EXECRATION – Processione siderale

Pubblicato il 22/03/2015 da

Dopo qualche mese di attesa siamo finalmente riusciti ad intervistare gli Execration, ovvero una delle death metal band che più ci ha colpito lo scorso anno. “Morbid Dimensions” è stato un po’ per tutti una sorta di fulmine a ciel sereno, tanto da arrivare a vincere uno Spellemannprisen come miglior album nella categoria metal nella loro Norvegia. Partendo dalla vecchia scuola death metal per poi abbracciare derive prog “siderali”, gli Execration sono effettivamente riusciti a creare un’opera fresca e tutto sommato originale, che li distanzia sia dal revival old school imperante in certo underground, sia dal filone moderno. Il batterista Cato Syversrud ci racconta qualche aneddoto sull’origine della band e sul lavoro dietro il suddetto ultimo album in studio…

execration - band - 2014

GLI EXECRATION SI SONO FORMATI NEL 2004, QUANDO IL BLACK METAL IN NORVEGIA ERA ANCORA IL FILONE PIÙ POPOLARE. CHE COSA VI HA FATTO OPTARE PER IL DEATH METAL?
“Come hai detto tu, all’epoca il black metal tirava parecchio, quindi non ci sembrava il caso di fondare un’altra black metal band: non sarebbe stato interessante. In quel periodo non vi erano molti gruppi norvegesi dediti al death metal: noi amavamo e amiamo questo genere, di conseguenza ci è sembrato naturale muoverci in questa direzione. Ci riteniamo tuttavia ispirati dal black metal, anche se suonare death ci è sempre venuto più spontaneo”.

COME DESCRIVERESTI LA VOSTRA EVOLUZIONE MUSICALE DALL’EP “LANGUAGE OF THE DEAD” (2007) AD OGGI?
“Quando abbiamo iniziato eravamo molto influenzati da gruppi americani come Incantation, Immolation e persino Suffocation, se ascolti con attenzione. Il nostro stile era più brutale allora, anche se a volte tendevamo a mescolarlo con un’attitudine punk alla Autopsy e Repulsion o con la follia dei Gorguts. Con il tempo le nostre fonti di ispirazione sono diventate molto più ampie. Evolverci e modificare il sound è sempre stata una missione per noi, non abbiamo mai avuto intenzione di copiare qualcun’altro o di inserirci in un filone specifico. Con ogni nuova opera l’obiettivo è quello di fare qualcosa che rappresenti un passo in avanti dal lavoro precedente. Dopo ‘Odes of The Occult’, ad esempio, abbiamo pensato di aver esplorato a sufficienza tutte le soluzioni più doom, così ci siamo concentrati su altro con il nuovo disco”.

IL NUOVO “MORBID DIMENSIONS” SEMBRA ESSERE UN CONCEPT ALBUM. DI COSA PARLA QUESTO DISCO?
“Non è forse un concept album nel senso stretto del termine, ma vi sono senz’altro dei temi centrali: trasformazione, portali, alterazione radicale, morte. Non vi è una storia, ma frammenti di diverse dimensioni, come il titolo suggerisce. Avevamo in mente queste tematiche e il tipo di artwork ancora prima di iniziare a comporre la musica”.

LE VOSTRE COMPOSIZIONI HANNO IN EFFETTI UN CHE DI NARRATIVO…
“Sì, lavoriamo molto sulle strutture dei nostri brani, cercando di alimentare l’atmosfera con una serie di contrasti ed elementi complementari. Tuttavia il tutto avviene spesso in modo inconscio, senza studiarlo a priori. Se suona giusto, allora è giusto”.

AVETE STUDIATO TEORIA MUSICALE O SIETE SOLITI ANDARE AD ORECCHIO?
“Alcuni di noi hanno alle spalle veri e propri studi, ma tendiamo a mescolare questi ultimi con semplici intuizioni ad orecchio. Credo che entrambi i metodi ci aiutino nella ricerca di un suono personale”.

QUAL È L’ASPETTO PIÙ DIFFICILE DEL SONGWRITING?
“Iniziare e poi sapere quando è il caso di fermarsi. Inoltre, quando si suonano gli stessi pezzi in sala prove a lungo diventa difficile essere in grado di riconoscere che cosa funziona e cosa invece necessita di modifiche. Tendiamo a registrare demo varie volte prima di finalizzare e registrare un pezzo: questo metodo ci aiuta a rifinire il materiale al massimo e ad esaltarne tutto il potenziale”.

LA VOSTRA MUSICA È INDUBBIAMENTE ELABORATA, MA MAI IN MANIERA ECCESSIVA. COME VI PONETE NEI RIGUARDI DELLA TECNICA?
“Essere tecnici solo per il gusto di esserlo non ha senso. La buona arte va oltre la tecnica. La tua arte dovrebbe solamente esprimere qualcosa che per te significa molto. Se la tecnica fosse tutto allora potremmo anche lasciare che dei computer suonino per noi. Neil Young una volta ha detto una cosa interssante in un’intervista: gli era stato chiesto perchè nei suoi album ci fossero molti errori di esecuzione e la sua risposta fu che la buona musica deve avere un tocco umano e quei piccoli errori e quelle imperfezioni donavano ulteriore anima alle sue canzoni”.

PENSI CHE IL DEATH METAL SIA UN GENERE PARTICOLARMENTE APERTO ALLE CONTAMINAZIONI?
“Certo, il death metal oggi è più una raccolta di sottogeneri piuttosto che un filone unico. Le cose sono cambiate parecchio rispetto a venti o trenta anni fa. Ogni sottogenere ha le sue influenze e ognuno tende ad influenzare gli altri, in modi più o meno evidenti”.

VI È QUALCOSA CHE HAI IMPARATO SUONANDO DEATH METAL CHE TI SENTI DI POTER APPLICARE AD ALTRE AREE DELLA VITA?
“La pazienza”.

AVETE PROGRAMMI DEFINITI PER IL FUTURO DELLA BAND O PREFERITE VIVERE ALLA GIORNATA?
“È un mix. A volte ci piace pensare al futuro, ma alla fine tendiamo sempre a concentrarci sull’immediato, senza fare grandi piani. Al momento stiamo promuovendo l’ultimo album, ma a breve credo che inizieremo a comporre nuova musica e a pensare a come evolverci”.

1 commento
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.