FIVE FINGER DEATH PUNCH – Dieci anni di guerra

Pubblicato il 04/01/2018 da

Dieci anni fa i Five Finger Death Punch erano debuttanti con un nome assurdo. Senza mai fermarsi, con sei album alle spalle, oggi sono senza ombra di dubbio nella categoria dei pesi massimi. Dopo aver sbandato pericolosamente e aver rischiato uno scontro fatale è tempo di riflessioni e bilanci, di quelli portati da un compleanno importante e dalla pubblicazione di un greatest hits. Ne parliamo con Chris Kael, il barbuto bassista col dito medio sempre alzato, sul tour bus parcheggiato fuori dal Gran Teatro Geox di Padova. Un personaggio lucido, onesto, positivo e di un entusiasmo contagioso…

HO AVUTO L’OCCASIONE DI ASCOLTARE “GONE AWAY” ED È STATA UNA GRANDE SORPRESA PER ME. CHI È IL FAN DEGLI OFFSPRING?
– Ivan è un grandissimo fan degli Offspring, lo è sempre stato. Penso sia una delle sue band preferite in assoluto, se non sbaglio ha anche un tatuaggio dedicato a loro. Abbiamo suonato in un paio di festival assieme agli Offspring in Europa ed era al settimo cielo. Qualche mese fa poi, quando si era allontanato dalla band per andare in riabilitazione, siamo volati negli Stati Uniti assieme a tutti loro… Ivan si è mangiato le mani per aver perso quell’occasione! Ovviamente anche a me piacciono, soprattutto “Smash”. Ricordo di aver passato moltissimo tempo a consegnare pizze nel Kentucky ascoltando quasi esclusivamente gli Offspring come colonna sonora… È stato un piacere realizzare una versione ‘nostra’ di “Gone Away”. Non so se sia vero o meno ma mi hanno riferito che è piaciuta anche a loro. Davvero una bella sensazione.

HO REALIZZATO SOLO A METÀ CANZONE CHE SI TRATTAVA DI UNA COVER DEGLI OFFSPRING…
– È quello il bello di fare una cover: prendere una canzone famosa e farla propria. Direi che abbiamo centrato l’obiettivo se mi dici una cosa del genere.

GLI INEDITI “TROUBLE” E “GONE AWAY” SONO STATI SCRITTI NELLE SESSIONI DEL NUOVO ALBUM?
– Proprio così. Abbiamo dovuto prendere due canzoni dall’album per rendere appetibile questo greatest hits. Di conseguenza abbiamo avuto bisogno di due nuove canzoni per l’album. Penso sia una cosa positiva, perchè una delle canzoni che abbiamo scritto per integrare il disco è una delle mie canzoni preferite di sempre dei Death Punch. Quando qualcuno si ritira in riabilitazione ti chiedi se fosse l’alcool a renderlo così rabbioso e aggressivo. Levando l’alcool come sarà quella persona? Quando ho sentito le vocals della nuova canzone ho preso subito il telefono e ho scritto ad Ivan “bentornato!”. Non ha perso un briciolo della sua rabbia e della sue energia, e non ha perso la sua abilità di andare dritto al punto ed esprimere i suoi sentimenti. Se ne accorgeranno tutti, è incredibile.

STATE PER PUBBLICARE UN ALBUM NUOVO, CHE PERÒ È GIÀ VECCHIO OGGI DI 12 MESI. COME CI SI SENTE?
– Non vorremmo cambiare nulla anche se i pezzi sono stati registrati un anno fa. Si arriva ad un punto in cui si sente che i pezzi sono pronti, se era okay pubblicarli nel gennaio 2017 andrà bene anche a metà 2018. Per i nostri fan sono ancora brani del tutto inediti. Abbiamo dovuto solo lasciarli da parte per occuparci di qualche seccatura del music business. Sono ancora eccitato quanto i nostri fan riguardo ai nuovi pezzi.

