In soli otto anni di attività, e raggiunto il traguardo del terzo disco con “Ultima Requies”, i Feralia si collocano tra le realtà più solide e interessanti del panorama black metal del Belpaese.
Nonostante le radici solidamente – e appassionatamente – piantate nella scena scandinava degli anni Novanta, infatti, la band riesce a rielaborare con classe le istanze ‘mediterranee’ che hanno reso rilevante il metal estremo italiano da sempre, con brani ricercati, elaborati, e testi molto profondi, strettamente intrecciati alla tradizione – in particolare romana.
Abbiamo parlato della loro ultima fatica, delle loro idee e prospettive con due terzi della band, ossia Erymanthon, da sempre voce e adesso anche chitarrista della band, e Raijinous, che invece si occupa delle sei corde, tastiere e della composizione dei brani.

SONO PASSATI QUATTRO ANNI DAL VOSTRO DISCO PRECEDENTE: UN PERIODO IN CUI DIREI CHE NON SIETE STATI CON LE MANI IN MANO… COS’È CAMBIATO NELL’UNIVERSO FERALIA, NEL FRATTEMPO?
Erymanthon: – Ave e grazie. In effetti di cambiamenti ce ne sono stati parecchi, in primis il nostro batterista P. ha lasciato il progetto per motivi personali verso fine 2023. Questo, assieme al mio trasferimento nell’estate 2024 ha rallentato l’attività in sala e dal vivo, di contro ci siamo concentrati sulla realizzazione del nuovo album “Ultima Requies”, al quale abbiamo dedicato davvero molto tempo.
Devo anche dire che per la prima volta, su “Ultima Requies”, io figuro anche sia come chitarrista che come compositore, mentre su “Under Stige” ero presente solo in veste di cantante. Perciò i brani hanno una dimensione in più anche sotto questo punto di vista.
Raijinous: – Ciao! Non siamo stati con le mani in mano, ma ci siamo concentrati sulla stesura del materiale che avrebbe poi fatto parte di “Ultima Requies”. Il parto è stato abbastanza difficoltoso più che altro per i vari motivi che ha spiegato Erymanthon.
LA VOSTRA PAGINA UFFICIALE, RIPORTA ADESSO TORINO E STOCCOLMA COME VOSTRE BASI. SENZA VOLER ENTRARE NEL MERITO DI VICENDE PERSONALI, SEMBRA QUASI UNA CONFERMA DELLE VOSTRE PULSIONI MUSICALI, CHE HANNO SEMPRE GUARDATO (ANCHE) ALLA SCANDINAVIA.
Erymanthon: – Senza dubbio il metal di matrice scandinava è un punto di riferimento fondamentale per me e per tutti gli altri membri dei Feralia. Ho deciso di trasferirmi in Svezia già nel 2022, portando poi avanti questo progetto nel 2024. Come immaginerai, la motivazione centrale in questa mia decisione ha radici proprio nella mia passione per la musica, che per quanto mi riguarda è il fulcro attorno al quale ruota il resto della mia vita.
Raijinous: – Assolutamente. Per quanto mi riguarda è da anni che sogno di trasferirmi in Norvegia, per passione musicale senza dubbio, ma anche perché credo (ci sono stato parecchie volte e so di cosa parlo) sia un paese dove sicuramente si vive meglio, dal punto di vista sociale, climatico e governativo, oltre che per il fatto che, dal punto di vista energetico, sono totalmente (o quasi) indipendenti e non devono quindi dipendere da nessuna dannata coalizione sovranazionale.
AL TEMPO STESSO, RESTANO FORTI LE RADICI ‘MEDITERRANEE’. ANCHE QUANTO A CONCEPT SOTTESO AL DISCO. VI VA DI PARLARNE?
