EN DECLIN – Sweet Emotions

Pubblicato il 10/12/2009 da


Ci avevano già convinto con il loro debutto “Trama” e finalmente oggi, dopo un lungo silenzio, ecco il bellissimo successore “Domino/Consequence”. Gli enDeclin non sono una band come le altre, nel nuovo disco dimostrano non solo grande ispirazione a livello di songwriting, ma anche una personalità sempre più imponente nonchè una sensibilità nel trattare con le emozioni fuori dalla norma. Sembra finalmente arrivato il momento per la band capitolina di raccogliere i risultati di anni di duro lavoro e non solo in Italia perché il talento di questi ragazzi merita un pubblico planetario.

 

CIAO INNAZITUTTO VOLEVO FARVI I COMPLIMENTI PER L’OTTIMO LAVORO FATTO IN “DOMINO/CONSEQUENCE”, SONO PASSATI BEN QUATTRO ANNI DALL’USCITA DEL PRECEDENTE “TRAMA” COSA E’ SUCCESSO AGLI EN DECLIN DURANDE QUESTO PERIODO PIUTTOSTO LUNGO DI PAUSA?
“Bè di cose ne sono successe tante, quattro anni non passano così in fretta! La prima e più importante è stato l’abbandono di Carmelo, poco dopo l’uscita di ‘Trama’. Avevamo dei pezzi nuovi impostati ma non sapevamo esattamente che taglio dare alla composizione (potete leggere una breve nota intitolata ”sui domino, gli abbandoni e altre piccole cose” su http://endeclin.blogspot.com/). ‘Trama’ è un disco molto perentorio in quanto a stile e potevamo decidere di rimanere su quella linea o provare altre cose. Appunto l’abbandono di Carmelo è stato il primo fattore che ci ha messo di fronte ad una scelta: il suo stile molto fluido e colorato, direi “chitarristico” per certi versi, era diventato quasi un’impronta per riconoscerci e sinceramente un altro bassista copia di Carmelo non lo si trova e non lo volevamo. C’è stato un altro periodo di stop durato sei mesi in cui Marco è stato fuori dall’Italia, dopodiché è arrivato Massimo al basso. Il resto è il lavoro sul confezionamento di ‘Domino/Consequence’, sul mood che doveva avere e su come doveva essere suonato. In questi quattro anni abbiamo discusso molto, sono sicuramente serviti a darci delle linee guida, e quindi il prossimo disco non sarà un parto così lungo!”.

POTRESTE RACCONTARCI QUALCOSA IN MERITO AL PROCESSO DI SONGWRITING E REGISTRAZIONE DELL’ULTIMO ALBUM?
“La composizione di ‘Domino/Consequence’ ci piace pensarla come una strada che sale con una pendenza molto forte e faticosa per poi scendere repentinamente verso la sua conclusione. Come detto poc’anzi, abbiamo discusso molto su cosa tenere delle caratteristiche di ‘Trama’ ma non volevamo farne una copia. È stato davvero un lavoro lungo all’inizio in quanto ognuno di noi aveva il suo punto di vista che spesso non coincideva con quello degli altri. Questa è stata appunto la fase in salita, una volta però preso il via tutte le idee che nel frattempo erano state messe in campo hanno facilmente trovato la loro collocazione, come quando si compone un meccano per certi versi, arrivati ad un certo punto in cui si ha chiaro il progetto e le parti che andranno a comporlo i  pezzi stessi vengono montati con molta facilità. La registrazione, che è stata effettuata in due sessioni separate, è stata un’esperienza che ci ha accresciuto maggiormente rispetto a ‘Trama’. Anche qui il lavoro è stato lungo, ma ne è valsa la pena! Abbiamo cercato di riprodurre nel disco il suono che abbiamo durante i nostri live e questo ha comportato l’uso di effetti analogici per le chitarre usati direttamente in registrazione e non processati dopo (a parte i delays per ovvi motivi di metronomo) ed un allungamento dei tempi in studio (sempre a proposito dei ritardi sull’uscita del disco). Come al solito Giuseppe degli Outer Sound si è dimostrato all’altezza della situazione, ci piace pensare che si sia divertito parecchio anche lui a sperimentare davanti a tutti quei pedalini di effetti che gli abbiamo portato”.

