DREAD SOVEREIGN – Nel solco della tradizione

Pubblicato il 21/05/2017 da

Non pago di quanto prodotto in seno ai Primordial, Alan Averill ha intrapreso da pochi anni un’altra strada altrettanto impervia e ombrosa, quella del classic doom più marcio, sotto le sembianze dei Dread Sovereign. Qua il musicista dublinese è impegnato sia alla voce che al basso e, seppure i primi sforzi non ci abbiano ancora consegnato perle rare come quelle della sua band principale, già si nota nell’EP e nei due full-length pubblicati un approccio abbastanza personale alla materia. L’ultimo arrivato “For Doom The Bell Tolls” frequenta sonorità per loro natura tristi e disgraziate attingendo, per esaltarne tutto il potenziale immaginifico, al black metal, all’hard rock settantiano, al progressive e alla psichedelia. Ciò non si traduce in un disco pretenzioso e prolisso, tutt’altro, in meno di quaranta minuti possiamo godere di un efficace spaccato dei significati più profondi che il doom porta con sé, oltre che un saggio esaustivo della sua versatilità, senza bisogno di ricorrere a soluzioni avveniristiche. Sintetico com’è l’ultimo album, il mastermind del gruppo ha risposto con modi piuttosto sbrigativi alle nostre richieste di delucidazioni, come a dire che la musica in sé già comunica tutto quello che c’è da sapere sul sofferente mondo in cui peregrinano i Dread Sovereign.

IL VOSTRO NUOVO ALBUM MOSTRA UNA MOLTITUDINE DI APPROCCI AL DOOM: QUELLO DURO, ESTREMO, DI “TWELVE BELLS TOLL IN SALEM”, QUELLO ROCK’N’ROLL, ALLA SAINT VITUS DI “THIS WORLD IS DOOMED”, OPPURE LE INTERPRETAZIONI PROGRESSIVE DI “THE SPIRES OF SATURN”. A COSA DOBBIAMO QUESTA GRANDE VARIETÀ?
“Le canzoni sono uscite così, che altro ti posso dire? Non ci sono motivazioni particolari che hanno condotto a un disco così eterogeneo. Non saprei se alcune parti possono essere pienamente definite prog, di certo c’è una grossa influenza degli Hawkwind nel nostro operato”.

I TEMI DELLE LIRICHE SEMBRANO ESSERE COLLEGATI AL MEDIOEVO E ALL’INQUISIZIONE. CHE COSA TI AFFASCINA PARTICOLARMENTE DI QUESTO PERIODO STORICO E DELLE TRAGEDIE PROVOCATE DALLA RELIGIONE E DALLE SUE DISTORTE INTERPRETAZIONI?
“Ho scritto molti testi in vita mia, cerco di distinguere tra quelli destinate ai Primordial e ciò che va a confluire in altri miei progetti. Mi dedico principalmente a esplorare temi legati alla storia, la religione, l’occultismo”.

COME FUNZIONA IL VOSTRO PROCESSO COMPOSITIVO? IN COSA DIFFERISCE DA QUELLO DEI PRIMORDIAL?
“I Primordial hanno diversi ‘tiranni’ nella band, i Dread Sovereign ne hanno uno soltanto (risate, ndR). I Primordial sono un’istituzione nelle nostre vite e ognuno di noi cerca di aggiungere qualcosa di suo alla struttura base che viene presentata, mentre nei Dread Sovereign si tratta di arrivare in sala prove con un riff e di provare qualcosa che funzioni bene con quello, si tratta quindi di un procedimento più istintivo e rock’n’roll”.

LE TUE VOCALS PERDONO NEI DREAD SOVEREIGN IL TUO CARATTERISTICO TONO EPICO, SI IMMERGONO PIUTTOSTO IN FEELING CUPI, CHE CI FANNO NUOTARE IL PIÙ A LUNGO POSSIBILE IN PROFONDI ABISSI DI DISPERAZIONE E SCONFORTO. SU COSA TI CONCENTRI PER RIUSCIRE A CANTARE IN MODO DIVERSO RISPETTO AI PRIMORDIAL?
“Non mi accorgo di utilizzare linee vocali così diverse dai Primordial, o almeno, non è qualcosa a cui penso coscientemente. Certo, I Dread Sovereign sono differenti, cerco di esprimermi secondo angolature difformi da quelle dei Primordial, e sì, vado a cercare un’interpretazione che non sia direttamente assimilabile a quella dell’altra mia band”.

