ELDER – Una nicchia sonica da colmare

Pubblicato il 21/06/2020 da

Discendenti del lato epico e magniloquente dei Black Sabbath, ormai gli Elder sono assurti a vero e proprio gioiellino di culto del panorama psichedelico heavy rock. Macinando consensi uno dopo l’altro, insieme a lavori sempre degni di lode, gli americani sono riusciti a tenere botta al capolavoro di “Lore” (2015), proseguendo su un sound sempre più malleabile e contaminato, ma tenendo fede ad una personalità ormai facile da distinguere tra i milioni di cloni che popolano il panorama. Il nuovo “Omens” gioca sul lato più vintage e seventies, inserendo nuovi componenti in formazione e dandosi ad un tono più indie rock ma non per questo meno capace di essere efficace e di lasciare che i trasporti di queste digressioni stoner facciano la loro parte. In compagnia del leader Nick DiSalvo parliamo della nuova line-up, del passato, del presente e di quello che il futuro potrebbe riserbare ai bostoniani.  Il progetto e le intenzioni sembrano ben chiare, soprattutto all’interno di quella nicchia sonica che ormai è diventato territorio prediletto. 

L’ORIGINE DEL NOME ELDER. ANCORA OGGI CREDETE POSSA ESSERE SIGNIFICATIVO PER QUELLO CHE FATE?
– Certo, penso che il nome possa sicuramente rappresentare il sound della band, è maturato insieme ad essa. La parola ha ancora quel che di mistico, un’associazione, per me trascende sicuramente i confini di genere.

A PROPOSITO DELLA LINE-UP CORRENTE, INVECE: LA PARTECIPAZIONE, IN PARTICOLARE, DI FABIO CUOMO DIETRO AL RHODES E ALLE TASTIERE, CHE HA CREATO QUESTO SENTORE MOLTO SEVIENTIES…
– Siamo passato attraverso cambi sostanziali nella nostra band recentemente. Con l’abbandono del nostro batterista di lunga data Matt Couto e l’arrivo di George Edert al suo posto, e questo è anche il primo full length che abbiamo registrato con Mike Risberg alla seconda chitarra. Quindi ci sono già un sacco di differenze soniche solamente basate su questi fattori. Per quanto riguarda le tastiere, abbiamo sicuramente composto molte parti prima di aver chiesto a Fabio di venire con noi in studio. Abbiamo pensato non solo di avere una esecuzione da urlo (killer performance, ndR) sulle parti già scritte, ma anche improvvisare con noi e di condividere il suo talento magico sul disco. Abbiamo sperimentato con ospiti nel 2017 durante le registrazioni dell’ultimo LP e credo proprio che le collaborazioni extra possano fare una grande differenza. Siamo quindi pronti di farne ancora.

SEMBRA DI SENTIRE UN COMUNE SENSO DI EVOLUZIONE TRA LA MUSICA DEGLI ELDER E QUELLA DEI BARONESS, ANCHE CONNETTENDOSI AL FATTO CHE I COLORI RAPPRESENTINO UNA PARTICOLARE SFACCETTATURA DI SUONO. HO IN MENTE, IN PARTICOLARE, IL PRECEDENTE EP, AD ESEMPIO. L’UTILIZZO DI UN PARTICOLARE ARTWORK, DATO CHE L’IMMAGINARIO HA SEMPRE GIOCATO UN POSTO DI RILIEVO NEI VOSTRI LAVORI…
– Abbiamo sofferto molto tentando di connettere l’aspetto visuale e quello sonoro nei nostri lavori. Il nostro artista Adrian Dexter ha fatto un grande lavoro in tutto ciò. La conversazione sui colori è sicuramente una cosa che portiamo avanti. Prima di registrare il disco Adrian era veramente convinto su una direzione “rossa”, ma dopo aver registrato il tutto, sembrò tutto molto più fluido e caldo che abbiamo pensato di rivisitare l’intero schema dei colori. A parte questo, il concept dell’artwork, del packaging del vinile e la formattazione sono tutti momenti approfonditamente scrutinati per assicurarci che tutto sia perfetto. Sono contento che hai citato l’EP perché è stata una delle rare occasioni in cui abbiamo lavorato con un altro artista (Max Löffler), ma anche lui ha fatto un eccellente lavoro in questa direzione: trasformando la nostra musica in arte. Ci teniamo molto.

COSA SI TROVA DUNQUE DIETRO AL CONCEPT DI “OMENS”? C’È UN’IDEA LETTERARIA CHE NE STA ALLA BASE? QUALCOSA CHE VI VA DI CONDIVIDERE….
– L’unica fonte di ispirazione per il concept di “Omens” sono stati i miei sensi empirici. L’album riguarda una civiltà in declino e per permetterti di entrare in quel vibe tutto quello che ti serve è guardarti intorno o leggere un giornale. Non ci sono ispirazioni letterarie o altre fonti d’ispirazione per entrare in questo disco.

