FAKE IDOLS – Il rosso e il nero

Pubblicato il 19/11/2016 da

Dopo i buoni responsi dell’omnomimo debutto, attendevamo con ansia il ritorno dei Fake Idols, ritorno che si è concretizzato con un disco decisamente all’altezza del suo predecessore in termini di energia, e con un livello di maturità ancora più alto sotto molti altri punti di vista (testi, artwork, produzione e special guest). Il passaggio alla Scarlet sembra dunque aver fatto bene alla formazione di Pordenone, ormai definitivamente uscita dal settore delle giovani promesse e pronta a raccogliere, insieme ad altri illustri colleghi, il testimone di ‘band cui affidare il futuro del modern metal tricolore’, soprattutto nell’accezione più party oriented del termine. Ecco il resoconto della chiaccherata con il batterista Enrico Fabris, con cui abbiamo fatto il punto sulla genesi di “Witness” e non solo….

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CIAO RAGAZZI, E NUOVAMENTE COMPLIMENTI PER “WITNESS”: DOPO GLI OTTIMI RESPONSI DEL DEBUT ALBUM, E SVANITO L’EFFETTO SORPRESA TIPICO DELL’ESORDIO, AVETE SENTITO MAGGIORE PRESSIONE AL MOMENTO DI ENTRARE IN STUDIO?
“Innanzitutto grazie mille per i complimenti: fanno sempre piacere, soprattutto da una webzine come Metalitalia! In realtà no: a livello compositivo abbiamo sempre steso quello che ci ha ispirato nelle diverse situazioni con il passare del tempo. Come ben sapete, ognuno di noi proviene da band e dunque da background molto diversi. Avevamo sfruttato la cosa già sul nostro debut album omnimo, ma stavolta abbiamo avuto in più il contributo di Cristian, che è entrato nella band subito dopo la stesura del nostro primo lavoro. Il risultato è ‘Witness’ che, con nostra grande soddisfazione, sta ricevendo ottimo riscontro e grande apprezzamento! Per quanto riguarda l’aspetto del lavoro in studio vero e proprio, invece, con una persona grandiosa come ‘il Ciube’ (alias Matteo Tabacco del Raptor Recording Studio, Vicenza), sarebbe impossibile non sentirsi a proprio agio o trovarsi a corto di stimoli”.

ANCHE IN QUEST’OCCASIONE AVETE UN PAIO DI OSPITI DI PESO, A PARTIRE DA PHIL CAMPBELL: COME SIETE ARRIVATI A LUI, E COM’E’ STATO LAVORARE, SE PUR IMMAGINO A DISTANZA, CON UN’AUTENTICA LEGGENDA DEL ROCK?
“Che dire di Phil? Beh, fino a poco tempo fa lo vedevamo nei booklet, nei DVD, in sede live; a me e Claudio è capitato incrociarlo di sfuggita all’Hellfest 2008, dove abbiamo suonato con i Raintime e dove c’erano anche i Mötorhead, ma chi avrebbe mai pensato ad una ‘guestata’ su un nostro album? Incredibile ed incredibili sono stati il nostro entusiasmo e la nostra soddisfazione al suo ‘Sì’! E’ una persona grandiosa, umile e straordinariamente disponibile. L’aveva contattato la nostra manager per proporgli una collaborazione ed essendogli piaciuto molto il lavoro, si è prestato volentieri al solo di ‘Mad Fall’, offrendosi poi di comparire anche nel video. Il tutto in cambio di un piatto di cannelloni e di una nostra donazione ad un’associazione benefica italiana (in quanto Phil è italiano per parte di madre) a nostra scelta, cosa che abbiamo apprezzato moltissimo e a alla quale abbiamo provveduto immediatamente sostenendo la CABSS Onlus (Centro Assistenza per Bambini Sordi e Sordociechi Onlus). Per ovvie ragioni la collaborazione è stata portata avanti a distanza, ma ovviamente siamo stati a trovarlo a Bergamo durante il tour della sua attuale band (Phil Campbell and The Bastard Sons) che consigliamo vivamente di seguire! Oltre a Phil Campbell, l’altra grande guest è Davide ‘Damna’ Moras, un carissimo amico (vi ricordate i Leprechaun?) nonché musicista eccezionale e frontman davvero superlativo. Anche lui si è prestato con entusiasmo ad accompagnare Claudio in ‘The City is Burning’. Non penso serva presentarlo al pubblico italiano, ma se qualcuno dovesse avere questa grossa lacuna consiglio di attaccare Spotify e ascoltarsi immediatamente Elvenking ed Hell in The Club!”.
DOPO I CARDIGANS, STAVOLTA AVETE COVERIZZATO UNA CANZONE DEI CHEMICAL BROTHERS, PERALTRO ABBASTANZA FRESCA DI PUBBLICAZIONE: COME SCEGLIETE LE COVER, E QUAL E’ STATA LA SFIDA MAGGIORE NEL “ROCKIZZARE” UN PEZZO ELECTRO?
“Proporre una cover non è mai scontato e banale, a partire dalla scelta del brano. Solitamente, valutiamo per prima cosa se la canzone ci piace e se si presta ad un arrangiamento che le conferisca un sound a là Fake Idols: per fare ciò, prendiamo innanzitutto in considerazione le linee vocali. Il resto viene da sé, un po’ ad istinto e un po’ a tavolino. ‘Go’ dei Chemical Brothers è una canzone molto semplice ma d’impatto, quindi una possibile cover ci sembrava efficace: sul piano ‘strumentale’ ha già un buon groove calzante e diretto, il lavoro principale spettava alla voce. E poi è un pezzo recente, come giustamente hai sottolineato, e questo ci sembrava interessante dal momento che né con i Fake, né con le band da cui proveniamo, avevamo mai preso in considerazione la ‘coverizzazione’ di brani usciti da poco.Il fatto che fosse una canzone elettronica non è stato un ostacolo nel darle un tono rock, ci è sembrato fin da subito che si prestasse bene alla cosa e dalle recensioni molto positive ricevute sembra sia stata una scelta azzeccata. Per cui…let’s Go!”.