PERCHÈ AVETE SCELTO DI COVERIZZARE “LIVE LIKE AN ANGEL, DIE LIKE A DEVIL” DEI VENOM, CERTAMENTE NON UNO DEI LORO BRANI PIÙ FAMOSI?
“Perché no?”.

QUALI SONO LE TUE OPINIONI SULL’INFLUENZA CHE L’INQUISIZIONE HA LASCIATO SULLA CULTURA EUROPEA, ANCHE IN TEMPI MODERNI?
“Le canzoni non parlano dell’Inquisizione, mi ha solo affascinato quel determinato periodo storico e la ribellione dei Catari. Ti sto parlando del primo disco, non tanto di questo. Non mi sono nemmeno addentrato più di tanto nell’argomento, sono rimasto abbastanza in superficie”.

LA PRODUZIONE CONFERISCE UNA DIMENSIONE ‘ANTICA’ AL DISCO: IL SUONO DELLE CHITARRE È MOLTO RUVIDO, COME SE “FOR DOOM THE BELL TOLLS” FOSSE STATO REGISTRATO ALLA FINE DEGLI ANNI ’70 O ALL’INIZIO DEGLI ANNI ’80. QUALI SONO GLI ASPETTI SONORI CHE SONO ANDATI PERDUTI NELLE PRODUZIONI MODERNE?
“”Il nostro album suona come se la band stesse suonando tutta assieme in una stanza, un’impressione che non si ha di frequente nei dischi di oggi. C’è tanta spazzatura in giro, album pieni di batterie triggerate e chitarre compresse su tonalità medie. Le dinamiche sono assenti e non c’è spazio per le sfumature degli strumenti”.

QUALI SONO LE RELAZIONI, NEL CASO CI SIANO EFFETTIVAMENTE, FRA LE LYRICS DI “TWELVE BELLS TOLL IN SALEM” E QUELLE DI “THE SPINES OF SATURN”? APPARENTEMENTE NON VE NE SONO…
“Confermo, non ci sono collegamenti tra l’una e l’altra. Non mi sono proprio preoccupato che ve ne fossero!”.

IL DOOM È UN GENERE CHE HA DIMOSTRATO GRANDE VITALITÀ E CAPACITÀ DI REINVENTARSI, MISCHIANDOSI CON UNA MOLTEPLICITÀ DI STILI MUSICALI, SOPRATTUTTO IN ANNI RECENTI. TI PIACCIONO LE EVOLUZIONI MODERNE DELL DOOM, O RITIENI CHE DEBBA RESTARE LEGATO AL SUO IMMAGINARIO ORIGINARIO, QUELLO DELLE SONORITÀ DEGLI ANNI ’70 E ’80?
“Non sono interessato a tutte le commistioni che il doom ha avuto di recente con altri generi. Mi piacciono i vecchi gruppi doom degli anni ’70, il proto-doom che arrivava in quegli anni o poco dopo, apprezzo anche i Neurosis, se li vogliamo ancora considerare doom. I miei preferiti sono Candlemass, Trouble, Pentagram, Solitude Aeturnus, ma anche Shape Of Despair e Skepticism, non sono fossilizzato solo su band molto tradizionali”.

NEI DREAD SOVEREIGN SUONI ANCHE IL BASSO OLTRE A CANTARE. CHE TIPO DI BASSISTA SEI? QUALI SONO I BASS PLAYER CHE TI HANNO ISPIRATO E QUANTO TI ESERCITI SULLO STRUMENTO?
“Sto migliorando, ma rimango abbastanza grezzo come bassista per il momento. Non ho voglia di suonare la stessa cosa due volte, non sono attento ai dettagli, ho un approccio molto rock’n’roll al basso. Faccio qualche passo in avanti a forza di suonare, una semplice conseguenza delle prove e dei tour. Non mi sono mai sentito particolarmente bravo in questo strumento e mai ho detto di esserlo, però ho una visione abbastanza chiara di come voglio che suoni, che ruolo debba avere nelle mie canzoni e quali siano le tonalità migliori”.

INVECCHIANDO, STAI CAMBIANDO QUALCOSA NELLA TUA VISIONE DELLA MUSICA, TI STAI APRENDO NEGLI ASCOLTI A NUOVI GENERI E CORRENTI? QUALI SONO STATE LE MIGLIORI SCOPERTE MUSICALI CHE HAI FATTO DI RECENTE?
“Mi sono sempre piaciuti altri generi lontani dal metal. Ma sono rimasto piuttosto ortodosso su certe cose. Negli ultimi anni sono andato a scoprire il country e roba simile, artisti come Hank Williams, Townes Van Sand e altri ancora dello stesso genere”.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.