EDENSHADE – Made In Eden

Pubblicato il 05/07/2011 da

Non si fermano le novità in casa Edenshade: line up rivoluzionata, una svolta stilistica a 145° ed un nuovo album, ‘Stendhal Got That Close’, che lascerà a bocca aperta fan vecchi e nuovi sono gli argomenti che hanno contraddistinto gli ultimi anni di vita della formazione tricolore, caratterizzata da due soli punti fermi: la costante qualità compositiva e la presenza del mastermind Stefano Wosz, unico sopravvissuto della formazionae originaria. E proprio con quest’ultimo abbiamo scambiato con piacere le proverbiali quattro (beh, in questo caso anche otto…) chiacchere, per fare il punto della situaszione sulla situazione in casa Edenshade e non solo.

CIAO STEFANO, BENTORNATO SU METALITALIA.COM: CI ERAVAMO LASCIATI UN ANNO E MEZZO FA CON L’EP “THE PAPER DAYS” E CI TROVIAMO QUI OGGI CON “STENDHAL GOT THAT CLOSE”, TERZO FULL-LENGTH CHE NE RAPPRESENTA IL PIU’ LOGICO SUCCESSORE… COS’E’ SUCCESSO IN QUESTI 18 MESI E COME MAI UN’ATTESA COSI’ LUNGA, VISTO CHE GRAN PARTE DEL MATERIALE ERA GIA’ IN LAVORAZIONE AD INIZIO 2010?
“Ciao Riccardo! Il tempo è letteralmente volato, io paradossalmente sono soddisfatto della velocità con cui siamo riusciti ad avere l’album fuori! I pezzi di ‘Stendhal Got That Close’ sono stati composti in studio durante il 2009 e parte del 2010; praticamente la preproduzione dell’album è finita a Maggio 2010, da lì in poi, dopo esserci presi qualche settimana di pausa, abbiamo cominciato a pianificare tutto il progetto dell’album. Le registrazioni sono partite ad ottobre, utilizzando come base di partenza le pre-produzioni stesse; nel frattempo ad Agosto e Settembre avevamo lavorato alla foto della copertina e al video di ‘Need’, che è poi stato presentato a fine Gennaio 2011, più o meno in contemporanea con la fase di mastering. Se non ricordo male ho ricevuto la mail di Mika Jussila con il link del master del disco a metà Febbraio; avere il disco nei negozi in questi giorni è stata davvero una corsa contro il tempo! Non essendo dei musicisti professionisti i tempi in studio si dilatano, soprattutto se consideri che le registrazioni di ‘Stendhal Got That Close’ sono state realizzate nelle pause e nei ritagli di tempo tra gli altri lavori che con Enrico Tiberi portiamo avanti al Lullaby Recording Studio”.

IL VOSTRO SOUND, PUR MANTENENDO UN TRADEMARK TIPICAMENTE EDENSHADE, SI E’ EVOLUTO MOLTO NEGLI ULTIMI ANNI: COME DEFINIRESTI OGGI LA VOSTRA PROPOSTA A CHI FOSSE RIMASTO FERMO AI TEMPI DI “THE LESSON BETRAYED”?
“Chi si è fermato a ‘The Lesson Betrayed’ si troverà di fronte una band completamente rinnovata, soprattutto con un cantante e un approccio vocale diverso; in fondo cinque anni sarebbero stati parecchi anche se non avessimo dovuto affrontare tutti i cambiamenti che hanno caratterizzato la band nell’ultimo periodo. Di ‘Lesson…’, che era comunque distante dal nostro debut ‘Ceramic Placebo for a Faint Heart’ forse tanto quanto questo lo è da ‘Stendhal Got That Close’, penso sia rimasto lo stesso approccio ‘emozionale’ alla musica e alle melodie. Il suono di ‘Stendhal Got That Close’ e degli Edenshade di oggi è sicuramente più asciutto e moderno, e si basa su quattro ‘cardini’ fondamentali, se così si possono definire. Innanzitutto il riff: mai come in questo disco abbiamo lavorato per cercare di creare dei riff efficaci, potenti e groovy. Poi le melodie e i ritornelli, ogni pezzo dell’album, nelle nostre intenzioni, doveva infatti essere caratterizzato da un grande riff portante e un grande ritornello. Terzo, l’elettronica: sin dall’inizio, da prima di scrivere una singola nota, l’idea era quella di creare un album dove la componente elettronica della nostra musica fosse ulteriormente sviluppata e presente, portando avanti il discorso iniziato con gli album precendenti. In ultimo, ma non meno importante, l’idea di scrivere un disco di ‘canzoni’, che avessero tutte una loro identità e personalità, e fossero snelle e asciutte. La durata stessa dell’album, come anche tu hai notato, è molto contenuta, ed è forse un po’ in controtendenza con quanto succede adesso, dove escono dischi con 13-14 canzoni e che arrivano a durare più di un’ora. Senza nascondersi dietro un dito, avremmo potuto benissimo ‘grattare’ almeno una decina di minuti extra senza particolari problemi, raddoppiando qualche ritornello o magari aggiungendo un paio di assoli di chitarra: se ci pensi la stessa ‘Need’ a tutti gli effetti è formata da due strofe, due ritornelli, un micro-bridge e una coda… Quello che volevo ottenere però è che ciascuna nota, ciascun passaggio dell’album, fosse valorizzato al punto giusto dall’ascoltatore: in questo modo ‘Airplanes And Her’ diventa per forza di cose, ad esempio, un punto importante della scaletta del disco, o comunque una ‘canzone’ a tutti gli effetti, senza rischiare di passare per un riempitivo”.

