DEVILDRIVER – Nubi sulla California

Pubblicato il 02/07/2007 da

Dez Fafara… un’adorabile canaglia. Tutti quelli che hanno avuto il piacere di conoscerlo non potranno che concordare, soprattutto se hanno avuto la fortuna di scambiarci due chiacchere per qualche minuto in più di quelli cronometrati per l’intervista canonica. Perché il cantante dei Devildriver è una di quelle persone che staresti ad ascoltare per ore, tra una lezione di vita e una risata. Uno che ti racconta la sua personale visione del metal – Monty voleva che il terzo disco andasse bene, e ci aveva chiesto un pezzo che potesse andare per radio, e la prima volta che l’ho sentito gli ho detto “Fanculo Monty, lascia che sia un disco fottutamente brutale”: ed è questo essere metal, è madare affanculo il capo dell’etichetta per cui lavori che parla delle ferite del passato in maniera schietta – I miei compagni nei Coal Chamber erano persone malvagie, per questo non ho stentato a prendere il libro wicca ereditato da mia nonna e a lanciar loro una maledizione: ti ricordi il cameriere della settimana scorsa John? Quello era il batterista dei Coal Chamber! – e che un secondo dopo sdrammatizza per farti fare due risate chiassose – Ero in spiaggia a giocare col cane quando mi si è attorcigliato il guinzaglio e tutte le ossa del dito mi si sono mischiate! Mi sono rotto il mio cazzo di dito e urlavo dal dolore, e il dottore mi guardava come se fossi un cretino pensando ‘Tu, un uomo cresciuto completamente ricoperto di tatuaggi, stai facendo più chiasso di una ragazzina’!!! -. Anche il batterista John Boecklin, più giovane di almeno dieci anni, non è da meno dopo qualche bicchiere di vino, lanciandosi in una perfetta imitazione di Phil Anselmo. Questi sono i Devildriver, persone alla mano con i piedi per terra, che quando salgono sul palco diventano bestie assolutamente brutali. Ecco ciò che è rimasto nella memoria del registratore di Metalitalia…

COMINCIAMO DAL TITOLO: PERCHE’ AVETE SCELTO “THE LAST KIND WORDS”?
JOHN:“All’inizio era il titolo di una canzone presente nell’album, successivamente ne abbiamo cambiati molti, ma è sempre rimasto il mio preferito. E’ una frase tratta da una canzone che ha a che fare con il lato bestiale che c’è nell’essere umano, e visto che aveva la presenza adatta per essere il titolo definitivo alla fine è stata quella preferita da tutti”.

DEZ HA DICHIARATO CHE, IN UN PERIODO DOVE TUTTI CERCANO DI ESSERE I NUOVI METALLICA O PANTERA, I DEVILDRIVER VOGLIONO ASSUMERE UNA IDENTITA’ PROPRIA. A DISCO ULTIMATO POTETE DICHIARARE DI AVER RAGGIUNTO IL VOSTRO INTENTO?
JOHN:”Non voglio negare che Metallica e Pantera siano delle grosse influenze, ma penso di poterti rispondere di si, possiamo ritenere con coscienza di avere un sound distintivo. Se avete familiarità con la band non potrete non notare tutto il sudore e il lavoro che è stato speso per ridefinire il suono e portarlo ad un livello superiore, esiste una progressione marcata e naturale di album in album”.

Arriva Dez, che con fare da amico di vecchia data offre a chi scrive, come ha fatto con tutti gli altri presenti, un sorso di whiskey dal suo bicchiere. Dopo qualche battutina, si ricomincia da dove avevamo interrotto…

C’E’ UNA CANZONE DELL’ALBUM DI CUI POTETE RITENERVI PARTICOLARMENTE SODDISFATTI?
JOHN: “Io sceglierei sicuramente ‘Not All We Wander Are Lost’, che poi non è altro che la canzone che abbiamo scelto come primo singolo, perché fotografa perfettamente lo stato della band in questo momento”.
DEZ: “E’ fuori dal coro, e come tutte le altre canzoni non è paragonabile a nient’altro di ciò che c’è in giro al giorno d’oggi. E la cosa mi rende estremamente fiero”.

COME CONSIDERATE QUESTO ALBUM NEI CONFRONTI DEL VOSTRO DEBUTTO?
DEZ: “Mio dio, lo uccide! Moltissime band danno tutto col primo album, vedi i Guns con ‘Appetite For Destruction’ tanto per citare un nome. I Devildriver continuano a fare meglio e meglio, ed io personalmente muoio dalla voglia di ascoltare il nostro quinto o sesto album, perché penso che sarà incredibilmente over the top. Il fatto è che ognuno di noi incita tutti gli altri in una maniera tale che è impossibile non dare il massimo. Non ho mai avuto nessun compagno che mi spronasse in tal modo, se c’era una frase o una linea vocale che non convinceva qualcuno io tornavo a riscriverla. E’ una cosa davvero difficile da fare quando in una band c’è dell’ego: nei Devildriver non esiste nessuna sorta di ego, ed è assolutamente fantastico”.

MI CONFERMI CHE TUO FIGLIO E’ OSPITE NEL DISCO E SI OCCUPA DELLE BACKING VOCALS DI UNA CANZONE?
DEZ: “Verissimo! Ha nove anni e lo potete sentire in ‘Tirades Of Truth’, mi ha tirato fuori una cazzo di voce che sembra George Corpsegrinder!!! (risate generali, ndR). E’ un momento stupendo per un padre, e sono sicuro che sarà un bel ricordo anche per lui quando sarà più grande. Ha una chitarra ora, e aspetta sempre i ragazzi perché gli insegnino qualche canzone: è molto ispirato dalla musica”.

