EVERSIN – Furia iconoclasta

Pubblicato il 31/07/2018 da

Gli Eversin hanno di recente pubblicato il loro nuovo album “Armageddon Genesi”, probabilmente il più potente ed aggressivo della loro discografia. Abbiamo sentito il bassista Ignazio Nicastro ed il cantante Angelo Ferrante per sapere appunto qualcosa in più sul nuovo album, come è stato concepito e realizzato e per conoscere meglio i musicisti e la band. Ci siamo soffermati anche sul grande salto qualitativo compiuto dagli Eversin, che da piccola band dell’underground locale ha raggiunto lo status di band internazionale, avendo la possibilità di esibirsi in festival in varie parti del mondo e condividendo il palco con musicisti importanti. Un pensiero speciale, ovviamente, è stato poi rivolto al grande Ralph Santolla, che proprio per gli Eversin ha registrato il suo ultimo assolo.

L’ALBUM “TRINITY: THE ANNIHILATION” HA RAPPRESENTATO PER LA BAND UN SIGNIFICATIVO TRAMPOLINO DI LANCIO, CHE VI HA SPALANCATO LE PORTE VERSO LA PARTECIPAZIONE, TRA L’ALTRO, A DIVERSI IMPORTANTI FESTIVAL: VUOI PARLARCI DI QUESTE ESPERIENZE?
– Ignazio: “Trinity: The Annihilation” è stato il vero punto di svolta, così come giustamente osservavi tu. L’album ha portato alla luce in maniera netta e riconoscibile le principali caratteristiche del nostro songwriting, cosa che solo parzialmente si era verificato su “Tears On The Face Of God” del 2012. Il genere che proponiamo non è sempre di facile assimilazione, siamo coscienti che per capire pienamente la nostra proposta musicale un ascolto superficiale non è assolutamente sufficiente, il nostro è un thrash metal molto articolato, particolare e moderno che poco ha a che vedere con il classico thrash, ma fortunatamente la formula adottata è stata vincente e ci ha consentito di fare il ‘grande salto’. Scusa il lungo preambolo ma è necessario per comprendere il perché gli Eversin, oggi, piaccia o no, sono una band internazionale. Abbiamo condiviso il palco con Iron Maiden, Slayer, Megadeth, Exodus, Carcass e molti altri big della scena internazionale da cui abbiamo imparato moltissimo, dallo stare on stage fino al rapportarci con il pubblico o con gli addetti ai lavori. Siamo cresciuti in modo esponenziale, abbiamo affinato le nostre capacità espressive riuscendo a mettere su dei concerti davvero devastanti, siamo passati dal suonare di fronte a cento persone in Italia al suonare di fronte a seimila in Turchia nell’arco di solo un paio di mesi. Tutto questo non sarebbe stato possibile se non avessimo avuto una persona speciale che ha creduto e crede in noi e soprattutto se non avessimo inciso “Trinity: The Annihilation”.
– Angelo: Già con “Tears On The Face Of God” avevamo capito di avere tra le mani un prodotto che avrebbe potuto rappresentarci anche in ambito internazionale cosicchè, con il successore “Trinity: The Annihilation”, abbiamo osato di più ed assistito quasi ad un ‘miracolo’. Ricordo iniziammo a ricevere molte proposte di partecipazione a festival non soltanto europei. Tra gli altri, ricevemmo anche la proposta di partecipazione al Bangalore Open Air a cui dovemmo rinunciare, perché coincidente con un altro festival. “Trinity” aprì davvero un varco per un altro mondo.

