DIRGE – Oltre Il Muro Del Sonno

Pubblicato il 23/03/2012 da

Dirge, una vera e misteriosa potenza nel mondo del metal sperimentale europeo. Un enigma in formato suono proveniente direttamente dal ventre più sconosciuto e viscerale, dell’underground più nascosto di Parigi. Attivi ormai da quasi vent’anni, questi cinque ragazzi francesi si sono fatti le ossa in un mondo spietato, ingrato e sotterraneo, in cui l’anonimato e la mancanza totale di risorse, di appoggi, e di riconoscimenti sono pane quotidiano. A testa bassa e senza curarsene, i Nostri invece hanno tirato dritto senza timori, e superato ostacoli che avrebbero fatto a pezzi qualunque band sconosciuta, e con il passare degli anni hanno fatto delle insidie e della paura un cumulo di macerie, arrivando a creare infine, nel 2011 uno degli album di doom metal sperimentale più colossali dell’anno. Stéphane e Marc, due dei cinque membri dei Dirge, ci raccontano a cuore aperto, e con una logica e umiltà disarmante, questi diciotto anni passati insieme nell’anonimato e nell’integrità artistica più totale.


CIAO RAGAZZI. DA QUANTO APPRENDIAMO SIETE IN GIRO DA UN PEZZO. E’ VERO CHE I DIRGE SI SONO FORMATI NELL’ORMAI LONTANO 1994 ?
Marc T. : “Si è vero, abbiamo iniziato a scrivere musica nel 1993, e a fine 1994 abbiamo registrato il nostro primo demo e abbiamo cominciato a fare i prime concerti”.

VISTO CHE AVETE INIZIATO A SUONARE COSI’ TANTI ANNI FA, OGGI PENSATE CHE ERAVATE AVANTI CON I TEMPI? PENSATE DI AVER RICEVUTO IL RICONOSCIMENTO CHE MERITATE?
Marc T. : “Innanzi tutto, non ci aspettiamo alcun tipo di riconoscimento. Semplicemente suoniamo la musica che ci piace sentire. In un certo senso siamo i nostri primi fan. Ma se poi anche a qualcun’altro piace la nostra musica, anche meglio, ma se così non dovesse essere non importa. Siamo cresciuti molto in tutti questi anni, per cui è ovvio che ora non abbiamo la stessa visione che avevamo agli esordi. Oggi prendiamo le cose senza timori, e facciamo le cose in maniera più riflessiva e ci prendiamo molto più tempo”.
Stéphane L.: “Per ampliare la risposta a questa domanda, io personalmente non credo che i Dirge fossero avanti rispetto ai tempi. Suonavamo un blend di industrial e metal come facevano in tanti ai tempi, primi tra tutti i Godflesh, che sono una nostra grande influenza. Loro si che erano avanti rispetto ai tempi. I Dirge hanno comunque sempre cercato di fare le cose a modo loro, nella maniera più spontanea e personale possibile, cosa che non è sempre facile quando sei così giovane. La band insomma ha dovuto fare una gavetta prima di registrare materiale di qualità e avere il proprio spazio a disposizione, cosa che è accaduta alla fine degli anni Novanta. Oggi quel campo esiste ed è tutto nostro. Quindi abbiamo ricevuto il riconoscimento che meritiamo? Non lo so, ma credo che per essere una band che è in giro non-stop da diciotto anni, forse siamo un pochino sottovalutati. Ma credo anche comunque che ci sono delle ragioni ben precise alla base di questo”.

COME SONO STATI QUESTI DICIOTTO ANNI PER VOI COME BAND? SE POTESTE RICOMINCIARE TUTTO DACCAPO COSA FARESTE DI DIVERSO?
Marc T. : “Niente”
Stéphane L.: “Io parlo solo per me stesso, ma se potessi tornare indietro, forse ci metterei più impegno a fare concerti e ad andare in tour. Amiamo veramente suonare dal vivo, è un aspetto essenziale del nostro lavoro, ma non lo facciamo spesso quanto vorrei. Certamente farei più concerti. Ma non credo sia un atteggiamento positivo guardare indietro a scelte sbagliate già fatte. Preferiamo comunque guardare avanti, a ciò che deve ancora arrivare, ai prossimi concerti da suonare, alle prossime canzoni da scrivere, alle prossime esperienze. I Dirge sono sempre esistiti, e avvolte addirittura sopravvissuti, in questo modo. I rimorsi per cose passate sono solo sabbie mobili dalle quli è difficile uscire e dal quale non si costruisce mai nulla di buono”.