ANCORA UNA VOLTA LA MUSICA È MOLTO CINEMATICA. QUALE E’ IL TIPO DI CINEMA CHE TI PIACE DI PIÙ? E QUALI SONO I FILM CHE POTREBBERO DARE UNA RAPPRESENTAZIONE OPPORTUNA ALLA TUA MUSICA?
– Non guardo molti film, in effetti, ad essere sincero. E’ molto strano, lo so, anche perché anche io mi trovo a descrivere il nostro sound come “cinematico”.  Magari un modo migliore per descrivere tutto ciò è che esso prova a raccontare una storia o trasportare l’ascoltatore in un altro territorio (magari un bel film). Sono un po’ un profano quando si tratta di film. Se guardo qualcosa di solito è solo per passare il tempo, non sono molto snob in materia. L’unica cosa che non mi piace sono i film horror e la schifezza d’azione di Hollywood senza cervello.

HO BUTTATO LI UNA DEFINIZIONE PER UN VOSTRO VECCHIO ALBUM: “UN TRIPUDIO MAGNILOQUENTE DI PROGRESSIONI EPICHE SABBATHIANE”. CREDETE, A QUESTO PROPOSITO, IN QUESTA DIRAMAZIONE EPICA DELLA DISCENDENZA BLACK SABBATH? NATURALMENTE CON LA VOSTRA PERSONALITA’ PROPRIA, CHE AVETE ESPRESSO ALBUM DOPO ALBUM…
– Beh, è davvero una descrizione tosta! Diciamo che i Black Sabbath sono nel nostro DNA come rock band, sia che lo riconosciamo propriamente nella nostra musica oppure no. Il fondamento dei riff che scriviamo è naturalmente stato creato da loro e dai grandi padri del rock n’ roll, e sarebbe idiota negarlo. Oggi sicuramente ci sentiamo sempre meno legati a queste band, ma sono stati pionieri e innovatori del loro tempo, e la comparazione ha certamente i suoi meriti.

LA PRODUZIONE E’ UNA BOMBA. AVETE LAVORATO IN FRANCIA CON PETER DEIMEL, GIUSTO? E POI FATTO IL MASTER A CHICAGO. CI SONO MOTIVI PARTICOLARI PER CUI AVETE SCELTO QUESTE DUE SITUAZIONI? 
– Beh, grazie. Siamo atterrati al Black Box Studio e Peter per qualche ragione. I nostri album precedenti sono stati registrati negli Stati Uniti al Sonelab con Justin Pizzoferrato, ma volevamo qui un cambio di produzione per sottolineare il sound del nuovo lavoro. Poi, col fatto che molti di noi sono in Europa in questo periodo, è stato chiaro che avremmo decisamente dovuto registrare qui. Recentemente anche i nostri amici e compagni di etichetta Motorpsycho hanno fatto una sessione al Black Box e hanno detto che fosse eccellente a proposito. Volevamo anche trovare un posto che fosse lontano dalla città e che potesse permetterci di inabissarci profondamente e totalmente nel lavoro, e il Black Box Studio sembrò l’idea migliore. L’esperienza di Peter è tendente verso la scena rock/indie, molto naturale e organica. Abbiamo pensato potesse essere interessante vedere cosa avrebbe potuto fare con una band come la nostra, i cui produttori hanno sempre definito come metal, e siamo arrivati a questo suono molto caldo, pulito, che gioca con gli aspetti vintage del nostro sound. Per quanto riguarda Carl Saff, beh, ci abbiamo sempre lavorato negli anni. Lui è perfetto per assestare gli ultimi brandelli di suono in un tessuto coeso e rendere un mastering perfettamente omogeneo. Tra l’altro il master è fatto proprio per vinile, per fare in modo che questa musica sia espressamente adatta a quel formato specifico.

C’È UN SENTORE MOTORPSYCHO IN QUESTO ULTIMO LAVORO, MENTRE IL LATO PIÙ STONER E QUASI PIÙ RAPPRESENTATIVO DEL VOSTRO PASSATO – NELLA COMPOSIZIONE – SEMBRA ESSERE STATO MESSO DA PARTE IN FAVORE DI UN ORIENTAMENTO PIU’ SEVENTIES. E’ UN ASPETTO CHE AVETE VOLUTO RICERCARE ESPRESSAMENTE O UN NATURALE EVOLVERSI DALLA BAND, DELLE IDEE E DELLE TENDENZE PIU’ CONTEMPORANEE? OPPURE IL SOLO NON VOLERSI RIPETERE..
-E’ certamente un approccio naturale, nulla è forzato negli Elder. Se ci sentiamo di suonare un certo tipo di musica o fare qualcosa di nuovo, allora lo facciamo. In generale penso che abbiamo preso la mano negli anni precedenti e abbiamo fondato una nicchia sonica che riempiamo bene, da qualche parte tra la psichedelia, il progressive e l’heavy rock, ma ciò non significa che il viaggio finisca qui.

QUALE È IL TUO PEZZO PREFERITO DEL DISCO NUOVO? E DELLA CARRIERA? IL MIO È “HALCYON”…
– Li cambio sempre! Per un periodo è stata “In Procession”, riguardo a “Omens”, ma ora penso sia “Halcyon”. “Embers”  però è divertentissima da suonare, molto energetica. Al momento sono anche le mie preferite della carriera. Ogni album che registriamo penso sia la migliore e preferita espressione di noi. E questo infatti, per il momento, è il mio preferito.

IL FUTURO DEGLI ELDER…
– Dai, lo lasciamo come sorpresa per ora. Posso solo dirti che stiamo lavorando a nuova musica e siamo assolutamente esaltati dalla direzione che il nuovo disco prenderà. Andiamo avanti alla grande!

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