DEVIL SOLD HIS SOUL – Oceani di Luce

Pubblicato il 09/10/2010 da

 

Non sono ancora del tutto maturi, ma i Devil Sold His Soul sono comunque una band che prova a mettere nella sua musica della cosiddetta “farina del proprio sacco”, cosa che, in campo metal/post-core, accade di rado di questi tempi. La band britannica ha da poco pubblicato il suo primo album per Century Media Records – “Blessed & Cursed” – e, potendo contare su un grande entusiasmo, il supporto della nuova label e quello di un seguito già piuttosto nutrito (almeno in patria), è ora pronta a imporsi nella scena internazionale. Ne abbiamo parlato con il cordiale chitarrista Rick Chapple, il quale non ha affatto nascosto le ambizioni del sestetto.

 

 

IL VOSTRO PRIMO ALBUM PER CENTURY MEDIA È USCITO DA POCO. PRESUMO SIATE ECCITATI…
“Sì, l’atmosfera è alle stelle in seno alla band! Stiamo facendo il possibile per promuovere al meglio il nostro nuovo album, che, tra l’altro, è stato accolto molto bene da fan e critica. Abbiamo suonato a dei festival importanti come il Download Festival e il Ghostfest e per questo autunno abbiamo tante altre date programmate sia in Gran Bretagna che nel resto d’Europa”.

I DEVIL SOLD HIS SOUL SONO UN GRUPPO ABBASTANZA NUOVO IN ITALIA. VUOI PRESENTACI LA BAND E DIRCI QUALCOSA SUL VOSTRO BACKGROUND?
“Certo! I Devil Sold His Soul sono composti da Rick Chapple (chitarra), Jonny Renshaw (chitarra), Ed Gibbs (voce), Iain Trotter (basso), Leks Wood (batteria) e Paul Kitney (samples). Jonny, Paul e io abbiamo iniziato a suonare assieme in una band chiamata Mahumodo. Dopo lo split di questi ultimi, abbiamo continuato a vederci e ben presto ci siamo messi alla ricerca di un nuovo vocalist e di un bassista. Alla fine abbiamo scovato Ed e Iain, i quali facevano parte di un gruppo chiamato Cooler Than Wednesday Addams. Da qui in poi abbiamo cambiato ben tre batteristi prima di trovare Leks, ma da allora non ci siamo più fermati. Suoniamo una musica che potrebbe essere definita progressive hardcore (prog-core), ma per noi è solo qualcosa di epico e maestoso, nel quale ci si può perdere”.

IL VOSTRO ALBUM PRECEDENTE, “A FRAGILE HOPE”, È STATO PUBBLICATO BEN TRE ANNI FA. PER QUALE MOTIVO AVETE IMPIEGATO COSI’ TANTO PER DARGLI UN SUCCESSORE?
“Sì, l’attesa è stata lunga. Abbiamo suonato molto dal vivo di supporto a quel disco e poi c’è stato il contratto con la Century Media, che ha richiesto del tempo per essere finalizzato. Tutto sommato, abbiamo iniziato a scrivere i nuovi brani due anni fa, ma per un motivo o per l’altro, non siamo quasi mai riusciti a dedicarci solo al songwriting. Questa situazione è però stata utile per farci analizzare meglio la nostra musica e per far sì che il nuovo album risultasse davvero un passo in avanti sotto ogni punto di vista. Non volevamo scrivere un ‘A Fragile Hope 2’. Inoltre, lavorare con Steve Evetts ha richiesto altro tempo, perchè per mixare il disco non si è mai mosso dagli USA, quindi dovevamo continuamente scambiarci file via internet e attendere le risposte di ognuno. Ma questo processo ha comunque pagato, perchè siamo molto soddisfatti del risultato finale”.

CHI HA COMPOSTO I BRANI DI “BLESSED & CURSED”? COME AVETE LAVORATO SUL SONGWRITING?
“Alcune parti risalgono addirittura a prima dell’uscita del penultimo album, mentre il grosso, come ti dicevo, è stato composto a partire da un paio di anni fa. Certi brani sono nati in studio, lavorando molto in sede di pre-produzione, mentre altri durante delle jam in sala prove. Nel complesso, si è trattato di un vero lavoro di squadra che ha visto coinvolti tutti i membri della band. Penso che ciò si senta!”.

