FEVER 333 – Message in a bomb

Pubblicato il 16/02/2019 da

Nati su fondamenta ideologiche ben precise e come gruppo sovversivo e rivoluzionario i Fever 333 hanno deciso di sfruttare il varco costituito dalla superstar Travis Barker e dal super produttore John Feldmann per infilarsi nel sistema ed aumentare esponenzialmente la portata del proprio messaggio. Dopo la firma per Roadrunner, eccoli in poco tempo collezionare una nomination ai Grammy e garantirsi lo slot in apertura per il tour europeo dei Bring Me The Horizon, portando verso di loro un sacco di riflettori. Una formazione multi-razziale e multi-genere che ha grandi ambizioni e, a quanto abbiamo avuto modo di sentire nel primo album ufficiale, un potenziale elevatissimo che racchiude lo spirito ribelle che i Prophets Of Rage stentano a rievocare unito a un’immediatezza che potrebbe buttarsi nel vuoto lasciato dai Linkin Park. Abbiamo raggiunto telefonicamente l’ex Letlive. Jason Aalon Butler, per approfondire la conoscenza di una delle band più promettenti al momento in circolazione…

VUOI PARLARCI DEL PERIODO TRA LA FINE DEI LETLIVE E I FEVER?
– Mia moglie era in dolce attesa e solo partorire, in America, è davvero costoso. Per mantenerci lavoravo per una compagnia di biscotti vegani, e un giorno Travis Barker si presentò in negozio. Conosceva il mio passato nei Letlive grazie a sua nipote, cominciammo a parlare di musica e scoprimmo di avere un amico in comune, John Feldmann. Entrambi sono personaggi molto attivi ed impegnati, così quando Travis mi chiamò – era 2017 inoltrato – feci in modo di incontrarli immediatamente. Discutendo ci rendemmo conto di avere una certa intesa musicalmente parlando, avendo comune terreno fertile dalla cultura hip hop a quella punk rock: quell’incontro è stata la genesi dei Fever 333. Dopo 8 mesi di lavoro nell’azienda di biscotti vegani mi dedicai completamente alla band; fu un attimo ritrovarsi in tour.

PERCHE’ HAI CHIAMATO STEPHEN E ARIC? SONO STATE LE TUE PRIME SCELTE O QUALCHE ALTRO MUSICISTA HA PROVATO AD ENTRARE NELLA BAND PRIMA DI LORO?
– Sono le prime scelte in assoluto. Conosco entrambi da almeno dieci anni e, come musicisti, sono esattamente quello che volevo accanto a me: adoro il loro stile, adoro come suonano e cosa sono in grado di fare su un palco. Sapevo sarebbero stati perfetti per il progetto, abbiamo idee simili musicalmente, ma non solo. Non è facile essere allineati musicalmente ed ideologicamente, con loro in questa avventura ero davvero speranzoso di poter iniziare nel migliore dei modi, potendo condividere con persone che considero amiche anche la dedicata sfera della vita on the road.

QUAL E’ IL SIGNIFICATO DEL 333?
– Il ‘3’ correlato con la terza lettera dell’alfabeto, la ‘C’: le tre ‘C’ sono le fondamenta per progredire come società, e stanno per ‘Comunità’ ‘Carità’ e ‘Cambiamento’. Questi sono i pilastri della nostra ideologia, del nostro progetto. E’ quello che ci muove e per cui operiamo.

SO CHE JOHN FELDMANN E TRAVIS BARKER VI HANNO AIUTATO IN STUDIO PER L’EP. HANNO MESSO MANO ATTIVAMENTE ANCHE NELLA COMPOSIZIONE DELL’ALBUM, CONTRIBUENDO A SCRIVERE CANZONI?
– Ho scritto con entrambi molte volte in passato, lavorare con loro è un onore ed un piacere. Sono personaggi decoratissimi e celebratissimi, non ci si immagina la passione e la perizia con cui si muovono in studio, la loro passione, la loro determinazione e motivazione. Abbiamo un background abbastanza diverso in termini di carriera, ma siamo simili nel modo in cui approcciamo la musica. Entrambi hanno aiutato a plasmare il suono dei Fever, e con loro nell’EP come nell’album ci siamo sempre confrontati, in tutta onestà, per avere il risultato migliore possibile.

YELAWOLF E VIC MENSA SONO ALTRI NOMI IMPORTANTI CON CUI AVETE GIA’ AVUTO MODO DI COLLABORARE UFFICIALMENTE. PERCHE’ NELL’ALBUM NON C’E’ NESSUN FEATURING?
– E’ tutto nato in maniera organica. Eravamo molto concentrati sulle canzoni e le abbiamo lavorate minuziosamente ed in maniera molto attenta, tanto che per nessuna di esse abbiamo sentito la necessità di aggiungere qualcosa, o qualcuno. Oltre a me è tutto Aric, Steven, John e Travis: abbiamo raggiunto il risultato che volevamo con le nostre forze, guidati da una visione comune.

