ETERNAL DEFORMITY – Caos Positivo

Pubblicato il 15/07/2012 da

I polacchi Eternal Deformity avevano varcato i loro patri confini con il precedente lavoro “Frozen Circus”, un piccolo gioiello di extreme progressive metal con derive circensi; da qualche mese, coadiuvati dalla spinta promozionale della Code666 Records nostrana, ecco nei negozi il nuovo “The Beauty Of Chaos”, ulteriore conferma per la band dell’Est europeo, che si mostra estremizzata in entrambi i sensi della propria proposta, quello più violento e quello più progressivo, per un risultato finale che a tratti lascia sbalorditi. Ed è un peccato non averli ancora visti dal vivo e che gli Eternal Deformity fatichino un po’ ad entrare nel giro delle tournée europee. In merito a tutto ciò che veleggia a fianco del combo in questione, abbiamo contattato due dei suoi membri, Przemyslaw Kajnat e Arkadiusz Szymus, rispettivamente voce/basso e chitarra…

 

CIAO RAGAZZI! E’ PASSATO UN BEL PO’ DI TEMPO DALL’USCITA DI “FROZEN CIRCUS”, UN ALBUM MAGNIFICO. COME MAI ABBIAMO DOVUTO ASPETTARE BEN CINQUE ANNI PER UNA VOSTRA NUOVA RELEASE? E COSA AVETE COMBINATO IN QUESTO LUSTRO?
PK: “Ehilà, ciao! In effetti cinque anni sono un periodo piuttosto lungo di tempo, ma siamo stati veramente molto impegnati con le nostre vite, le famiglie e il lavoro. Purtroppo, come potrai immaginare, non siamo musicisti professionisti, quindi il tempo da dedicare alla musica è quello che è. Questo è il nostro modus operandi, ed ecco spiegato infatti il perché abbiamo pubblicato solo sei album in quasi vent’anni di esistenza della band!”.

COME VI SIETE APPROCCIATI ALLA COMPOSIZIONE DEL NUOVO LAVORO? QUANDO AVETE AVUTO LE PRIME IDEE? QUAL ERA L’OBIETTIVO PRINCIPALE?
PK: “Be’, abbiamo avuto una breve pausa dopo aver registrato e pubblicato ‘Frozen Circus’. Il nostro tastierista (Lukasz Kiljanek, ndR) lasciò la band subito dopo la firma del contratto con la Code666; io andai a vivere in Inghilterra, perciò fu davvero un momento difficile per noi e non ci veniva esattamente comodo lavorare su del nuovo materiale. Comunque, quando finalmente ci rimettemmo in moto, sapevamo già che sarebbe stato molto diverso dal passato. E, a dire il vero, è sempre stato così: non ci siamo mai concentrati troppo sul risultato finale; noi facciamo solo musica. Credo sia estremamente positivo quando un gruppo si sorprende ogni volta di ciò che ha creato in fase di composizione. E a noi è successo di nuovo. Ad essere onesto, stavolta non ero per nulla ottimista, in quanto spesso mi son trovato a dirmi che ero impreparato per iniziare a scrivere e registrare un nuovo lavoro. Prima di entrare in studio, avevo pronte solo due lyrics e alcune linee vocali e di basso le ho praticamente composte mentre le registravo. Il nostro chitarrista ha scritto gli assoli soltanto come ultima cosa e nessuno di noi aveva idea se si sarebbero incastrati bene con il resto o cos’altro. Ma devo dire che questa sensazione di insicurezza è stata tutto sommato anche piacevole. Soprattutto ora, che è andato tutto bene (ride, ndR)!”.

POTETE SPENDERE QUALCHE PAROLA SUL TITOLO E SULL’ARTWORK, CHE SUPPONGO SIANO COLLEGATI? QUAL E’ IL SIGNIFICATO DI UNA DICITURA COME “THE BEAUTY OF CHAOS”?
PK: “Sono collegati. Sì. Ho portato in studio l’idea per il titolo semplicemente perché mi sembrava un titolo cool e gli altri ragazzi sono stati d’accordo. Poi abbiamo passato il concept a Yvonne e lei praticamente ha fatto tutto il resto. Il significato dietro ‘la bellezza del Caos’ è molto semplice: noi siamo degli amanti della vita, apprezziamo davvero tutto ciò che questo mondo ha da offrire; pensiamo il mondo sia un bellissimo posto, anche se il Male e gli eventi naturali delle cose spesso ce lo mostrano in una cattiva luce, così come i suoi abitanti umani, il desiderio dei quali è sempre stato e sempre sarà dominarlo e annientarlo con crudeltà. Da qui, la bellezza del Caos”.

QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA “FROZEN CIRCUS” E IL NUOVO DISCO? SE POSSO DIRE LA MIA, CREDO CHE “THE BEAUTY OF CHAOS” SIA PIU’ ESTREMO IN ENTRAMBI I VOSTRI SENSI DI MARCIA, PIU’ EPICO-SINFONICO DA UNA PARTE, PIU’ BLACKISH DALL’ALTRA… SIETE D’ACCORDO?
AS: “Sì, sono d’accordo con te. E’ più estremo e gli arrangiamenti sono molto più complessi. Ed è per questo che, durante i primi ascolti, sicuramente si rischia di essere un po’ disorientati dal suono. Se paragonato a ‘Frozen Circus’, su questo nuovo album si possono chiaramente percepire le nostre influenze black metal”.
PK: “Personalmente adoro ‘Frozen Circus’. Ammetto che forse è il primo lavoro degli Eternal Deformity di cui siamo veramente soddisfatti tuttora. Ma il fatto è che non abbiamo mai composto due dischi uguali in fila. Dove sta il senso di ciò? Credo che la maggior differenza comunque stia nella qualità: abbiamo cambiato molta strumentazione, usato materiale migliore per registrare; inoltre, il nostro produttore è certamente più capace oggi di quanto lo fosse cinque anni fa! Ed è filato via tutto più liscio”.

SO, DALLE VOSTRE STESSE PAROLE NELLA NOSTRA PRECEDENTE INTERVISTA, CHE VI PIACE PARTICOLARMENTE SPERIMENTARE NUOVE SOLUZIONI E NON PORVI NESSUN LIMITE COMPOSITIVO. COSA MI RACCONTATE IN MERITO A “THE BEAUTY OF CHAOS”?
AS: “Be’, si tratta di vera sperimentazione: miscelare stili diversi, incrociare influenze è ciò che più amiamo fare. Questa volta abbiamo puntato sulla combinazione di materiale estremo con melodie piacevoli e molto solari. Volevamo dare musica a quanto dichiarato nel titolo, un caos di emozioni. Le chitarre dominano di più rispetto a ‘Frozen Circus’, dove le tastiere avevano un ruolo fondamentale. Il nostro nuovo tastierista ha portato infatti alcune idee e soluzioni fresche, ma le parti di keyboards non sono molto diverse da quelle presenti sul lavoro prima. Non volevamo neanche sovraccaricare i brani con troppi assoli, quindi siamo davvero felici del fatto che ‘The Beauty Of Chaos’ abbia un’impronta più black metal di qualsiasi altra cosa fatta da noi in passato. Nel black metal la possibilità di sperimentazione è davvero ampia; ciò non vuol dire comunque che non sperimenteremo niente più in altri sottogeneri, sarebbe come andare contro la nostra natura”.
PK: “Non posso troppo argomentare sulla musica, in quanto avrò aggiunto sì e no due riff in sede di composizione, ma ti posso dire come ho affrontato la questione vocals. Mi è sempre piaciuto mischiare diversi tipi di voce, e per questa volta la mia visione era quella di utilizzare lo screaming diabolico del black unito a cupi growl death metal (a cui ha provveduto il nostro tastierista) e a qualcosa che si avvicinasse a delle voci pulite tipo prog-rock. Sono molto soddisfatto del risultato e penso che abbiamo raggiunto in buonissima parte ciò che mi ero prefissato. Ognuno di noi aveva un’idea ben precisa dei suoni da ottenere. Le uniche sonorità a cui abbiamo prestato più attenzione in fase di registrazione sono state quelle di batteria e basso. Non volevamo il classico sapore robotico e distorto delle sezioni ritmiche d’oggigiorno, bensì qualcosa di più naturale e organico. Di questo abbiamo discusso molto e credo che Tymek, il nostro batterista, non sia ancora per nulla d’accordo con la nostra scelta!”.