COSA POTETE DIRCI SULLE TEMATICHE AFFRONTATE IN  “DOMINO/CONSEQUENCE” E SUL SIGNIFICATO DEL TITOLO? C’E’ PER CASO UNA SORTA DI FILO CONDUTTORE CHE LEGA IN QUALCHE MODE LE CANZONI?
“Domino e consequence sono due parole intimamente legate: tralasciando le teorie del caos, con le loro farfalle e i loro cicloni, ci riferiamo a cose più soggettive, meno universali. Le conseguenze di un ricordo, la consapevolezza che le cose non sono eterne, di non saper comunicare, la necessità di non essere sempre sé stessi. C’è sempre un motivo per cui si scopre qualcosa, e il disco è il tentativo intimista di raccontarne le cause e gli effetti. Ma forse sono proprio gli effetti quello che più ci è piaciuto analizzare: cosa succede dentro di noi nel momento in cui un’esperienza qualsiasi ci ha lasciato una consapevolezza in più o un nuovo stato d’animo? Possiamo dire di essere cresciuti? O solo per un momento, fino a quando non faremo di nuovo gli stessi sbagli? In queste considerazioni sta il filo conduttore che tiene insieme i brani di ‘Domino/Consequence’ assegnando un mood omogeneo al disco. George Perec scriveva che il gioco del puzzle, malgrado le apparenze, non è un gioco solitario: ogni gesto da noi compiuto per rimettere insieme i pezzi è stato a sua volta compiuto dal suo autore. È un gioco che presuppone una sfida tra due persone, in ultima analisi. ‘Domino/Consquence’ lascia una serie di tasselli sparsi sul tavolo, sui quali noi abbiamo ragionato, dunque all’ascoltatore il compito, se lo vuole, di rimetterli insieme, magari ultimando anche un disegno che noi non avevamo previsto”.

L’OPENER DEL DISCO “FOURTEEN DAYS” MI HA COLPITO PER LA SUA IMMEDIATEZZA SOPRATTUTTO NEL RITORNELLO CARATTERIZZATO DA SONORITA’ “D’OLTRE OCEANO”, E’ STATA UNA SCELTA VOLUTA QUELLA DI CREARE UNA CANZONE CON SIMILI CARATTERISTICHE PER ROMPERE IL GHIACCIO?
“Pensiamo che il primo brano di un disco debba sempre essere quello più incisivo e dare un’impronta a quello che verrà dopo. In questo senso ‘Fourteen Days’ era perfetta: un introduzione, un ritornello che rimane in testa ed un arrangiamento con tutti gli ingredienti che verranno miscelati nello scorrere del disco. Non abbiamo pensato molto al fatto che le sonorità fossero d’oltreoceano, cerchiamo di evitarci questi condizionamenti mentali perché crediamo possa portare ad una certa sterilità nel metodo, anche se, ai fatti, non nel risultato”.