QUESTO CON GLI IN FLAMES È IL VOSTRO TOUR PIU’ GRANDE DI SEMPRE IN EUROPA, SE NON SBAGLIO.
– Non sbagli affatto. Abbiamo fatto belle cose con i Papa Roach qualche tempo fa, un sacco di festival ma niente di paragonabile a questo tour. Sono sempre positivamente colpito di vedere quanto i nostri fan riescano costantemente ad aumentare da queste parti, anche dopo i mesi tumultuosi che ci siamo appena lasciati alle spalle. Loro ci sostengono sempre ma non solo, continuano a passar parola e a portare amici e conoscenti ai nostri concerti. Ogni volta che torniamo dagli States il pubblico diventa più vasto. Non ho parole, stanno realizzando il mio sogno ogni giorno, li ringrazio davvero. Saremo sempre qui per voi finchè ci sarete.

PARLANDO DI IVAN: COME VA TRA DI VOI, AVETE FATTO QUALCHE SORTA DI TERAPIA DI GRUPPO?
– Nessuna terapia di gruppo, ci siamo solo parlati onestamente. Dire che abbiamo ‘agito per salvare il nostro compagno’ fa solo molta scena. Abbiamo fatto quello che si doveva fare. Il gruppo era condannato, stavamo guardando un nostro amico andare incontro alla morte. Quando stava per lasciarci mi guardò dritto negli occhi e mi chiese “cosa ne pensi?”. Gli dissi “Ivan, non voglio vederti morire”. Quando se ne andò era solo l’involucro dell’Ivan che conoscevo. Ad Aprile tornò. Non gli avevo ancora parlato di persona, ci eravamo scambiati solo qualche messaggio. Entrò in camerino e respirai subito un’aria diversa. Non so dirti in che senso, non provavo le stesse sensazioni che provavo prima. Pensai diamogli tempo, vediamo che succede. Quando salì sul palco e attaccò “Lift Me Up” con la voce che solo Ivan Moody possiede pensai “dannazione QUESTO è Ivan Moody, non quello di qualche mese fa!”. È fantastico riaverlo con noi. È anche strano in qualche modo perchè dopo dieci anni di tour quando stava combattendo i suoi demoni con l’alcool sta vedendo l’Europa per la prima volta oggi. Prima si svegliava alle 6 o alle 7, giusto in tempo per salire sul palco, e poi beveva tutta notte. Ora si sveglia il mattino, completamente lucido. Sono sempre stato io quello che si sveglia presto e appena sceso dal bus va ad ispezionare la location e fa il turista, lo sapete se mi seguite su Instagram. Ora Ivan fa lo stesso, social a parte. È bello condividere questi momenti. È una persona completamente diversa, quella che ho sempre sperato di poter conoscere. Lo vedrete sul palco, è più forte e in salute rispetto a qualsiasi volta lo abbiate visto in passato. Non sparo cazzate.

COS’HAI IMPARATO DALLA CRISI DI QUALCHE MESE FA?
– Ho imparato che tutto questo ci può essere tolto. Tutti noi l’abbiamo imparato. Avremmo potuto andare avanti con un rimpiazzo e far finta di niente, ma non sarebbero stati i Death Punch. È stato importante per noi riavere Ivan in salute e ritrovarci come unità, ma ho realizzato che di colpo tutto questo potrebbe sparire, e ciò mi ha dato la possibilità di apprezzare realmente la nostra condizione, l’amicizia con Ivan e con gli altri membri del gruppo. Ci siamo lasciati alle spalle un paio di anni davvero merdosi, dove abbiamo tirato avanti, ma non era nemmeno lontanamente com’è ora. Oggi è davvero divertente far parte di questa band.

