DUFRESNE – Cronache di una Redenzione

Pubblicato il 15/06/2008 da
 
Grazie ai Dufresne, anche l’Italia dimostra di avere qualcosa da dire in campo screamo/post hardcore. Il gruppo veneto calca infatti da alcuni anni la scena nostrana e internazionale e, con il debut “Atlantic” e, soprattutto, il nuovo “Lovers”, ha senza dubbio dato prova di avere ben poco da invidiare a parecchi celebri colleghi d’oltreoceano. In questa intervista condotta via email, il disponibilissimo frontman Dominik ci racconta il background e le ambizioni del quintetto…
 

 
CIAO RAGAZZI, VISTO CHE QUESTA È LA VOSTRA PRIMA INTERVISTA PER METALITALIA.COM, VI ANDREBBE DI PRESENTARVI AI NOSTRI LETTORI E RIASSUMERE LA STORIA DELLA BAND?
“Ciao a tutti i lettori di Metalitalia, quì Dominik, voce dei Dufresne, e toccherà a me presentare la mia band per tutti quelli che ancora non ci conoscono. Anche se non amo molto le biografie e non sono molto bravo a farle, cercherò di essere sintetico. Come Dufresne esistiamo dal 2004 ma ognuno di noi suona più o meno da una decina d’anni. Siamo partiti come tutti gli altri gruppi, con entusiasmo e molta voglia di scrivere dei pezzi e suonarli live il più possibile. Appena dopo sei mesi avevamo composto quasi interamente quello che sarebbe stato il nostro primo disco, ‘Atlantic’, anche se per pubblicarlo abbiamo dovuto aspettare il 2006. Ci siamo sempre arrangiati a fare tutto per la band, dai videoclip, alle grafiche, ai concerti, e da soli siamo stati più volte in Europa. Abbiamo avuto la fortuna di dividere il palco con molte delle band che ammiriamo e di lavorare con persone che stimiamo e con le quali abbiamo instaurato un rapporto di amicizia come David Lenci e Darian Rundall (produttori del nostro primo disco) e di firmare per etichette importanti come la V2 e ora la UNIVERSAL. Ma, al di là di tutto questo, ad oggi i Dufresne sono per me ancora 5 amici che amano quello che fanno e, non a caso, il nostro ultimo disco si chiama ‘LOVERS'”.
 
SE NON ERRO, IL NOME DUFRESNE DERIVA DAL FILM “THE SHAWSHANK REDEMPTION” (“LE ALI DELLA LIBERTÀ”). DUFRESNE È IL NOME DI UNO DEI PROTAGONISTI. PER QUALE MOTIVO LO AVETE ADOTTATO COME VOSTRO MONICKER? IN QUALE MANIERA LA VOSTRA MUSICA È COLLEGATA AL PERSONAGGIO INTERPRETATO DA TIM ROBBINS?
“Esatto! Devo precisare che l’idea di chiamarci Dufresne è venuta a Davide. Senza dubbio ‘Le Ali Della Libertà’ è uno dei suoi film preferiti e già questo potrebbe bastare come motivazione. Se volessi comunque fare un’analisi, potrei dire che il sentimento che ci lega a questo film è maggiormente evidenziato nel titolo originale e più in particolare nella parola ‘Redemption’. E’ una specie di spinta a voler andare avanti a tutti i costi per riscattarsi da una società che non ti regala niente e non ti fa sconti e, così come nel film, noi abbiamo ‘fame’ di musica e onestà nel portare avanti le nostre idee, a discapito delle apparenze”.
 
COME DESCRIVERESTE LA VOSTRA PROPOSTA MUSICALE? IL SOUND È DECISAMENTE AMERICANO E PARE ESSERE ISPIRATO A GRUPPI COME UNDEROATH E DEFTONES, CONCORDATE?
“Deftones, senza dubbio! Penso che sia uno di quei gruppi che mette d’accordo tutti all’interno della band. Per quanto riguarda gli Underoath, ci piacciono molto e indubbiamente rappresentano una delle realtà attuali più interessanti, ma sono troppo recenti per poterli considerare una fonte di ispirazione. A fare due calcoli, hanno più o meno la nostra età e credo abbiano un background musicale simile al nostro, è inevitabile che si arrivi a soluzioni musicali comuni. Ad ogni modo è una di quelle band che apprezziamo e che abbiamo conosciuto proprio perchè ci accostavano in tanti. Abbiamo anche suonato assieme a loro, lo scorso anno, al Taste of Chaos”.
 
