Nato nel cuore dell’underground brasiliano, Escarnium è un nome che da quasi due decenni attraversa con ostinazione le lande più cupe del death metal: senza clamore né scorciatoie, la band ha costruito passo dopo passo una carriera che l’ha vista evolvere da progetto radicato nel death metal più diretto e tradizionale a una realtà ormai piuttosto riconoscibile per il suo linguaggio musicale e per l’intensità delle sue esecuzioni.
Un cammino segnato da crescita personale e artistica, che oggi trova una tappa fondamentale con “Inexorable Entropy”, pubblicato da Everlasting Spew Records.
Il disco, articolato in nove tracce, restituisce un ritratto crudo ma raffinato della visione sonora di Victor Elian e compagni: un death metal che – seguendo le orme degli Immolation e di band un po’ più recenti come i Krypts – non rinuncia alla ferocia istintiva, ma che trova forza anche nella costruzione di atmosfere opprimenti e dinamiche più elaborate. Gli Escarnium confermano così la loro adesione a un’estetica intransigente, capace però di parlare con urgenza al presente.
Ne emerge un’opera che non si limita a ribadire la brutalità del genere, ma cerca di scandagliarne i recessi più oscuri, in un equilibrio costante tra impatto fisico e tensione emotiva. Temi come autodistruzione, ipocrisia sociale e nichilismo esistenziale percorrono i testi, contribuendo a rendere l’album un atto d’accusa nei confronti del mondo contemporaneo.
In questa breve conversazione, il chitarrista/cantante ripercorre la storia e le prospettive degli Escarnium, offrendo uno sguardo diretto sulla genesi di “Inexorable Entropy” e sul posto che la band intende ritagliarsi nel panorama globale del death metal.
GLI ESCARNIUM ESISTONO DAL 2008: COME DESCRIVERESTE L’EVOLUZIONE DELLA BAND DAI PRIMI GIORNI A OGGI?
– Direi che si è trattato di un’evoluzione naturale. Quando abbiamo iniziato, non avevo grandi obiettivi: suonare qualche piccolo concerto qua e là andava già benissimo. All’epoca facevamo un death metal un po’ più diretto e tradizionale.
Col passare degli anni, con “Interitus” nel 2016, abbiamo finalmente raggiunto il punto in cui qualcuno poteva riconoscere che si trattava degli Escarnium già dopo pochi secondi di un brano. Non che avessimo reinventato qualcosa, ma credo che abbiamo sviluppato un nostro modo di fare musica estrema.
Oggi l’obiettivo resta lo stesso: suonare, condividere la nostra musica e connetterci con le persone. La differenza è che siamo cresciuti come musicisti e come individui, e andare in tour è diventato non solo essenziale, ma anche il modo più gratificante per mantenere viva ed evolvere la band.
VENENDO DA SALVADOR, BRASILE, COME LA VOSTRA SCENA LOCALE HA INFLUENZATO IL SOUND E L’IDENTITÀ DEGLI ESCARNIUM?
– Salvador ha sicuramente una scena estrema molto forte, con molte band importanti, ma non direi che la città in sé abbia avuto un’influenza diretta sul sound degli Escarnium. L’idea di creare questo tipo di musica era nata molto prima che mi trasferissi lì.
In realtà sono cresciuto a Belo Horizonte, la città natale di band come Sarcófago, Sepultura e Mutilator, durante l’età d’oro della Cogumelo Records. Quel contesto ha plasmato gran parte della mia visione musicale.
Quello che invece mi ha dato Salvador è stata l’opportunità di connettermi con musicisti molto talentuosi, cosa che ha avuto un ruolo fondamentale nel trasformare gli Escarnium in una band solida.
IL NUOVO ALBUM “INEXORABLE ENTROPY” OFFRE NOVE TRACCE DI DEATH METAL MOLTO CUPO E TESO. È SICURAMENTE IL VOSTRO DISCO PIÙ OSCURO FINORA. C’ERA UN MESSAGGIO O UN’ATMOSFERA PARTICOLARE CHE VOLEVATE CREARE? CI SONO STATE INFLUENZE MUSICALI O LIRICHE SPECIFICHE CHE HANNO PLASMATO QUESTO LAVORO?
– Non direi che ci fosse qualcosa di specifico, perché il nostro messaggio è sempre stato lo stesso: mostrare la nostra visione e i nostri pensieri sull’umanità e sulla società moderna. Parla del ciclo di degrado e ipocrisia che si ripete costantemente.
L’intro “Fentanyl” è stata fraintesa da alcuni, ma “Fentanyl”, “Relentless Katabasis” e “Cancerous Abyss” sono infatti collegate, così come “Ashen Path” e “Pyrocene’s Might”. Queste prime tre tracce affrontano l’autodistruzione e le contraddizioni di ciò che la società condanna o tollera – dipendenze, potere, guerra, denaro e così via. La società tende a chiudere gli occhi, nascondendosi dietro religioni o valori morali che in realtà non esistono, o che cambiano a seconda degli interessi di chi detiene il potere.
