FASTWAY – I Mastini Del Rock

Pubblicato il 16/12/2011 da

“Fast” Eddie Clarke è un’istituzione nel panorama hard’n’heavy mondiale. I suoi Fastway ed il periodo insieme ai Motorhead lo hanno fatto conoscere come un chitarrista ispirato, un macina riff che con gli anni non ha perso il suo smalto. Proprio con la sua creatura Fastway, l’axe-man si è ributtato nella mischia a distanza di due decadi dall’ultimo “Bad Bad Girls”. La grinta è quella di un tempo e la voglia di suonare è ancora viva e vegeta, nonostante una trentennale carriera in cui il buon Eddie ha trascorso momenti di fama ed altri di buio totale. Cordiale e disponibile, il chitarrista ci ha regalato una lunga chiacchierata, piena di passione e di humor inglese.


EDDIE, TORNIAMO AL 1990, ANNO IN CUI HAI DECISO DI METTERE IN PAUSA I FASTWAY.
“Facciamo innanzitutto un po’ di storia. All’inizio mi sono divertito molto insieme alla band, anche perché ho cominciato l’avventura Fastway insieme a Pete Way (il bassista degli UFO, ndR). Quando Pete ha deciso di andarsene, le cose sono lentamente andate fuori controllo. Abbiamo fatto il nostro secondo disco, ‘All Fired Up’, che tutt’ora mi piace molto, anche se credo avrebbe potuto essere realizzato meglio. Con il terzo disco i cambi di line-up hanno iniziato a farsi sentire, anche se il successivo ‘Trick Or Treat’, colonna sonora del film ‘Morte a 33 Giri’, ha ottenuto un discreto successo che ci ha permesso di andare in tour di supporto a Ozzy Osbourne. Dopo questo disco il nostro cantante Dave King ha lasciato la band portando con sé gran parte degli altri musicisti per formare i Q.E.D. Da allora abbiamo avuto una serie di problemi con il management e la casa discografica, inoltre ho iniziato a bere parecchio, senza controllo. ‘Bad Bad Girls’ purtroppo ha sofferto dei problemi della band e non è riuscito a mantenere il livello dei dischi precedenti. In quel momento sentivo di dover intraprendere una direzione diversa, dedicarmi alla mia musica da solista, per cui ho accantonato i Fastway”.

QUANDO TI E’ TORNATA LA VOGLIA DI SCRIVERE UN NUOVO DISCO?
“Nel 1999 Lemmy mi ha chiamato per salire sul palco insieme ai Motorhead durante un loro show anniversario. Il concerto fu fantastico, il pubblico mi ha dato molto supporto e coraggio, qualcosa dentro di me è scattato. Mi è pian piano tornata la voglia di scrivere musica per un nuovo disco dei Fastway. Tra il 2001 ed il 2005 sono state pubblicate due raccolte della band ed è nato un nuovo interesse verso di noi. Nel 2007 ci siamo riformati per suonare alcuni show in Svezia, Belgio, Germania, Olanda e Inghilterra. Non siamo riusciti a venire in Italia, anche se avrei desiderato molto suonare da voi. Abbiamo anche suonato in Giappone, con buoni riscontri…e dire che in tutti i miei anni di carriera non ero mai riuscito a suonare nel paese del sol levante! Nonostante i concerti, in quell’anno non è successo niente di concreto, ma nel 2008 siamo stati chiamati a suonare allo Sweden Rock Festival. Dopo quel concerto, il nostro agente ci ha detto che alcuni discografici avrebbero voluto ascoltare nuovo materiale. Il nostro batterista Steve Strange se ne andò ed ulteriori problemi di line-up ci hanno impedito di realizzare il nuovo disco prima di oggi. Finalmente sono riuscito a costruire una line-up stabile che ci ha portato a realizzare il nuovo ‘Eat Dog Eat’”.

