre Gesta”. Quindi diciamo che tre brani centrali di “In Sanctitate” nascono grazie a questo sconosciuto (nel senso figo del termine) chitarrista “d’altri tempi” rimasto fermo al sound degli anni ’70, fottendosene totalmente di ciò che il mercato ha sfornato nel frattempo, bontà sua.
Poi ci sono gli ospiti più celebri, elencati nell’album in democratico ordine di apparizione, come la rutilante soprano italo-ungherese Mikayla Benedikta Sestilia e un noto attore tedesco sotto mentite spoglie, PanaRXa, mio amico fraterno il quale, benché lontano anni luce dal Metal, ha voluto cimentarvisi attraverso un personale stilema canoro, mettendo in metrica capolavori letterari della cultura nordica. Con lui siamo stati al Walpurgisnacht, sulle montagne dell’Harz, nel cuore della Germania, proprio la notte di Santa Valpurga, mascherati da demoni come si usa lassù (e come documentato fra le foto dell’album) a registrare il vento notturno delle foreste nibelungiche posto poi a sfondo del finale di “Sacre Gesta Cavalcano Il Metallo”, il brano ove duettiamo cantando gesta epiche delle rispettive letterature, cosicché anche il metallaro quindicenne possa godere di opere come la “Gerusalemme Liberata” o il “Das Rolandslied” che di certo nessun professore sessantottino di merda gli farà mai studiare né qui né in Germania. La folta lista di ospiti procede con quel figone di Maxx Maryan a.k.a. Diabolical Egipan (Black Shine Fever, Helalyn Flowers, Okkultum Magnificentia, Imjudas), che ha partorito l’intera base musicale di “Fratelli d’Occidente, Salviamo Noi Stessi Dall’Estinzione!”. Poi tocca al super John Purghezio, già con noi dal ’98 al 2003 e successivamente negli Zeta Zero Alfa, che ha così potuto rimettere le mani su un brano che aveva registrato “live” sull’album “Just Dead Applause!” tanti anni prima. E ancora i dissacranti ed esilaranti Immortadell, perfetti per l’ambientazione di “Fra’ Diavolo”; Jonathan Asmodeus Garofoli, già con noi su “RMK” e batterista con Naer Mataron, Azrath-11 e molti altri.  Verminaard  (Apolokia, Ugluk), che mi ha aiutato, grazie anche alle sue competenze storico-linguistiche, con la stesura del concept di “Fratelli d’Occidente”; infine il violinista Zrcadlo, tanto virtuoso quanto bonazzo (Trewa, Celtic Harp Orchestra, Hanormale). Last but not least, il mio amico “Purzio” Cyberwolf, dagli Stormlord, che ha collaborato alle recitazioni e imbastito tecnicamente il “klangmosaik” de “L’Angelo Preferito”. Infine il mio adorato brotherino, Vannosky, musicista di Conservatorio, che ci ha riarrangiato per voce lo spartito corale di “Signore e Dio”.
Ora, una lista così copiosa dovrebbe suggerire due elementi di valutazione che non sempre sento evidenziare quando si parla dei Deviate Damaen. Il primo, di cui sono orgogliosissimo, è che credo di poter essere considerato il maggior catalizzatore di sinergie della musica estrema italiana, facendo fondere all’interno dei nostri lavori contributi esecutivi e compositivi di una nomenclatura che deve iniziare a sentirsi parte di un tutto, se vogliamo vincere questa guerra contro l’avanzare dell’indistinzione. Il secondo elemento è invece un rimbrotto a molti di voi critici musicali (e non solo) nel momento in cui fate coincidere I Deviate Damaen con la mia persona, come se il resto della band fosse solo un dettaglio: ok, io sono il fondatore e leader indiscusso, ma non sono la band. Questo è un fraintendimento che dura da sempre ed è giunta l’ora di porvi fine. La mia è forse la formazione italiana più eclettica, variabile e variopinta di sempre; ma ciò non significa che ognuno che vi è transitato o vi è rimasto non abbia dato o non dia un contributo non solo unico e prezioso, ma anche insostituibile. I Deviate Damaen senza le Damaen non sarebbero nulla; e se ve lo dice uno col mio ego… credetegli.
Infine, è consuetudine che dopo la chiusura delle registrazioni di ogni album, io sciolga la band per riorganizzarne una più adatta a quello successivo. Quindi la nuova formazione è ancora “under construction”, salvo che per i membri stabili come Ark e Matt, e per la nuova bassista proveniente dai Labyrinthus Noctis che ha già suonato su “RMK”. Ma nel frattempo si sono rafforzate le collaborazioni più stabili e condivise, nonché rinverdite antiche militanze. Insomma siamo e saremo sempre “legione”.