A QUESTO PROPOSITO, SEI PIU’ PREOCCUPATO PER COME REAGIRANNO I VECCHI FAN O PIU’ CURIOSO DI VEDERE QUANTI NUOVI VERRANNO IN CONTATTO CON LA VOSTRA PROPOSTA? O, PIU’ SEMPLICEMENTE, SEI SODDISFATTO A PRESCINDERE DA QUELLO CHE SARA’ IL GIUDIZIO DI PUBBLICO E CRITICA?
“‘Stendhal Got That Close’ è senza ombra di dubbio l’album di cui sono più soddisfatto in assoluto nella nostra discografia, e non lo dico perché è l’ultimo, e devo convincere qualcuno a comprarlo (risate, ndA). E’ intanto il primo album completo dove c’è la mia voce a cantare le mie canzoni, e dunque anche solo per questo è quello che in un certo senso sento più mio. Questo disco poi, molto più degli altri, per la prima volta nasce da un progetto unitario e completo, a partire dalle canzoni, dalle preproduzioni, dalle scelte dei suoni fino all’artwork e al video di ‘Need’: ogni cosa è stata focalizzata ed è parte di un quadro generale che rende tutto quello che gira intorno al disco come parte di un’esperienza unica. Dal punto di vista del tipo di reazioni che potrà avere tra il pubblico e gli addetti ai lavori… direi che forse più che impaurito o preoccupato, sono curioso ed impaziente, tanto sono convinto del valore di ‘Stendhal Got That Close’. Fortunatamente le prime reazioni sono state molto incoraggianti e le recensioni che sono uscite vanno tutte dal ‘molto buono’ allo ‘stupefacente’, dunque fortunatamente il disco sembra stia piacendo parecchio in giro (e la cosa mi rende felice come un adolescente al suo primo demo!). Certo, ho letto in qualche forum, dopo l’uscita di ‘Need’, che qualcuno rimpiangeva il cantato growl, o comunque la componente death metal del nostro sound, ma sicuramente fa parte del gioco! Se posso confessarti un particolare, l’unica cosa che mi impauriva un po’ era quale sarebbe stata la reazione alla mia voce: in fondo, in un album come questo, la voce riveste un ruolo importate, ed essere alla mia prima esperienza dietro al microfono per un full length era di sicuro una bella sfida!”.