DOPO TANTI ANNI DI ATTESA, SEI SODDISFATTO DI “EAT DOG EAT”?
“Sono molto soddisfatto perché si tratta di un disco rock sincero, puro e sanguigno. Le canzoni, come da tradizione, parlano della vita. I testi sono stati scritti da Toby Jepson, dovresti chiedere a lui per entrare nello specifico. Non è un disco che tratta di politica, si parla di esperienze di vita quotidiana, di ciò che potrebbe accadere mentre cammini per strada! Noi cerchiamo di divertire o far ribollire il sangue dell’ascoltatore. Questo è semplicemente lo scopo del rock”.

CANZONI COME “DELIVER ME”, “LEAVE THE LIGHTS ON” O “SICK AS A DOG” CONTENGONO ALCUNI DEI RIFF PIU’ DIRETTI E POTENTI CHE TU ABBIA MAI SCRITTO. E’ STATA UNA TUA SCELTA?
“Nulla di pianificato a tavolino, le canzoni sono semplicemente venute fuori mentre cercavo idee con la mia chitarra. Hai citato ‘Sick As A Gog’ e devo dire che è anche uno dei miei pezzi preferiti del disco. Possiede un’anima ed un sound molto vicino a ciò che suonavo insieme ai Motorhead, ed è esattamente ciò che volevo realizzare. Ogni tanto mi capitava di risuonare qualche brano dei Motorhead e non mi dispiaceva l’idea di fare un piccolo revival. Anche ‘Leave The Lights On’ è costruita su grandi riff che personalmente adoro. Credo che questo pezzo sia particolarmente ispirato ed è destinato a diventare uno degli episodi più rappresentativi di ‘Eat Dog Eat’. Per finire, parlando di ‘Deliver Me’, è nata in modo spontaneo e naturale dalle jam tra me e Toby. Suonando insieme , io e Toby abbiamo inciso alcune demo con le nostre idee e da queste abbiamo tirato fuori le ritmiche che sarebbero divenute la struttura portante del brano. Tu hai citato alcuni dei migliori pezzi del disco, i nostri gusti sono molto simili (scoppia a ridere, nda)”.

CREDI CHE UN DISCO DI CLASSIC HARD ROCK COME “EAT DOG EAT” POSSA FAR BRECCIA NEL CUORE DELLE GIOVANI GENERAZIONI OPPURE E’ DESTINATO ALLO ZOCCOLO DURO DEI FAN DEI FASTWAY?
“Mi piace pensare che anche i ragazzi più giovani possano apprezzare la nostra musica. Il motivo è semplice, non ci siamo mai seduti su una poltrona a vivere di rendita, ma in ogni momento della nostra carriera abbiamo dato il massimo per comporre il miglior disco possibile. Certo, volevamo scrivere un disco squisitamente Fastway e riproporre il nostro sound più classico, ma come dicevi ci incuriosisce come il nostro disco possa essere assimilato dai giovani rocker. Non ritengo sia impossibile immaginare che possa far breccia nei fan dell’ultima generazione perché i nuovi brani hanno potenza, energia, buone melodie e possiedono tutto il calore del rock. Nella produzione e nel nostro approccio sono comunque presenti elementi moderni, personalmente sono molto interessato nel vedere gli sviluppi”.

DOPO TANTI ANNI DI PAUSA, COME HAI RITROVATO IL MUSIC BUSINESS?
“Non puoi immaginare quanto sia cambiato il music business in questi anni! Una volta per promuovere il disco dovevamo andare in tour dopo la release, oggi invece è tutto diverso. Non mi sarei mai immaginato quanta forza potesse avere un mezzo di comunicazione come internet. Mesi prima che il nostro disco uscisse giravano in rete un sacco di informazioni su di noi, ed i fan si sono dimostrati molto curiosi. L’attitudine e l’approccio verso la musica è completamente cambiato, io faccio parte di una generazione che adora il vinile o il cd, mi piace sedermi, inserire il disco nello stereo ed ascoltarlo con calma. Oggi i giovani ascoltano tonnellate di musica rinchiuse in un piccolo ipod, sentono brani ovunque, in treno, per strada, camminando e comprano i dischi direttamente su internet. Con i computer una giovane band può registrare il proprio disco comodamente da casa ed ottenere risultati più che dignitosi, noi fin dagli inizi dovevamo noleggiare studi costosi”.

