FERUM – Un grido targato underground

Pubblicato il 18/05/2020 da

Arrivano da Bologna e affondano le proprie radici nel death più mortifero e oscuro, macchiato di doom, ancorato ai dettami impartiti a suo tempo da gruppi a dir poco fondamentali per il genere, come i Cianide, punto di riferimento assoluto del terzetto emiliano che andremo a conoscere. Loro sono i Ferum e, al termine del 2018 hanno finalmente dato fuoco alle polveri, dando vita ad un interessantissimo EP, “Vergence”, riuscendo così a trasmettere in musica tutta la loro passione per le sonorità più grevi e sulfuree. Un primo lavoro che ha confermato le potenzialità della band e che vede Samantha nelle vesti di singer e chitarrista, Angelica alla batteria e Matte nel ruolo di bassista. Un EP seguito da diverse date live che hanno dato ulteriore risalto alle capacità del gruppo, già dimostrate in studio. Esibizioni che, come avranno da sottolineare nell’intervista che segue, erano recentemente diminuite così da lasciar spazio alla stesura dell’album di debutto; lavori in corso che, come tutti sappiamo, hanno subito obbligatori stravolgimenti. I Ferum non intendono comunque fermarsi e continuano imperterriti sulla loro strada intrisa di death and doom. A loro quindi la parola: buona lettura.

RAGAZZI, BENVENUTI TRA LE PAGINE DI METALITALIA.COM. INNANZITUTTO, PRIMA DI PARLARE DEL VOSTRO DEBUTTO UFFICIALE “VERGENCE”, SCOPRIAMO DA VICINO QUESTA NUOVA BAND TUTTA ITALIANA. CHI SONO I FERUM?
– Più che spiegare ‘chi sono’ troviamo più corretto dire ‘chi è’ Ferum. Ci muoviamo all’interno di questo progetto come parti di un’unica entità che si sviluppa da noi stessi verso l’esterno. Come ciò che la musica dovrebbe fare (soprattutto quella che si muove per volontà nell’underground) stiamo creando un ‘mostro’, un qualcosa di vivo in grado di appartenere a chi lo ascolta. Ecco, forse Ferum è un mostro alleato al nostro fianco.

A PROPOSITO DEL VOSTRO MONICKER: FERUM, DAL LATINO SELVAGGIO, CRUDELE. COME MAI LA SCELTA DI UN NOME SIMILE?
– Abbiamo riflettuto a lungo su un concetto-aggettivo che potesse identificarci nel migliore dei modi. Ma, come spesso accade, le idee più azzeccate arrivano in maniera spontanea. Ferum racchiudeva tutto ciò di cui sentivamo la necessità di urlare tramite la nostra musica. Non abbiamo avuto il tempo di dirlo a voce alta che Matte stava già lavorando alla creazione del nostro logo!.

IL VOSTRO E’ UN MACABRO MIX DI DEATH-DOOM CHE RIESCE A MISCHIARE L’OLD-SCHOOL CON LE PROPOSTE PIU’ RECENTI. QUALI SONO I VOSTRI MODELLI?
– Abbiamo background musicali differenti, anche se tutti rientrano nell’orbita della musica estrema, quindi attingiamo da un bel calderone di roba come Death, Cianide, Autopsy, Derkèta, Asphyx, Rippikoulu, Winter, Coffins, Temple of Void, Eyehategod, Conan, Hooded Menace e Primitive Man per citarne alcuni… poi, in fase di composizione le nostre idee si fondono, grazie ad un’alchimia particolare che ci accompagna sin dall’inizio. Siamo fortunati in questo.

VENIAMO QUINDI A “VERGENCE”: COSA RAPPRESENTA LA COVER DELL’ALBUM?
– Volevamo una copertina figurativa, quindi con un soggetto preciso, ma allo stesso tempo sentivamo di doverla rendere più marcia e confusa in modo che fosse interpretabile in maniere differenti, personali. Il soggetto è una donna accerchiata dalle spine. La domanda è: le spine fanno parte della persona rappresentata? In che direzione vanno queste spine? Escono da lei? O viceversa? Abbiamo deciso di raffigurare questa donna in due modi diversi: uno più old school per la versione in cassetta l’altro, più sperimentale, per quella in cd. Per quest’ultima ci è venuta in aiuto la fotoincisione, un’antica tecnica abbinandola ai nuovi strumenti di riproduzione, come la manipolazione digitale e la fotografia.