QUALI SONO SECONDO VOI LE PRINCIPALI DIFFERENZE CHE INTERCORRONO FRA IL DEBUT E “LOVERS”? PERSONALMENTE HO TROVATO IL NUOVO LAVORO UN PO’ PIÙ VARIO ED HEAVY, A TRATTI…
“Beh, è passato solo un anno ma sono cambiate tante cose! E tra un disco e l’altro ci sono veramente molti concerti. Queste cose fanno indubbiamente maturare una band e credo che abbiano influito nel processo di scrittura. Personalmente credo che ‘LOVERS’ sia molto più fluido e scorrevole di ‘ATLANTIC’; non abbiamo comunque stravolto le cose. E’ vero che le parti heavy sono più pesanti così come le parti melodiche hanno maggior respiro, tutto sommato siamo comunque riusciti a mantenere quell’equilibrio che abbiamo sempre ricercato fin dal primo album. Anche l’elettronica è aumentata, tanto che un pezzo è quasi privo di chitarre e batteria, questo perché ci è sempre piaciuto lasciare molto spazio ad Ale. Anche se siamo una band ‘Rock’, i confini non sono ben definiti e credo che in futuro sarà divertente sperimentare ulteriormente”.
 
È PER VOI IMPORTANTE ESSERE ORIGINALI? O SONO ALTRE LE VOSTRE PREROGATIVE E I VOSTRI PROPOSITI?
“Sono convinto che a cercare di essere originali a tutti i costi si rischia solo di seguire la moda del momento. La nostra unica prerogativa è suonare live. Lascio volentieri ad altri il cruccio di stabilire cos’è originale e cosa no. Di certo nessuno di noi ha intenzione di seppellirsi in saletta a ricercare lo stile perfetto”.
 
IL CANTATO È DIVISO FRA INGLESE E ITALIANO, UNA SCELTA CHE SIETE SOLITI STUDIARE CON ATTENZIONE O SEMPLICEMENTE ADOTTATE UNA O L’ALTRA LINGUA A SECONDA DI COSA VI TRASMETTE LA MUSICA?
“C’è chi ci elogia perchè cantiamo in italiano e chi proprio non lo sopporta. Io scrivo tutti i testi nei Dufresne e ti posso assicurare che non mi sono mai posto il problema di scegliere una lingua piuttosto che un’altra. E’ vero che ci sono delle differenze e che non tutto può essere cantato in italiano, ma, alla fine, ti accorgi in maniera molto naturale se una canzone si adatta a un idioma piuttosto che a un altro. La nostra comunque è stata una scelta personale e di coerenza nei confronti del nostro passato musicale e non dettata da logiche di mercato, di certo non ci fa vendere più dischi di quanti ne venderemmo comunque”.
 
L’ALBUM È STATO REGISTRATO NEGLI STATI UNITI… DEVE ESSERE STATA UN’ESPERIENZA FANTASTICA! AVETE RISCONTRATO DELLE DIFFERENZE SENSIBILI FRA IL LAVORARE CON UN PRODUTTORE STRANIERO E ALL’ESTERO E IL REGISTRARE IN UNO STUDIO ITALIANO?
“Per non mancare di rispetto a nessuno, premetto che anche in Italia abbiamo avuto la fortuna di lavorare sempre con dei professionisti, di certo negli States si respira tutta un’altra aria… Per noi, come band e in particolare per il tipo di musica che facciamo, ci siamo ritrovati nello studio perfetto. Andreas Magnusson, siamo sicuri, farà parecchia strada come produttore. Questa esperienza di un mese ha confermato le nostre aspettative: molte volte qui in Italia abbiamo studi enormi, costosissimi e super equipaggiati, ma sono inutili se non vi è una conoscenza profonda di un certo tipo di suono. Facciamo ancora fatica a staccarci da un certo modo di incidere dischi che è legato a produzioni del passato, quando invece la realtà mondiale è molto più semplice. Gli anni ’90 sono passati da un pezzo e, per quanto io adori molti dischi di quell’epoca, bisogna guardare avanti ed evolversi. I dischi Rock e Metal devono suonare ‘in faccia’ ed essere quadrati, non si capisce come mai in Italia lo abbiano capito solo in pochi. Non c’è niente di peggio che entrare in uno studio e dover cercare di spiegare più volte il suono che vorresti ottenere e magari uscire con un prodotto che non ti soddisfa! Al Red Planet Studious non abbiamo fatto nessuna fatica perchè Andreas sapeva già che tipo di suono volevamo, non dovevamo dire niente se non dare qualche indicazione, ma, d’altra parte, quando il produttore ha la tua stessa età e registra dischi hardcore/metal da quando aveva 13 anni è tutto più facile…”.
 
