DORDEDUH – Lo struggimento dell’anima

Pubblicato il 16/08/2021 da

La caratteristica principale della musica dei Dordeduh è il suo spessore concettuale, e non potrebbe essere altrimenti, considerando la provenienza geografica e musicale dei due principali musicisti e fondatori, Sol Faur e Hupogrammos. Proprio quest’ultimo,  cantante, chitarrista e tastierista della band,  ci ha parlato del nuovo album, “Har”, uscito a ben nove anni di distanza dal debutto; una conferma ad altissimi livelli della classe cristallina del quartetto rumeno, capace di forgiare un suono unico, che parte da una base black metal e si sviluppa in infinite direzioni, sempre intriso di intensa spiritualità e  fortemente debitore delle proprie radici, ma allo stesso tempo in grado di metterle in dubbio. Le proprie convinzioni e la filosofia dietro al progetto Dordeduh sono gli altri argomenti che ci espone Edmond Karban,  questo il vero nome dell’artista di Timișoara, che in questa intervista si dimostra una persona introspettiva e profonda come la musica che compone.

I DORDEDUH SONO IN ATTIVITA’ DA ORMAI DODICI ANNI; DOPO AVER REALIZZATO UN EP ED UN ALBUM VI SIETE FERMATI QUASI UN DECENNIO, FINO ALL’USCITA DEL NUOVO “HAR”. COS’E’ SUCCESSO NEL FRATTEMPO? COME MAI UN’ATTESA COSI’ LUNGA?
– Il motivo principale è che sono diventato padre. Ora ho tre figli e la famiglia è diventata la mia priorità. I primi cinque anni nella vita di un bambino sono cruciali, quindi non ho voluto comprometterli e mi ci sono dedicato nella maniera più completa. Quando i miei figli sono cresciuti e mi sono abituato alla mia nuova condizione ho ripreso anche a suonare.

CI PUOI PARLARE DEL NUOVO ALBUM? COME E’ NATO? QUAL E’ STATO IL PROCESSO CREATIVO?
– Da parte mia è nato dopo le 21 o le 22, quando i miei figli si addormentavano e potevo ricavarmi un po’ di tempo in solitudine. Semplicemente ho iniziato a scrivere alcuni temi ed in parallelo a pensare al concept dell’album. Quando ho raccolto abbastanza materiale ne ho parlato con gli altri della band, che hanno aggiunto le loro idee ed eccolo qua, “Har” ha visto la luce.

I NUOVI PEZZI SEMBRANO AVERE UNO SPIRITO PROGRESSIVE ED ESSERE PIU’ MELODICI. CONFERMI? E’ STATA UNA SCELTA?
– E’ stato fatto di proposito. Non abbiamo un’idea prestabilita di come la musica dovrebbe suonare, o di noi che dovremmo suonare in un certo modo o in un altro. Penso sia più una questione di approccio individuale per ciascuna delle canzoni che componiamo, non per il prodotto completo, che invece era il metodo che usavamo per i nostri album precedenti. Abbiamo cercato di modellare ogni pezzo nel miglior modo possibile senza avere nessun tipo di legame a livello di espressione musicale.

“VRACI DE NORD” E’ LA CANZONE STILISTICAMENTE PIU’ CURIOSA, IN QUANTO CONTIENE UN INSERTO VICINO ALLA MUSICA ELETTRONICA. COME VI E’ VENUTO IN MENTE?
– Il pezzo parla di magia e sciamanesimo, che sono sempre stati argomenti in un certo senso contorti e lontani dalla realtà più pratica. D’altro canto, lo sciamanesimo implica la sperimentazione dell’unione con l’universo, che significa riconoscere la coscienza umana, aver accesso a diversi stati della percezione. Ho semplicemente pensato che un viaggio del genere potesse essere ben rappresentato utilizzando la musica elettronica.

I TESTI SONO NELLA VOSTRA LINGUA ED UTILIZZANO SPESSO TERMINI ANTICHI. CE NE PUOI PARLARE? QUAL E’ IL SIGNIFICATO DEL VOSTRO NOME E DEL TITOLO DELL’ALBUM?
– Il termine ‘Dordeduh’ può essere tradotto come ‘desiderio dell’anima’ e ‘Har’ come ‘grazia’, o meglio come essere circondati da un’aura di grazia divina. Questa stessa ci conduce a dei momenti di rivelazione, quando si ha un senso di connessione con l’universo, con il trascendente, con il divino e con la natura. In questo contesto l’album è rivolto a rivelare un viaggio verso una profonda trasformazione che parte dall’interno, quando si ha a che fare con la propria oscurità, comprendendola con compassione ed empatia verso se stessi, abbracciandola ed infine integrandola nella propria vita quotidiana in un’esperienza che guida alla saggezza.

