EDENSHADE – La forza della determinazione

Pubblicato il 10/07/2006 da


Sono ancora una band giovane, ma di cose da dire ne hanno già parecchie. Nel 2003 gli Edenshade pubblicarono “Ceramic Placebo For A Faint Heart”, uno dei migliori album partoriti dal panorama estremo italiano negli ultimi anni; un lavoro di progressive death metal di caratura “mondiale” – sia per personalità nel songwriting che per qualità dei suoni – che fece ottenere loro recensioni entusiastiche e commenti positivi su tutta la stampa specializzata. Ma gli Edenshade evidentemente amano le sfide, dato che il nuovissimo “The Lesson Betrayed” basa la sua forza su un sound parzialmente rinnovato, fatto di ritmiche e riff nevermoriani, melodie alla Pain Of Salvation e spericolati esperimenti vocali. Se sia questa la strada più remunerativa per il gruppo lo decideranno soltanto i dati di vendita, ma dal punto di vista artistico gli Edenshade dimostrano di non accontentarsi e di non voler andare affatto “sul sicuro”. E’ stato il chitarrista e leader Stefano Wosz a rispondere a tutti i nostri interrogativi…


CIAO STEFANO, BENTORNATI! “THE LESSON BETRAYED” È FINALMENTE STATO PUBBLICATO… COME AVETE VISSUTO QUESTI ULTIMI MESI? SO CHE IL DISCO ERA PRATICAMENTE PRONTO DA DIVERSO TEMPO!
“Ciao Luca! Esatto: finalmente! ‘the LESSON betrayed’ era pronto da diverso tempo, praticamente da più di un anno: avevamo il master definitivo a fine febbraio del 2005. Gli ultimi dodici-quindici mesi sono stati davvero stressanti, considera che prima non si capiva bene cosa volesse fare Atrheia del nostro disco, visto che, anche se come etichetta aveva chiuso i battenti, l’intenzione era quella di continuare a collaborare come management… i mesi passavano ma non si vedevano passi concreti, dunque alla fine ci siamo messi a cercare per conto nostro, ma con diversi mesi di ritardo! Aggiungi che il periodo che va dall’estate del 2005 fino a pochissimo fa è stato probabilmente il più brutto e stressante della mia vita, con degli enormi problemi che hanno coinvolto la mia famiglia… Diciamo che gli EDENShADE sono stati a rischio scioglimento per davvero un bel po’ di tempo, e sono praticamente rimasti congelati fino all’uscita di ‘Lesson…’. Fortunatamente stiamo raccogliendo i cocci, abbiamo rimesso in moto la band a pieno regime e siamo più carichi ed entusiasti che mai, pronti a presentare al mondo un lavoro in cui davvero credo tantissimo!”.

IL NUOVO ALBUM VIENE PUBBLICATO DALLA MY KINGDOM MUSIC: COME È NATO QUESTO ACCORDO E COME VI STATE TROVANDO A COLLABORARE CON QUESTA INTRAPRENDENTE ETICHETTA?
“Avevo conosciuto Francesco di MKM la prima volta due anni fa, presentandogli un demo/preproduzione di quattro pezzi che subito lo aveva interessato, anche se per contingenze economiche del momento non poteva offrirmi nulla di concreto… ci eravamo comunque ripromessi di tenerci in contatto per vedere se si potesse fare qualcosa insieme in futuro. Quando abbiamo deciso di guardarci intorno per pubblicare ‘Lesson…’ gli ho mandato prima una mail per ‘tastare il terreno’ e a seguire il master… ovviamente il suo parere sulla band e sul nostro lavoro non era cambiato, anzi, con l’ascolto dell’album interno è addirittura aumentato e ci ha offerto di pubblicarlo. Per il momento ci stiamo trovando abbastanza bene, la promozione dell’album sta partendo bene e spero che la collaborazione si riveli proficua da ambo i lati (ride, ndR)! Quello che stavamo cercando, dopo la vecchia esperienza, era qualcuno che lavorasse sull’album a testa bassa e che, senza promettere la luna, cercasse di fare il lavoro passo dopo passo portando risultati concreti… ripeto, per ora le cose vanno bene! Sto insistendo tantissimo con Francesco perché punti a trovare dei buoni agganci per l’organizzazione delle date di supporto all’album, cosa che di fatto per ‘Ceramic…’ non eravamo riusciti a fare, tanto l’unico modo per riuscire a raggiungere più persone possibile è quella di suonare il più possibile live, ed è proprio questo che vogliamo riuscire a fare!”.