CON L’OCCASIONE SIETE PASSATI DALLA LIFEFORCE ALLA NOSTRANA SCARLET, UN’ETICHETTA DI DIMENSIONI SIMILI ANCHE SE PIU’ PRESENTE SUL TERRITORIO NAZIONALE: COSA VI HA SPINTO A QUESTA SCELTA, E COME STANNO ANDANDO LE COSE?
“Ebbene sì. Dopo quasi dieci anni di collaborazione con Stefan Luedicke e la sua Lifeforce, le nostre strade si sono divise di comune accordo: Lifeforce è un’ottima etichetta che sforna ottime band e le fa crescere, ma il genere dei Fake sicuramente è molto lontano da quello che rappresenta il sound tipico della label stessa. Per questo non aveva più senso continuare la nostra collaborazione, che probabilmente sarebbe andata a scapito di entrambi. Ci teniamo comunque moltissimo a ringraziare Stefan e tutto lo staff di Lifeforce per tutto quello che hanno fatto per noi: non dimentichiamo che avevamo già lavorato con loro anche per due dischi dei Raintime! Una volta ascoltato il promo di ‘Witness’, altre etichette si sono fatte avanti per la sua produzione e tra tutte abbiamo scelto la nostrana Scarlet, che ci ha presi a bordo grazie anche alla fiducia accordataci da Riccardo Canato. E’ un’etichetta che già conoscevamo, sicuramente molto attiva sul nostro territorio ma non solo; ha un’ottima distribuzione e lavora molto bene in ambito promozionale. Filippo e il suo staff sono sempre disponibili e aperti ad ogni genere di collaborazione per promuovere al meglio la band. Al momento le cose stanno andando molto bene, per cui siamo certi che questo nuovo rapporto con Scarlet non potrà che procedere alla grande!”.

SUL FRONTE LIVE SO CHE SIETE STATI ATTIVI SOPRATTUTTO IN OTTICA FESTIVALIERO: CHE PROGRAMMI AVETE PER PROMUOVERE DAL VIVO ‘WITNESS’’?
“Sì, con l’album di debutto abbiamo partecipato a molti festival e aperto a band del calibro di Down, Candlemass, Crucified Barbara, Elvenking, Tyger of Pan Tang etc, e con ‘Witness’ ovviamente il programma sarà suonare il più possibile. I sedili del furgone dovranno aver ben impresse le forme delle nostre chiappe (risate, NdA)!”.