DIETRO LA VOSTRA MUSICA C’E’ QUALCHE IDEOLOGIA O FILOSOFIA? DA DOVE TRAETE ISPIRAZIONE? IL FOLKLORE, LA SPIRITUALITA’ O ANCHE SOLO QUALCHE LEGGENDA DELLE VOSTRE TERRE?
– Come dice il nome della band, umilmente cerchiamo di dare uno sguardo alla connessione con il lato spirituale della nostra vita e condividere questa esperienza. E’ questo il motivo per cui invitiamo gli ascoltatori a ‘sentire’ questo album, ed a farlo con il cuore, senza necessariamente pensare o intellettualizzare troppo ciò che stanno ascoltando. E’ musica fatta per il cuore. Tutta la musica dei Dordeduh è realizzata per essere percepita con il cuore.
Per quanto riguarda l’ispirazione, per me è un sinonimo del nome della band. Sento questa chiamata a condividere qualsiasi cosa ed è la mia guida principale nel voler fare musica.

COME HAI SVILUPPATO IL TUO INTERESSE PER LA TRADIZIONE RUMENA?
– Non c’è da parte nostra un interesse per la tradizione romena, è che vogliamo estrarre da essa gli elementi per così dire più elevati. Di solito le persone fantasticano riguardo una versione idilliaca e idealistica delle loro tradizioni, dei loro antenati, del loro passato e della loro storia. Se si osa avere una visione distaccata e obiettiva su questa materia, si potranno vedere molti segni di degenerazione manifestarsi attraverso abitudini stupide, idee sbagliate, ideologie trasmesse di generazione in generazione e semplicemente nate da frustrazione, ignoranza e stupidità. Io preferisco non esserne un vettore…

PUOI PARLARCI DEGLI STRUMENTI TRADIZIONALI CHE UTILIZZATE NEI VOSTRI PEZZI? LI SUONATE ANCHE DAL VIVO?
– Tutti gli strumenti tradizionali sono utilizzati in maniera sperimentale, estratti dal loro contesto naturale e in alcuni casi addirittura usati in un modo ‘scorretto’. Li adoperiamo per estendere il nostro range espressivo.
Tutti i pezzi sono creati cosicché possano essere presentati anche dal vivo. Ma per i live abbiamo due diversi approcci: il primo è quello con una line-up standard, negli show in cui dobbiamo affrontare difficoltà di carattere logistico, e in cui questi strumenti sono registrati; il secondo è quello degli show con una formazione estesa, in cui ci sono le condizioni per esibire tutto il nostro armamentario.

LA COLLABORAZIONE TRA TE E SOL FAUR E’ ORMAI MOLTO LONGEVA. COME FATE A LAVORARE ANCORA INSIEME DOPO TUTTI QUESTI ANNI? QUAL E’ IL SEGRETO?
– E’ abbastanza raro, nel mondo della musica, trovare qualcuno con cui si possa avere una compatibilità musicale e con cui, allo stesso tempo, sviluppare un’amicizia. Siamo veramente fortunati ad essere in queste condizioni. Ma non è un processo lineare. Ognuno di noi ha alti e bassi nella vita e questo si riflette anche sulla nostra collaborazione.
Da un punto di vista creativo lavoriamo molto bene e spesso ci sosteniamo a vicenda, in particolare quando uno suona una melodia e l’latro immediatamente sa come integrarsi. Le cose migliori nascono tra di noi quando troviamo una sorta di allineamento. Ci sono momenti in cui tuttavia l’intesa non è stellare, come in ogni interazione umana. Ma siamo buoni amici in ogni situazione.

LA VOSTRA MUSICA NON E’ ESATTAMENTE SEMPLICE ALL’ASCOLTO. QUAL E’ DI SOLITO LA REAZIONE DI CHI CI SI TROVA DI FRONTE? PENSI CHE CI SARA’ SEMPRE GENTE INTERESSATA A QUESTI SUONI?
– Lo so che la nostra musica non è molto attraente, ma non diamo molta importanza a questo aspetto. Suoniamo ciò che riteniamo giusto suonare. Se avessimo scelto di comporre musica per piacere alla gente, avremmo scelto un approccio differente, improntati ad un altro tipo di successo.

COSA NE PENSATE DEL BLACK METAL ODIERNO?
– Ai nostri giorni di black metal puro non ce n’è molto. Ci sono molte band con un gusto black metal, ma non sento più l’essenza del black metal stesso. Prendi noi come esempio: abbiamo radici in queste sonorità, ma siamo molto lontani dal suonarlo. Probabilmente l’ascoltatore assimila una parte di esso nella nostra musica, poiché l’aspetto concettuale ne è sempre strettamente legato.

CHE PROGETTI AVETE PER IL FUTURO?
– Personalmente non penso si possano fare troppi piani per il futuro, considerando l’aleatorietà dell’attuale situazione globale. Se le cose si calmeranno un attimo e si tornerà ad ascoltare la musica in contesti live, allora potremmo pensare a dei progetti concreti.

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