HAI ANCHE TU UNA LUNGA LISTA DI COLLABORAZIONI MUSICALI: PENSO A STORMLORD, IANVA, LABYRINTHUS NOCTIS, ECC. COS’HAI FATTO E CON CHI, A LIVELLO MUSICALE, NEGLI ANNI INTERCORSI?
– Verissimo, le mie collaborazioni attive e passive non si contano; tuttavia non sempre sono state tutte rose & fiori. Talvolta l’aura scabrosa dei DD ha causato recalcitranze, ripensamenti e addirittura abiure postume. Prima mi chiedono qualche comparsata per annoverarmi fra gli ospiti o, nella migliore delle ipotesi, perché recito da dio; e poi se ne pentono perché qualche anima bella fa notar loro che, forse, era meglio evitare di avere la nomea dei DD sul groppone. Pensarci prima no, eh? In occasione delle registrazioni del brano “Fratelli d’Occidente, Salviamo Noi Stessi dall’Estinzione”, in cui volevo coinvolgere nomi del metal europeo per declamare un comune grido d’orgoglio identitario e di liberazione dall’oppressione globalista, ho cercato collaborazioni in mezza Europa, anche fra “celebrità” che si sono fatte fotografare con “Retro-Marsch Kiss” fra le mani; ma quando poi si è trattato di mettere faccia e voce su un brano che parla di riscossa identitaria contro la melma mondialista, i più si sono tirati indietro. Ci voglion le palle per collaborare con noi, ragazzi, e allora verificate di averle attaccate allo scroto, prima di proporcelo (o di accettarlo). Corazzata Valdemone, Ianva, Stormlord, Labyrinthus Noctis, Aborym, Cultus Sanguine, Carnera, Mario The Black (per il quale abbiamo composto un brano inedito) solo per citarne alcune del passato. E ovviamente tutte quelle avviate con i musicisti ospiti di “In Sanctitate”, per il futuro. Mi capita anche di collaborare con band di pischelli amici di amici solo per simpatia o per dare loro coraggio. Insomma, non ho uno schema preciso per accettare o meno di collaborare: devi piacermi ed essere mio amico.
Attualmente bolle in pentola la mia partecipazione sull’album in uscita degli amici Imago Mortis, con i quali è nato un gran bel sodalizio e al desco del cui cantante Abibial celebreremo i festeggiamenti ufficiali per “In Sanctitate” la notte dei Santi, ed un progetto condiviso con John Purghezio degli Zeta Zero Alfa e Jorga, ex Aborym e già con me sull’album “Propedeutika Ad Contritionem (Vestram!)”. E’ mio desiderio creare un coordinamento di artisti e band attraverso il quale opporre un muro di belligeranza creativa versus il comune pericolo incombente, mettendo da parte i troppi primadonnismi in voga nell’ambiente. Non è più tempo di divisioni, amici miei: “hic sunt leones”, e se non muoviamo il culo ci faranno a brandelli. Chiunque si sentisse chiamato in causa da tale mio appello, sarà il benvenuto.

PARLANDO INVECE DI ATTIVITÀ EXTRAMUSICALI, È ANCORA VIVO IL TUO PROGETTO “ARISTOCRAZIA DVRACRVXIANA”? CE NE VUOI PARLARE?
– Sì, è vivo e vegeto. In realtà non è un progetto fondato da me, ma da Don Alexio Bavmord, il prete lefebvriano nostro organista nel ’93-’94. Nel ’96 lascia la band dopo aver creato una fanzine cartacea dal titolo Dvra Crvx che trattava di amenità piuttosto estreme, collegata ad una omonima trasmissione radiofonica che andava in onda dopo quella di Cristiano Borchi degli Stormlord, “Brutal Massacre”, presso un’emittente locale. Il tutto si assopirà nei due anni successivi in seguito alla dipartita del reverendo dalla band e al suo ritiro presso una comunità monastica nel piacentino. Quanto a me, non avevo grande interesse a proseguire un progetto extra-musicale, peraltro non mio, tanto più che in quel momento ero in piena stesura di “Religious As Our Methods”. Circa dieci anni più tardi (quindi ad Internet collaudato), un gruppo di fan di Dvra Crvx, creano un profilo MySpace piuttosto strampalato ispirato ad essa, e, non avendo altri riferimenti telematici relativi alla ex fanzine, contattano i DD proponendo al sottoscritto di riprendere in mano il progetto con i mezzi ora disponibili. Tuttavia, non potendo esservi persona meno adatta di me ai social (tuttora non vado oltre il Nokia che uso solo come telefono), sulle prime non fui entusiasta dell’idea. Ma poi, passatista e nostalgico come sono, ci ripensai e decisi di ricontattare la Pittrice  Sandra (detta “Pyttrix”), un’acquarellista che aveva collaborato alla trasmissione del reverendo per curargli le rubriche pittoriche, e offrii a lei, come unica reale erede dell’originaria Dvra Crvx, l’iniziativa di restaurarne il progetto in chiave attualizzata.