A DISTANZA DI CIRCA TRE ANNI DALLA SUA PUBBLICAZIONE, COME GIUDICHI OGGI “CERAMIC…”? NE SIETE ANCORA SODDISFATTI?
“Ovviamente! Adoro ancora quell’album e sono ancora davvero affezionato a quelle canzoni; certo, magari non rispecchiano più il mio modo di comporre attuale, ma sono senza dubbio dei pezzi incredibili, ai quali lego una serie di ricordi di quella fase della mia vita che difficilmente potrei dimenticare… questo dal punto di vista personale. Guardandolo in maniera un po’ più oggettiva, ti posso dire che, molto immodestamente, penso che sia un disco davvero avanti che, se supportato a dovere da un’etichetta ‘potente’, poteva farci avere molte più soddisfazioni delle già tante che ci ha dato, soprattutto all’estero, dove praticamente non è uscito!”.

IL TASTIERISTA MATTEO BELLI HA NEL FRATTEMPO LASCIATO LA BAND ED È STATO SOSTITUITO DA MASSIMILIANO WOSZ. TI VA DI SPIEGARE LE RAGIONI DELLO SPLIT E DI INTRODURRE AI NOSTRI LETTORI IL NUOVO ARRIVATO?
“Ci tengo a precisare che ritengo tutt’ora Matteo come uno dei miei migliori amici, e lo split è avvenuto in maniera più che amichevole! Certo, è un grandissimo bastardo e ci ha lasciato ‘a piedi’, ma questo glielo ripeto tutte le volte che ci vediamo e ormai è abituato a sentirselo dire, dunque lo posso dire anche in sede di intervista (ride, ndR)! A parte gli scherzi, dopo la laurea Matteo si è trasferito un centinaio di km a nord e ha preferito chiudere con la musica, tenendosi i bei ricordi e la soddisfazione di aver contribuito a creare una band che gli ha dato – e alla quale ha dato – tanto, concentrandosi sulla sua vita professionale… tutto qua! La vera fortuna è stata che il tastierista l’avevo in casa! Ufficialmente siamo stati senza tastierista meno di dodici ore, giusto il tempo di tornare a casa e dire a mio fratello che era ‘obbligato’ ad unirsi a noi, altrimenti eravamo finiti! In alcun modo comunque non avremmo potuto trovare sostituto migliore, considera che Massimiliano, a parte la parentela, è da sempre stato una specie di sesto membro degli EDENShADE e fa parte della famiglia (ehm) a partire dalla fondazione del gruppo, e a livello musicale e personale l’intesa era perfetta già da prima che si unisse a noi! Sarebbe stato massacrante cercare qualcun’altro e ricreare l’intesa e l’affiatamento che c’era prima con un ‘estraneo’… gli unici tempi morti che abbiamo avuto, dati dal cambio di line up, sono stati un paio di mesi in cui Massimiliano ha dovuto imparare i pezzi… per il resto eravamo pronti da subito a comporre nuovo materiale e suonare dal vivo!”.

MATTEO ERA ANCHE UNO DEI COMPOSITORI PRINCIPALI DEL GRUPPO: COME VI SIETE TROVATI AD AFFRONTARE IL SONGWRITING SENZA DI LUI?
“Matteo aveva un ruolo fondamentale in fase di arrangiamento e di supervisione nell’assemblaggio dei pezzi. Diciamo che era quello che riusciva a riportarmi sulla terra quando esageravo con robe troppo sperimentali, e soprattutto aveva un gusto incredibile nella scelta delle melodie e dei suoni… senza contare il suo apporto nel lavoro sulle melodie e armonie vocali! Con l’arrivo di Massimiliano le parti di tastiera che già c’erano per alcuni pezzi più vecchi sono state valutate da Massimiliano che, a seconda del suo gusto personale, le ha tenute, riarrangiate, buttate e riscritte ex novo… o magari usate semplicemente come spunto. Di solito un pezzo degli EDENShADE nasce da una serie di idee di chitarra alle quali viene aggiunta la sezione ritmica, e da qui si parte nella definizione della struttura della canzone; le idee base di tastiera e voce vengono inserite sì durante le prove ‘live’, ma molte cose vengono poi definite in fase di registrazione dei pezzi, e con ‘Lesson…’ abbiamo lavorato in questo modo. Avevamo cominciato a fare così anche prima che Matteo se ne andasse… per cui, come ti dicevo, c’erano delle cose pronte – ad esempio per ‘tMesis’ o ‘theY’ – di cui Massimiliano ha fatto suoi alcuni spunti, come, ad esempio, gli archi del ritornello di ‘tMesis’, ed altre che non ci piacevano e che sono state dunque buttate. Il resto è nato tutto in studio durante il lavoro di registrazione!”.