PERCHE’ NON AVETE UN BASSISTA? AVETE PENSATO DI INCLUDERE UN BASSO ALMENO DAL VIVO?
– Il 3 è un numero importante in questo progetto: 3 persone sul palco, 3 ‘C’… E’ un simbolismo potente, che ritorna in continuazione. Da un certo punto di vista è anche uno sfidare il conformismo e quello che la gente si aspetta su un palco.

PERCHE’ CHIAMATE I VOSTRI CONCERTI ‘DIMOSTRAZIONI’?
– Vogliamo creare un ambiente sicuro per i nostri ascoltatori, dove interagire e creare una conversazione, tramite il loro pensiero autonomo e la loro voce. Vogliamo qualcosa di sperimentale ed interattivo. Vogliamo che la gente rappresenti sé stessa, che non venga al concerto solo per guardare lo show e comprare una maglietta. Vogliamo aprire gli occhi alla gente, dir loro che viviamo in tempi critici con avvenimenti scomodi, per stimolare la conversazione in un ambiente protetto.

IL VOSTRO MESSAGGIO E’ ABBASTANZA FORTE: C’E’ QUALCUNO CHE HA TENTATO DI AMMORBIDIRLO O ANNACQUARLO?
– Il nostro è un messaggio sovversivo, ma artisticamente abbiamo avuto un percorso privilegiato nella pubblicazione grazie all’apporto di Travis e John. Ovviamente c’è qualcuno che ha tentato di diluirlo, ma essendo parte integrante del nostro progetto non abbiamo lasciato nessuno spazio di negoziazione. A questo punto il pericolo più grosso è che qualcuno tenti di impadronirsi del nostro messaggio, di travisarlo, manipolarlo e usarlo a proprio favore, ma il messaggio resta nostro, dovrebbero tapparci la bocca prima di poterlo distorcere concretamente.

SEI FELICE DELLA NOMINATION AI GRAMMY AWARDS?
– Sarò onesto, la nomination mi lusinga. In poco tempo siamo finiti tra i nomi che contano, non so nemmeno capacitarmi come. Non ho mai seguito più di tanto i Grammys, ma considerata la nostra volontà di spargere un messaggio possiamo considerare l’esposizione che ci donano i Grammys come un mezzo a cui non vogliamo assolutamente rinunciare.

HAI PARLATO DI BISCOTTI VEGAN, IMMAGINO TU SEGUA QUELLO STILE DI VITA. TI INTERESSA PROMUOVERLO ANCHE ATTRAVERSO FEVER?
– Sono vegan ma non mi interessa parlare di quello con la musica. E’ un’area molto fragile, che divide moltissimo ed è molto radicata culturalmente. Cerco di focalizzarmi su una cosa alla volta, non credo sia un argomento che voglio evitare o che sia secondario ma al momento lo vivo esclusivamente e attivamente solo nella mia sfera privata.

I VOSTRI CONCERTI SONO ESTREMAMENTE FISICI: HAI AVUTO QUALCHE INFORTUNIO SUL PALCO?
– Certo che sì. Anni fa dovetti operarmi a causa di un pezzo di vetro che mi si conficcò in un braccio, danneggiandomi un nervo. Mi sono slogato una gamba, rotto un dito e tagliato innumerevoli volte, ma niente che mi faccia impensierire seriamente. Sono molto trasportato da quello che faccio, dalla mia musica e dalla mia arte. La dimensione live è sacra per me, sul palco do tutto me stesso.

SFORTUNATAMENTE HO PERSO IL VOSTRO CONCERTO A MILANO: VI VEDREMO DAL VIVO IN EUROPA QUEST’ANNO?
– Assolutamente sì, torneremo sicuramente. Stiamo cercando di organizzare una serie di dimostrazioni da headliner, ci vedremo presto.

LA COMPONENTE MELODICA DEL DISCO MI RICORDA MOLTO I LINKIN PARK. ACCETTERESTI DI ESSERE IL LORO NUOVO CANTANTE DEI SE TI VENISSE CHIESTO?
– Chester ha lasciato un vuoto incredibile nella scena e nei fan. Che dire… sarebbe un onore solo venir considerato per un ruolo del genere!

CHE MI DICI DEL TOUR COI BRING ME THE HORIZON? E’ STATA UN’ESPERIENZA POSITIVA?
– Del tutto positiva. Devo ringraziare i Bring Me The Horizon per questa enorme opportunità: grazie a loro abbiamo incontrato il pubblico europeo e abbiamo capito che il nostro messaggio è più grande di noi e della nostra nazione. E’ globale. Abbiamo avuto moltissimi feedback positivi e speriamo di aver lasciato i presenti affamati. Torneremo per loro e per tutti coloro che non hanno potuto esserci.

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