PENSATE CHE ANDRETE AVANTI ANCORA PER MOLTI ANNI? CHE PIANI AVETE PER IL FUTURO?
Stéphane L.: “Nessuno può sapere quanti anni o mesi ci restano come band, e non ci interessa saperlo. Se vogliamo registriamo qualcosa domani, o in cinque anni, non ha alcuna importanza. Nessuna etichetta sta aspettando un nuovo album dei Dirge e quindi noi non sentiamo alcuna pressione. Quando sentiamo lo stimolo di fare qualcosa di nuovo ci attiviamo, e creiamo qualcosa di nuovo”.

AVETE INIZIATO COME BAND INDUSTRIAL, MA OGGI SIETE MOLTO PIU’ VICINI AL DOOM METAL. COME SPIEGATE E MOTIVATE QUESTA EVOLUZIONE?
Marc T. : “Quando abbiamio iniziato eravamo affascinati con con le macchine e le ultime tecnologie. Poi però col passare degli anni ci siamo anche interssati ad altri suoni, come l’ambient, la pischedelia, e forme musicali più oscure”.
Stéphane L.: “Io comunque non credo che stiamo proprio suonando doom metal. Abbiamo alcuni elementi che si potrebbero accostare al genere ‘funeral doom’, ma non ci vediamo come una metal band nel senso tradizionale del termine. Abbiamo avuto una evoluzione lenta e lunga da quando abbiamo iniziato con la musica industrial, a quello che siamo giunti a fare oggi, con questo sound più lento, profondo, e progressivo. Inoltre credo che anche i cambi di line-up negli anni hanno determinato questa evoluzione. Poi, come diceva Marc, l’evoluzione nostra, personale, della nostra visione artistica, e dei nostri gusti, ovviamente con il passare degli anni pesa anche sulla muscia che facciamo. Se prendete in nostri album dagli inizi ad oggi, in ordine cronologico, vedrete che il sound ha una evoluzione negli anni molto lineare e coerente”.

DOVE SIETE DIRETTI MUSICALMENTE? AVETE IDEA DI COME SUONERA’ IL PROSSIMO ALBUM DEI DIRGE?
Stéphane L.: “Come tante altre band, non cerchiamo di non ripeterci. E’ un altro aspetto fondante della nostra identità. Con ogni album la sfida sarà solo di andare avanti in terreni per noi inesplorati, senza però tradire il DNA della band. Oggi per esempio non ho idea di come potrebbe essere il nostro prossimo album. Credo che la musica perlerà da se'”.

E INVECE I VOSTRI PIANI PER IL FUTURO PIU’ PROSSIMO QUALI SONO? COSA AVETE IN PROGRAMMA PER IL 2012?
Stéphane L.: “A Maggio andiamo in tour nell’Europa dell’Est, Paesi Baltici, Polonia, Russia eccetera, e poi faremo degli show sporadici dalle nostre parti. Penso anche che ci piacerebbe anche lavorare a nuovo matieriale, ma ancora nulla è deciso”.

QUALI SONO LE VOSTRE PIU’ GRANDI INFLUENZE, SIA QUANDO AVETE INIZIATO CHE ORA?
Stéphane L.: “Agli inizi i Dirge erano molto influenzati dai Godflesh, dagli Scorn, dai Napalm Death, e da tante altre band nel roster della Earache, come Pitchshifter e Fudge Tunnel. Con gli anni poi ci siamo avvicinati ad altre band più sparse, come i Neurosis, i Pink Floyd, i Godspeed You! Black Emperor, i Bohren & Der Club Of Gore, e i Fields Of The Nephilim, tutte band queste che hanno avuto un grande impatto sulla nostra musica. Queste influenze esistono ancora tutte nel nostro sound ma sono finite silenzisamente in secondo piano”.