Gli esseri umani si sfruttano a vicenda da sempre, alla ricerca di piaceri egoistici e meschini.
Molto di ciò che viviamo oggi non è che un riflesso di questo – un mondo sporco e marcio che nessuno vuole guardare o discutere. Alla fine ci ritroviamo con una società malata e degradata, con alcune persone che si trascinano sempre più nell’abisso attraverso morte e miseria, mentre altre vi vengono spinte a forza.
La dipendenza è ovunque: pornografia, droghe legali e illegali, potere, religione – qualsiasi cosa. Quello che cambia è chi viene escluso o punito in un dato momento da questa ‘società ipocrita e normale’ in cui tutti viviamo. E guardandosi intorno, esistono sempre forme di segregazione, campi di concentramento moderni senza confini, solo nuovi modi per escludere persone ovunque.
QUANTO CONTA PER VOI L’ATMOSFERA, RISPETTO ALL’AGGRESSIVITÀ PURA O ALLA TECNICA?
– La chiave è sempre il feeling. Non mi interessa molto la tecnica. La musica deve suonare bene prima di tutto a noi. Atmosfera e aggressività devono essere in equilibrio, altrimenti, dal mio punto di vista, la proposta diventa noiosa.
AVETE CORSO DEI RISCHI MUSICALI SU QUESTO ALBUM CHE MAGARI NON AVRESTE PRESO IN PASSATO?
– Un po’ sì. La sezione del brano che dà il titolo al disco, con basso e batteria puliti, di impronta progressiva, era qualcosa che non avevamo mai provato prima… almeno non in quel modo.
C’È UN BRANO DELL’ALBUM CHE SECONDO TE RACCHIUDE L’ESSENZA DEL MESSAGGIO DEGLI ESCARNIUM?
– “Relentless Katabasis” e “Cancerous Abyss” incarnano ciò che gli Escarnium rappresentano. “Relentless Katabasis” descrive la discesa nella dipendenza, nella violenza e nella miseria, mentre “Cancerous Abyss” amplia quella visione, mostrando l’umanità stessa come una forza maligna che consuma e distrugge tutto, compresa la propria esistenza. Insieme, riassumono la nostra visione critica e nichilista del mondo.
MI SEMBRA DI CAPIRE CHE CI SIA UN BEN PRECISO CONCEPT CHE LEGA I BRANI TRA LORO…
– Sì, temi, come ho accennato, ruotano attorno a una critica nichilista e distopica del mondo in cui viviamo. Guardando alla storia e vedendo ripetersi sempre gli stessi schemi, è difficile credere che ci sia molto futuro per l’umanità.
Non che io sia un fanatico in attesa di una specifica ‘fine dei tempi’, ma la clessidra scorre, e le possibilità dell’uomo si riducono sempre più. Molti dicono che siamo molto più vicini al collasso totale che a qualsiasi punto di ‘salvezza’. Siamo stati, e siamo ancora, condannati a una fine oscura.
OGGI NEL PANORAMA UNDERGROUND C’È UN’ONDATA DI BAND CHE PORTANO AVANTI UN DEATH METAL ESTREMAMENTE OSCURO E INTRANSIGENTE. COME VEDETE IL POSTO DEGLI ESCARNIUM ALL’INTERNO DI QUESTO MOVIMENTO MODERNO?
– Non mi interessano mode o tendenze, queste vanno e vengono. Gli Escarnium sono sempre rimasti fedeli a se stessi, e questo non cambierà. Mentre alcune band inseguono quello che potrebbe essere il ‘prossimo grande trend’, noi continuiamo a fare ciò in cui crediamo: death metal crudo e onesto. Che la scena si sposti verso produzioni sovraccariche come nei 2000 o verso estremi ancora più oscuri, noi saremo qui a portare avanti gli Escarnium come devono essere.
COSA C’È NEL FUTURO DEGLI ESCARNIUM? CI SONO NUOVE DIREZIONI O IDEE CHE VI ENTUSIASMA ESPLORARE?
– Ci sono già alcune nuove idee che stanno nascendo, ma è ancora troppo presto per parlarne.
AVETE IN PROGRAMMA DEI TOUR O ALTRE ATTIVITÀ PER PROMUOVERE “INEXORABLE ENTROPY” A LIVELLO INTERNAZIONALE?
– Sì, abbiamo appena concluso un tour in Messico, e a novembre saremo in tour in Europa. L’anno prossimo vogliamo suonare in parti del Brasile dove non siamo mai stati: è un paese enorme, e ci sono ancora tanti posti che dobbiamo raggiungere.