“THE LESSON BETRAYED” APPARE UN PO’ PIÙ DIRETTO DEL SUO PREDECESSORE: LE STRUTTURE SONO LIEVEMENTE PIÙ SNELLE E CERTI RIFF ANCHE MOLTO PESANTI. SEI D’ACCORDO? COME LO DESCRIVERESTI A CHI ANCORA NON LO HA ASCOLTATO?
“Decisamente sì! Diciamo che ‘Lesson…’ è sicuramente più pesante di ‘Ceramic…’ e alla stessa maniera più melodico. Si tratta di un album in cui abbiamo cercato di incasellare molti elementi ricercando comunque in un certo modo la cosiddetta forma canzone, dando un’importanza fondamentale alle melodie ed ai ritornelli delle canzoni, che sono sempre molto melodici e, se mi passi il termine, catchy. Questo cercando di non cadere mai nel banale ed offrendo soluzioni sempre interessanti e stimolanti. A mio parere, ‘Lesson…’ è un album complesso ma allo stesso tempo accessibile, dove se da un lato di può restare spiazzati di fronte alle ritmiche complesse e ‘matematiche’ presenti, dall’altro la melodia resta comunque immediata ed emozionale!”.

C’È QUALCHE BAND O QUALCOSA IN PARTICOLARE CHE VI HA INFLUENZATO DURANTE LA STESURA DI “THE LESSON BETRAYED”? PER QUANTO RIGUARDA LE INFLUENZE MUSICALI, OLTRE ALLE “SOLITE”, MI È PARSO DI UDIRE ECHI DI NEVERMORE E ADDIRITTURA SUBSONICA!
“Secondo me ci stiamo trasformando in una band di metal ‘moderno’ nel senso lato del termine, che sicuramente affonda le proprie radici in un certo tipo di suono – ovvero il death metal – ma che ambisce a diventare un’entità del tutto personale. Sicuramente il metal americano ha avuto un ruolo molto importante, e non ti nascondo che i Nevermore sono sicuramente un nostra grande influenza, sia a livello musicale che nella scelta dei suoni. E lo stesso si può dire, in generale, di tutto il metal ‘moderno’ che c’è in giro ora (non dico nu o new o nuovo per non attirarmi antipatie!): tutti quanti adoriamo, ad esempio, i Korn o gli Slipknot o, chessò, anche gli Ill Nino, e penso che queste influenze si possano in qualche modo sentire all’interno di ‘Lesson…’, unite al tocco europeo e al gusto tipicamente italiano per la melodia. Discorso Subsonica… ci hai beccati, sì, lo ammetto! Io e Lorenzo, in particolare, ma anche gli altri, siamo grossi fan di Casacci & co.: sono una band spettacolare, l’unica che riesce a creare qualcosa di davvero incredibile usando l’italiano, riuscendo ad essere un gruppo mainstream ma mantenendo la dignità degli artisti… davvero grandiosi! Sai, nel vecchio album l’unica parte in italiano che avevamo messo era relegata a ‘Scent of a MidSummerDawn’, ed era figlia delle nostre influenze ‘Novembrine’; in questo disco volevamo provare ad inserire l’italiano in maniera più corposa all’interno del tessuto dei pezzi piuttosto che relegarlo ad un brano comunque già di suo ‘particolare’ come poteva essere ‘Scent…’ e sono davvero soddisfatto del risultato! Certo, in ‘Insect’ Lorenzo assomiglia a Samuel dei Subsonica, ma quando abbiamo composto e registrato quella parte l’abbiamo lasciata consciamente anche perché volevamo, in un certo senso, ‘tributare’ un gruppo che adoriamo… e poi volevamo vedere cosa ci avrebbero detto per quella parte! A parte gli scherzi, ci tengo a precisarlo, non scriviamo mai niente per il mero gusto della sfida o di far vedere quanto possiamo essere bravi o spavaldi nel mettere quello che vogliamo in una canzone… adoro quella parte di ‘Insect’ e la reputo completamente funzionale al fluire del concept e della canzone in particolare. Per tranquillizzare chi non l’ha ascoltata e non creare un ‘caso’: non è un copia e incolla da ‘Microchip Emozionale’! Sono tre righe in italiano con un testo ed una melodia a mio parere costruiti in maniera intelligente, che possono ovviamente rimandare ai Subsonica. Niente di scandaloso, vista tra l’altro la vicinanza della timbrica di Lorenzo con quella di Samuel! E poi è davvero troppo divertente vedere la faccia delle persone che ti dicono: ‘Eh?!?!?!? Ma siete impazziti?!?!?! Ma sembrano i Subsonica!!!!!!’ (risate, ndR)”.