CHE TEMATICHE O CONCETTI STATE CERCANDO DI COMUNICARE CON LA VOSTRA MUSICA?
Stéphane L.: “Nessun messaggio. I nostri testi trasmettono visioni e senazioni, che si adattano alla forma della nostra musica. Per esempio, i testi di ‘Elysian Magnetic Fields’ esplorano il tema del sonno, ma senza rendere il disco un concept album. I testi parlano del dormire, della caduta libera, della perdita sensoriale, della paura, dei sogni, eccetera”.

LA STAMPA SPESSO E VOLENTIERI VI PARAGONA AI NEUROSIS. COME VI FA SENTIRE QUESTO ACCOSTAMENTO?
Stéphane L.: “I Neurosis sono stati una infuenza enorme per noi agli inizi del duemila. Oggi non seguiamo più molto quella band e secondo me la loro influenza nel nostro sound non è più così ovvia. Ora noi andiamo per la nostra strada. Essere costantemente paragonati ai Neurosis all’inizio ci faceva incazzare, ma oggi non ce ne frega più niente, la gente può dire quello che vuole”.
Marc T. : “Se a loro piace fare certi accostamenti, nessuno problema, tanto noi abbiamo profondo rispetto per il lavoro dei Neurosis”.

COME “FUNZIONANO” I DIRGE? CERCATE DI ESSERE IL PIU’ PRODUTTIVI POSSIBILE, OPPURE VI PIACE PIU’ FARE LE COSE CON CALMA E PRENDERVI IL VOSTRO TEMPO?
Stéphane L.: “Quando decidiamo di registrare qualcosa, la band entra in uno stato di quasi totale immersione: nessun concerto, nessun tour, nulla. Passiamo tutto il nostro tempo in studio. Abbiamo il nostro studio quindi sperimentiamo e proviamo i pezzi quanto ci pare. Alcuni di noi scrivono musica al di fuori della band e poi portano le loro idee in sala prove, a volte semplici frammenti, a volte complesse architetture, e poi passiamo anche mesi a sviluppare tutte le nostre idee in maniera organica. Poi anche la fase di registrazione per noi può andare avanti per settimane intere, e infine poi c’è tutta la fase della post-produzione (overdubs, mixaggio, mastering ecc.). Insomma, lavoriamo a circuito chiuso, facciamo tutto, dalla A alla Z, per cui impieghiamo davvero tanto tempo a fare tutto. Questo è il nostro passo ideale, ed è così che ci muoviamo. In un certo senso i nostri album sono completamente artigianiali, tutti fatti a mano da noi stessi, specialmente l’ultimo ‘Elysian Magnetic Fields’.

ECCO, COME E’ NATO ESATTAMENTE “ELYSIAN MAGNETIC FIELDS”? E CHE SIGNIFICATO HA IL TITOLO?
Stéphane L.: “Non posso dirti granchè sul significato del titolo. Ho semplicemente avuto la visione di questi “Campi Elisi” appunto, come se fossero una allegoria del sonno, e di tutto ciò che ruota attorno a questo concetto. Può essere preso sia come un luogo di stasi, immobilismo e pace, che di angoscia e paura. Ci sono stati un sacco di sentimenti ed emozioni in ballo in questo album, a volte anche completamente contrastanti. Ma tutte queste sensazioni sono esprimibili tramite questo concetto dei Campi Elisi. Il termine ‘magnetico’ invece sta a significare il carattere inesorabile di questi concetti, e di come da queste cose, in questa vita, non si riesce a sfuggire”.

