DISBELIEF – Strategia della tensione

Pubblicato il 18/09/2017 da

Una pausa di ben sette anni non ha ucciso i Disbelief, finalmente tornati sulle scene con un nuovo full-length dopo l’interlocutorio “Heal!”. Il gruppo tedesco è sempre stato artefice di un suono inquieto e trasversale e questo insperato – e ispirato! – comeback album dal titolo di “The Symbol Of Death” non fa che ribadire il concetto, proponendo un lotto di brani abili nel flirtare tanto con il death metal (da sempre la vera base della proposta), tanto con lo sludge e con spunti più soft e ‘alternativi’. Un’opera intensa e originale, che ancora una volta richiederà all’ascoltatore numerose attente fruizioni per essere completamente assimilata e apprezzata. Facciamo il punto della situazione dopo la suddetta lunga assenza con il frontman Karsten ‘Jagger’ Jäger!

SONO TRASCORSI SETTE ANNI FRA “HEAL!” E IL NUOVO ALBUM: LA PAUSA PIU’ LUNGA DELLA STORIA DEI DISBELIEF. CHE COSA VI E’ ACCADUTO IN TUTTO QUESTO TEMPO? SO CHE SEI ENTRATO A FAR PARTE DEI MORGOTH NEL FRATTEMPO…
– Sì, oggi faccio parte anche dei Morgoth, ma questo non è il motivo per cui abbiamo impiegato così tanto per tornare con un nuovo album. E’ stata soprattutto una questione di cambi di line-up: per quattro anni e mezzo non siamo riusciti a trovare un batterista in pianta stabile e nel frattempo abbiamo dato il benvenuto a due nuovi chitarristi. Si è trattato di cambi importanti, i quali hanno richiesto tempo per essere assimilati.

ANCORA UNA VOLTA NOTO COME VENIATE PROMOSSI COME UNA BAND “PER FAN DI BOLT THROWER E OBITUARY”: COME LA STATE PRENDENDO? SE DA UN LATO E’ CERTO CHE QUESTE GRANDI BAND VI ABBIANO INFLUENZATO, DALL’ALTRO VA RICONOSCIUTO CHE LA VOSTRA MUSICA NON E’ DEATH METAL AL 100% ORMAI DA PARECCHIO TEMPO. SONO ANNI CHE IL VOSTRO SOUND PRESENTA UMORI DIVERSI E VOCI PULITE, AD ESEMPIO. FORSE UN GRUPPO COME I DISBELIEF SI TROVEREBBE PIU’ A SUO AGIO AL ROADBURN CHE AD UN FESTIVAL PURAMENTE DEATH METAL OGGIGIORNO…
– Sì, capisco quello che intendi e non posso che essere d’accordo. Quelle sono scelte della casa discografica, ma effettivamente noi ci sentiamo qualcosa in più di una death metal band. Il death metal è un genere importantissimo, senza il quale non sarei qui: gruppi come Death, primi Kreator, Celtic Frost, Obituary, Pestilence, Morbid Angel, Morgoth, Bolt Thrower, Incubus, Cancer e Dark Angel mi hanno portato ad urlare in un microfono, tuttavia oggi i Disbelief sono una band che prova a incorporare diversi tipi di emozione nella propria proposta. Cerchiamo di trasmettere una sensibilità diversa da quella della tipica death metal band, pur rimanendo duri e aggressivi. Difatti ci piacerebbe moltissimo suonare ad un festival come il Roadburn: per noi sarebbe un contesto perfetto e sono certo che riusciremmo a guadagnare tanti nuovi fan.

CON LA MIA DOMANDA PRECEDENTE VOLEVO ANCHE AFFERMARE CHE I DISBELIEF PROBABILMENTE MERITEREBBERO QUALCOSA IN PIU’ IN TERMINI DI POPOLARITA’, VISTO IL VOSTRO COSTANTE IMPEGNO PER PROPORRE QUALCOSA DI DIVERSO…
– Forse siamo arrivati sulle scene sempre un po’ in anticipo, proponendo qualcosa che la gente avrebbe potuto capire e apprezzare soltanto qualche anno più tardi. In passato abbiamo avuto delle buone opportunità per andare in tour e farci vedere su dei palchi importanti, ma non sempre il responso è stato esaltante, proprio a causa del nostro stile un po’ obliquo. Spero che nei prossimi mesi riusciremo a tornare a suonare anche al di fuori della Germania e che la promozione di “The Symbol of Death” possa regalarci qualche soddisfazione in più.