IL DISCO È UN CONCEPT ALBUM: SPIEGACI TUTTO RIGUARDO QUESTA STORIA!
“Allora… da dove cominciare? ‘the LESSON betrayed’ era nato nella mia mente con una storia un po’ più definita di quanto ne possa uscire dalla lettura dei testi, ma poi il lavoro di stesura delle liriche ha portato al risultato che tutti possono vedere e ascoltare in questo momento. In realtà, la ‘storia’ è appena accennata nei testi dell’album, anche perché, in fondo, ruota tutto intorno ad un unico fatto (avvenuto nel ‘day zer0’ citato dai testi) e ai risvolti che questo avvenimento ha sulla mente del protagonista della storia stessa. Tutte le volte che me lo chiedono dico sempre che ‘the LESSON betrayed’ parla del concetto di moralità, di responsabilità e di come, in fondo, tutti noi – se messi nelle determinate condizioni, sotto la giusta ‘pressione’ – possiamo renderci artefici delle peggiori crudeltà, soprattutto nei confronti delle persone che amiamo di più. ‘the LESSON betrayed’ è la storia di un uomo profondamente sicuro di sé, che si trova senza quasi rendersene conto a dipendere completamente da una donna e di come questa situazione lo porti a dubitare di sé e a sentirsi in qualche modo minacciato. Di come la pressione di cui parlavamo sopra ed una contingenza di eventi lo portino a trovarsi in una situazione in cui, commettendo un grosso ‘peccato’, possa in qualche modo liberarsi; di come, con la certezza di restare impunito, si macchi di una crudeltà enorme e di come questo fatto lo distrugga ed il senso di colpa e di responsabilità lo divorino. Le canzoni di ‘Lesson…’ sono il racconto di quanto questa persona si trova a vivere nei giorni successivi alla sua caduta e della sua impossibilità di ritrovare in qualche modo una pace interiore, essendosi reso artefice di qualcosa dalla quale non si può tornare indietro…”.

HO MOLTO APPREZZATO ANCHE LA VESTE GRAFICA DELL’ALBUM. TE NE SEI OCCUPATO TU, STEFANO, SE NON ERRO. COME HAI LAVORATO A QUESTO ASPETTO DEL DISCO?
“Trattandosi di un concept album, volevo che anche la grafica dell’album contribuisse a creare l’atmosfera giusta e portasse l’ascoltatore ad inserirsi meglio nel contesto. Sicuramente volevo un volto di donna, e poi una serie di immagini che riassumessero i punti cardine su cui ruota la storia: il ragno, la bibbia e il crocefisso. Ho cercato un bel po’ prima di trovare l’ispirazione giusta, poi mi sono imbattuto nella foto di quella ragazza ed ho capito subito che era perfetta: i capelli bagnati, lo sguardo triste e rassegnato… da lì in poi il lavoro è stato in discesa!”.

COME VERRÀ PROMOSSO “THE LESSON BETRAYED”? AVETE IN PROGRAMMA DATE LIVE?
“Per ‘Ceramic…’ non siamo riusciti suonare live quanto avremmo voluto… e questo è forse il rimorso più grande legato a quell’album: suonare dal vivo, oltre ad essere un grande divertimento, è il modo migliore per far conoscere la tua musica. Di questo ne siamo fortemente convinti! Stiamo prendendo contatti già da un po’ con i promoter per organizzare delle date di supporto innanzitutto in Italia per la stagione autunnale, per il momento siamo confermati al S-Hammer Metal Fest a Castel Volturno il 26 Agosto con i Sodom!”.