Raijinous: – È qualcosa a cui ho da subito puntato per i Feralia. Per intenderci, ovviamente la mia fonte di ispirazione musicale primaria è il black metal norvegese degli anni Novanta. Dopo un primo periodo in cui anche i norvegesi amavano trincerarsi dietro slogan satanici e di conseguenza anti-cristiani, la faccenda si è poi fatta meno banale (a mio avviso) nel momento in cui molti band o progetti hanno virato sulle proprie radici, la propria cultura, quindi il paganesimo. In questo modo, anche la matrice anti-cristiana ha trovato un suo maggiore senso.
Dal mio punto di vista sarebbe stato ridicolo con i Feralia (già dal nostro nome abbiamo abbracciato un messaggio culturale abbastanza chiaro) trattare di divinità nordiche o dottrine pagane di quei territori.
Anche grazie ai miei studi mi è quindi venuto più che naturale concentrarmi sul nostro passato, le nostre radici e la civiltà antica romana è, da quel punto di vista, una fonte inesauribile di ispirazione. Poco importa se qualcuno possa tacciarci di simpatie politiche a causa di questa scelta. Il nostro è un semplice approccio di diretta derivazione storico/culturale e non amiamo mescolare le nostre idee con tristi ideologie politiche.
Erymanthon: – Condivido quanto detto da Raijinous. Io stesso ho realizzato, con altri progetti, album tematicamente ancorati alla Roma antica se non addirittura alle tradizioni delle Alpi piemontesi. Ferma restando l’influenza di certo metal scandinavo, nonché l’interesse per la mitologia norrena, non mi è mai venuto in mente di scimmiottare le tematiche nordiche nei miei lavori, proprio perché, al di là del fatto che anche queste ormai sono diventate una moda abusata, ritengo che coerenza e credibilità impongano un approccio tematico più personale.
Del resto il tema dell’identità è per me molto importante, e di materiale ‘nostro’ da cui trarre ispirazione non abbiamo certo carenza.
MUSICALMENTE, HO TROVATO IL DISCO ANCORA PIÙ INTRANSIGENTE – NELLA MISURA IN CUI, PUR RADICATI NEL BLACK METAL, NON VI SEDETE SU UN SOUND ‘FACILE’, GIÀ SENTITO – EPPURE AVVOLGENTE, UN DISCO CON UN’ATMOSFERA QUASI MISTICA, CHE TI FA ENTRARE NEL VOSTRO MONDO CON RELATIVA FACILITÀ. COME SE ASCOLTASSIMO UNA FIABA OSCURA MA ETERNA, I CUI TOPOI CI ENTRANO SUBITO DENTRO. SIETE D’ACCORDO?
Erymanthon: – Assolutamente. Concentrarci sull’atmosfera è stato fondamentale in fase di composizione e arrangiamento, visto che l’album è fondamentalmente incentrato sull’aspetto ritualistico e ancestrale. Abbiamo esplicitamente cercato di evitare soluzioni che sapessero di ‘già sentito’, sforzandoci di tirare fuori una proposta ‘nostra’ e originale. Anche in studio il lavoro sui suoni è stato importante. Abbiamo cercato di ottenere un suono personale, grezzo, ma che lasciasse distinguere l’articolazione delle diverse note suonate da tutti gli strumenti.
Raijinous: – Penso che per questo disco siamo riusciti a trasmettere a livello sonoro, le sensazioni e le descrizioni che derivano dai testi e dall’immaginario che abbiamo sempre voluto che ci accompagnasse.
Non è stato facile arrivare a questo tipo di sound: ormai con i software e le tecnologie a disposizione è relativamente facile ottenere un suono professionale, pulito, come se uscisse da uno studio di registrazione di alto livello. Discorso diverso invece se si cercano sonorità lo-fi, perché nessun software è in grado di riprodurle, lasciando inoltre intuire la chiarezza esecutiva dei musicisti.