RISPETTO AL VOSTRO VECCHIO MATERIALE, L’ALBUM SUONA PIÙ EPICO E MELODICO. ANCHE LE STRUTTURE DI ALCUNI BRANI SONO PIÙ ELABORATE DEL SOLITO…
“Sì, quello era assolutamente il nostro primo obiettivo. Cercare di proporre qualcosa di diverso e far sì che alcune soluzioni già utilizzate in passato aumentassero di spessore. Vedi i chorus e le melodie, che oggi sono più epiche e trascinanti, grazie anche all’uso di cori e arrangiamenti d’archi. Credo che come ascolto sia piuttosto impegnativo, ma penso che il bello del disco risieda proprio in questo: tutto è più elaborato e bisogna immergersi in ogni brano per poterlo veramente cogliere sino in fondo”.

COME DICEVAMO, LA VOSTRA MUSICA È PIUTTOSTO ORIGINALE E VARIEGATA. OGGI VI SENTITE PARTE DI UNA SCENA MUSICALE IN PARTICOLARE?

“No, come dicevo, ci definiscono prog-core o post-core, ma noi non ci sentiamo parte di alcun filone. Abbiamo suonato con gruppi hardcore, rock, nu metal, metal-core… siamo sempre riusciti a guadagnare dei nuovi fan e questo è ciò che importa. Ci piacciono tanti generi musicali e per noi è  interessante vedere come la nostra musica possa essere apprezzata da ragazzi con background così diversi. A volte suoniamo davanti a un pubblico scatenato, altre volte davanti a persone molto concentrate e ‘dentro’ la musica. Per noi va sempre bene… è sempre un’esperienza singolare vedere come reagisce un ascoltatore davanti alla nostra proposta”.

A PARTE I BATTERISTI, LA LINEUP DELLA BAND È DA SEMPRE ASSAI STABILE. QUAL È IL VOSTRO SEGRETO?
“Siamo amici da tanti anni e tutti noi crediamo molto in questo progetto e nell’arte che esso promuove. Non suoniamo giusto per andare in tour e per darci alla pazza gioia. Ovviamente anche quello è un aspetto di cui teniamo conto, ma il nostro primo obiettivo è quello di creare musica che possa durare nel tempo. Per noi questo è un viaggio e ognuno vede gli altri come dei compagni indispensabili”.

PENSI CHE AVRETE PROBLEMI A RIPROPORRE I NUOVI BRANI DAL VIVO?

“Non credo, stiamo provando molto e le prime uscite live dalla pubblicazione del disco sono state molto positive in questo senso. Certi passaggi guadagnano in impatto e altri in maestosità. Credo che saremo in grado di stupire parecchi fan. Stiamo programmando vari tour e, se ci sarà interesse, suoneremo ovunque e con chiunque”.

UN PAIO DI ANNI FA VI SIETE IMBARCATI IN UN TOUR EUROPEO CON GRUPPI COME EMMURE E FULL BLOWN CHAOS. NON PENSO FOSSE ESATTAMENTE IL “VOSTRO” BILL…
“Sì, in effetti eravamo un po’ fuori posto, però quel tour è stato utilissimo per farci maturare esperienza. Vivere a stretto contatto con gruppi che sono in tour quasi tutto l’anno ti insegna molte cose. Inoltre siamo comunque riusciti a guadagnare nuovi fan e, nel complesso, i concerti sono stati molto divertenti. Nel prossimo futuro cercheremo però di imbarcarci in grossi tour con band più affini alla nostra, in modo da destare ancora più interesse”.

E RIGUARDO UN NUOVO ALBUM? DOVRANNO PASSARE ALTRI TRE ANNI?
“Credo di no, ma tutto dipenderà da come verrà accolto ‘Blessed & Cursed’! Se avremo l’opportunità di promuoverlo live in tutto il mondo, allora saremo felici di posticipare la scrittura di nuovi pezzi. Siamo molto orgogliosi di questo disco e prima di pensare al suo successore vogliamo fare in modo che riceva l’attenzione che per noi merita”.

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