CI SARA’ POSSIBILITA’ DI VEDERVI DAL VIVO?
“Dovremo vedere cosa succede con il nuovo disco, come verrà accolto e quanto venderà. I promoter stanno aspettando i primi dati per organizzarsi su come procedere nella definizione delle date. Posso dirti che ci stiamo muovendo per apparire nei maggiori festival del prossimo anno, stiamo contrattando anche con Italia e Spagna. Se tutto andrà bene riusciremo a suonare nel vostro Paese, cosa a cui io in particolare tengo molto. Serve ancora un po’ di pazienza”.

MOLTI MUSICISTI RITENGONO IL LORO ULTIMO DISCO COME IL MIGLIORE DELLA CARRIERA. LO STESSO VALE PER TE?
“Non saprei se ‘Eat Dog Eat’ possa essere considerato il nostro miglior disco, ma per quanto mi riguarda lo considero il vero erede del nostro album di debutto. Possiede la freschezza, l’energia e dei pezzi molto ispirati, proprio come ai vecchi tempi”.

EDDIE, SEI ON THE ROAD DA OLTRE TRENT’ANNI. HAI QUALCHE RIMPIANTO?
“Non ho rimpianti, ho semplicemente vissuto alti e bassi, come accade per tutti nel music business. Ho ottenuto un discreto successo agli inizi della mia carriera, grandi soddisfazioni insieme ai Mottorhead, ma negli anni il mio stile di vita selvaggio, la droga e l’alcool mi hanno sicuramente accompagnato per un momento oscuro della mia carriera e della mia vita stessa. L’unica cosa che mi rimprovero è di aver impiegato così tanto tempo per tornare con un disco come ‘Eat Dog Eat’, che per me è stato come rinascere. Vent’anni sono davvero troppi, vorrei aver lavorato molto di più, ma la vita è andata così e l’ho vissuta in ogni momento. Sono incazzato perché avrei potuto scrivere un disco come questo vent’anni fa, ma non l’ho fatto. Per il resto devo dire di essere stato anche molto fortunato, insieme ai Motorhead ho composto grandi brani, ottenuto un discreto successo ed ho potuto girare il mondo”.

SEGUI ANCORA I MOTORHEAD?
“Quando Lemmy viene a suonare da queste parti, ci vediamo sempre. Per me Lemmy è come un fratello, insieme abbiamo scritto grande musica e passato insieme momenti fantastici. Cerco sempre di seguire ciò che fanno.”

DA CHITARRISTA DELLA VECCHIA SCUOLA, C’E’ QUALCHE GIOVANE PROMESSA DELLA SEI CORDE CHE TI ENTUSIASMA?
“Onestamente no, tra tutti i giovani chitarristi che ho modo di ascoltare, nessuno è riuscito a catturare il mio interesse. L’unico che mi trasmette emozioni è Joe Bonamassa, un grande blues man nonostante la sua giovane età. Per il resto noto una mancanza di passione, di cuore nel suonare la chitarra, c’è molto più interesse verso suoni distorti o produzioni all’ultimo grido. Da giovane mi bastava una chitarra e un ampli, poi suonavo, oggi sembra che il suono sia tutto”.

PER I PIU’ GIOVANI, VORRESTI RICORDARE COME E’ NATO IL TUO SOPRANNOME “FAST”EDDIE CLARK?
“Il merito, ovviamente, è di Lemmy. Non ricordo esattamente, ma credo fosse il 1977 e abbiamo tenuto un gran bel concerto a Manchester. Lemmy ha presentato i membri della band, per primo Phil ‘Philty Animal’ Taylor, poi se ne è venuto fuori con: ‘Signore e signori ‘Fast’ Eddie Clarke alla chitarra!’. Si è ispirato a Paul Newman, che in un film, ‘Il Colore Dei Soldi’, interpretava un giocatore di biliardo chiamato ‘Fast Eddie’. Il pubblico ha apprezzato parecchio e da allora mi è rimasto quel soprannome, che adoro.”

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