UN’ALTRA CANZONE PARTICOLARMENTE INTRIGANTE E’ A MIO PARERE “NAIIVE”, CONTRADDISTINTA DAL DOPPIO CANTATO INGLESE-ITALIANO POTRESTE RACCONTARCI QUALCOSA IN PIU’ SU QUESTA TRACCIA?
“Naiive racconta un piccolo ricordo, forse un ricordo condiviso, e cioè le sensazioni provate il primo giorno di scuola materna. Il testo è stato scritto da Andrea, dunque a lui le spiegazioni. Racconta del cammino percorso in un giorno autunnale, nei ricordi forse il giorno più lungo della vita di molti, fatto mano nella mano con la propria madre, che nel furore della propria esistenza forse prende con troppa leggerezza il fatto di portare il proprio bimbo al macello, in pasto a quella che poi diventerà la società in cui far crescere il suo piccolo essere. Di quel giorno ognuno di noi porta un suo ricordo tanto vivido, quanto ricco di sentimenti contrastanti: dolcezza, amarezza, serenità, sconforto. Io ricordo alla perfezione i colori del mercato rionale che attraversai ingenuo e fiducioso del fatto che quella sarebbe stata l’ennesima giornata felice insieme a lei, speranzoso del fatto che non ci saremmo lasciati finché ad un certo punto si apre un cancello e si è costretti a capire per la prima volta cosa significa un addio. Forse è da questo momento in poi che le storie di ogni persona cominciano a differire. Forse da qui i tratti delle persone cominciano a prendere strade diverse o solamente le reazioni danno la misura di quanto diversi lo eravamo già prima. Guardando indietro credo che la mia reazione è stata quella che mi ha dato la vera percezione del carattere che non ho mai più abbandonato. Con lo sguardo rivolto al pavimento e lacrime che mi segnavano il viso non ho guardato mia madre negli occhi per non farla soffrire, per non darle motivo di esitare, per darle il coraggio di concludere la sua azione per me più sconsiderata, ed è per questo che l’unica cosa che ricordo della nostra separazione sono il pavimento verde rubino delle maioliche dell’asilo e le sue scarpe rosse…”

 
PER IL BRANO “KEYWORD OUT OF CONTEXT” AVETE REALIZZATO OLTRE AL PEZZO IN INGLESE UNA BONUSTRACK IN ITALIANO, POTRESTI APPROFONDIRE I MOTIVI DI TALE SCELTA?
“Il fatto di cantare in italiano è una cosa che ci ha sempre stuzzicato, ma è molto difficile farlo, sia forse per un senso di nudità, come se ci si sentisse scoperti, sia perché la nostra lingua è metricamente molto difficile da gestire. ‘Fuori contesto’ è stato un esperimento, la musicalità del pezzo si accordava bene all’italiano, il testo (nato in inglese) poteva venire liberamente tradotto e rimanere arioso come nell’originale. Ai posteri il giudizio sul risultato! Dal canto nostro pensiamo che il prodotto finale sia riuscito bene, e questo ci spinge a prendere in considerazione, per il futuro, una dose più massiccia della nostra lingua nei pezzi, chissà…”.

MOLTO BELLA LA RIPROPOSIZIONE DELLA SONG DEI BEATLES “WHILE MY GUITAR GENTLY WEEPS”, QUALI SONO I MOTIVI CHE VI HANNO SPINTO A SCEGLIERE PROPRIO QUESTA CANZONE?
“Non lo sappiamo in effetti! Questo pezzo era nell’aria da molto tempo, avevamo in mente di fare una cover e avevamo cominciato a riarrangiare alcuni brani (non vi dirò quali, perché magari un giorno li porteremo a termine) senza mai finirli. Ovviamente qualunque cover avessimo fatto volevamo suonasse “enDECLIN” e non come copia dell’originale, su questo punto eravamo tutti d’accordo. Alla fine ‘While My Guitar Gently Weeps’, timidamente ha fatto capolino di nuovo nelle nostre teste, ci abbiamo provato ed è uscita fuori quasi subito. Forse mentre provavamo altro la stavamo digerendo piano, piano e una volta rimessa al centro della questione si trattava solo di suonarla.

Diremo senza modestia che siamo davvero soddisfatti del risultato, siamo riusciti a dar vita ad un pezzo che sembra nostro e questo è ancora più importante in quanto abbiamo scomodato niente meno che i “baronetti”, il rischio lapidazione per una parodia di un pezzo così bello e storicamente importante (scritto da George Harrison con Eric Clapton alla chitarra solista, mica poco!!!) era concreto”.

