EPOCHATE – Una Civiltà In Agonia

Pubblicato il 29/10/2009 da

Rock elettro-industriale e futuristico di alta qualità ed elevato spessore: ecco quali sonorità presentano i nostrani Epochate, venuti alla luce in breve tempo dal nulla e capaci di creare un progetto serio e più che valido davvero in un batter d’occhio. Concettualmente imperniato sul degrado e la perdita di coscienza della civiltà umana, “Chronicles Of A Dying Era” ci viene introdotto in questa sede da Victor Love – già ben noto per i suoi Dope Stars Inc. – che, assieme al compare Noras Blake, è anima e corpo del progetto in questione.

CIAO, VICTOR! BENTORNATO SU QUESTE PAGINE-WEB! PER INIZIARE A PARLARE DEGLI EPOCHATE, E’ D’OBBLIGO CHIEDERTI COME E’ NATO QUESTO NUOVO PROGETTO E QUALI ASPETTATIVE HA…
“Gli Epochate sono nati dall’incontro con Noras (Blake, orchestrazioni ed elettronica, ndR), che ha inviato delle demo strumentali alla Subsound Records. Davide della Subsound, infatti, mi fece sentire quelle demo chiedendomi se ero interessato alla produzione/registrazione del disco. Sono rimasto immediatamente colpito dal mix di sonorità industrial ed orchestrali e ho cominciato quasi subito ad immaginare come sarebbe suonato con l’aggiunta di voci, chitarre e una produzione di alto livello. Così, quando ho incontrato Noras per la prima volta, gli ho chiesto se era interessato. Tra lui e me è nata subito un’intesa fortissima, sia dal punto di vista artistico che personale, e così abbiamo iniziato a lavorare in studio per scrivere insieme un disco completo di nove brani, partendo dai riff delle demo, riarrangiandoli, scrivendone di nuovi e allo stesso tempo lavorando su quello che sarebbe divenuto il concept dei nostri testi e della parte visual, aspetti che vanno a completare ‘Chronicles Of A Dying Era’”.

TI VA DI SPENDERE DUE PAROLE PER PRESENTARE MEGLIO IL TUO PARTNER-IN-CRIME, NORAS BLAKE?
“Noras è una mente e una persona davvero fuori dal comune. Abbiamo passato tantissimo tempo insieme e anche se viviamo in città diverse ci vediamo spesso, specialmente ultimamente, dato che abbiamo anche iniziato a provare con la line-up futura per i live. La cosa incredibile è che dal punto di vista artistico e musicale c’è sempre stata una visione comune che ci ha permesso di lavorare insieme con una produttività e un’ispirazione rare”.

“CHRONICLES OF A DYING ERA” MISCELA MOLTO BENE IL ROCK INDUSTRIALE ALLA MUSICA CLASSICA E ALL’ELETTRONICA: COME VI SIETE DIVISI IL LAVORO DI COMPOSIZIONE, TU E NORAS? ED IN QUANTO TEMPO E’ VENUTO ALLA LUCE L’ALBUM?
“Quando siamo entrati in studio siamo partiti prima dalle demo, prendendo essenzialmente tutte le parti che ci piacevano di più e i motivi principali, riregistrandoli e riprogrammandoli, per poi andare a scrivere insieme tutto il resto e le parti mancanti, sia che fossero strofe, ritornelli o special vari; aggiungendo, quindi, anche altri strumenti, voci, sample, parti elettroniche, etc.. La stesura del disco è stata molto complessa anche dal punto di vista tecnico e insieme abbiamo imparato anche tantissime cose con cui abbiamo preso confidenza per la prima volta, come ad esempio l’uso di determinati software per l’arrangiamento orchestrale. Ciò ha reso la produzione più lunga del previsto, ma ne siamo comunque usciti fuori con una esperienza, sia personale che artistico-professionale, che sarà una ulteriore marcia in più nel futuro quando lavoreremo su nuovi brani. Abbiamo lavorato insieme dall’inizio alla fine a tutti i livelli per circa un mese, per poi concentrarci sul missaggio e sugli accorgimenti di produzione”.

PARTE FONDAMENTALE DEL PROGETTO EPOCHATE MI PARE SIA IL SUO APPROCCIO CONCETTUALE A 360°, DALL’ARTWORK ALLE TEMATICHE. DA DOVE AVETE PRESO SPUNTO PER COSTRUIRE QUESTO CONCEPT, CHE CERTAMENTE PRESENTA LA BAND IN MODO PIU’ CHE CONVINCENTE? E QUALI SONO I SUOI TRATTI PIU’ SALIENTI?
“Hai ragione, la parte visual e quella concettuale sono parte integrante del disco, in quanto si connettono anche al tipo di emozioni e ambientazioni espresse dalla musica. Il tema principale dell’album è la caduta degli ideali dell’Uomo e la presa di coscienza di come nella Storia siano cambiate le dinamiche degli eventi ma le cause scatenanti siano sempre rimaste le stesse: la paura, l’incertezza per il futuro, l’ignoranza, la paura dell’ignoto. Il disco si concentra su vari temi: censura, guerra, Inquisizione, avidità del sistema economico/finanziario, la natura dell’Uomo o della società di portare le cose all’estremo prima di un cambiamento, così come il destino incerto della nostra Terra e della nostra esistenza, minacciata costantemente dalla macchina bellica dei vari governi, che a causa del progresso tecnologico potrebbe cambiare il mondo dal giorno alla notte in qualsiasi momento”.