A BREVE USCIRÀ IL VOSTRO NUOVO LAVORO, INTITOLATO “ARMAGEDDON GENESI”: AVETE GIÀ IN PROGRAMMA LA PARTECIPAZIONE A QUALCHE EVENTO ESTIVO O AVETE COMUNQUE GIÀ AVUTO PROPOSTE? CI PUOI ANTICIPARE QUALCOSA?
– Ignazio: Suoneremo in Estonia il 29 giugno (l’intervista è di una settimana prima, ndR) assieme ai Lacuna Coil ed agli I Am Morbid di Dave Vincent. Il giorno dopo ci recheremo in Grecia al Chania Rock Fest, in cui abbiamo suonato l’anno scorso, per presentare ufficialmente l’album ai supporter greci. Sono già in programma altre date live per la fine del 2018 e i primi mesi del 2019 che però, non essendo ancora state ufficialmente confermate da chi di dovere, al momento non posso anticipare.

QUALI SONO LE TEMATICHE A CUI S’ISPIRA IL VOSTRO NUOVO ALBUM? POSSIAMO CONSIDERARLO UN CONCEPT?
– Ignazio: No, non è un concept. Con “Armageddon Genesi” ho cercato di far coesistere la storia e l’attualità con quanto scritto nella Bibbia, soffermandomi in particolare sugli scritti di San Giovanni. Ho provato a fare luce sull’Armageddon, la fine suprema, questo dio apparentemente morente che viene continuamente evocato dalla razza umana nei più svariati modi. Secondo la Bibbia la battaglia finale tra il bene ed il male avrà luogo presso l’altopiano israeliano di Har-Megiddo, cosa che va ad alimentare il più classico immaginario collettivo. Io ho invece ho voluto vedere nell’Armageddon un concetto puramente astratto, un’idea che, oggi, potrebbe essere realizzata dall’uomo attraverso la tecnologia da lui stesso creata, attraverso l’estremismo religioso o attraverso la smania di potere. Ho provato a far luce sull’idea di una sorta di eutanasia autoinflitta nel nome del progresso, dell’evoluzione o del credo religioso.

COME AVETE REALIZZATO IL DISCO? AVETE COMPOSTO LA MAGGIOR PARTE DEL MATERIALE AUTONOMAMENTE PER POI CONDIVIDERLO, COME AVVENUTO IN PASSATO O CI SONO STATI DEI CAMBIAMENTI NEL VOSTRO MODO DI LAVORARE?
– Ignazio: Scriviamo molto per conto nostro, registriamo le nostre idee e poi le studiamo assieme in sala prove. Le idee del singolo vengono comunque modificate più volte da tutta la band, infatti da sempre siamo soliti arrangiare i brani diverse volte fino a raggiungere la giusta formula. Per “Armageddon Genesi” il processo compositivo è stato più o meno lo stesso degli altri album e, come sempre non ci siamo fermati a pensare come avrebbe dovuto suonare il nuovo materiale, cosa di cui, in tutta sincerità, non ce ne è mai importato nulla. Noi componiamo musica per noi stessi, perché amiamo farlo, perché ci fa star bene, se poi riusciamo a piacere che ben venga. Sarebbe stato facile fare un “Trinity parte 2”, l’album ha avuto un successo assolutamente notevole come mai prima era accaduto e quindi non sarebbe stato affatto difficile riciclare qualche idea, abbiamo invece preso “Trinity” come un piccolo spunto per sviluppare “Armageddon Genesi” che, seppur presentando le caratteristiche che ci hanno reso un nome molto noto al mondo del Metal, è un disco molto diverso dal suo predecessore.
– Angelo: A volte arriviamo a smontare i brani con frequenza settimanale, su ogni singolo brano poniamo un’esagerata attenzione, spesso maniacale e comporre “Armageddon Genesi” non ha rappresentato una differenza, anzi. Stavolta, forse più delle volte precedenti, abbiamo focalizzato moltissimo la nostra attenzione sul suono finale. Ci siamo resi subito conto che i nuovi brani necessitavano di un sound particolare per poter esprimere al massimo le loro potenzialità.

