EPICUREAN – Senza schemi

Pubblicato il 30/05/2008 da
Gli Epicurean sono una band emergente che arriva dal Minnesota. Il sestetto ha da poco ripubblicato per Metal Blade Records il suo album di debutto “A Consequence Of Design”, un disco che ci presenta una band dal sound vario, diretto e con influenze che spaziano dal progressive al thrash moderno includendo anche richiami alla scena svedese e al metalcore. Abbiamo fatto due chiacchiere con il cantante del gruppo, John Laramy, il quale ci ha descritto i primi passi di questa giovane creatura e i segreti del suo primo lavoro.

CIAO JOHN, TI VA DI INIZIARE CON DUE PAROLE SULLA BAND, DI COME E’ NATA E DI COME SONO PASSATI QUESTI PRIMI ANNI DI ATTIVITA’?
“Certo, la band è nata da un vecchio gruppo anch’esso di nome Epicurean (il nostro batterista è l’unico che suonava anche in quella band). Verso la fine del 2003 iniziammo a reclutare altri musicisti e a gettare le basi della attuale lineup. Abbiamo cambiato diversi membri prima di trovare la formazione giusta ma per fortuna tutto è filato liscio. Tutto è andato secondo una dinamica abbastanza curiosa infatti nessuno di noi si conosceva prima di entrare nella band”.

“A CONSEQUENCE OF DESIGN” E’ IL VOSTRO PRIMO ALBUM, UN DISCO CHE AVEVATE GIA’ PUBBLICATO E CHE ORA ESCE PER METAL BLADE.
“Già, ‘A Consequence Of Design’ è il nostro album di debutto che inizialmente era stato autoprodotto e pubblicato. Quando abbiamo firmato per Metal Blade il disco è stato remissato, rimasterizzato e abbiamo anche aggiunto le nuove canzoni ‘Lithograph’ e ‘Darkest Days’. Oltre ai due nuovi brani ed il nuovo artwork, è il suono la differenza più evidente tra le due edizioni. La prima non era male ma era stata realizzata con un budget molto inferiore rispetto al risultato che volevamo ottenere. Sul serio, se aggiungi il tempo che ci abbiamo messo per registrare le due nuove tracce, questo disco è stato registrato in otto giorni… Brandon Youngs e Don Debiase si sono occupati del remix e credo che siano stati in grado di tirare fuori una serie di dettagli che non erano valorizzati sulla vecchia versione. Il disco è un concept album il cui tema verrà sviluppato anche nei prossimi lavori”.

VUOI DESCRIVERCI QUALI SONO LE TEMATICHE ALLA BASE DI QUESTO CONCEPT?
“(ride ndR) Potremmo star qui a parlarne per molto! Il concept fondamentalmente parla della morte e di ciò che accade dopo che una persona muore. ‘Gabriel’, il personaggio principale della storia, all’inizio del racconto è un fantasma (nel prossimo disco vi diremo come è morto). Lui inizialmente non si rende conto della situazione e solo quando vede la sua fidanzata seduta sulla sua tomba inizia a capire come stanno le cose. Durante tutto il racconto c’è una voce (‘The Narrator’) che rivelerà la sua identità solo successivamente. Egli dice a Gabriel che deve viaggiare fino ad un’altra parte dell’universo, dove un compito lo attende. Deve trovare ‘Anathema’, la guardiana del cancello che separa i due mondi e chiederle il permesso di passare, altrimenti resterà per sempre nel regno dei morti. Verso la fine del disco Gabriel si trova ancora alla ricerca di questo personaggio. Questa, in breve e senza entrare nei particolari, è la storia che sta dietro a ‘A Consequence Of Design’”.

QUINDI CHE SIGNIFICA IL TITOLO “A CONSEQUENCE OF DESIGN”?
“Il titolo è ovviamente legato al concept e si riferisce ad un destino predeterminato”.

LAVORATE IN SQUADRA O C’E’ UN COMPOSITORE PRINCIPALE?
“No, si tratta più che altro di un lavoro di squadra. Spesso scriviamo le parti basilari dei pezzi in piccoli gruppi poi ci ritroviamo e arrangiamo e ridefiniamo il tutto. Solitamente a questo punto facciamo una registrazione provvisoria di quello che abbiamo realizzato, ce la portiamo a casa, la ascoltiamo e poi torniamo a lavorarci sopra finché non la miglioriamo il più possibile”.

IL VOSTRO SOUND SEMBRA ESSERE INFLUENZATO DA VARI GENERI MUSICALI, DAL PROGRESSIVE/SYMPHONIC METAL AL DEATH SVEDESE. COME DESCRIVERESTI IL VOSTRO STILE?
“Sai, questa è una cosa veramente difficile da fare per me (ride, ndR)… Noi non cerchiamo di essere un certo tipo di band o suonare un certo tipo di musica quindi è realmente complicato per me risponderti. Seriamente, abbiamo semplicemente registrato il disco che volevamo, senza preoccuparci minimamente dello stile musicale o di altre cose del genere. Ci siamo presi parecchio del ‘Symphonic Metal’ quindi credo che potremmo anche tenerci questo come appellativo! (ride ndrR)”.

QUINDI QUALI SONO LE BAND CHE VI HANNO ISPIRATO MAGGIORMENTE?
“Wow, è veramente difficile da dire… molti di noi ascoltano veramente di tutto, dai Dimmu Borgir ai Kansas a Elton John (ride. ndR). Non è facile quindi dire con precisione quali sono i gruppi che ci influenzano di più. Abbiamo gusti diversi ma una cosa più di altre ci accomuna: il progressive nella sua interezza”.

E SECONDO TE COS’E’ CHE VI DIFFERENZIA DALLE ALTRE METAL BAND ATTUALMENTE IN CIRCOLAZIONE?
“Credo che sia soprattutto il songwriting. Sin dall’inizio volevamo essere una progressive band ma senza esagerare e quindi stancare l’ascoltatore. Con questo concetto come guida abbiamo adottato un approccio progressive soprattutto per quanto riguarda gli arrangiamenti delle canzoni piuttosto che usare costantemente tempi incasinati. Quindi ecco, è proprio nei dettagli delle nostre canzoni che troverai gli elementi che ci rendono differenti”.

AVETE GIA’ PROGRAMMATO QUALCHE DATA LIVE QUI IN EUROPA?
“No, purtroppo non abbiamo ancora un programma ma ci stiamo lavorando. A noi piacerebbe venire in Europa quindi, qualora se ne presentasse l’occasione, stai certo che arriveremmo!”.

NEGLI STATI UNITI E’ DIFFICILE PER UNA GIOVANE METAL BAND COME LA VOSTRA SUONARE QUESTO TIPO DI MUSICA E ARRIVARE A PUBBLICARE UN ALBUM DI DEBUTTO?
“Credo che sia difficile per chiunque, non solo per questo genere musicale e non solo negli Stati Uniti. C’è solo una marea di gruppi in mezzo alla quale è veramente difficile che una band riesca ad emergere. Quindi certo, è difficile ma in definitiva se hai i numeri ci puoi anche riuscire, credo”.

OK JOHN, GRAZIE MILLE. A TE UN ULTIMO SALUTO AI FAN ITALIANI…
“Ehi ragazzi, spero che ognuno di voi abbia l’opportunità di dare un ascolto al disco! Siamo veramente orgogliosi di questo lavoro e speriamo che anche a tutti voi piaccia. A presto!”.

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