SIETE SODDISFATTI DEL RISULTATO FINALE O OGGI CAMBIERESTE QUALCOSA?
“Per ‘LOVERS’ abbiamo fatto una lunga pre-produzione. Io e Matteo ci siamo trovati quasi ogni sera a sistemare voci, chitarre, arrangiamenti e siamo molto soddisfatti del risultato. Chiaro che stiamo già pensando a come migliorare alcune cose per il prossimo disco, ma credo che questo vada bene così. E’ un’istantanea abbastanza fedele di quello che sono i Dufresne oggi, così come ‘ATLANTIC’. Mi piacciono i miei dischi e un giorno quando sarò vecchio mi piacerà ancora riascoltarli”.
 
“LOVERS” È ARRIVATO NEI NEGOZI A UN SOLO ANNO DI DISTANZA DA “ATLANTIC”: AVEVATE GIÀ DEI BRANI PRONTI O SIETE SEMPLICEMENTE MOLTO RAPIDI A COMPORRE? COME NASCE SOLITAMENTE UN PEZZO DEI DUFRESNE?
“Beh, a dire il vero, stiamo già lavorando su dei brani nuovi! ‘Atlantic’ è stato composto quasi interamente nel 2004 e ultimato e pubblicato nel 2006, quindi noi sentivamo una certa ‘urgenza’ nel comporre ‘LOVERS’. Solitamente ci chiudiamo in saletta finche non abbiamo delle bozze di chitarra e batteria, dopodichè cerchiamo di registrare tutto il materiale per poterlo poi riarrangiare e modificare. Questo mi dà modo di lavorare meglio sui testi e su le linee vocali senza dover necessariamente riempire degli spazi. Direi che facciamo un vero e proprio lavoro di squadra e ognuno cerca di arricchire i pezzi procedendo a livelli.  Direi che se dovessi fare uno schema sarebbe questo: ritmica di batteria e riff di chitarra, voci e basso, arrangiamenti ed elettronica”.
 
AVETE UN’IDEA DI COME EVOLVERVI MUSICALMENTE IN FUTURO? CI SONO DEGLI ELEMENTI DI “LOVERS” CHE VOLETE ASSOLUTAMENTE MIGLIORARE CON IL PROSSIMO DISCO?
“E’ ancora presto per dirlo… Ne stiamo parlando in questi giorni. Dobbiamo ancora terminare di metabolizzare per bene ‘LOVERS'”.
 
DI CHE COSA PARLANO I TESTI? SONO IMPORTANTI PER VOI O LI VEDETE COME SEMPLICE CONTORNO ALLA MUSICA?
“Credo che se hai un testo di merda, che non vuol dire niente, la gente se ne accorge e non ti ascolta. Per quanto tu possa essere un bravo musicista devi comunque saper parlare di qualcosa. Nel nostro ultimo disco i testi parlano ‘d’amore’. Beh, non quello che siamo abituati a considerare come tale. Per noi ‘amore’ è qualcosa che vivi, per delle situazioni oltre che per delle relazioni. A quattro anni dalla nostra formazione e dopo tanti concerti siamo ancora qui a suonare per passione e mi sento di dire che quello che facciamo è onesto e ne siamo innamorati. A volte stai male perchè fai tanti sacrifici che non ti portano a niente e non hai soldi in tasca e la gente ride di te, per quello che fai, ma la realtà è che non potremmo essere diversi da come siamo. Questo è quello che abbiamo deciso di fare e, costi quel che costi, continueremo a farlo finché sarà possibile. Non c’è niente di contorno, tutto alla fine ha sempre un senso”.
 
SIETE SOLITI SUONARE LIVE PIUTTOSTO SPESSO, CHE COSA VI AFFASCINA DI QUESTA DIMENSIONE?
“Dire tutto è dire poco! Per quel che mi riguarda, non suoniamo ancora abbastanza, quindi chiamateci a suonare. Noi siamo una band ‘Live’. Il disco lo fai perchè devi avere qualcosa che rappresenti la tua musica, qualcosa da divulgare, e di sicuro c’è un lato molto affascinante nell’incidere un disco, ma una band esiste solo se suona dal vivo. Altrimenti è come se fosse morta”.
 
QUALI SONO I VOSTRI PROSSIMI IMPEGNI IN QUESTO SENSO? AVETE INTENZIONE ANCHE DI ANDARE A SUONARE ALL’ESTERO?
“Sì, il più presto possibile. Sicuramente torneremo in Europa e chissà, forse l’America… Stiamo comunque pianificando una serie di tour anche in giro per l’Italia, sia come band di supporto che come headliner, quindi invito tutti quanti a controllare la nostra pagina myspace (www.myspace.com/dufresne) e tenere il calendario aggiornato”.
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