C’E’ QUALCHE PEZZO PIU’ RAPPRESENTATIVO DI ALTRI CHE VORRESTE PROVARE A DESCRIVERE/PRESENTARE AI NOSTRI LETTORI PER FARVI CONOSCERE MEGLIO?
PK: “Il mio brano preferito è tuttora ‘The Holy Decay’, perché si tratta di un mix di tutto ciò che più ascolto oggigiorno. Parte con dei riff black metal e una compilation di diversi stili vocali: urli death e black metal e voci pulite. Poi subentra quello che è il mio momento preferito dell’album: una lunga parte di chitarra acustica con cantati vari nella prima metà e un gran bell’assolo nella seconda. C’è anche un’altra sezione di chitarra acustica in questo brano e questa mi ricorda qualcosa degli Shining (ma forse sono solo io a rendermene conto!), sezione dove per la prima volta mi sono cimentato in una sorta di voce quasi Opethiana con degli ‘aaahhh’ molto dolci…chiaro che l’idea è resa meglio se si ascolta il brano (ride, ndR)! Mi piace proprio tanto il lavoro corale che abbiamo fatto per questa canzone. Un altro pezzo che credo sia doveroso menzionare è ‘Pestilence Claims No Higher Purpose’, in quanto la sua costruzione è un pelo insolita. Grand piano all’inizio e a seguire follia black metal. Poi si trasforma in un momento progressive-rock con ancora una volta un’ottima chitarra acustica, per poi diventare epica nel centro con assoli di chitarra e tastiere. Ecco, penso che queste due tracce siano ottimamente rappresentative!”.

COSA VI ASPETTATE DALLA PUBBLICAZIONE DEL DISCO NUOVO? AVETE QUALCHE AMBIZIONE PARTICOLARE?
PK: “In effetti ci piacerebbe suonare dal vivo molto più spesso e possibilmente non solo in Polonia e in Repubblica Ceca. Vedremo cosa riusciamo a combinare. Un mio personale desiderio poi sarebbe quello di ascoltare la nostra musica in vinile, quindi incrocio le dita perché solo i dischi più venduti vengono ristampati su vinile dalla Code666… E allora gente…per favore comprate il nostro album (ride, ndR)!”.

QUALI SONO I SENTIMENTI CHE PREFERITE ESPRIMERE ATTRAVERSO LA VOSTRA MUSICA? E LA MUSICA VI DA’ CONFORTO NELL’ALLEVIARE I COSIDDETTI STRESS DELLA VITA QUOTIDIANA?
PK: “’The Beauty Of Chaos’ è carico di emozioni. E certo, la musica per noi è sempre stata una fuga dalla routine della vita di tutti i giorni. Nell’album ci sono diversi sentimenti coinvolti. Esprimo i miei attraverso i testi e di solito mi focalizzo su cose quali l’amore, l’odio, la gelosia, la verità, le bugie, il significato generale dell’esistenza. Le mie lyrics sono totalmente emozionali e riflettono i miei pensieri su questi argomenti”.

IN QUALI MODI IL POSTO IN CUI VIVETE (O I POSTI IN CUI AVETE VISSUTO) INFLUENZA LA MUSICA CHE CREATE, O ANCHE IL VOSTRO GUSTO COMPOSITIVO?
PK: “Guarda, credo che la nostra ispirazione sia più un fattore che tenga conto di tutte le esperienze a cui siamo andati incontro nei nostri alti e bassi della vita. Oltretutto prendiamo ispirazione anche da fonti…diciamo alternative. Per quanto concerne la musica, invece, ti posso dire che Smyku (Przemyslaw Smyczek, prima chitarra, ndR) è principalmente un mega-fan dei Black Label Society! Arkadiusz adora il black, l’old-school swedish death e cose un po’ più leggere come Katatonia e Opeth. Tymek (Tymoteusz Ciastko, batteria, ndR) in realtà non apprezza particolarmente il metal; Piotr (Rokosz, tastiere, ndR) ha un gruppo doom metal che si chiama Narrentum, per il quale compone tutta la musica. Infine, io ultimamente mi sono dato parecchio al progressive-rock ma le mie origini sono nel black, nell’avantgarde, nel death e…nel pop! Ecco spiegato perché non riusciamo proprio a creare musica molto etichettabile!”.

COSA MI POTETE DIRE RIGUARDO LA VOSTRA ATTIVITA’ DAL VIVO? C’E’ IN BALLO QUALCOSA PER L’ESTATE?
PK: “Be’, suoneremo qualche concerto in autunno – ottobre e novembre – in Polonia e Repubblica Ceca. Ovviamente ci piacerebbe poter riuscire a suonare ovunque e questo è il nostro target principale per i prossimi mesi. Vediamo che succederà!”.

BENISSIMO, E’ TUTTO! VI RINGRAZIO PER LA CORTESE DISPONIBILITA’ E VI LASCIO CONCLUDERE A PIACERE…
PK: “Grazie a voi per l’intervista e grazie a chiunque stia spendendo del tempo per leggerla. Vi incoraggio a darci una chance e ad andare ad ascoltare gli Eternal Deformity. Credo che molti di voi potranno trovare elementi di proprio gradimento. Cheers!”.

 

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