MI HA MOLTO INCURIOSITO IL TITOLO DELL’ALBUM, PARTICOLARMENTE ADATTO, INSIEME AL COVER ARTWORK, AL CONTENUTO DEL DISCO…MA QUAL E’ IL SUO VERO SIGNIFICATO, HA QUALCOSA A CHE FARE CON LA FAMOSA SINDROME?
“Il titolo del disco è una delle cose di cui sono più soddisfatto, proprio perché, come dici, riesce a sintetizzare il contenuto del disco, a generare curiosità in chi lo legge e a rendere il disco subito ‘unico’ e identificabile, vista la sua particolarità. E’ una frase che da sola ti fa subito chiedere a cosa si stia riferendo, che però in parallelo sintetizza un certo feeling che pervade le canzoni e i testi dell’album. L’idea per il titolo è stata quasi una folgorazione: stavo cercando una parola che fosse un termine inusuale, qualcosa che rimandasse al fatto che gli Edenshade sono una band italiana e che ovviamente potesse ‘raccontare’ ciò che conteneva il disco. Da niente mi è venuta in mente la parola ‘Stendhal’ e, dopo pochi istanti in cui la ripetevo tra me e me cercando di inserirla in frase, è venuto fuori il titolo. Era assolutamente perfetto: la sindrome di Stendhal è una sindrome psicosomatica e si manifesta in un attacco di panico che colpisce chi, spesso turisti stranieri, è sopraffatto dalla bellezza delle opere d’arte di Firenze e non riesce sopportarne la ‘potenza’. La mia mente ha cominciato a viaggiare, ed ho immaginato qualcuno che pensasse ‘E se Stendhal in realtà non avesse ben capito come funziona questa cosa? E se il panico, il meccanismo scatenante, non fosse esattamente quello che Stendhal ha delineato?’ in altre parole: e se ‘Stendhal ci fosse arrivato vicino’? Le sensazioni di tensione emotiva, di panico di fronte alla bellezza erano perfette per descrivere il senso e la drammaticità dei testi del disco; da lì in avanti l’idea un po’ ‘cinematografica’ che era alla base del titolo è stato il traino che ci ha consentito di dare ancora di più unitarietà al progetto, dall’artwork fino al video ad esempio”.

VISTO CHE ORA SVOLGI IL DOPPIO RUOLO DI CANTANTE E CHITARRISTA, QUALI SONO STATE LE DIFFICOLTA’ MAGGIORI CHE HAI RISCONTRATO MUOVENDOTI PER LA PRIMA VOLTA DIETRO AL MICROFONO? E COME TI SEI “PREPARATO” PER ENTRARE NELLA PARTE?
“Quando stavo lavorando con Enrico a ‘The Paper Days EP’, il fatto che fossi io a cantare non era assolutamente previsto. Ho cominciato a cantare realmente per caso, semplicemente perché avevamo delle basi pronte e volevamo appuntare delle idee di come avrebbero dovuto essere le linee vocali. Le vere difficoltà forse arriveranno dal vivo: in studio è tutto più semplice, ci si può risposare, si può rifare quello che non è venuto bene…per cantare dal vivo bisogna essere dei cantanti ‘veri’ e io sono solo all’inizio, ma la sfida mi affascina.  Ho preso delle lezioni di canto per impostare la voce, mi sto esercitando e ti devo confessare che è davvero divertente, perché in realtà è un mondo completamente nuovo per me, se vuoi un nuovo inizio. Questo per quello che riguarda il lato ‘tecnico’ della cosa. Per quanto riguarda il fattore ‘emotivo’, cantare i propri testi e le proprie canzoni è incredibilmente appagante, le prospettive cambiano completamente, anche a livello compositivo”.

AVETE GIRATO UN BEL VIDEO PER IL PRIMO SINGOLO ESTRATTO, “NEED”, DAL TAGLIO MOLTO CINEMATOGRAFICO… IMMAGINO SIA MERITO DEL VOSTRO NUOVO CHITARRISTA MARCO, IMPEGNATO CON I VIDEO OLTRE CHE CON LA MUSICA, E COSI’?
“Esatto, anche se in realtà temporalmente le cose sono andate diversamente: Marco è diventato il nuovo chitarrista degli Edenshade dopo aver lavorato al video di ‘Need’! Conosco Marco da quando suonava nei Dynamic Lights, band prog che aveva fatto uscire un album più o meno in contemporanea al nostro debut.
Ormai possiede uno studio di produzione video e, quando ho scoperto di cosa si occupasse, avevo cominciato a parlare con lui dell’idea di realizzare un video. La cosa era rimasta nel cassetto per un po’, fino a che, dopo che ha visto lo scatto che avevamo realizzato per la copertina dell’album, abbiamo deciso di girare nello stesso setup. Avevo provato a spaventarlo, dicendogli quanto fossi rompiballe e maniacale quando si tratta degli Edenshade, ma alla fine la collaborazione è andata a gonfie e si è appassionato al progetto tanto da entrare nella band ed aiutarmi a ricostruire una lineup per suonare live. Considera infatti che al tempo, Settembre 2010, non esisteva una vera e propria lineup degli Edenshade: nonostante Enrico avesse lavorato con me alle canzoni, non sarebbe stato in lineup ‘ufficiale’, per cui in pratica nel video ci sono soltanto io perché, essenzialmente, quella era la lineup al momento delle riprese!”.

