ETERNAL SILENCE – Inseguendo chimere

Pubblicato il 10/07/2015 da

E’ bello seguire i passi di nuove realtà e gli Eternal Silence,  autori di un debutto interessante ma non certo esplosivo un paio di anni fa, sono di certo una di queste. Grazie infatti al recente “Chasing Chimera”, i Nostri rompono gli indugi, mettendo in campo una maturità e una qualità sonora decisamente superiori. In questa intervista con l’intera band, scopriamo cosa è accaduto in due anni. A voi le opinioni ed i pensieri di Alberto Cassina (chitarra e voce), Marika Vanni (voce), Davide Massironi (batteria), Alessio Sessa (basso) e Davide Rigamonti (chitarra solista).

Eternal-Silence - band - 2015

BENE, BENE! CON QUESTO VOSTRO SECONDO ALBUM VI STATE QUINDI LANCIANDO SU UN MERCATO PIU’ GRANDE: VORRESTE PRESENTARVI AI LETTORI, SPIEGANDO COME VI SIETE FORMATI?
Alberto Cassina: “Siamo gli Eternal Silence, una band di Varese e dintorni, definibile come symphonic metal ma dalle diverse sfaccettature. Come gruppo esistiamo dal 2008, ma il nostro debutto è del 2013 e con questa line-up siamo stabili solo dall’anno successivo. Questo come dicevi tu è il nostro secondo album, ed esce, come il nostro primo disco, per la Underground Symphony… e devo dire che siamo fierissimi del risultato! ”.

HAI CITATO LA UNDERGROUND SYMPHONY, LA LABEL DEL VOSTRO DEBUTTO “RAW POETRY”.  COME SI E’ GIUNTI AL RINNOVO? AVEVATE FIRMATO PER PIÙ DISCHI?
Alberto Cassina: “No, non avevamo firmato per più dischi. Abbiamo rinnovato semplicemente perché siamo felici di come sono andate le cose tra noi, è nata subito una certa fiducia reciproca che ci ha messi a nostro agio. Ci sentiamo come in una famiglia: una realtà sicura e amichevole, all’interno della quale non ci sentiamo vincolati nel compiere determinate scelte o compromessi. Quando ti puoi muovere con libertà perché cambiare?”.

RIGUARDO IL TERMINE DA VOI USATO, ‘SYMPHONIC METAL’, LO TROVIAMO UN TERMINE ALLE VOLTE UN PO’ SUPERFICIALE: BASTI PENSARE A NIGHTWISH, EPICA E WITHIN TEMPTATION, BAND DEFINITE TUTTE IN QUESTA MANIERA MA DIVERSISSIME TRA LORO…
Alberto Cassina: “Eh, so che è un termine superficiale, ma ogni tanto le etichette ci vogliono. Penso che, nonostante sia una definizione semplicistica, ‘symphonic metal’ ci rappresenti. Per essere metal siamo metal, il sinfonico è una sfumatura che ci piace e che ci porta a valutare elementi come l’impatto di elementi orchestrali nel sound e ad usare molte basi e tastiere. E poi… non saprei come altro definirci!”.

MA PRENDENDO COME ESEMPIO LE TRE BAND APPENA CITATE, SECONDO TE VALE LA PENA DI SEGUIRE IL SENTIERO TRACCIATO DA UNA DI LORO O CERCARE DI STARE NEL MEZZO MUTUANDO ELEMENTI MAGARI DA TUTTE E TRE?
Davide Massironi: “Stare nel mezzo. Scegliere uno dei sentieri ci sembra quasi controproducente, per via di un ‘effetto clone’ che poi è difficile evitare. E comunque il metal stesso, inteso come genere, è arrivato dove è adesso sì grazie alle sue diramazioni, ma soprattutto perché le ha sfruttate per generare nuova linfa e per rinnovare se stesso nella propria forma, proseguendo anche quando sembrava spacciato”.