COME VI SIETE TROVATI INVECE A COLLABORARE CON L’EMERGENTE JASON SUECOF?
DEZ: “Jason era completamente al di fuori della ragione…”
JOHN: “…Era on fire tutto il tempo, sempre col volume a dieci, una cosa inconcepibile…”
DEZ: “E’ davvero impressionante constatare quanto una persona inchiodata alla sedia a rotelle possa essere così piena di energia. Jason è una delle motivazioni per cui siamo stati relativamente poco in studio, era sempre su di giri e ci spingeva, Go! Go! Go!, aiutandoci in maniera splendida a catturare l’energia che la band è in grado di riprodurre”
JOHN: “La ciliegina sulla torta l’hanno messa Andy Sneap e Mark Lewis, il risultato è killer”.

QUAL’E’ SECONDO VOI LA COSA PEGGIORE DELLA VITA IN STUDIO?
JOHN: “In tutta sincerità: per me non c’è assolutamente nulla di negativo, soprattutto quando l’atmosfera è elettrica ed eccitante come lo era pochi mesi fa”.
DEZ: “Se devo scegliere secondo me è aspettare di sapere come sarà il prodotto finale, e anche quando ho terminato una canzone aspetto con ansia di sapere come suonerà l’intero album. Preferisco notevolmente suonare dal vivo, perché sento moltissima pressione quando registriamo. Se una determinata canzone facesse schifo chi credi che guarderebbero tutti per primo?”.

ORAMAI I DEVILDRIVER SONO UNA BAND COMPATTA E AVVIATA: COSA VI SIETE INSEGNATI A VICENDA NEL CORSO DI QUESTI ANNI ASSIEME?
DEZ: “John e gli altri ragazzi mi hanno insegnato ad avere pazienza. Hanno ammorbidito una persona sadisticamente e istintiva, mi hanno fatto sedere, respirare, calmare. Hanno avuto un impatto enorme nella mia vita. Aldilà della musica, questi ragazzi mi hanno cambiato come persona, ho imparato a capire, ad ascoltare di più, e anche se sono molto più vecchio di loro è una cosa di cui sono infinitamente grato”.
JOHN: “Il primo tour che abbiamo fatto assieme avevo ventuno/ventidue anni, e Dez mi ha insegnato velocemente la vita da strada, perché potrei essere una persona completamente diversa, e in peggio, se non l’avessi incontrato, soprattutto per lo stile di vita che assunsi agli esordi. E’ un onore poi condividere il palco con Dez, per quello che ha fatto in passato e per quello che sta facendo oggi”.
DEZ: “Ho trovato dei veri amici in loro, e se non fossimo diventati un gruppo saremmo amici lo stesso. Stai sicuro che non è così scontato, moltissimi musicisti che suonano nello stesso gruppo non sono nemmeno amici…”.
JOHN: “Si dice di essere amici della crew, e di tutti i ragazzi delle altre band con i quali condividi molti momenti felici, ma alla fine della giornata il rapporto che ci lega è imparagonabile”.
DEZ: “Questi ragazzi sono stati una opportunità meravigliosa, nella mia vita, per crescere”.

SE CI FOSSE UNA SOLA COSA CHE VORRESTE CHE GLI ASCOLTATORI PORTASSERO CON LORO DOPO AVER SENTITO LA VOSTRA MUSICA, COSA SAREBBE?
JOHN: “La mia doppia cassa!!!”.
DEZ: “(Ridendo come un pazzo, ndR) sottoscrivo, la amo… Se parliamo poi dei testi, vorrei che gli ascoltatori cogliessero il messaggio di fondo, che è sempre lo stesso: avere coraggio e guardare avanti, senza perdersi in stronzate o deprimersi”.

DEZ, NEI TUOI RINGRAZIAMENTI VEDIAMO SEMPRE DIO, LA LUCE, O IL CREATORE, MENTRE NEI TUOI TESTI SI PUO’ SCORGERE UNA RICERCA SPIRITUALE COSTANTE: E’ UNA ANALISI CHE CONTINUA?
DEZ: “Non si direbbe, ma sono cresciuto in una chiesa Battista e ho avuto un’educazione molto religiosa. Cerco la spiritualità in posti diversi, e cerco di rifinire i miei testi per cercare di parlare di queste cose. ‘The Last Kind Words’ è tratta da una canzone che dice che siamo al di sotto degli angeli e appena sopra le bestie. Le ultime parole gentili ti definiscono come essere umano, il che vuol dire che hai una miriade di emozioni, di pensieri, ma sei anche capace di uccidere, di fare del male, è una dualità davvero poco concepibile. Il Creatore ha senso dell’umorismo, e io, lui, noi tutti siamo parte di esso, ha creato tutto ciò che vediamo, e ci ha fatto anche questo enorme scherzo della vita: spero davvero di scoprire come interpretare questo dannato scherzo un giorno! O forse è Lei che ha creato tutti noi, a me piace pensare che il Creatore sia una Lei, perché Lui ha un senso di aggressione, di guerra, che non si trova nella controparte femminile…”.

Dalle retrovie: “Forse il Creatore è un cane, che ne sappiamo?!”
DEZ: “Un cane?? Che ha creato dal suo piscio tutta l’umanità? Sarei stato il primo figlio di puttana su questo pianeta!!!”.

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