ANCHE IL NUOVO ALBUM ESCE PER LA CASKET MUSIC: SIETE RIUSCITI A TROVARE IN LORO UN SUPPORTO SUFFICIENTE PER RIENTRARE DALLE SPESE OPPURE, VISTO LO STATO IN CUI VERSA IL MERCATO DISCOGRAFICO, NON C’E’ SPERANZA PER CHI NON HA ALLE SPALLE UNA GROSSA MAJOR?
“A domanda diretta, risposta diretta: no, non c’è alcuna speranza (risate, ndA). Non che prima ce ne fossero di più, ma ormai il fiorire delle etichette indipendenti e il download selvaggio hanno riportato paradossalmente le lancette indietro di vent’anni, quando non c’era tantissima musica indipendente.
Se ci pensi bene, negli ultimi anni escono sempre meno demo, e sempre più dischi autoprodotti o licenziati da etichette che, paradossalmente, a volte non sono nemmeno distribuite. In pratica si è tornati a quando c’erano i demo e le major, solo che ora i demo sono i dischi delle label indipendenti. Aggiungi a questo il download illegale, che ha donato a tutti distribuzione immediata con il solo piccolo inconveniente di non dare nessun tipo di supporto al produttore della musica. Anche solo una decina di anni fa, se leggevi su Metalitalia.com la recensione di una band interessante, o magari ascoltavi il sampler allegato a una rivista, andavi in un negozio, o al massimo ordinavi l’album in un mailorder. Visto il sovraffollamento di uscite che ci sono adesso, spesso neanche volendolo è possibile reperire un CD, e l’utente medio in parallelo si trova di fronte migliaia di siti che con un click possono farti avere il disco in qualità perfetta nell’hard disk in pochi minuti. E’ un modello che fa perdere in partenza. Giusto per farti un esempio, ‘Stendhal Got That Close’ doveva essere già nei negozi da qualche giorno, ma per dei disguidi pratici sarà nei negozi solo dalla prima settimana di Luglio. Beh, il 13 Giugno, se cercavi ‘edenshade stendhal’ su Google, venivano fuori almeno tre pagine di risultati di siti russi che te lo proponevano in download pirata. Chi mai può aver voglia di aspettare? Magari intanto scarica per ascoltare, anche intenzionato a comprare l’originale, ma poi il tempo passa, ci sono altre mille uscite… come ho detto più di una volta, il problema è che ormai il sistema sta collassando, non c’è un mercato interessato a pagare la musica, e senza soldi non si fa niente, non si producono album, video, artwork, non si fanno tour…”.