Nel frattempo, la scena identitaria iniziava ad infoltirsi di iniziative analoghe, come “Gli Hesperiani”, “Azione Identitaria” e molti altri gruppi di “resistenti”, e la Pyttrix fu molto abile nel tessere una rete fatta di incontri, mangiate, approfondimenti culturali ed esplorazioni che vitalizzassero una scena, sì apolitica, ma con le idee chiare sul da farsi. Nacque così “Aristocrazia Dvracrvxiana”, sorta di cenacolo culturale facente capo ad un omonimo blog a cui aderiscono d’ufficio – anche –  i Deviate Damaen e che si occupa – anche – di coadiuvarne l’attività. Io ne sono il “magister”, ma solo a titolo onorifico, inquanto “deus ex machina” di tutte queste sinergie da quasi trent’anni, ridendo e scherzando. Attualmente A.D. conta alcuni membri stabili, come la Pittrice “Pyttrix” Sandra (co-fondatrice e patronessa), più alcuni membri del Cenacolo rifondativo di Dvra Crvx; e poi Annabelle Grafenberg Baciardi, Helmut Leftbuster (che scrive anche per “Qelsi” e “Il Populista”), Lady Richarda Monyà, la grafica Oberkvmmara ed alcuni collaboratori esterni, come il master dell’informatica Mauro Gassmask. Una delle più sacre missioni condivise fra A.D. e i DD è la consegna alle viscere della Terra di “clessidre stagnate”, cablogrammi cartacei ed informatici contenenti il miglior scibile d’Occidente (oltre a tutte le nostre opere e a tutti gli scritti di Aristocrazia Dvracrvxiana). Tale progetto, condiviso e ben descritto da un’altra grande identitaria nel suo libro “Oltre l’Europa”, l’ahinoi compianta antropologa Ida Magli, prevede la confezione di “capsule” più o meno miniaturizzate, ma totalmente resistenti a qualsiasi habitat, da “inoltrare” in luoghi, siti ed anfratti tra i più impensabili e/o irraggiungibili (siti naturali, ecclesiastici, architettonici, storici, archeologici ecc), a cui affidare tutto l’affidabile onde sottrarlo alla devastazione del tempo e/o della barbarie incombente. Vi accenniamo nel brano “L’Urlo Del Cappuccino”, il cui stridore renderà percepibile il senso del testo solo all’udito più ardito e avvezzo alla lotta per la sopravvivenza. Rassegnatevi, mondialisti, zecche e compagni: non esisterà mai regime capace di controllare l’imprevedibilità di chi sa amare ciò di cui è egli stesso carne.

QUAL È IL TUO RAPPORTO, OGGI, CON LA SCENA GOTHIC E METAL – A CUI SICURAMENTE AFFERITE, MA DA CUI PURE PRENDETE LE DISTANZE PESANTEMENTE IN TERMINI FORMALI?
– Come è evidente dalla mole delle collaborazioni, abbiamo molti amici e tutta la loro stima. Ma non possiamo certo dirci una band integrata nel sistema né tantomeno simpatica ai più. Sinceramente non ho mai capito l’astio che l’ambiente metal e soprattutto goth ha sempre covato verso artisti come noi che non se lo sono mai cagato. Credo dipenda dall’inclassificabilità della nostra proposta: tutto ciò che non è incasellabile spaventa, spiazza, irrita; perché la mediocrità umana predilige la stasi al movimento esattamente come gli elettroni prediligono le orbite atomiche più comode per risparmiare energia. Ma noi non siamo pezzi di materia inerte: siamo scintille fatte di libera volontà e folle spiritualità pronte a schizzare ovunque e senza chiedere il permesso a nessuno. E chi ha l’ardire di ribellarsi fa sempre rabbia a quei servi che hanno spalancato le chiappe.

QUANTO CONTA L’ASPETTO VISUALE PER DEVIATE DAMAEN?
