EDENSHADE – Alive & Well

Pubblicato il 04/02/2010 da

Il totale rivoluzionamento della lineup non ha fermato gli Edenshade, band che tutti gli appassionati di sonorità melodic death metal e progressive avranno avuto modo di apprezzare grazie ad album riuscitissimi come “Ceramic Placebo For A Faint Heart” e “The Lesson Betrayed”. Il gruppo, oggi capitanato dal solo chitarrista/cantante Stefano Wosz, al quale si è aggiunto il nuovo polistrumentista Enrico Tiberi, è infatti tornato sul mercato con un nuovo EP sotto Casket Records e si appresta ora a completare i lavori sul tanto atteso terzo album. Sono tante le difficoltà a cui la band è andata incontro negli ultimi anni, ma dalle parole di Stefano Wosz, qui raggiunto via email, traspaiono comunque un grosso desiderio di andare avanti e una innata passione per la musica. Speriamo vivamente che tutto questo possa concretizzarsi preso in un nuovo full-length. Parola a Stefano, intanto…

 

LA PRIMA COSA DEI NUOVI EDENSHADE CHE SALTA ALL’OCCHIO È IL RIVOLUZIONAMENTO DELLA LINEUP! CHE COSA È ACCADUTO CON TUTTI GLI ALTRI RAGAZZI?
“In realtà non è successo niente di particolare. Come accade a tantissime band del panorama underground, siamo arrivati ad un punto in cui gli impegni della ‘vita reale’ hanno preso il sopravvento su tutto. Quando superi i 30 anni le priorità cambiano e, se la situazione della band non è ben definita a livello di impegni e soprattutto contrattualmente, il lavoro e la vita di tutti i giorni passano in testa. Il vero colpo di grazia molto probabilmente è stato il tour in Inghilterra che dovevamo fare nel 2008, più volte rimandato e poi alla fine sfumato proprio per le incertezze organizzative, i costi che avremmo dovuto sobbarcarci e in generale il grosso sforzo che la cosa avrebbe comportato per riuscire a farlo coesistere con le nostre vite di tutti i giorni. Non è banale, e a un certo punto diventa quasi normale domandarti ‘chi me lo fa fare?’: la passione può essere sempre la stessa, ma a volte bisogna venire a patti con tante necessità pratiche che non ti permettono più di fare quello che avresti potuto fare qualche anno prima, quando magari eri uno studente”.

IL TUO NUOVO COMPAGNO DI VIAGGIO SI CHIAMA ENRICO TIBERI. TI VA DI PRESENTARCELO? COME VI SIETE CONOSCIUTI?
“Conosco Enrico da molti anni, considera che avevo prodotto io il demo di una sua vecchia band anni fa. Ha un grande talento ed è un musicista nel senso più vero del termine: suona praticamente tutti gli strumenti, canta e produce.
Nell’ultimo periodo ci eravamo reincontrati e avevo di deciso di collaborare con lui per la produzione del terzo album degli Edenshade dopo aver ascoltato il lavoro che aveva fatto sul suo progetto Room 6 (http://www.myspace.com/room6) e con la sua band Eyehate (http://www.myspace.com/eyehate). Alla fine, quando mi sono ritrovato a lavorare da solo sui pezzi, abbiamo completato insieme gli arrangiamenti ed è stato lui ad incoraggiarmi a cantare sulle nuove canzoni”.

COME SONO NATE LE COMPOSIZIONI DI “THE PAPER DAYS”? TI SEI OCCUPATO TU DI TUTTO?
“Le canzoni erano state abbozzate con la vecchia line up, c’erano idee, riff, strutture; con Enrico abbiamo completato i pezzi, ci siamo concentrati sugli arrangiamenti, in particolare sulla voce e sull’elettronica, snellendo dove serviva le strutture. ‘Caress’, ad esempio, nella sua forma iniziale aveva al centro un break progressive sullo stile di ‘Lesson…’ che è stato accorciato di molto per favorire l’andamento del pezzo. Quello che volevamo fare era fornire una versione moderna e asciutta del suono degli Edenshade, cercando di creare qualcosa di fresco e nuovo”.

IL SOUND È DIVENTATO MOLTO PIÙ DIRETTO… I RIFF SONO PIÙ GROOVY E LE STRUTTURE PIÙ SEMPLICI. COME DEFINIRESTI LA MUSICA DEGLI EDENSHADE OGGI?
“Bella domanda… ho letto recensioni dove continuano a definirci progressive death metal ad esempio. A scanso di equivoci: non ci sono voci in growl o lunghe fughe strumentali nell’EP! E non so quanto si possa parlare di death metal senza voci in growl! Sicuramente veniamo da quella scuola e quell’influenza nel riffing si sente di certo, ma già da ‘Lesson…’ secondo me non eravamo più propriamente una band di death melodico. Allo stesso modo comunque non facciamo metalcore o nu-metal come ho letto in una recensione… il fatto è che la musica della band è sempre stata un mix di generi diversi, e se prima le componenti potevano essere identificate meglio (strofe o riff death melodico, passaggi progressive) ora secondo me le nostre influenze sono molto più amalgamate e restano indietro rispetto alla voglia di cercare la melodia giusta o il riff d’impatto. Siamo sicuramente più groovy e snelli, come fai notare tu, e più ‘orecchiabili’, se mi passi il termine. Secondo me, in una parola, siamo più maturi, in grado di convogliare poliritmie, arrangiamenti ricercati e scelte armoniche in una forma canzone che non risulta ‘faticosa’ all’orecchio, e questo secondo è un grosso passo avanti”.