NEI PRIMI ANNI 2000 INFATTI NON ERA DIFFICILE VEDERVI SUPPORTARE BAND DI UNA CERTA FAMA. CON QUALI GRUPPI AVETE LEGATO MAGGIORMENTE?
– I Crowbar sono un ottimo esempio di gruppo con il quale è stato un piacere andare in tour. Abbiamo imparato molto da loro, ma posso dire altrettanto per i nostri connazionali Totenmond e per i mitici Bolt Thrower. I tour con queste band sono stati esperienze magnifiche.

TORNANDO ALLA VOSTRA MUSICA E AL NUOVO “THE SYMBOL OF DEATH” IN PARTICOLARE, SEMBRA CHE ULTIMAMENTE IL MATERIALE ABBIA PRESO UNA PIEGA PIU’ TAGLIENTE E AGGRESSIVA. VECCHI ALBUM COME “WORST ENEMY”, “SHINE” E “SPREADING THE RAGE” PUNTAVANO MOLTO SUL GROOVE E TEMPI MEDI, MENTRE CON GLI ULTIMI LAVORI SIETE TORNATI A SPINGERE SULL’ACCELERATORE. NON VI SONO BRANI COME “MISERY” O “THE DECLINE” QUI…
– Il nostro sound è in continua evoluzione e a volte è difficile anche per noi predirre dove andrà a parare. Siamo come una piccola pianta che può diventare un albero enorme e dai mille rami. In alcuni brani puoi sentire una sorta di ritorno alle origini, con qualche elemento thrash, mentre in altri abbiamo parti molto melodiche accanto ad altre prettamente death metal. Non abbiamo una formula standard, tuttavia sappiamo quando un pezzo suona Disbelief. L’importante per noi è non ripetersi.

QUALE PENSI CHE SIA IL PIU’ GROSSO MIGLIORAMENTO RINTRACCIABILE FRA I SOLCHI DI “THE SYMBOL OF DEATH”?
– Penso che gli ultimi sette anni ci abbiano fatto crescere enormemente come musicisti e come persone. “The Symbol Of Death” è il parto di una band che non è mai stata così affiatata. Questa lunga pausa ci ha davvero fatto venire voglia di affinare la nostra proposta come mai in passato.

DI COSA PARLA “THE SYMBOL OF DEATH”? PUOI SPIEGARCI LE FONTI DI ISPIRAZIONE PER I TESTI?
– Non si tratta di un concept album, ma alcuni dei brani sono legati dallo stesso argomento. “Full Of Terrors”, “The Evil Ghosts” e “Shattered” sono stati ispirati dagli ultimi atti terroristici; la title track, “Into Glory Ride” e “The Circle” sono invece stati ispirati vagamente dalla serie “Game of Thrones”: i temi ricorrenti sono la coerenza e l’unità, il combattere un nemico di cui non si conosce molto.

SE DOVESSI SUONARE UN ALBUM DELLA VOSTRA DISCOGRAFIA PER INTERO, QUALE SCEGLIERESTI?
– Al momento non ho altro desiderio che suonare i nuovi brani dal vivo: ci è voluto molto tempo per completare e pubblicare questo disco e siamo così soddisfatti del risultato finale che non riusciamo a pensare ad altro.

VI E’ UN BRANO DEI DISBELIEF CHE PENSI DI AVERE ASCOLTATO PIU’ DI OGNI ALTRO DEL VOSTRO REPERTORIO?
– Sicuramente il brano “Misery”, tratto da “Worst Enemy”. Dall’uscita del disco abbiamo suonato questo pezzo dal vivo ad ogni concerto: è un brano molto importante per noi.

AVETE FIRMATO PER LISTENABLE RECORDS, UN’ETICHETTA STORICA DEL CIRCUITO EUROPEO. AVETE IN PROGRAMMA DI RISTAMPARE IL VOSTRO VECCHIO CATALOGO CON LORO?
– Non ci abbiamo ancora pensato, ma spero che la Listenable riesca a supportarci a dovere nei prossimi anni. Essendo francese, sarebbe bello per noi potere avere l’opportunità di suonare all’Hellfest, ad esempio.

CHE AMBIZIONI AVETE PER IL PROSSIMO FUTURO?
– Suonare live il più possibile e comporre un nuovo album in tempi brevi. Personalmente sto anche pregustando l’idea di lavorare ad un nuovo album dei Morgoth, visto che sinora non ho ancora avuto modo di contribuire alla stesura di nuovo materiale.

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