EDENSHADE – Quando il progressive diventa estremo!

Pubblicato il 24/07/2003 da

Ed è giunto il momento anche per l’intervista agli Edenshade, band nostrana che, se avete letto con attenzione Metalitalia.com negli ultimi tempi, conoscerete di sicuro per via del suo fenomenale debut album! Per quest’occasione abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con addirittura due membri della band: il chitarrista e principale compositore Stefano Wosz e il tastierista Matteo Belli. Prima di lanciarvi nella lettura di questa lunga intervista vi invito di nuovo caldamente a non lasciarvi sfuggire il loro “Ceramic Placebo For A Faint Heart”, un disco che non potrete fare a meno di amare se vi nutrite di ‘extreme progressive metal’ (ovvero se ascoltate con piacere band quali Dark Tranquillity o Dream Theater!). La scena italiana sta crescendo alla grande e gli Edenshade ne sono l’ennesima conferma!

VI ANDREBBE DI RIASSUMERE BREVEMENTE LA STORIA DELLA BAND PER CHI NON VI CONOSCE ANCORA?
Stefano:
“Ci siamo formati nel 1998 dopo che io mi ero unito alla vecchia band di Lorenzo e Roberto: le cose fra di loro già non andavano bene e dopo poco noi tre abbiamo deciso di proseguire per la nostra strada. Tramite un annuncio ci siamo imbattuti in Matteo e da lì si può dire che siano nati gli edensHade…. Con i bassisti abbiamo avuto sempre un po’ di problemi e ne abbiamo cambiati due, uno per ciascun demo, prima di trovare Daniele col quale abbiamo registrato ‘Ceramic Placebo for a Faint Heart’. Prima del nostro debut, come dicevo, abbiamo registrato due demo, ‘Shades of Duality’ (ancora un po’ immaturo ma comunque fondamentale per iniziare a farci conoscere) e ‘Love Injuring Criteria’ che ha contribuito a definire il nostro stile e ha ricevuto riscontri molto positivi praticamente ovunque. Il resto è storia abbastanza recente: la registrazione del disco, il contratto con l’Atrheia e la pubblicazione dell’album!”.

QUALI RITENETE CHE SIANO LE VOSTRE MAGGIORI INFLUENZE? A ME VENGONO IN MENTE DARK TRANQUILLITY E DREAM THEATER…
Stefano:
  “Sicuramente i due nomi che hai citato sono fondamentali, sono due dei miei gruppi preferiti in assoluto, e la definizione che abbiamo sempre dato del nostro suono (‘extreme progressive metal’) è riconducibile in buona parte a loro; se però vuoi una lista dei gruppi che ritengo fondamentali nella mia crescita/formazione artistica le cose si complicano! Davvero, ascolto parecchie cose di estrazione diversa (anche se in prevalenza metal, è ovvio), diciamo che mi piacciono tutti quei gruppi che riescono a trasmettere emozioni forti con la loro musica e comunque non riesco ad ascoltare dischi che non contengano melodia in dosi massicce… in ordine sparso direi che fra i gruppi che ultimamente ho apprezzato parecchio ci sono Nevermore, Pain of Salvation, Korn, Moonspell, Linkin Park, Novembre, In Flames, System of a Down, Katatonia, Placebo, Opeth, Gardenian, Labyrinth… senza contare i grandi gruppi storici, Megadeth e Metallica in testa!”.