Durante il Beyond the Gates di un paio di anni fa abbiamo incontrato Pytten (il produttore che ha lavorato praticamente su tutti i capisaldi della cosiddetta seconda ondata black metal norvegese, ndr) e gli ho posto questa perplessità riguardo la riproduzione odierna di determinate timbriche lo-fi anni Novanta.
La sua risposta è stata chiara: nessuna tecnologia potrà mai riprodurre ciò che è stato il frutto di spontaneità estrema in passato, anche se relativamente recente. Direi che, a tal proposito, il risultato finale dell’album mi lascia più che soddisfatto.
IN GENERALE, COMPONETE CANZONI PIUTTOSTO CORPOSE, I BRANI DA TRE-QUATTRO MINUTI NON SONO DECISAMENTE NEL VOSTRO DNA. COME AVETE SVILUPPATO QUESTO APPROCCIO COMPOSITIVO, E QUANTO È FUNZIONALE A CIÒ CHE VOLETE RACCONTARE IN ESSE?
Erymanthon: – Non direi che è un qualcosa che abbiamo deciso consciamente, almeno non per quanto mi riguarda. Semplicemente lasciamo che un brano si sviluppi naturalmente in base a quello che ha da dire. Per me la composizione non è qualcosa che ho studiato a tavolino, avviene sempre in automatico e mi sono reso conto che tendo naturalmente a scrivere brani che si aggirano sui sette minuti. Poi certo, in fase di arrangiamento subentra un aspetto più critico e i singoli riff vengono presi, decostruiti, migliorati, si ragiona su strumentazione, stacchi e quant’altro, e difatti la realizzazione del disco ha richiesto quasi quattro anni, con le prime basi poste già a fine 2021. Però la durata del brano in sé non è qualcosa sul quale abbiamo mai ragionato.
Raijinous: – Non sono quasi mai riuscito a comporre canzoni di breve durata, nemmeno nelle mie band precedenti, con le quali suonavo un genere diverso. Direi che la cosa potrebbe derivare dalle influenze dei miei ascolti, durante tutto l’arco della mia vita.
SO CHE, COMUNQUE, SIETE AMANTI DEL BLACK METAL ANCHE NELLE SUE FORME PIÙ ‘GREZZE’ E IMMEDIATE. AVETE MAI PENSATO DI SPERIMENTARE CON BRANI PIÙ RAW?
Erymanthon: – Sì, ci abbiamo ragionato, e potrebbe proprio essere una delle direzioni che sperimenteremo in futuro. Ma ancora nulla è certo ed il lavoro su materiale nuovo è ancora molto calmo.
HO POI NOTATO, COME SCRITTO IN FASE DI RECENSIONE, CHE RIUSCITE A TRASMETTERE MOLTO LE SENSAZIONI CHE CIASCUN BRANO SUGGERISCE FIN DAL TITOLO: È FORTUNA A POSTERIORI, O RIENTRA IN UN’ATTENZIONE GLOBALE A TUTTI GLI ELEMENTI CHE COMPONGONO I BRANI?
Raijinous: – Personalmente mi sono dedicato in particolar modo, per questi brani, a fare in modo che il risultato finale trasmettesse esattamente ciò che volevo: il contenuto dei testi. È stato un processo impegnativo, ma che è scaturito con una certa naturalezza.
C’È UN NUOVO INNESTO IN FORMAZIONE, OSSIA SUMMUM ALGOR (CHE GIÀ CONOSCIAMO PER IL SUO LAVORO CON GLI ADVERSAM, TRA GLI ALTRI) ALLA BATTERIA. OVVIAMENTE VI CHIEDO COME AVETE DECISO DI RECLUTARLO, E SE VADA CONSIDERATO SOLO UN OSPITE O UN MEMBRO A TUTTI GLI EFFETTI DELLA BAND.