QUINDI, TRA PERSONALITA’ E ORIGINALITA’, SUPPONGO VOI PERSEGUIATE LA PRIMA.
Alberto Cassina: “Certamente. Però è più facile per una band dire ‘siamo personali’. Essere veramente originali ci sembra alle volte una cosa quasi fuori portata per chiunque: per essere veramente originale dovresti metterti lì, pensare a cosa è stato fatto e cosa no, e forzarti a fare quello… be’, ci sembra innaturale. Non è il nostro modo di lavorare. Però c’è anche da dire che l’originalità può nascere spontaneamente dall’incontro di personalità distinte”.

CONCENTRIAMOCI  PERÒ SUL DISCO, PARTENDO MAGARI DA TITOLO E ARTWORK. PARLATE DI ‘CACCIARE CHIMERE’, MA IN COPERTINA VEDIAMO IL MOSTRO, NON CERTO BELLEROFONTE!
Alberto Cassina: “Il titolo in realtà è nato parecchio in avanti con i lavori, non era un titolo stabilito all’inizio. E’ nato principalmente guardando ai testi composti, e ai concetti che vogliamo trasmettere.  Le ‘chimere’ sono gli obiettivi che non si riescono a raggiungere, ciò cui si agogna ma che sfugge sempre, anche se ovviamente in alcuni brani la chimera ricopre anche l’aspetto mitologico del mostro imbattibile. La copertina rappresenta un po’ questo dualismo, l’immagine mostra infatti la creatura in parte statua e in parte essere vivente, un’idea secondo noi azzeccata. A compiere questa scelta è stato però non un membro della band ma un bravissimo artista polacco che, pur non conoscendoci, solo dalle nostre indicazioni è riuscito perfettamente a riassumere i nostri pensieri. E’ stato fantastico”.

MOLTO BELLA PER NOI È LA TAVOLOZZA CROMATICA, INVECE DEL ‘SOLITO’ BLU MISTERIOSO O ROSSO FUOCO/SANGUE CHE SPADRONEGGIANO SULLE COPERTINE DEI VARI MARSHALL E MACHADO, QUI ABBIAMO UN INEDITO GIALLO SABBIA.
Marika Vanni: “Sono i miei colori in realtà. Le tonalità che vanno dal giallo, al rame e al marrone, oltre ad essere quelli dei miei capelli, sono i classici colori autunnali. Sono totalità che mi scaldano, mi fanno sentire sicura, in qualche modo. A questi colori è stato poi aggiunto il mio colore preferito, il verde dei prati dell’Irlanda”.
Alessio Sessa: “Già. E poi a ben vedere, c’è continuità con la tavolozza del primo album. E’ un segno distintivo che ci piace!”.

QUELLO CHE E’ DECISAMENTE MIGLIORATO E’ L’ASPETTO DELLA REGISTRAZIONE: AVETE LAVORATO IN MANIERA DIVERSA PER OTTENERE UN SOUND COSÌ MIGLIORE E MATURO?
Alberto Cassina: “Compositivamente non è cambiato molto, anche se ‘Chasing Chimera’ è un album decisamente più di getto. Più spontaneo. E’ un album molto sentito. La lavorazione sui suoni si è svolta grosso modo come sul primo disco, ma era forte in noi la convinzione di farvi vedere quanto eravamo migliorati, quanto avevamo appreso dall’esperienza di ‘Raw Poetry’. La produzione si percepisce migliore non perché abbiamo cambiato approccio, ma perché semplicemente avevamo le idee più chiare, una personalità più sbozzata e soprattutto una consapevolezza maggiore dei nostri errori e di come evitarli. Con questa mentalità è stato facile creare un prodotto che suonasse più maturo”.
Davide Rigamenti: “Gli assoli su ‘Chasing Chimera’ sono molto spontanei. Sono improvvisati praticamente al 90%, anche se poi ovviamente hanno parti ritoccate in studio… però stavolta si è potuto fare così – improvvisare, intendo – perché eravamo più affiatati e sapevamo come fare”.