MOLTI GRUPPI ORMAI HANNO SCELTO LA STRADA DEL DO IT YOURSELF, SPESSO AVVALLATA DALLA DISTRIBUZIONE SOLO DIGITALE, PUNTANDO QUINDI TUTTO SUL FRONTE LIVE: IL FUTURO DELLA MUSICA E’ IN QUESTA DIREZIONE OPPURE, COME ADDETTO AI LAVORI E ASCOLTATORE, RESTI LEGATO AL FORMATO TRADIZIONALE?
“Un po’ entrambi, io continuo a comprare CD, anche se poi, in realtà, ascolto solo MP3 dal mio iPhone: ormai praticamente i dischi che compro li apro al massimo una volta per riversarne il contenuto in digitale. Per rispondere in parte anche alla domanda di prima: Casket, e molte altre etichette indipendenti, sono a tutti gli effetti dei DIY. Non garantiscono quasi nulla di promozione, a volte nemmeno la stampa e nei casi peggiori nemmeno la distribuzione; il nostro contratto con Casket è un buon compromesso, ed è per questo che usciamo con loro, però tanto del lavoro di ‘marketing’ sulla band per l’Italia ad esempio lo gestisco direttamente io, mentre per UK ed il resto d’Europa lavoriamo con un ufficio stampa esterno. Il live è sicuramente la nuova/vecchia via, bisogna sudare su un palco per farsi conoscere e magari vendere CD e merchandise. Il problema è che però, alla fine, si torna sempre al punto di partenza: i soldi. Per lanciare la carriera di una band, servono investimenti: le venues non si riempiono solo col passaparola, le date non si ottengono solo chiamando un locale. Gli slot di spalla nei tour o nei festival importanti costano denaro, ed è inutile spendere svariate migliaia di euro per suonare di spalla agli In Flames per esempio, se poi il tuo disco non si trova nei negozi degli stati dove hai suonato e se non hai un ufficio stampa che sia in grado di amplificare la risonanza mediatica della tua presenza in quel tour. Bisogna investire parecchio denaro nel costruire un impianto promozionale costante nel tempo, che permetta a una band di far conoscere la propria proposta. Il tutto chiaramente al netto di una proposta vincente.
Come per dire: se hai un ottimo album, una band che dal vivo spacca e ha una buona immagine, il successo che otterrai sarà semplicemente un multiplo di quanti soldi sei disposto ad investire. E le uniche aziende in grado di fare questo sono le etichette major, che facendo questo per lavoro, individuano le proposte secondo loro vincenti e hanno i fondi per investire in maniera corretta per dare una chance”.

ORA CHE LA LINE UP SI E’ ASSESTATA CON L’INGRESSO IN PIANTA STABILE DEI NUOVI ELEMENTI, SIETE UFFICIALMENTE PRONTI PER UN TOUR DI SUPPORTO AL NUOVO DISCO?
“Dopo tutte le premesse di prima? Beh ovviamente si (risate, ndA)! Stiamo discutendo proprio in questi giorni di fare un mini tour in UK a Settembre e qualche data in Italia al nostro ritorno, giusto per riprendere mano con il palcoscenico. Sono abbastanza scaramantico in queste cose, non dico altro perché finché le cose non si sono concretizzate, finché non sono sul palco a suonare, può succedere di tutto! Però si, sembra che le cose stiano prendendo una buona piega anche da quel punto di vista, stiamo provando la scaletta e sto parlando con dei promoter, dunque se anche le date non fossero quelle a cui mi riferisco, sicuramente ce ne saranno altre!”.

COME SI E’ SVOLTO IL SONGWRITING DEL NUOVO ALBUM ALLA LUCE DEI NUOVI CAMBI DI LINE UP? I NUOVI ENTRATI HANNO AVUTO MODO DI METTERE MANO AI PEZZI OPPURE ERA GIA’ STATO TUTTO PREDISPOSTO DA TE ED ENRICO?
“Il nuovo album è stato composto in studio tra il 2009 e la prima metà del 2010 da me ed Enrico. Era in assoluto la prima volta che componevo un album direttamente in studio e devo dire che l’esperienza è stata davvero fantastica: la costruzione dei pezzi avveniva contestualmente alla registrazione dei provini, dunque qualsiasi idea veniva registrata, provata e ‘rivoltata’ avendo sempre sotto mano quello che sarebbe diventato il risultato finale (o comunque qualcosa che gli si avvicinava parecchio!) e sicuramente questo a contribuito non poco a focalizzare i nostri sforzi. La collaborazione con Enrico è stata davvero fruttuosa e artisticamente stimolante; considera che di solito per quanto riguarda le canzoni della band sono molto restio a far mettere mano sulle mie cose a qualcun altro, ma Enrico, oltre a co-produrre l’album con me e curare la maggior parte dell’elettronica, ha contribuito addirittura con un paio di riff di chitarra! Se me lo avessi detto qualche anno fa avrei gridato all’eresia (risate, ndA). Però tutto questo è sicuramente un segnale forte di quanto la collaborazione abbia funzionato; alla fine abbiamo addirittura inserito in scaletta un pezzo la cui musica è stata scritta completamente da lui (‘Airplanes And Her)’, proprio in virtù del fatto che mi faceva piacere che mettesse qualcosa di suo nell’album, tanto importante era stato la nostra collaborazione su questo disco. Alessandro Vagnoni e Andrea Massetti hanno contribuito in maniera importantissima registrando delle parti di basso e batteria davvero fantastiche, e sono davvero convinto che molto della resa dell’album sia dovuto anche alla loro partecipazione. Marco Poderi si è aggiunto in lineup praticamente alla fine delle lavorazioni, ha registrato un po’ di chitarre ritmiche e anche se mi avrebbe fatto piacere avere una sua presenza ancora maggiore nell’album, ormai era davvero quasi tutto pronto, e non avrebbe avuto senso ri-registrare parti che erano già concluse. Quando, alla fine del mixaggio, mi sono ritrovato a riascoltare tutto prima di mandarlo ai Finnvox per il master, mi sono reso conto davvero di quanto questo album, che all’inizio si stava configurando come una specie di mio ‘album solista’, si fosse trasformato nel lavoro di una band dove la personalità dei musicisti coinvolti andava ad arricchire l’insieme”.