IN ITALIA SI STA INIZIANDO A PARLARE SEMPRE PIÙ DI VOI… HO ANCHE VISTO CHE IL NUOVO ALBUM STA VENENDO ACCOLTO ALLA GRANDE DAI MEDIA. MA COM’È LA SITUAZIONE ALL’ESTERO PER GLI EDENSHADE?
“Altra nota dolente! ‘Ceramic…’, quando è uscito, non ha praticamente avuto promozione al di fuori dell’Italia: Atrheia ha trattato un bel po’ per darlo in licenza ad una grossa etichetta, ma poi alla fine non si è concretizzato nulla. A quel punto gli entusiasmi si erano un po’ sbolliti e praticamente l’album è come se non fosse mai uscito in Germania o in Giappone, ad esempio, dove invece avremmo potuto ottenere dei buoni risultati. L’unica soddisfazione è stato vedere come, nonostante la scarsa reperibilità dell’album, tantissimi siti Giapponesi ci abbiano osannato e come si sia creata una grossa attesa anche per ‘Lesson…’ da quelle parti: se ci fai caso, girando in Internet, le prime recensioni e notizie sul nostro nuovo album arrivavano parallelamente da Italia e Giappone! Il potere dell’underground e del passaparola!”.

TI RICORDI COME TI SEI AVVICINATO ALLA MUSICA E CHE COSA TI HA FATTO INNAMORARE DEL METAL?
“E’ passato tanto tempo! Se vuoi ti posso raccontare come ho scelto di suonare la chitarra! Mio padre da giovane suonava anche lui la chitarra in un gruppo e mi ricordo che – avrò avuto nove o dieci anni – la sua vecchia band si era rincontrata per una ‘rimpatriata’, un po’ come in quella vecchia puntata di ‘Genitori in Blue Jeans’, non so se hai presente, e io mi sono fatto tutto il viaggio di ritorno in macchina abbracciato alla chitarra di mio padre, una Eko molto anni Sessanta che ancora custodiamo gelosamente! Ed è stato proprio su quella chitarra che ho strimpellato le prime note nei mesi successivi: non ti dico che gioia quando ‘credevo’ di riuscire a suonare la parte centrale di ‘Innuendo’ dei Queen (ride, ndR)!”.

QUANDO HAI DECISO CHE VOLEVATE DIVENTARE DEI MUSICISTI? E CHE COSA SIGNIFICA PER TE ESSERLO?
“In realtà, non credo di aver mai ‘scelto’ di diventare un musicista: suonare e comporre fa parte della mia vita da sempre, e penso sia davvero un grandissimo dono… avere la capacità di esprimersi attraverso la musica è una parte essenziale di me, una di quelle cose che definiscono la tua essenza… non riuscirei a pensarmi separato dalla musica! Nell’ultimo anno, in cui per una serie di eventi sono stato costretto a suonare molto meno di quanto avrei voluto e gli EDENShADE era praticamente fermi, sentivo la mancanza ‘fisica’ di sentire le mia dita scorrere sulla tastiera della chitarra: davvero, è realmente difficile da spiegare a parole, suonare mi da un piacere quasi ‘fisico’, è una specie di droga (ride, ndR)!”.

DUBITO RIUSCIATE A VIVERE CON LA VOSTRA MUSICA, QUINDI VORREI SAPERE CHE COSA FANNO GLI EDENSHADE NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI…
“Ovviamente abbiamo tutti dei lavori extramusicali! Io e mio fratello siamo giovani ‘imprenditori’: abbiamo una società di software e ci dividiamo fra sviluppo e consulenze, in più io ho un dottorato di ricerca all’Università di Ancona (sono laureato in Ingegneria Elettronica). Venendo agli altri: Daniele è titolare di un negozio di animali specializzato in acquari e pesci, mentre Roberto e Lorenzo lavorano in due aziende locali, il primo si occupa di mobili su misura mentre il secondo di impianti idraulici.

RICOLLEGANDOCI ALLA DOMANDA PRECEDENTE, VI PIACEREBBE ESSERE DEI MUSICISTI FULL-TIME O PENSATE CHE DIVENTARE TALI VI PORTEREBBE A VEDERE LA MUSICA COME UN LAVORO E AD ESSERE QUINDI MENO ENTUSIASTI NEI SUOI CONFRONTI?
“Meno entusiasti?! Ma magari! Vivere di musica è il sogno di chiunque abbracci uno strumento musicale per la prima volta! Ormai però sono abbastanza ‘grande’ e disilluso da capire che questo traguardo si allontana sempre di più vista la nostra età: per il momento è già un’enorme soddisfazione essere qui a parlare del nostro secondo album!”.

GRAZIE, ABBIAMO FINITO! SE VUOI AGGIUNGERE QUALCOSA, LE RIGHE SOTTOSTANTI SONO PER TE!
“Grazie a te e a tutti i lettori di Metalitalia per il supporto che ci hai e ci avete sempre dato! E veniteci a vedere dal vivo se vi capita!”.

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