LA MIA SENSAZIONE È CHE IN “ARMAGEDDON GENESI” ABBIATE CERCATO DI OTTENERE UN SOUND PIÙ POTENTE E AGGRESSIVO CHE MAI: POSSIAMO CONSIDERARE QUESTO UNA SORTA DI PUNTO DI ARRIVO RISPETTO A QUELLO CHE È STATO FINORA IL VOSTRO PERCORSO STILISTICO?
– Ignazio: Non parlerei di punto di arrivo, semmai di un punto intermedio, se così possiamo dire. Il sound che siamo riusciti a sviluppare è quello più adatto alle nuove composizioni, quello che più degli altri è riuscito ad esaltare le caratteristiche dei nuovi brani. Questi sono molto oscuri, violenti e dannatamente pesanti quindi necessitava un sound sì ruvido e dirompente ma allo stesso tempo claustrofobico e iconoclasta. Il nostro percorso stilistico è sempre stato assolutamente dinamico e così continuerà ad essere. Non faremo mai un disco uguale al precedente quindi è sicuro che il prossimo disco, essendo diverso da “Armageddon Genesi” avrà anche un sound diverso, un sound suo che possa valorizzare i brani secondo le loro caratteristiche.
– Angelo: In realtà ogni nostro album è stato caratterizzato da un cambio di “stile” dovuto ad un sentire diverso rispetto al precedente lavoro a cui è corrisposto anche un cambio in seno alle sonorità finali. “Armageddon Genesi” è un CD molto più opprimente rispetto ai predecessori, molto più di “Trinity: The Annihilation”, che è stato un album dal mood sì devastante ma con più ‘ariosità’. “Armageddon Genesi” è un prodotto claustrofobico e veramente pesante ma lo stile intrapreso non potrà mai essere un punto di approdo finale per noi.

CI SONO ASPETTI DELLA VITA REALE, CIRCOSTANZE O NOTIZIE CHE IN QUALCHE MODO POI INFLUENZANO IL TUO MODO DI COMPORRE, TRADUCENDOSI IN RABBIA E AGGRESSIVITÀ ‘SONORA?’ COS’È CHE DI QUESTI TEMPI TI INFASTIDISCE MAGGIORMENTE?
– Ignazio: Beh, mi basta aprire la finestra al mattino per trovare decine di cose che mi fanno girare le scatole e che in un certo modo possono darmi una veloce ispirazione per comporre musica o scrivere un testo. Quando accendo la tv e guardo un qualsiasi tg provo talmente tanto disgusto che potrei scrivere una discografia intera. Guerre, malattie, povertà, genocidio, politica, religioni… Il mondo è governato dal caos in nome del denaro e tutto questo schifo è per me fonte di nausea ma anche di ispirazione. La furia iconoclasta di “Armageddon Genesi” è data dall’ odio che gli Eversin provano per tutta questa merda.

COME DA TRADIZIONE, VI SIETE AVVALSI ANCHE STAVOLTA DI IMPORTANTI OSPITI NEL DISCO: COME SONO NATE QUESTE COLLABORAZIONI?
– Ignazio: Abbiamo sempre adocchiato i guest in base al mood del disco, tenendo sempre presente le caratteristiche dei singoli ospiti ed in che modo avrebbero potuto giovare ad un determinato brano. Nel corso degli anni abbiamo collaborato con diversi artisti dal nome altisonante come Tony Dolan, Glen Alvelais, James Rivera fino ad arrivare a Ralph Santolla e Lee Wollenschlaeger per l’ultimo disco. Tutti questi grandi artisti hanno contribuito a rendere i brani su cui appaiono delle piccole storie a parte proprio per le loro particolari caratteristiche. Stiamo parlando di artisti di enorme spessore che danno davvero un qualcosa di tangibile al brano, senza contare che avere un nome altisonante sul disco male di sicuro non fa. Prendi ad esempio “Armageddon Genesi”, titletrack del nuovo album: il growl è opera di Lee Wollenschlaeger dei Malevolent Creation. Il suo growl così opprimente e violento è perfetto per il climax oscuro e negativo del brano che sembra sia stato scritto appositamente per la sua voce.