Raijinous: – Lui è sicuramente un grande batterista ed il suo nome mi era noto dagli anni Novanta, perché aveva registrato le batterie per una band di amici. Quando ho deciso di trovare un batterista, uno dei nomi papabili è risultato proprio il suo e non ci ho pensato due volte a chiedergli se gli andasse di registrare per noi. Dal punto di vista dei live sarà difficile coinvolgerlo, perché impegnato al 100% negli Adversam. Vedremo.
E C’È QUALCHE ALTRO MUSICISTA DELLA SCENA CHE VI PIACEREBBE AVERE COME OSPITE?
Erymanthon: – Non ne abbiamo parlato. Francamente non sono poi così interessato ad avere questo o quest’altro nome sul curriculum, la cosa fondamentale per me è creare musica che rispecchi la nostra visione e il nostro sentire. E questa è prerogativa del nucleo stabile della band. Poi se una collaborazione nasce a partire da un genuino interesse per il progetto, se ne può tranquillamente parlare.
Raijinous: – Se parliamo di scena italiana non saprei dirti, se intendi scena internazionale sono ancora oggi molto grato e soddisfatto per le parti di chitarra che Håvard Jørgensen (Ulver, Dold Vorde Ens Navn, ndr) ha registrato per “Altar and the Deer” nell’EP “Over Dianam”. Avevo anche provato a contattare Aldrahn (Dødheimsgard , Thorns, ndr) per proporgli alcune parti vocali, ma mi ha risposto che non avrebbe più fatto questo tipo di collaborazioni. Per il futuro ho in mente un’idea, ma preferisco non svelare altro.
INEVITABILMENTE, SPECIE IN UN ANNO IN CUI KRHURA (IL BASSISTA DELLA BAND) È USCITO ANCHE CON I SUOI PONTE DEL DIAVOLO, MI TOCCA CHIEDERVI DEGLI ALTRI VOSTRI PROGETTI…
Erymanthon: – Il mio progetto principale, che ormai porto avanti da oltre 10 anni, è Apocalypse, anch’esso comparso qualche volta sulle vostre pagine. Sono in fase di composizione di materiale nuovo di vario tipo, e sto cercando di decidere quale direzione dare al materiale futuro. Il disco più recente, “The Age of the Apocalypse”, è composto di brani inediti e molto vecchi che scrissi nei primissimi giorni della band, l’abbiamo registrato e pubblicato come ‘retrospettiva’ per festeggiare i dieci anni della band e va interpretato in quest’ottica, ma ha poco a che vedere con il sound che ho proposto negli altri dischi e con il tipo di materiale che scrivo adesso.
In generale abbiamo coperto vari stili negli anni, pur cercando di mantenere una sorta di filo conduttore, perciò mi piacerebbe cercare di continuare a sperimentare con il sound pur mantenendo una certa integrità. Magari riprendendo il sound di “Pandaemonium” e cercando di mescolarlo con qualche elemento dai nostri primi album, o con qualcos’altro di nuovo.
Sto anche parlando con il batterista Níðhöggr per cercare di tirar su una line-up per riportare il progetto dal vivo. La nostra unica data dal vivo risale al 2023, in apertura ai finlandesi Lord Vicar. Sono anche chitarrista degli svedesi Teratum, con i quali abbiamo recentemente pubblicato due singoli per un EP in uscita ad agosto su Dying Victims Productions, e mi occupo di assoli e tastiere in Jester Majesty, progetto progressive death metal del mio amico nonché musicista di immenso talento Alessandro Gargivolo, con il quale siamo al lavoro su nuovo materiale.
Raijinous: – Attualmente non ho altri progetti. In pratica ero il primo compositore, cantante e chitarrista di un’altra band di genere diverso, ma nel 2018 ho preferito metterle fine per concentrarmi solamente sui Feralia.
E DAL PUNTO DI VISTA LIVE? AVETE PROGETTI O DATE GIÀ FISSATE?
Raijinous: – Nessuna data, per ora. I problemi logistici sono ancora preponderanti per noi, ma l’intenzione di proporre qualche data in futuro c’è sicuramente.