NEI VOSTRI LIVE SET A VOLTE SI SCORGONO STRUMENTI E OGGETTI PER NULLA CONVENZIONALI, CHE USATE PER CREARE I VOSTRI SUONI. POTRESTI DIRCI DI PIU’ IN PROPOSITO?
Stéphane L.: “Non so se usiamo proprio strumenti con convenzionali, ma degli oggetti estranei ad un live set senz’altro, come tubi di acciaio, ed altri oggetti in ferro che abbiamo usato durante un show speciale avvenuto in concomitanza con una esposizione artistica, nel 2012. Ci piacerebbe tantissimo poter fare queste cose regolarmente ma la verità è che in genere suoniamo in un formato ‘rock’ abbastanza standard: due chitarre, basso, batteria, e tastiere, nulla di stravolgente insomma”.

QUALE E’ STATO SECONDO VOI IL PICCO NELLA VOSTRA CARRIERA, E QUALE IL BARATRO?
Marc T. : “Nessun alto e nessun basso, solo guardare avanti”.
Stéphane L. : “Ogni nuovo album è un picco. Ma spesso i picchi e i baratri sono la medisima cosa, e tappe necessarie di qualunque carrierea. A me piace pensare che la cosa più affascinante non sono gli estremi ma tutto ciò che accade in mezzo, perchè è lì che tutto prende forma e si materializza. Qustà è l’essenza dei Dirge, tutto ciò che accade in mezzo agli estremi. E sempre meglio rimanere con i piedi per terra e non lasciarsi portare via dai momenti più intensi. Cerchiamo sempre di non lasciarci trasportare da nulla, e di non prenderci per qualcosa che non siamo, che questo sia pensare di essere delle rock-star o la peggiore feccia”.

COM’E’ L’UNDERGROUND METAL PARIGINO? SENTITE DI ESSERNE PARTE?
Stéphane L. : “La Francia e Parigi nelle specifico, sono i posti peggiori in Europa per suonare musica rock. Una scena vera e propria non esiste e l’underground è frammentato è sottosviluppato, soprattutto a Parigi. Come ti ho detto lavoriamo in un circuito chiuso, con poca interazione con l’esterno, e non ci interessa molto cosa accade in Francia. Ci sono delle band francesi che amiamo come Kill The Thrill, Year Of No Light e i primi Treponem Pal, ma devo ammettere che siamo un pò disonformati su ciò che accade in Francia. Seguiamo molto più altre scene, come quella tedesca e svizzera”.

LA LINE-UP DEI DIRGE E’ CAMBIATA MOLTO NEGLI ANNI?
Stéphane L. : “Marc è l’unico membro fondatore rimasto del duo orginale che diede vita alla band nel 1994. Prima del 2001 musicisti andavano e venivano, ma da allora la line-up è rimasta alquanto stabile”.

CHE FATE NELLA VOSTRA VITA DI TUTTI I GIORNI QUANDO NON IMPEGNATI NEI DIRGE?
Stéphane L. : “Lavoriamo, e alcuni di noi allevano anche dei figli e hanno una famiglia. Ma per tutti quanti, i Dirge occupano la maggior parte delle nostre vite individuali”.

SE POTRESTE SCEGLIERE TRE ALBUM A TESTA CHE VI HANNO CAMBIATO LA VITA, QUALI MENZIONERESTE?
Marc T. : “‘Live At Pompei’ dei Pink Floyd, ‘Evanescence’ degli Scorn e tutta la discografia dei Godflesh”.
Stéphane L. :”Io direi ‘Elizium’ dei Fields Of The Nephilim, ‘Pornography’ dei The Cure, e ‘Within The Realm Of A Dying Sun’ dei Dead Can Dance. Penso che gli altri ragazzi nella band menzionerebbero i vecchi album dei Black Sabbath, ”Through Silver In Blood’ dei Neurosis, ‘Streetcleaner’ dei Godflesh, i primi Killing Joke, e qualche disco dei Napalm Death di metà anni Novanta”.

SE POTRESTE SCEGLIERE UN MUSICISTA CON CUI COLLABORARE, CHI SCEGLIERESTE?
Marc T. : “Jimi Hendrix”.

GRAZIE RAGAZZI, CHIUDETE PURE COME VOLETE!
Stéphane L. : “Grazie mille per il supporto”.

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