VOCE E AUTRICE DEI TESTI E’ LA CHITARRISTA SAMANTHA. DA DOVE HAI PRESO ISPIRAZIONE PER LA STESURA DEI BRANI?
Samantha: – Dalla vita reale. Mi ispiro a situazioni che ho vissuto, le reinterpreto cucendole sulla musica. E’ un processo spontaneo, lungo e lento di elaborazione attraverso il quale analizzo pezzi di realtà che mi hanno segnata o colpita in qualche modo. Per parlarne in musica ho bisogno di rivivere molte volte il tutto, e questo mi aiuta a prenderne coscienza e a chiudere il cerchio, mettere un punto. È una terapia. Mi piace molto curare i dettagli, non lascio nulla al caso: ogni parola, ogni verso, il modo in cui lo canto, ogni cosa che dico è lì per un motivo.

TRA I CINQUE PEZZI IN TRACKLIST VI E’ PURE UNA COVER DEI CIANIDE, “FUNERAL”. UN OMAGGIO PARTICOLARE AD UNA BAND UNDERGROUND MA DI ASSOLUTO SPESSORE NEL GENERE. COSA RAPPRESENTA PER VOI IL DEATH METAL?
Samantha: – I Cianide sono uno dei motivi per cui i Ferum esistono. Non potrò mai dimenticare il loro show al Kill Town Death Fest del 2014: un misto di primitività e grezzume senza fronzoli. Hanno devastato tutto con una spontaneità incredibile, ed è la cosa che ho apprezzato di più. Loro sono la storia del death doom americano, eppure non si atteggiano in alcun modo. L’attitudine per me è fondamentale: essere umili nonostante tutto è fondamentale, non posso che ammirarli. Loro sono dei veri appassionati: quando gli ho parlato della nostra idea di registrare “Funeral”, hanno subito acconsentito con entusiasmo. Poi, dopo l’uscita dell’EP si sono complimentati diverse volte con noi, sia per i pezzi nostri, sia per la cover: sapere che loro fossero contenti del risultato è stato molto bello, per non parlare del fatto che hanno fatto ‘girare’ “Vergence”; in molti ci hanno scritto grazie a loro. Poi è uscito il loro nuovo EP, a sette anni di distanza dal loro ultimo full; non vedevo l’ora! Sarò di parte, ma è stata la mia uscita preferita del 2019. Mike mi ha mandato CD, LP e cassetta e, quando ho visto che dentro ogni booklet c’era la loro foto dove lui indossava la nostra maglia, mi sono emozionata tanto. Non capita tutti i giorni che uno dei tuoi gruppi preferiti indossi la maglia del tuo gruppo, e ti citi pure nei ringraziamenti! Passione per la musica, bisogno di esprimersi attraverso di essa e supporto verso chi fa musica che ci piace. Penso sia proprio questo ciò che per noi Ferum rappresenta il death metal.

UNO DEI BRANI PIU’ AFFASCINANTI DI “VERGENCE” E’ SICURAMENTE “ED E’ SUBITO SERA” CHIAMANDO IN CAUSA DIRETTAMENTE I VERSI DI SALVATORE QUASIMODO. POTETE SPIEGARCI COME E’ NATO IL PEZZO?
Samantha: – E’ nata prima la musica, sulla quale avevo scritto un testo. Poi però, in studio, quando ho ascoltato il brano per intero, mi è venuta in mente quella poesia, che amo da quando l’ho letta per la prima volta parecchi anni fa quando frequentavo il liceo. Il desiderio di metterla in musica già c’era, ma non avevo ancora trovato il posto adatto in cui incastrarla. Dopo quell’ascolto non ho avuto dubbi: “Ed è subito sera” esprimeva perfettamente il mood della canzone. Ho scelto appositamente di cantare i versi solo alla fine quasi per far rimbombare la solitudine presente all’inizio del pezzo, proprio quel tipo di solitudine di cui parla la poesia.