COME E’ NATO “CERAMIC…”? VOLETE PARLARCI DELLA FASE DI SONGWRITING, DELLE REGISTRAZIONI, ETC.?
Matteo: “I brani che compongono il disco sono stati composti nell’arco di due anni. Alcuni, infatti, sono tratti direttamente dal nostro secondo demo, mentre altri sono stati composti nei mesi seguenti, fino a che non abbiamo deciso di registrare l’album. Negli anni il metodo compositivo è cambiato parecchio. Agli albori della band ci ritrovavamo in sala prove ed ognuno portava qualche idea (un riff, una melodia, un arrangiamento); in breve assemblavamo il tutto e così nasceva un nuovo brano. Questo portava a canzoni prive di struttura, quasi un’accozzaglia di riff tra loro molto diversi e, a posteriori, potrei dire immature. Pian piano, poi, l’esigenza di una maggiore compattezza dei nostri brani ha coinciso con il sempre maggiore contributo di Stefano alla base della composizione. Oggi è lui che scrive la maggior parte del materiale e il lavoro in sala prove consiste soprattutto nella strutturazione del brano e nell’arrangiamento. Così ognuno può portare il proprio contributo allo stile degli edensHade, ma la musica che scaturisce è caratterizzata da una precisa identità. Non si tratta di una semplice commistione di stili diversi, ma di un’unica sostanza che deve la sua esistenza a numerose fonti: il progressive, il death metal, il pop, l’elettronica…”.
Stefano: “Le registrazioni sono state abbastanza stressanti, considera che abbiamo deciso di registrare quando ancora non sapevamo che il disco sarebbe uscito per Atrheia, avevamo un contratto con la Negatron, una piccola label che ci avrebbe pubblicato il disco, a patto che ovviamente ci fossimo pagati le recording session da soli. La situazione era il classico rischia-tutto, tirare fuori un bel po’ di soldi di tasca nostra come abbiamo fatto si può fare una volta sola: se le cose non fossero andate bene difficilmente avremmo avuto i soldi per poterci riprovare nel futuro. Così avevamo un budget non elevatissimo (anche se comunque buono) e l’esigenza di uscire con un prodotto il più possibile “perfetto” dal punto di vista della produzione… le premesse c’erano tutte, Peppe e Massimiliano sono dei grandi professionisti ma gli inconvenienti si sono sommati di continuo ed i tempi si sono allungati a dismisura, con lo stress che cresceva esponenzialmente visto che ad un certo punto i soldi sarebbero finiti! Considera inoltre che il risultato di tutto ciò è stato un primo mix completamente da rifare causa stress (che super Giuseppe ha risolto alla grande dopo qualche settimana) ed una fase di mastering curata da me personalmente in piena crisi da maniaco perfezionista…! Sono esperienze che temprano! Comunque a parte tutte le pressioni lavorare di nuovo con Giuseppe e Massimiliano è stato fantastico loro si sono dimostrati ancora dei grandi!”.

SIETE SODDISFATTI DEL RISULTATO FINALE O CAMBIERESTE QUALCOSA?
Stefano:
“Dopo tutte le peripezie che ti ho raccontato? Oramai direi di sì! Anche perché ogni volta che ascolti qualcosa su cui hai lavorato per così tanto ed in maniera così maniacale ogni tanto ti accorgi di qualche micro-dettaglio che si scosta un po’ dalla perfezione che avevi in mente… ad un certo punto bisogna fermarsi!”.

COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LA ATRHEIA RECORDS? SIETE SODDISFATTI DELLA VOSTRA SITUAZIONE CONTRATTUALE?
Matteo:
“Onestamente credo che non potremmo ritenerci più soddisfatti! L’Atrheia Records, infatti, al momento è una delle più interessanti e attive etichette italiane, e ne è testimonianza l’elevatissimo standard qualitativo delle band che ha sotto contratto. Vedere il nostro nome accanto a quello dei vari Vision Divine o Warlord è per noi un onore, e anche il lavoro a livello di promozione e distribuzione che la label sta facendo per il nostro disco mi sembra eccellente. Siamo in contatto con l’Atrheia sin dai tempi del nostro primo demo, quando ricevemmo da parte loro una lettera di complimenti che ci invitava a sottoporre loro nuovo materiale, quando l’avremmo registrato. Dopo l’uscita del secondo demo l’attenzione della label nei nostri confronti è ulteriormente cresciuta, fino al momento in cui, dopo aver ascoltato ‘Ceramic…’, siamo stati messi sotto contratto. L’unica piccola remora è il ritardo con cui siamo riusciti a pubblicare il cd: tra le registrazioni e l’uscita è passato più di un anno, ma penso proprio che sia valsa la pena di attendere un po’, visto l’ottimo trattamento che stiamo ricevendo ora da parte della nostra etichetta”.

VI ANDREBBE DI FARE UN BREVE TRACK BY TRACK DEL DISCO?
Stefano:
‘The Pathology of Incest’: è un’ottima opener per il disco, il pezzo con la struttura più semplice e probabilmente quella con il ritornello più catchy. Dal vivo rende tantissimo e se non ricordo male è l’ultimo pezzo che abbiamo scritto per il disco.
‘A Fact of Egoism’: era presente anche sul nostro secondo demo, è stato il  primo pezzo in cui abbiamo provato a scrivere cercando di fare attenzione a mantenere in mente la forma canzone (strofe, ritornelli…) e da questo punto di vista ha rappresentato un punto di svolta nel nostro modo di comporre.
_: il terzo pezzo, senza titolo, è un interludio di pura elettronica… adoro lavorare agli arrangiamenti e ai suoni in queste parti. Piccola curiosità: nelle nostre intenzioni avrebbe dovuto contenere dei sample tratti dal film “Canone Inverso”, abbiamo però poi rinunciato per non dover incappare in problemi di copyright”.