SO CHE TU ED ENRICO LAVORATE ANCHE IN VESTE DI PRODUCER PRESSO I LULLABY RECORDING STUDIO: HAI QUALCHE NOME CALDO DA SEGNALARCI TRA QUELLI TRANSITATI DALLE VOSTRE PARTI DI RECENTE E, IN GENERALE, IN QUALE VESTE TI TROVI PIU’ A TUO AGIO TRA QUELLA DI MUSICISTA E PRODUTTORE?
“Si il Lullaby sta andando a gonfie vele, stiamo lavorando parecchio ed i risultati ci stanno dando parecchie soddisfazioni. Fare il musicista e fare il produttore sono due cose completamente diverse, lavorare alla propria musica significa esprimere se stessi, mentre produrre la musica altrui significa aiutare a il musicista che hai di fronte ad esprimersi al meglio. Sono due lavori completamente diversi ma altrettanto divertenti e stimolanti: tempo fa parlavo con Enrico proprio di come ciascuna band che passasse dal nostro studio diventasse, per tutto il tempo del lavoro, la nostra ‘band preferita’. Quando ti trovi a produrre un album, al di là degli aspetti tecnici, devi riuscire a trovare un canale ‘emotivo’ con la persona che hai di fronte, capire quello che vuole esprimere ed aiutarlo a farlo al meglio. Devi essere un po’ psicologo, un po’ padre e un po’ cattivo a volte, cercando di tenere il morale alto, far sentire a suo agio chi hai di fronte e comunque, alla fine, portare a casa il risultato! Non c’è niente di più appagante, ad esempio, di riuscire a far cantare un cantante meglio di quanto credeva potesse fare – e vale per i cantanti in particolare ma, in generale, per tutti i musicisti – l’unico modo che hai per farlo è convincere la persona che hai di fronte a mettere la sua arte nelle tue mani e farlo fidare ciecamente di te. Quando succede questo si ottengono sicuramente i risultati migliori! Riguardo qualche nome caldo…beh, tutte le band che passano dal nostro studio sono sicuramente fantastiche, ovvio! Se ti devo consigliare due nomi, ti segnalo le due band su cui stiamo lavorando in questi giorni. Stiamo chiudendo il mix del debut album degli Over Dead In Over, death metal molto tecnico e moderno: è stato un lavoro lunghissimo ma il risultato è davvero fantastico. In parallelo, cambiando completamente genere, abbiamo appena iniziato le registrazioni del debut album dei Design, band di rock alternativo e elettronico con alla batteria Roberto Cardinali, il batterista ‘storico’ degli Edenshade. Ci stiamo divertendo a sperimentare parecchio anche con le tecniche di registrazione, e, cosa non da poco, hanno in mano un lotto di canzoni davvero vincenti. Sono sicuro sarà un gran disco!”.

BENE STEFANO, E’ TUTTO: GRAZIE PER ESSERE STATO CON NOI E A TE LE ULTIME BATTUTE…
“Grazie a te e a Metalitalia.com per tutto il supporto che ci date da sempre, e a tutti coloro che sono arrivati a leggere fino a qua questa intervista! Sono davvero logorroico quando mi ci metto, soprattutto quando si tratta di parlare di music business, mercato e argomenti paramusicali! Ah dimenticavo di farmi un po’ di pubblicità! Posso? Supportate la musica indipendente, ascoltate il nostro album, veniteci a vedere dal vivo dopo l’estate e comprate una copia di ‘Stendhal Got That Close’. nel nostro store su Facebook http://bitly.com/kooxx2, nei negozi o su iTunes!”.

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