UN PENSIERO PARTICOLARE VA INDUBBIAMENTE A RALPH SANTOLLA, CHE ALCUNI GIORNI FA CI HA LASCIATI E CHE PROBABILMENTE HA SUONATO PER VOI UNO DEI SUOI ULTIMI ASSOLI: COSA CI PUOI RACCONTARE DI LUI?
– Ignazio: Eh, che triste storia… Tutti noi siamo da sempre fan di Ralph e del suo stile unico, io in particolare, essendo un accanitissimo fan dei Deicide, conosco a memoria ogni singola nota suonata da lui sui dischi della band di Benton. Per “Soulgrinder” era necessario un assolo particolare, diverso dallo stile di Giangabriele, non tanto per la mera esecuzione ma proprio per l’aspetto creativo vero e proprio. Giangabriele ha uno stile molto istintivo per quanto riguarda gli assoli, uno stile quasi brutalmente improvvisato, cosa che su “Soulgrinder”, a causa della struttura quadrata del brano, strideva non poco. Serviva un qualcosa di molto tecnico ma allo stesso tempo scorrevole e abbastanza memorizzabile e quindi chi meglio di quel genio di Ralph? Lo feci contattare dal nostro tour manager e dopo qualche giorno ci inviò un unico assolo, quello che potete ascoltare sul brano. Ci disse che sentiva che era il solo giusto, cosa che nessuno di noi mise in discussione. In seguito ci sentimmo un altro paio di volte, giusto per parlare un po’ del disco, poi la brutta notizia. L’assolo che ha registrato per noi è il suo ultimo assolo.
– Angelo: L’assolo che Ralph ha composto per “Soulgrinder” fa venire voglia di smettere di suonare. Classe e gusto allo stato puro. Lui era una persona speciale, un grande uomo generoso e gentile con tutti, ci mancherà sicuramente l’artista Santolla ma soprattutto l’amico Ralph.

NEL CORSO DELLA VOSTRA CARRIERA, AVETE AVUTO MODO DI COLLABORARE MA ANCHE DI DIVIDERE IL PALCO CON TANTI MUSICISTI PIÙ O MENO IMPORTANTI: CHI VI HA COLPITO MAGGIORMENTE E PERCHÉ?
– Ignazio: Ho avuto modo di conoscere e confrontarmi con tanti artisti fantastici nel corso degli anni, vedi Steve Harris, Max Cavalera o Schmier Fink, ma due di questi hanno lasciato un segno particolare: Jeff Waters e Tom Araya. Conobbi Jeff qualche anno fa durante un concerto degli Annihilator a Milano ma solo nel 2016, in occasione del MusikMesse di Francoforte ebbi la possibilità di approfondire la conoscenza. Mi trovavo in Germania per presentare il basso che la Grosmann, di cui sono endorser, fece per me e casualmente lo stand dell’azienda era a pochi passi da quello della Epiphone. Dopo le rispettive esibizioni, io e Jeff iniziammo a parlare del più e del meno, di chitarre, degli Eversin del nuovo degli Annihilator e di mille altre cose. Si dimostrò una persona di una cultura molto vasta e di una preparazione davvero fuori dal comune, non soltanto in ambito musicale. Tom Araya lo conobbi nel backstage del RockAvaria a Monaco, dopo il concerto che gli Slayer tennero di spalla ai Maiden. Stavamo tutti nel backstage e Angelo, con la bava alla bocca, si avvicinò a Tom per chiedergli una foto. Da quel momento iniziò una conversazione su qualsiasi argomento pensabile, dalle arti marziali al hrash, dalla religione alle auto, dallo sport agli animali. Tom è una persona simpaticissima e dotata di grande cultura e setnso dell’umorismo.
– Angelo: Vero, non potrò mai dimenticare la simpatia e disponibilità di Tom Araya, persona assolutamente tranquilla e cordiale, così come rimarrà sempre impressa in me la disponibilità di Ralph Santolla. I grandi artisti sono in primis umili.

