ENSLAVED – Intervista a Grutle Kjellson

Pubblicato il 17/05/2006 da
 
Il bello dei pub norvegesi come quello del Rock In (uno di quelli più in voga) è che puoi sorseggiare tranquillamente la tua birra (neanche troppo cara) e vedere entrare e bere bei pezzi della scena metal. Puoi quindi vedere Fenriz che tracanna birra, Infernus dei Gorgoroth che beve pure lui, oppure incontrare il vikingo Grutle Kjellson, mastermind degli Enslaved, alticcio già dal primo pomeriggio. Tra una birra e l’altra gli abbiamo fatto qualche domanda sia sul futuro –  visto che il nuovo, bellissimo, album “Ruun” è alle porte – sia sul passato, in merito alla svolta stilistica della band. Usciamo dal pub e andiamo a fare l’intervista per strada, mentre Grutle fuma una sigaretta…
 
 

GRUTLE, LA NORVEGIA È TROPPO FREDDA!
“Fredda? Attualmente qui fa caldo!”.
 
PARTIAMO DAL PRESENTE. “RUUN” E’ ALLE PORTE, SUONA IN MANIERA FANTASTICA: DICCI LA TUA, OVVIAMENTE…
“Ovviamente è un buon album (ride, ndR). Questa volta sono soddisfatto per la produzione. Nei precedenti album era difficile separare in studio il suono del basso da quello delle chitarre, per una questione di frequenze. Questa volta, invece, si possono udire separatamente tutti gli strumenti. Abbiamo accordato più basse le chitarre ed ora suonano molto pulite. Merito anche dello studio : avevamo un’ottima scelta fra bassi e chitarre”.
 
IL PRODUTTORE HA AVUTO UNA QUALCHE INFLUENZA NEL MAKING UP DELL’ALBUM?
“L’album è stato prodotto da noi stessi. E questo suono è frutto nostro”.
 
COSA PENSI DEL SEMINARIO CHE SI SVOLGE IN QUESTI GIORNI AD OSLO IN MERITO A “COME PORTARE LA SCENA NORVEGESE AD UN ALTRO LIVELLO. COME TIRARE FUORI DALLA NORVEGIA I NUOVI SLAYER?”
“Bah, secondo me questa è tutta una roba di etichette. Personalmente non sono interessato, abbiamo sempre fatto musica per noi stessi e non per il mercato, anche perché noi cerchiamo di suonare la nostra musica preferita”.
 
NON HAI LA NECESSITÀ QUINDI DI AVERE, COME MUSICISTA NORVEGESE, UNA BAND QUI IN NORVEGIA CHE VENDA TANTE COPIE E CHE DIVENTI FAMOSA A LIVELLO MONDIALE?
“Be’, se riuscissimo a vendere tanto quanto una band di livello mondiale sarebbe bello, anche perché noi abbiamo tutti un lavoro, non viviamo di musica”.
 
QUAL È IL TUO LAVORO?
“Non posso avere un lavoro regolare perché comunque la band porta via del tempo, quindi lavoro part-time come postino (tutti alle poste, in Norvegia, ndR). Con la band non guadagniamo tanto, magari nei tour c’è qualche entrata in più”.
 
A PROPOSITO DI TOUR, CE NE SARÀ UNO PER “RUUN “?
“Sì, saremo in tour in Europa, credo per settembre-ottobre, lo stiamo pianificando in questo periodo”.
 
PASSERETE PER L’ITALIA?
“Non mi occupo più direttamente della scelta dei posti e delle date, una volta era così ma ora abbiamo chi lo fa per noi. We just play now (ride, ndR)!”.
 
PARLIAMO ORA DELLA VOSTRA MUSICA, C’È STATO OVVIAMENTE UN CAMBIO DI STILE. AVETE ASCOLTATO QUALCOSA IN PARTICOLARE PER ARRIVARE A CIÒ OPPURE IL PASSAGGIO ALLA “NEW ERA ENSLAVED”, SE POSSIAMO DEFINIRLA COSI, È AVVENUTO IN MANIERA DEL TUTTO NATURALE?
“Be’, non parlerei proprio di new era, il nostro cambio di stile, il nostro progresso musicale è avvenuto naturalmente,  inconsciamente direi. Nessuno aveva pianificato questo. Indubbiamente i miei ascolti come King Crimson, vecchi Genesis, o Pink Floyd hanno agito nel mio inconscio. Succede tutto all’improvviso, ad un tratto, specie negli arrangiamenti, trovi le vie dei tuoi gusti musicali”.
 