ANCHE SE ORMAI E’ UN CAPITOLO CHIUSO, QUEST’ANNO CADE IL DECIMO ANNIVERSARIO DI “FLIES & LIES”, IL DISCO CHE HA PORTATO ALLA RIBALTA IL NOME DEI RAINTIME E, DI CONSEGUENZA, HA IN QUALCHE MODO FATTO DA VOLANO PER I FAKE IDOLS: CI SARA’ MODO DI SENTIRE QUALCHE VECCHIO PEZZO DEI RAINTIME NEGLI SHOW DEI FAKE IDOLS?
“Come dici tu stesso ormai è un capitolo chiuso, anche se molto bello, che ha lasciato sicuramente un segno (penso positivo per tutti). Per me, i Raintime sono stati un gruppo grandioso con cui ho condiviso esperienze uniche, che spesso mi piace raccontare ai miei allievi di batteria. Ancora in moltissimi ci scrivono a riguardo, per chiedere informazioni o sperando in una reunion!
Ora però ci sono i Fake Idols e stiamo dedicando tutte le nostre forze a questo progetto, che ovviamente speriamo possa proseguire al meglio: per cui, niente pezzi dei Raintime negli show dei Fake. Certo, mai dire mai, ma in questo momento è davvero un’ipotesi remota”.

DOPO IL GENERALE ZOMBIE, STAVOLTA LA COVER RICORDA UNA CERTA ICONOGRAFIA DEL TERZO REICH: IMMAGINO IL LEGAME SIA VOLUTO E RIFERITO AL NOME DELLA BAND, POTETE RACCONTARCI QUALCOSA DI PIU’?
“Non e’ stato facile scegliere l’artwork che meglio rappresentasse sia noi che l’intero album. Sono state prese in considerazione una miriade di opzioni ma nessuna era in grado di soddisfarci pienamente fino alla folle idea di osare qualcosa di estremamente controverso e provocatorio. Nulla è più ‘fake’ di quell’inenarrabile ed ipocrita ideologia che ha segnato il secolo scorso. Nessuno è mai stato così falso nel ruolo di idolo come quel morettino che selezionava i biondi. Tuttavia bisogna riconoscere che la scelta del logo è stata molto efficace: l’impatto di quel simbolo su sfondo rosso è fortissimo, la sua semplicità disarmante. L’applicazione del nostro logo su sfondo rosso ha un effetto piuttosto simile ed è per questo che ‘Witness’ si presenta così, rappresentando ovviamente una mistificazione di qualsiasi icona ed in questo caso, di ciò che quel dannato simbolo ha rappresentato”.

LA TITLE TRACK POSTA IN CHIUSURA E’ QUELLA CHE PIU’ SI DISCOSTA DALLO STILE DIRETTO DELLE ALTRE COMPOSIZIONI, MA AL TEMPO STESSO PROBABILMENTE E’ QUELLA PIU’ LEGATA AL CONCEPT DEL DISCO: IMMAGINO HA UN SIGNIFICATO PARTICOLARE, CORRETTO?
“Effettivamente ‘Witness’ è un brano anomalo, che può spiazzare chi si è divertito per tutto il disco. E’ qualcosa di molto più profondo rispetto alle altre canzoni ed è stato uno dei primi brani ad aver visto la luce nella creazione di questo lavoro. Il testo è un viaggio nella mente di chi la guerra, quella guerra, l’ha subita e vissuta. ecco che subito ci si riconduce alla scelta dell’artwork. Se si presta attenzione, le parti di chitarra e batteria sono state scritte in modo che l’intero brano risulti un susseguirsi di mitragliate, colpi di cannone, marce di plotoni, attimi di calma e dolore, con un finale pregno di sangue e frastuono”.