CHI E CHE COSA TI INFLUENZA OGGI? I TUOI GUSTI SONO CAMBIATI MOLTO RISPETTO AGLI ESORDI?
Non so se siano i miei gusti ad essere cambiati o le band che seguivo qualche anno fa ad aver cominciato a fare album meno interessanti, forse un misto delle due cose. Sta di fatto che quelli che dicevo essere i miei gruppi preferiti, come i Dream Theater, i Pain Of Salvation o magari i Dark Tranquillity da qualche anno fanno uscire dischi che semplicemente non mi emozionano più. In generale faccio fatica a trovare qualcosa di interessante ultimamente, continuo ad ascoltare i vecchi dischi e davvero poca roba ‘nuova’, a parte magari Slipknot, Stone Sour e Mudvayne, e di sicuro la loro influenza nei nuovi Edenshade si può sentire. In questo momento sto ascoltando ‘Silhouettes’ dei Textures e, tra le ultime uscite, mi è piaciuto molto ‘Endgame’… ma i Megadeth sono la mia band preferita di sempre e magari sono di parte!”.

“THE PAPER DAYS” È FINALMENTE STATO PUBBLICATO “UFFICIALMENTE” DALLA CASKET MUSIC. COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON QUESTA ETICHETTA?
“La questione etichetta è davvero complessa… in questo periodo paradossalmente è davvero facile trovare un contratto discografico, una ‘label’ disposta a far uscire il tuo lavoro. Il problema è che ormai qualsiasi etichetta o quasi ti chiede di finanziarti tutto, dalla registrazione alla stampa, offrendo in cambio davvero poco supporto da un punto di vista promozionale o nell’organizzazione dei live. A meno che, ovviamente, non si tratti della Roadrunner, della Century Media o di poche altre, che ormai sono diventate a tutti gli effetti delle sotto etichette delle major. Dopo un periodo in cui la discografia indipendente era una valida alternativa, in questo momento la facilità con cui tutti arrivano sul mercato ha fatto si che paradossalmente si sia ritornati al punto di partenza, dove ci sono le major, che lavorano su certi standard e con budget di un certo tipo, e poi tutte le altre etichette indipendenti, con le quali però, a tutti gli effetti, è come se ti stessi autoproducendo. Avevo conosciuto Jose della Casket (sottoetichetta di Copro Records) un paio di anni fa quando stava organizzando il nostro tour in Inghilterra, e ci ha offerto un deal molto onesto, in cui abbiamo pieno controllo delle spese, e, cosa che manca a molte cosiddette ‘label’, una buona distribuzione, soprattutto in territorio inglese e su cataloghi e mailorder. Il problema vero purtroppo è che ormai non si vendono più dischi, soprattutto in un mercato di nicchia come il metal ed è davvero difficile anche solo pensare di rientrare di parte delle spese, ma questo è un altro discorso…”.

ESSENDO IL MATERIALE DELL’EP GIÀ UN PO’ VECCHIO, PRESUMO CHE ABBIATE ORMAI PRONTI DEI PEZZI PER IL SUO SUCCESSORE. PUOI DIRMI QUALCOSA A RIGUARDO? CHE TIPO DI EVOLUZIONE DOBBIAMO ASPETTARCI?
“Stiamo lavorando ai nuovi pezzi da un po’ ormai, il lavoro va un po’ a rilento perché nel frattempo ho cominciato a lavorare con Enrico producendo band ai Lullaby Recording Studio, e componiamo nei momenti buchi tra una produzione e l’altra. Abbiamo pronte altre quattro o cinque canzoni che, insieme a nuove versioni di quelle presenti nell’EP, andranno a formare l’ossatura del nuovo disco, per cui ci siamo quasi. ‘The Paper Days EP’ è in un certo senso la ‘prova generale’ di quello che i nuovi Edenshade possono fare, basta semplicemente pensare al fatto che era la mia prima prova dietro al microfono. L’unica cosa certa che ti posso dire sulle nuove canzoni è che se da un lato accentueremo il lavoro fatto sull’elettronica e sulle voci, dall’altro stiamo recuperando un po’ di soluzioni ‘vecchio stile’, dunque partiture intricate e assoli di chitarra, componente rimasta in secondo piano in ‘The Paper Days EP'”.

ESSENDO OGGI UN DUO, CREDO CHE SARÀ DIFFICILE VEDERVI ESIBIRE DAL VIVO, CONFERMI O INVECE AVETE IN PROGRAMMA QUALCOSA IN QUESTO SENSO?
“La formazione ufficiale in questo momento comprende solo me ed Enrico, ma i membri per poter suonare dal vivo ci sono, e in realtà erano in programma delle date per aprile di supporto a una band in tour in Italia, che però devono ancora confermarmi (e che a questo punto credo difficilmente saranno confermate… sto comunque incrociando le dita!). In realtà, l’idea generale era quella di aspettare di aver fuori il terzo disco, ma stiamo valutando le offerte in questo momento, se ci sono delle situazioni interessanti (come per le date di aprile) non ci tireremo assolutamente indietro!”.

GRAZIE PER IL TUO TEMPO. A TE LA CONCLUSIONE, SE HAI ALTRO DA AGGIUNGERE – ULTERIORI NEWS O COMMENTI – QUESTO SPAZIO È TUTTO TUO!
“Grazie a te e a Metalitalia.com per il supporto! Volevo aggiungere che a breve dovremmo iniziare le riprese del video di ‘Everything I Painted You’ e invitare tutti ad ascoltare le anteprime dei pezzi dell’EP (disponibile in streaming sia su YouTube che sul nostro MySpace) e a supportare al musica underground (magari visitando il nostro nuovo store online http://edenshade.bigcartel.com), sia live che acquistando i CD… senza il supporto di chi ascolta musica tantissime band e tanta buona musica sono destinati a morire semplicemente per mancanza di fondi!”. 

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