Matteo:
‘Unreasonable Heartbeating Diminuendo’: è una track con un’apertura molto violenta ma che sfocia poi in uno dei ritornelli più melodici dell’intero cd. E’ una canzone contraddistinta da continui cambi di umore, con una potente progressione centrale che ad alcuni ha ricordato addirittura i SymphonyX”.

Stefano: 
‘The Inconstancy of April’: è anch’esso un pezzo che viene dal demo, con una struttura un po’ più complessa delle altre, passa da momenti molto intimi con chitarre acustiche e piano a sfuriate molto veloci… sicuramente un pezzo molto poetico al quale tengo molto”.

Matteo:
‘The Elegant Curse of Undestanding’: inizia con un loop di batteria elettronica, il quale si ripresenta altre volte durante il pezzo. Il ritornello ha un arrangiamento quasi anni ’80, mentre nella parte centrale si sfocia in una serie di assoli che ricordano il blues.
‘Some Pain we Shared’: è una riedizione di ‘A Particular Shade Of Bliss’, canzone presente in ‘Love Injuring Criteria’. Abbiamo deciso di modificarla perché era un pezzo troppo lungo e con una struttura troppo dispersiva. In questo modo suona molto meglio, e per suggellare la sua nuova veste abbiamo scritto anche un nuovo testo.
part2: è la coda di ‘Some Pain We Shared’, ed è un riarrangiamento piuttosto minimale della versione presente nel secondo demo. Un momento di riflessione che introduce nella parte finale del cd”.

Stefano:
‘Stigma.9’: è il pezzo più moderno del disco, con un ritornello a mio parere veramente bello e che mette in mostra una delle nostre caratteristiche fondamentali, cioè il terminare le canzoni con delle aperture melodiche ariose e crescendo emozionali.
‘Scent of a MidSummer Dawn’:  è il pezzo più atipico dell’album, una canzone lenta e molto malinconica che chiude l’album, con addirittura una parte del testo in italiano… l’utilizzo dei sample è il nostro tributo a Kevin Moore ed il suo genio!”.

I TESTI, COME IL TITOLO DELL’ALBUM, MI HANNO MOLTO INCURIOSITO: DI COSA PARLANO? SI TRATTA DI UN CONCEPT ALBUM?
Stefano:
“Anche se non si tratta di un concept i testi dell’album comunque ruotano tutti intorno più o meno allo stesso concetto, quello dei rapporti interpersonali: il modo in cui ci rapportiamo con le persone che amiamo, ciò che diciamo, le decisioni che prendiamo o siamo costretti a prendere influenzano costantemente la nostra vita e quella degli altri. Spesso le nostre scelte possono causare la sofferenza altrui, o a volte non si ha il coraggio di essere totalmente onesti con chi abbiamo di fronte… le mie liriche sono fotografie di istanti focali in cui ci si trova ad un punto di svolta nel definire i rapporti con qualcuno e, di conseguenza, con il proprio io.
‘Ceramic Placebo for a Faint Heart’ si ricollega in parte al testo di ‘The Pathology of Incest’: nel rapporto fra due persone si è costretti a donare una parte di se stessi e ciò ci rende vulnerabili. A volte non si ha il coraggio, per quanto si possa amare qualcuno, di portare il proprio rapporto ad un livello ‘più elevato’ accettando di fidarsi completamente dell’altro/altra e si distrugge tutto. Il placebo di ceramica è la fragile ipocrisia della quale ci vestiamo quando ci troviamo di fronte alle bugie che raccontiamo per sentirci più forti”.