QUANTO TI SEI SENTITO DI SPERIMENTARE E ANDARE OLTRE IL SUONO DEI TUOI AFFERMATI DOPE STARS INC., SOPRATTUTTO A LIVELLO VOCALE? IN QUALCHE TRACCIA PENSO CI SIA PIU’ DI UN’INFLUENZA, IN ALTRE (LA TITLE-TRACK, “THE FLOOD”) L’ORIGINALITA’ DEGLI EPOCHATE ESPLODE IN TUTTA LA SUA MARZIALITA’…
“Non è stato per niente facile trovare delle linee vocali camminando su un tappeto di influenze e ambientazioni così diverse dal solito, e questa condizione penso sia stata la componente che ha influenzato più profondamente il tipo di linee vocali che ne sono venute fuori, così come anche le tematiche trattate dai testi. La voce per me è una cosa che deve riuscire a fondersi il più possibile con il mood del pezzo a livello concettuale e musicale, e per questo un tipo di cantato come quello che uso nei Dope Stars Inc. non sarebbe suonato bene. E’ stata un’esperienza davvero importante, perché ho potuto provare delle cose completamente diverse”.

LA VOSTRA MUSICA POSSIEDE ANCHE UN NOTEVOLE ACCENTO CINEMATOGRAFICO E DA SOUNDTRACK. QUALI SONO LE VOSTRE INFLUENZE SOTTO QUESTO PUNTO DI VISTA? E VI PIACEREBBE POTER COMPORRE UNA COLONNA SONORA COMPLETA UN GIORNO?
“L’attitudine da soundtrack è sempre stata una componente che volevamo mettere in risalto nel sound. Non volevamo che suonasse solamente orchestrale, ma che avesse quel mood da film apocalittico, storico o anche colossal. Poter partecipare alla composizione di una colonna sonora sarebbe la situazione ideale per un gruppo come il nostro. Speriamo di averne la possibilità un giorno”.

VICTOR, TU SEI ANCHE UN OTTIMO PRODUTTORE. QUALI CARATTERISTICHE DEGLI EPOCHATE HAI VOLUTO FAR RISALTARE DURANTE IL LAVORO SU “CHRONICLES OF A DYING ERA”? COME TI SEI APPROCCIATO A QUESTA PRODUZIONE?
“E’ stata una delle più difficili per me, perché non avevo a che fare solamente con i soliti strumenti. Alle chitarre, ai sintetizzatori, alle voci, ai sample e alle batterie, si aggiungeva tutta l’orchestra, percussioni comprese, di cui tenere conto. Soprattutto, volevamo che la parte orchestrale dominasse in qualche modo il mix del disco, in quanto è la componente fondamentale del nostro sound. Per fare questo abbiamo eliminato il basso dalle rec e aggiunto tantissimi strumenti orchestrali che suonavano insieme fino a riempire e dare corpo sufficiente. La drum electro e le chitarre hanno dato la spinta aggiuntiva per portare il sound da classico-orchestrale ad un rock più moderno. I sintetizzatori giocano un ruolo sia di rinforzo per le parti orchestrali, attraverso diversi pad, sia un ruolo solista in più punti, o comunque aggiungendo nuove armonie e melodie ad ogni brano. Le voci, infine, messe a completare il tutto e inserite solo dove necessario, lasciando spazio alle parti strumentali. Tecnicamente, oltretutto, è stato uno dei lavori che ha richiesto più impegno e potenza di calcolo/memoria. I progetti erano molto instabili per questo disco e ottenere i premaster finali è stata una vera impresa che ha richiesto diversi passaggi prima di vedere la sua forma finale”.

QUALI PEZZI RITIENI I PIU’ RIUSCITI, O COMUNQUE QUELLI CHE RISPECCHIANO MEGLIO LO STILE DEGLI EPOCHATE?
“Diciamo che, essendo il primo disco, si può dire che lo stile degli Epochate si riesce a capire solo ascoltando tutto il lavoro, dato che i brani variano molto sia ritmicamente che melodicamente e sono, tra l’altro, scritti in chiavi e tempi diversi. Secondo me comunque, in linea di massima, la title-track e opener del disco rappresenta in modo abbastanza completo un riassunto dello stile che facciamo, avente un lungo intro orchestrale e parti strumentali, così come momenti sia più electro che rock. D’altro canto, però, in ‘Creators’ si sente molto più forte la componente da soundtrack, mentre in brani come ‘The Flood’ la semplicità e la pesantezza/potenza sono molto più marcate. In una traccia come ‘Introspection’, invece, il ritmo incalzante delle drum, ma anche dell’orchestra così come le voci più aggressive, ribaltano il tipo di emozioni trasmesse in maniera drastica”.

IL PROGETTO EPOCHATE AFFRONTERA’ ANCHE DATE DAL VIVO? O PER ORA RESTA SOLTANTO UN GRUPPO DA STUDIO?
“Certamente! Come ti ho accennato prima, stiamo già preparandoci per dei live futuri. Abbiamo trovato già gran parte della line-up per partire con i live e non vediamo l’ora di suonare dal vivo per poter sentire anche noi come sarà l’effetto ad altissimo volume! Nella formazione live avremo anche batteria, violoncello, violino e forse anche una violectra (violino elettrico, dal suono a metà strada tra viola e violoncello, ndR)”.

GRAZIE COME AL SOLITO, VICTOR, PER TEMPO E DISPONIBILITA’. A TE IL COMPITO DI CHIUDERE QUEST’INTERVISTA…
“Ringrazio te per il supporto e tutti i lettori di Metalitalia.com. Speriamo presto di vedervi tutti in sede live per poter condividere insieme un live apocalittico che faccia tremare la terra sotto i piedi”.

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