MA IL DISCO È NATO PIÙ IN SALA O SULLA CONSOLLE?
Davide Massironi: “Decisamente in sala prove. Anzi, la sala per noi è propedeutica al discorso ‘studio’, perché ci piace arrivare alla consolle con le canzoni già finalizzate e chiare nelle nostre menti. Per questo poi siamo in grado di suonare dal vivo ogni pezzo dei nostri dischi, perché sono nati con quell’approccio. La sala prove è la palestra della band e un momento di unione, un momento per sentirsi famiglia. E’ in sala che si diventa uniti e si capisce che cosa vogliamo dalle nostre canzoni!”.

RITORNANDO ALL’ARGOMENTO DELLA MATURITÀ, A ME PIACE PENSARE ALLE GIOVANI BAND COME DELLE CALAMITE CHE, PASSANDO VICINO AD ALTRI GRUPPI E SONORITÀ, RACCOLGONO UN SACCO DI INPUT, CAMBIANDO IL PROPRIO ASPETTO. VI CI RITROVATE?
Alberto Cassina: “Di sicuro qualcosa abbiamo raccolto dall’ultimo album… abbiamo raccolto lui (il chitarrista neo-arrivato, ndR)! Scherzi a parte, la mia risposta era seria perché troviamo che il suo arrivo abbia cambiato molto in quello che era lo stile compositivo per le parti soliste sullo scorso lavoro, e quindi come dici tu, abbiamo raccolto una modifica che poi è entrata a far parte della band. In definitiva, crediamo di aver fatto molti miglioramenti, sia per quanto riguarda le performance live, sia per l’aspetto in studio. Un’altra cosa su cui siamo migliorati molto guardando altre band è l’uso delle basi: un tempo non le usavamo, ora abbiamo imparato come andare a click con loro e il nostro sound ne è decisamente rafforzato. Si impara tutto strada facendo”.

MI STATE PARLANDO DI MIGLIORAMENTI MOLTO DAL PUNTO DI VISTA ESECUTIVO…
Davide Massironi: “Be’, sì’! Penso però che sia un discorso che valga per molte band. Io in particolare sono molto competitivo, ed entrare in contatto con altri batteristi con stili diversi dai miei mi sprona a fare il meglio possibile e a mettermi in confronto continuo. Imparo molto da questo atteggiamento!”.
Davide Rigamonti: “Io rimango molto interessato dalla scelta dei suoni. Ho chiaramente le mie composizioni in mente, e il mio stile rimane mio, ma mi piace vedere come i vari interpreti traspongono le proprie idee in una performance live… e cerco di capire come fare lo stesso col mio stile”.
Davide Massironi: “In realtà conoscere le altre band è importantissimo. Certo, si parla molto dell’aspetto live, ma è perché è proprio sotto quell’aspetto che c’è sempre qualcosa da imparare. E’ una caratteristica comune a molte band quella di cercare di affinare la propria professionalità anche solo vedendo come dei colleghi sistemano le casse-spia, o montano il palco, tutte cose che non ti vengono insegnate, ma le impari sul campo!”.

VEDENDO IL VOSTRO PROFILO FACEBOOK SI NOTA UN FORTE SUPPORTO DA PARTE VOSTRA DI BAND APPUNTO DEFINIBILI COME ‘COLLEGHE’… VI SENTITE PARTE DI UNA SCENA, QUINDI?
Marika Vanni: “Non diremmo proprio così. Abbiamo degli amici, questo sì. Ma una vera e propria scena, non so, ci sono ancora molte cose che non vanno. La scena dovrebbe coinvolgere tutti, dai musicisti ai media, dai produttori ai fan. Invece alle volte l’impressione è quella di una bassa umiltà, di band che si credono superiori a quello che sono, o band brave, ottime, che appena riescono a sfondare sembrano non considerare più l’ambiente delle giovani band da cui loro stessi provenivano. C’è ancora tanto su cui lavorare per arrivare a parlare di scena. Abbiamo però tanti amici, molta gente davvero splendida, come ad esempio gli amici degli Spellbalst, che quasi sembrano membri del nostro gruppo! Alla fine, ci sono molte realtà belle con cui lavorare”.

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