HAI UN ALBUM PREFERITO DI QUESTA NUOVA ERA?
“(ride, ndR) Uhm, ripensando alla nostra discografia, non mi piace ‘Momunemsion’. Mi piace ‘Isa’, mi piace ‘Mardraum’, non mi piace ‘Frost’ (coooomeeeee?, ndR), mi piace ‘Eld’ e non mi piace ‘Bloodheimn’”.
 
SECONDO LA MIA OPINIONE QUELL’ALBUM (“BLOODHEIMN”) È PRIVO DEL MARCHIO ENSLAVED, A DIFFERENZA DEGLI ALTRI…
“L’album ha buoni riff,  musicalmente è fantastico, però il suono non è buono, gli arrangiamenti sono stati fatti in fretta. Quindi non stiamo stati capaci di trasformare delle buone idee in un buon album. Colpa della fretta”.
 
QUINDI TI SERVE TEMPO PER FARE UN BUON ALBUM?
“Sì, decisamente. Per questo ‘Ruun’ c’è stata la pre-produzione, abbiamo lavorato molto in studio e ci siamo presi tutto il tempo necessario. Tutto è stato fatto nei tempi giusti. Addirittura ci siamo presi il doppio del tempo rispetto agli altri album”.
 
PARLANDO DI VIKING METAL, ANCHE SE PROBABILMENTE NON TI PIACE QUESTA ETICHETTA, LA TUA BAND ERA INDUBBIAMENTE LA BAND SEMINALE DEL GENERE. CREDI CHE ORA CI SIA UNA BAND CHE VI ABBIA SOSTITUITO? VEDI NUOVI ENSLAVED IN GIRO?
“Non mi piacciono le etichette, ‘viking metal’ è solo una frase fine a se stessa. Quando noi abbiamo iniziato tutte le band erano black metal. Ricordo che all’epoca noi avemmo una discussione con Euronymous visto che eravamo amici. Parlavamo di cosa era black metal e cosa era death metal. Alla fine constatammo che black metal è ogni tipo di metal con liriche sataniche. Considerato che noi non avevamo idee sataniche noi non eravamo quindi una band black metal. Così la gente ci definì viking metal band. Ma è solo un’etichetta”.
 
PERCHÉ NON STATE SUONANDO ALL’INFERNO FESTIVAL QUEST’ANNO?
“Perché non abbiamo avuto un’offerta. Nessuno suona due volte di fila. L’organizzazione fa circolare le band, il prossimo anno dovremmo suonare”.
 
TI PIACE ANCORA SUONARE VECCHIE CANZONI DA ALBUM COME “FROST” O “ELD” DAL VIVO? RICORDO CHE UNA VOLTA A ROMA SUONASTE “SLAGET I SKOGEN BORTENFOR” CHE DURAVA BEN TREDICI MINUTI…
“Sì, ci piace suonare vecchie canzoni. E ancora suoniamo quella canzone! Però l’abbiamo ridotta! È una canzone con il nostro trademark. Non la proviamo mai, mai prima del concerto. E’ molto semplice da suonare, una buona selezione di riff (riproduce i riff a voce, ndR), it’s a good song!”.
 
SIETE CONSAPEVOLI DELL’IMPATTO CHE HA AVUTO IL VOSTRO SPLIT ALBUM CON GLI EMPEROR NELLA SCENA METAL ALL’EPOCA? QUELLO È PROPRIO “IL” MASTERPIECE, PER QUANTO MI RIGUARDA!
“Sì, decisamente, quello split è leggendario. Il vinile era molto costoso all’epoca, sebbene io sia un collezionista di vinili! Optammo quindi per questo CD diviso a metà. Leggendario”.
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