PER “MAD FAL”‘ AVETE GIRATO UN VIDEO DIVERTENTE, IN CUI FIGURA ANCHE PHIL: CI POTETE RACCONTARE QUALCHE ANEDDOTO SULLA SUA REALIZZAZIONE?
“Innanzitutto ringraziamo i ragazzi della 4Frame per aver lavorato con noi e per averci sopportato. Sono stati veramente professionali, puntuali e disponibili! L’idea era quella di realizzare un video volutamente semplice e ‘cazzaro’, che incuriosisse senza eccedere in sceneggiature complicate, ma che al tempo stesso non si limitasse al classico playback ormai ritrito (anche se è ritrito per ovvi motivi pecuniari!). Tra l’altro, come detto sopra, mentre stavamo ancora decidendo quale pezzo prendere in considerazione per il primo singolo e abbozzando idee per il video, Phil ha dato la sua disponibilità ad apparire in un’eventuale clip di ‘Mad Fall’. Alla sua proposta l’entusiasmo ovviamente è salito alle stelle e i ragazzi di 4Frame hanno elaborato una sceneggiatura ad hoc, tenendo conto del fatto che con Phil avremmo lavorato a distanza. Per il resto, sono stati tre giorni indimenticabili: un numeroso pubblico di comparse, raccolte in pochi giorni, ha dato tutto in termini di sudore e pogo sfrenato. Talmente sfrenato che l’attore che impersonava il ‘cavallo’ è finito in pronto soccorso con delle contusioni al torace! Insomma, due giorni intensi ma di vera festa, condivisa con tanti amici e fan che, invece di godersi in spiaggia il sole di fine luglio erano lì per noi a fare casino…e a bersi qualcosa come un bancale di birra!”.

TRA RAINTIME E FAKE IDOLS AVETE SUONATO DI SPALLA A PARECCHIE BAND: SE POTESTE SCEGLIERE L’ALL-STAR-BAND CON CUI CONDIVIDERE IL PALCO (ANCHE CON MUSICISTI DI BAND DIVERSE), SU CHI CADREBBE LA SCELTA?
“Mmmmh, domanda difficile. Sicuramente tra Raintime, Slowmotion Apocalypse e Fake Idols ci è capitato di suonare in molti eventi di spessore, come Hellfest, ProgPower USA, Gods of Metal, Basinfire Fest etc e abbiamo avuto la fortuna di condividere il palco con band super fighe. Per quanto riguarda la ‘all star band’…i Metallica con Celentano (risate, NdA)?”.

NELL’ERA DIGITALE CHIUNQUE HA ACCESSO HA QUALUNQUE TIPO DI MUSICA IN QUALSIASI MOMENTO, RENDENDO PIU’ DIFFICILE IL LEGAME: FERMO RESTANDO CHE CI SARA’ SEMPRE QUALCUNO CON LE ‘TOPPE DELLE BAND PREFERITE’, QUAL E’ SECONDO VOI LA CHIAVE PER LEGARE CON LE NUOVE GENERAZIONI?
“Una chiavetta USB (risate, NdA)? Scherzi a parte, penso che il live rimanga sempre una componente fondamentale per farsi conoscere e per trasmettere un certo tipo di calore che l’ambito digitale non potrà mai regalare. Senza dubbio resta un aspetto importate per conquistare del pubblico e nuovi fan. Ci sono band che in CD suonano da paura e su un palco si riducono a scolaretti al saggio di fine anno, ma anche viceversa. Indubbiamente mezzi come YouTube, Spotify, Facebook o altri social sono di grande importanza, sia per la gestione di una band, sia per la diffusione di news ed informazioni di settore, ma su altri aspetti mi auguro che case discografiche e pubblico facciano un passo indietro. Per esempio, ritornando a valorizzare un album nel suo complesso invece di far riferimento ai due o tre singoli usciti, rivalutando l’artwork, o i vari concept, i booklet…tutti elementi e dettagli che fino a qualche anno fa avevano non poca importanza ed erano strettamente associati alla personalità e attitudine della band. Ciò ovviamente sarebbe possibile solo con una nuova consapevolezza e una presa di posizione delle nuove generazioni stesse, che dovrebbero risvegliare la voglia di alzare il culo dalle sedie o staccare le dita dalle tastiere di PC e smartphone e suonare, mettere in piedi band e seguire con entusiasmo la scena live, emergente e non, senza lamentarsi che non c’è mai niente da fare! E’ vero che sono periodi bui, ma il detto del ‘cane che si morde la coda’ vale sia per le cose negative che per quelle positive: per cui, attiviamoci!”.

BENE, E’ TUTTO PER OGGI: A VOI LE ULTIME BATTUTE PER I SALUTI!
“Innanzitutto grazie per la super recensione e per l’intervista. Che dire, comprate i dischi (soprattutto i nostri), andate a vedere i concerti (soprattutto i nostri) e fatevi cucire nei giubbotti le nostre toppe dalle vostre sorelle/mamme/fidanzate (che porterete ai nostri concerti)! E in tutto questo…Fake the System!”.

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