COME PRIMA PROVA AVETE AVUTO DISCRETI CONSENSI: SODDISFATTI DI QUANTO REALIZZATO?
– Siamo abbastanza critici nei nostri confronti, e sappiamo che si può sempre far meglio. Ma nonostante ciò, siamo molto contenti di come sono andate le cose fino ad ora: uscire al primo EP su due etichette come Everlasting Spew, per il CD, e Unholy Domain, per la musicassetta, è stata una bellissima soddisfazione, nonché una bella spinta promozionale che ha fatto arrivare il nostro “Vergence” a diverse persone, non solo in Europa ma anche in America e Asia. Abbiamo poi avuto la possibilità di suonare con gruppi che ci piacciono molto, come Gorephilia, Assumption, Undergang, Fierce, Bedsore, Ekpyrosis ed altri. Abbiamo conosciuto gente interessante sui palchi e fuori, sono nate belle amicizie e nuove collaborazioni. Tutto ciò per una piccola band underground che alla fine è in giro da neanche due anni, è davvero incredibile.

IL 2020, INUTILE NASCONDERSI, VERRA’ RICORDATO PER GLI EVENTI CHE HANNO SCOSSO TUTTO IL MONDO IN QUESTI MESI. COME AVETE VISSUTO (STATE VIVENDO) QUESTO MOMENTO COSI’ PARTICOLARE?
Matte: – E’ una domanda che meriterebbe una risposta molto complessa e lunga. Individualmente posso dire che disegnando – quasi di lavoro – sono abbastanza abituato a stare molto tempo in casa. Ne sto risentendo sicuramente a livello creativo e psicologico: mi accorgo che molte delle cose, esuli dal disegno o dalla musica, che facevo mi servivano inconsapevolmente ad ottenere una qualità creativa. Non mi piace la retorica dell’ “andrà tutto bene”, poiché comunque finirà sarà stato un disastro.
Angelica e Samantha: – Indubbiamente ci attendono tempi piuttosto bui. Al di là dell’attuale situazione di isolamento e la distanza dai nostri affetti, che ci sta sicuramente mettendo alla prova a livello emotivo, non possiamo non essere angosciate da ciò che avverrà nel lungo termine. Nonostante tutto, cerchiamo di non perdere la sanità mentale, almeno.

UN LOCKDOWN CHE HA FERMATO MOLTISSIME ATTIVITA’, TRA CUI ANCHE QUELLA DELLA MUSICA. COME AVETE RE-IMPOSTATO I VOSTRI PIANI OPERATIVI? AVEVATE GIA’ PRONTO NUOVO MATERIALE DA REGISTRARE?
– Prima di tutto questo delirio, avevamo deciso di suonare un po’ meno live per dedicarci ai pezzi per il full length. Infatti avevamo in programma un solo concerto in Italia, a Firenze, che purtroppo è stato annullato a causa delle misure di contenimento. Poi c’è l’Helsinki Death Fest in Finlandia, che al momento risulta ancora in programma, ma abbiamo il timore che venga anch’esso annullato. Sarebbe il nostro primo concerto fuori dall’Italia e, per l’occasione, avevamo pensato ad una release ad hoc con dei pezzi pronti che abbiamo partorito dopo l’uscita di “Vergence”. Ma i tempi sono davvero stretti e abitando in tre in città diverse non siamo riusciti a vederci da quando è iniziato il lockdown, quindi è tutto molto incerto. Per cui stiamo facendo quello che riusciamo, a distanza: Samantha scrive i pezzi a casa e ci confrontiamo poi sull’arrangiamento, sperando di poterli provare in sala al più presto. Siamo abbastanza primitivi da questo punto di vista: per capire se un pezzo funziona, se ci convince, dobbiamo prima suonarlo insieme, più volte. Non vediamo i pezzi come un semplice collage di riff: il feeling che proviamo mentre li suoniamo è il nostro metro di misura. Per cui non vediamo l’ora di tornare in sala.

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