– E’ sempre stato fondamentale, poiché la forma è sostanza esattamente come il tuo corpo è performante su ciò che canti e suoni, o ti serve per realizzare meccanicamente il quadro che dipingi. Un corpo flaccido e annichilito dalla pigrizia, o peggio dall’odio per l’etnos che gli pulsa all’interno, non potrebbe mai tirar fuori nulla di buono; tutt’al più ordinare a Siri o ad una qualsiasi delle tante troiette digitali responsabili dell’obesità di chi le usa, di alzarti le tapparelle o la tavoletta del cesso. Non si tratta di fare i poseur come molti ci accusano, ma di esprimere quel tutt’uno che siamo, Anima e Corpo, al meglio. E la morfologia dei nostri tratti non può restare un dettaglio: se la Gioconda fosse bionda o negra, sarebbe forse un dettaglio? Ebbene ognuno di noi dovrebbe esprimere la propria corporeità come perfezionamento di ciò che si sente abitare dentro, senza dimenticare mai di essere l’ulteriore irripetibile tassello di una promanazione etnica antica e preziosa.
La pornografia gioca un ruolo fondamentale in tal senso, ecco perché è così boicottata dall’iconoclastia mondialista. Essa è differenziazione morfologica, scelta erotica, esaltazione di peculiarità fisiche da abbracciare con l’amplesso o da discriminare col rifiuto; esattamente ciò che è in odio all’ideologia asfaltatrice. E noi continueremo a implementarla e a coltivarla nei nostri brani così come nei nostri video. Ho affidato il progetto grafico di “In Sanctitate” ad una grafica appena maggiorenne, ma cattivissima e spietata, una mistress ribattezzata “Oberkvmmara” (e poi non mi piacciono le donne..eh?!). C’è voluto fegato per affidare ad una professionista così giovane e inesperta un lavoro così difficile e importante, ma abbiamo vinto entrambi. Gli allievi vanno sbattuti sul campo senza rotelle alla bici: o la va o la spacca. Ma senza allievi, la nostra civiltà morirà di inedia demografica perché non avremo più nessuno a cui tramandare ciò che sappiamo e ciò che ci piace fare. Pensate solo al fatto che Oberkvmmara ha gestito graficamente un dipinto che Mario “The Black” Di Donato ci ha dedicato per impreziosire il booklet: questo significa che almeno tre generazioni hanno profuso energie su un obiettivo creativo coevo e comune. Questa si chiama “traditio”, consegna.

A TAL PROPOSITO: AVETE INTENZIONE DI RITORNARE A ESIBIRVI DAL VIVO? COSA POTREMMO ASPETTARCI, SUL PALCO?
– Il nostro ultimo concerto fu nel ’94 allo stadio di Morciano con Paul Chain, figurati; al momento non è prevista alcuna attività live. Le mie più recenti apparizioni dal vivo sono avvenute sempre in occasione della presentazione di album ove ero ospite, come con Ianva, Labyrinthus Noctis e Corazzata Valdemone. Ciò non significa certo, come taluni sostengono, che non sappiamo suonare “live”: brani come “Schiuma Su Sto Scroto, Progressista!” o interi album come “Just Dead Applause!” sono stati registrati completamente dal vivo. L’attività live, tuttavia, non è al momento una nostra priorità. Siamo sempre stati un progetto prevalentemente “da studio”, e continueremo ad esserlo senza precluderci alcuna opportunità. Quel che posso annunciarti per il futuro è invece, oltre alla riedizione di tutta la discografia completa della band sin dai suoi esordi, comprendente anche molti inediti, il darci a innovative forme di elettronica, su un fronte, e alla musica classica, sull’altro. Sono determinato a creare e ricercare nuove forme espressive tanto quanto a rivitalizzare quelle che stanno morendo; sembra un paradosso, ma non lo è. Non possiamo star lì ad accendere ceri alla salma d’Occidente se poi non siam disposti a sbatterci con un po’ di coraggio affinché essa resusciti e torni a produrre bellezza. La musica classica non deve restare un decadente bagaglio di nicchia senile; così come le tecnologie digitali non devono restare appannaggio di 4 mocciosi che non sapranno mai cosa sia uno spartito. Dobbiamo andare oltre. Ed il Metal sarà ancora una volta quel meraviglioso cemento identitario fra la musica d’Occidente di prima e quella di dopo. “In Sanctitate, Benignitatis Non Miseretur!” è solo un tiepido anticipo delle nostre intenzioni in tal senso…

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