ANCHE QUESTA VOLTA AVETE SCELTO DI REGISTRARE NEI “THE OUTER SOUND STUDIOS” DI ROMA COME MOLTISSIMI COLLEGHI DELLA SCENA ROMANA DEL RESTO, NON AVETE PAURA CHE SI CREI UN’ECCESSIVA SOMIGLIANZA DI SONORITA’ TRA LE VARIE BAND IN QUESTO MODO?
“Giuseppe è una garanzia di qualità, su questo non c’è dubbio. Ogni volta che entriamo nel suo studio gli vengono i capelli dritti (sto scherzando ovviamente, ma fino ad un certo punto!), perché non sa mai dove andremo a parare… Come scrivevo nella prima risposta, stavolta credo abbiamo lavorato in una maniera inconsueta anche per lui, a partire dal suono di batteria senza trigger fino agli effetti delle chitarre. A noi sembra che questo approccio abbia dato i suoi risultati quanto a personalità del suono, ed anche Giuseppe sa che dopotutto la nostra musica non si adatta bene alle sonorità più dure che di solito produce, per cui in questo senso lavora per far emergere le differenze”.

HO NOTATO IN PIU’ DI UN OCCASIONE CHE LO STILE VOCALE DI MAURIZIO SI AVVICINA CON MAGGIOR INSISTENZA ALLA TIMBRICA DI MAYNARD KEENAN DEI TOOL, SEMPLICI INFLUENZE DETTATE DALLA PASSIONE O C’E’ STATO UN MINIMO DI PREPARAZIONE A TAVOLINO PER QUESTO?
“No, non c’è stata nessuna decisione a tavolino su questo aspetto. Il timbro di Maurizio non è costruito, è semplicemente la sua voce! Il suo modo di articolare le note deriva da un background influenzato più dalla scena americana degli anni ’90 (Pearl Jam, Stone Temple Pilots, Soundgarden) e il suo timbro a volte si avvicina a quello di Keenan, ma senza premeditazione. Se alcune volte gli effetti sulla voce contribuiscono ancora di più ad aumentare questa sensazione di somiglianza, non è certo per fare del manierismo, ma solo perché pensiamo che in quella circostanza, quell’effetto possa dare un valore aggiunto al  pezzo”.

QUALI SONO GLI OBIETTIVI DEGLI EN DECLIN ALLA LUCE DI QUESTO OTTIMO “DOMINO/CONSEQUENCE”?
“L’obiettivo è sempre lo stesso, cercare di farci conoscere da più gente possibile! ‘Domino’ sta avendo dei riscontri molto positivi sulle riviste e tra i nostri fan, e questo ci spinge a lavorare sodo per rimanere nelle orecchie degli ascoltatori il più a lungo possibile, sia con i live, sia nella promozione. Inoltre, come scrivevo sopra, vorremmo registrare il prossimo disco al più presto, stiamo già lavorando su nuove idee che ci sembrano molto valide e ricche di un “esprit nouveau” che ci piace davvero! Speriamo di farcela a renderle musica entro un anno”.

CI SONO DELLE DATE IN PROGRAMMA PER PROMUOVERE IL NUOVO DISCO?
“Per ora si parla di date sporadiche, ma stiamo programmando una serie di spettacoli che partiranno più in là. Come al solito cercheremo di fondere il live con altre forme di comunicazione artistica per rendere lo spettacolo qualcosa di più che un semplice concerto”.

IN CHIUSURA VOLETE LASCIARE UN MESSAGGIO AI LETTORI DI METALITALIA.COM?
“Certo! Un grazie a voi di Metalitalia prima di tutto per lo spazio che ci concedete e per la fiducia che avete riposto negli enDECLIN con le vostre recensioni. L’invito a visitare le nostre pagine myspace (www.myspace.com/endeclin) e facebook (http://www.facebook.com/pages/en-DECLIN/29931199529?ref=ts) è ormai di rito. Se non avete ancora ascoltato la nostra musica e soprattutto ‘Domino/Consequence’ lì potete farvi un’idea.
Che dire… proviamo ad usare le note per dare emozioni, e alcuni dicono che riusciamo a farlo bene, chissà, non sta certo a noi giudicarci, dunque aspettiamo i vostri riscontri!”.

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