SEMPRE PENSANDO ALLA VOSTRA CARRIERA, AVETE QUALCHE RIMPIANTO? E DI COSA INVECE ANDATE PARTICOLARMENTE ORGOGLIOSI?
– Ignazio: Uhm, rimpianti non direi, chi vive di rimpianti, fosse anche uno solo, muore pazzo e disperato. Certo, ci sono delle cose che mi rattristano o che magari oggi, con il senno di poi, gestirei diversamente ma in linea di massima non cambierei molto. Vado estremamente orgoglioso degli Eversin, del rapporto e della lealtà che unisce i membri della band, di ciò che negli anni abbiamo saputo creare, orgoglioso se penso che una band dell’estremo sud Italia sia riuscita a condividere il palco con i mostri del Metal tra cui gli Iron Maiden, gli Slayer, gli Anthrax e gli Exodus, orgoglioso del fatto di non essermi mai piegato a stupidi compromessi, del fatto di aver trovato il nostro disco in Cile o in Russia o del fatto che tanta gente straparla di noi sui social, verde di bile, mentre noi facciamo i fatti e ci facciamo valere sui palchi di mezzo mondo. Di queste cose sono orgoglioso, sì.
– Angelo: La nostra è stata una attività in divenire, sempre concentrati a fare meglio e a realizzare qualcosa di bello principalmente per noi. Ho sempre pensato che un’artista, qualunque sia la propria arte, deve essere proteso alla ricerca della perfezione al fine di una personalissima soddisfazione. Se poi ciò che propone intercetta i gusti del pubblico bene, altrimenti avrà almeno soddisfatto il proprio ego artistico. Io vado orgoglioso di ogni singola nota che abbiamo finora scritto e, se facciamo mente locale, questo è già tanto. Abbiamo suonato con i più grandi artisti metal del mondo cosa potrei rimpiangere? Vado fiero di appartenere a questa grande realtà chiamata Eversin.

QUALI SONO GLI ASPETTI DEL REALIZZARE MUSICA CHE PIÙ TI ENTUSIASMANO E QUALI PER CONTRO TI SCORAGGIANO?
– Ignazio: Realizzare musica per me è un’esternazione del mio ego, un prolungamento della mia anima, scusa la stronzaggine della frase ma di meglio non ho saputo trovare… Attraverso la musica ho modo di viaggiare e di conoscere un boato di persone fantastiche e soprattutto ho modo di stare su di un palco, cosa che davvero mi rende felice. Fattori scoraggianti ce ne sono, ma in fondo se fai una cosa con passione, con onestà e soprattutto credendoci, i fattori negativi passano in secondo piano. Del resto non puoi mangiare una bella frittata senza rompere qualche uovo, no?

AVETE UN’IDEA O UN SOGNO NEL CASSETTO CHE NON AVETE ANCORA POTUTO REALIZZARE PER RAGIONI TECNICHE O ECONOMICHE?
– Ignazio: Mi piacerebbe molto partire per un lungo tour, star fuori mesi e dedicarmi unicamente alla band, ma purtroppo mi rendo conto che la cosa rimarrà un sogno. Sono una persona molto realista, conosco i limiti della band e soprattutto conosco i nostri limiti personali, cioè quelli posti dai nostri lavori e dalle nostre famiglie. Sognare fa bene ma esser realista aiuta a non farsi troppo male quando ci si desta.
– Angelo: Ci sono tanti artisti con i quali mi piacerebbe un giorno collaborare, come ad esempio Ozzy o gli Slayer, però mi rendo conto che si tratta appunto di sogni nel cassetto. Ad oggi, come dicevo prima, sono assolutamente soddisfatto dei risultati ottenuti con gli Eversin e non potrei chiedere di più. E’ chiaro che, come dicevamo, un artista deve sempre essere alla ricerca del melius ma ogni tanto bisogna anche guardare indietro e godere dei risultati raggiunti.

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