IL DISCO E’ STATO COMPLETATO DA PIU’ DI UN ANNO, AVETE GIA’ INIZIATO A COMPORRE I BRANI PER IL PROSSIMO? COME PENSATE CHE SUONERA’ IL VOSTRO PROSSIMO LAVORO?
Stefano:
“A dire la verità il seguito di ‘Ceramic Placebo for a Faint Heart’ è quasi pronto! Abbiamo composto sei nuove canzoni e siamo in fase avanzata di pre-produzione, stiamo registrando delle demo delle nuove canzoni cercando di curare al massimo i dettagli e gli arrangiamenti… Per quello che riguarda le sonorità dei nuovi pezzi, be’, direi che i ‘nuovi’ edensHade saranno di sicuro molto meglio di quelli vecchi! Se da un lato le nuove canzoni sono molto più pesanti, con dei picchi di ‘caos controllato’ molto violenti, dall’altro abbiamo curato al massimo le scelte armoniche e melodiche, giocando parecchio con accordi diminuiti e dissonanze: ogni singolo istante, anche il più teso o tecnicamente intricato, risulta comunque incredibilmente melodico, cantabile ed immediato… le nuove canzoni tratteranno di emozioni molto forti, ed i pezzi hanno un sound che rispecchia appieno la drammaticità delle sensazioni raccontate. Diciamo che chi li ha ascoltati ci ha trovato dentro Pain of Salvation, Meshuggah e Nu Metal, oltre che chiaramente vecchi edensHade… ed ovviamente sono d’accordo! Considera poi che Lorenzo ha deciso di sperimentare in maniera notevole con la sua voce, dunque….”

AVETE IN PROGRAMMA UN TOUR O DELLE DATE DAL VIVO? VI PIACE QUESTO TIPO DI SITUAZIONE O VI CONSIDERATE UNA BAND DA STUDIO?
Matteo: “Al momento non c’è niente di programmato. L’etichetta è intenta alla promozione del cd ma non si è ancora parlato di date live. Ogni tanto ci capita di esibirci nei locali della nostra zona, ma per questa estate non abbiamo nulla in programma. Di certo la dimensione live è fondamentale per un gruppo metal. Suonare dal vivo ti mette a contatto diretto con la tua musica e ti consente di suonare le tue canzoni mettendoci tutta la tua energia e una buona dose di ‘sudore’! Si tratta di una dimensione parallela a quella da studio, e credo che una vera band non possa limitarsi ad una sola delle due. Stare in studio di registrazione, d’altro canto, è un’esperienza altrettanto emozionante… E’ bellissimo vedere le tue canzoni venire alla luce, suonare e registrare traccia dopo traccia e assistere alla crescita di quello che poco prima era soltanto una ‘astrazione artistica’. Insomma, credo che l’alternare le esibizioni live alla registrazione dei propri album sia la sintesi del più bel mestiere del mondo: il musicista”.

QUANTO E’ IMPORTANTE PER VOI LA TECNICA STRUMENTALE?
Stefano: “La tecnica strumentale è importante, è fondamentale riuscire ad esprimersi in modo compiuto con i propri strumenti, ma ancora più fondamentale riuscire ad esprimere emozioni con la propria musica, altrimenti si è fallito su tutti i fronti!”.

COSA NE PENSATE DELLA SCENA ITALIANA ED INTERNAZIONALE? C’E’ QUALCHE BAND CHE APPREZZATE IN PARTICOLAR MODO?
Matteo:
“Ognuno di noi ha gusti differenti, e sarebbe lungo citare le band che ciascuno apprezza di più. Di certo tra queste non possono mancare i già citati In Flames, Dark Tranquillity e Dream Theater. Vorrei comunque menzionare anche diverse band che stanno contribuendo a rendere la scena metal italiana famosa e rispettata nel mondo: Lacuna Coil, Labyrynth, Novembre. Tra le nuove leve segnalerei i capitolini Klimt1918, il cui debutto sta riscuotendo meritatissimi elogi dagli addetti ai lavori”.

CHE COSA VI ASPETTATE DAL VOSTRO DEBUT ALBUM? QUALI SONO OGGI I VOSTRI OBIETTIVI?
Stefano: “Diventare una rockstar, è ovvio! Oppure conquistare tante ragazze! A parte gli scherzi… vorrei che la nostra musica cominciasse a girare e magari che qualcuno la apprezzi pure: siamo persone abbastanza con i piedi per terra, sappiamo benissimo che con il metal difficilmente si riesce anche solo a sopravvivere di musica! Sarebbe già tanto riuscire a organizzare qualche bel concerto e porre i fondamenti per una carriera il più duratura possibile… in parole povere, sapere di poter continuare a fare musica e pubblicare dischi sarebbe una grande soddisfazione!”.

GRAZIE INFINITE PER L’INTERVISTA, AVETE QUALCOSA DA AGGIUNGERE?
Stefano: “Grazie a te per l’intervista e per lo spazio che Metalitalia.com ci ha concesso! Comprate il nostro disco e fateci diventare ricchi e famosi!”.
Matteo: “…imbavagliate il nostro chitarrista (Stefano) perché ha perso il senno! (ride, nda) Ciao a tutti!”.

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