NON STATE NASCONDENDO CHE TOMMY VEXT È ANCORA IN TOUR CON VOI. VI SENTITE ANCORA FRAGILI?
– Non ci sentiamo fragili. Zoltan è diventato manager dei Bad Wolves, il gruppo di Tommy. Lui lavora a Las Vegas ma essendo in proprio ha avuto la possibilità di seguirci in tour. Attualmente stanno lavorando alle date del primo tour della band. Zoltan gli ha disegnato anche il logo e tutto il merchandising, si stanno occupando di affari insomma. In più Tommy è una persona molto positiva. Mi piace averlo intorno, anche perchè va in palestra ogni giorno e ci fa da personal trainer, mi sta parecchio col fiato sul collo! È davvero un buon motivatore, mi fa rigar dritto e mangiare sano. Sta funzionando per entrambi direi.

UN GREATEST HITS È L’OCCASIONE PER TIRARE UN PÒ DI SOMME: QUALE CONSIDERI IL PUNTO PIU’ ALTO DELLA TUA CARRIERA, E QUALE IL PIU’ BASSO?
– Penso che il più basso sia abbastanza chiaro: guardare il nostro frontman andarsene per prendersi cura di se stesso, essere preoccupati di quello che sarebbe accaduto… sarebbe stata la fine? Cosa sarebbe accaduto? Il punto più alto… penso lo sia tutti i giorni. Poter star seduto qui in fondo al tour bus a parlare con te, conoscere persone in tutto il mondo che non avrei mai incontrato se non fosse per la band, osservare panorami mai visti, mangiare cibo di cui non conoscevo l’esistenza, tutto grazie al rock ‘n’ roll.

PRIMA CHE CI FOSSERO PROBLEMI CON L’ETICHETTA AVEVATE LONTANAMENTE PENSATO AD UN GREATEST HITS?
– Il greatest hits in realtà è stato gran parte del problema stesso, ma siamo riusciti a raggiungere un accordo per cui siamo felici noi, è felice l’etichetta e saranno felici i nostri fan. Siamo stati seduti su un nuovo disco per parecchio tempo, il greatest hits ci ha dato la possibilità di pubblicare due canzoni inedite per il nostro fedele pubblico che ha sopportato tutte le assurdità in cui il gruppo si è imbattuto quest’anno, e come dicevo prima ci ha dato la possibilità di tornare in studio per scrivere due canzoni nuove che finiranno sul prossimo album. Dicono che devi attraversare la tempesta per vedere l’arcobaleno. Stamattina ho visto un arcobaleno dalla nostra camera d’albergo. È il mio segno.

AVETE CONSIDERATO UN LIVE ALBUM AL POSTO DI UNA COLLEZIONE DI SUCCESSI?
– Non voglio parlare troppo però… Non so se mi spiego… Vedremo, ecco (ammicca e ride, ndR)!

CONSIGLIERESTI QUESTO GREATEST HITS A COLORO CHE VOGLIONO AVVICINARSI AI DEATH PUNCH PER LA PRIMA VOLTA?
– Penso che non sia solo per coloro che vogliono scoprire la band per la prima volta, è adatto anche a chi vuole tutte le grandi canzoni in un colpo solo. Puoi farti una playlist con Apple Music o Spotify ma la qualità sonora sarà sempre inferiore rispetto a quella del CD. Si ha l’opportunità di avere tutte le canzoni che volevamo nella qualità che volevamo avessero e come vogliamo che suonino.

SEI UN TIPO DA CD?
– Assolutamente sì. Sono ancora quel tipo che ogni venerdì, quando ci sono le nuove uscite, si fionda da Zero Records a Las Vegas per procurarsi le novità. Ho un bell’impianto sia a casa che in macchina, mettere su un CD e potermelo godere ad alto volume con piena qualità, chiarezza e profondità del suono è una cosa importante per me. Ascoltare musica col telefono è conveniente non c’è dubbio, ma quando ascolto il mio CD mentre guido per le strade di Vegas… per me non c’è niente di meglio.

SUONERETE QUALCHE NUOVA CANZONE STASERA?
– Non lo faremo oggi né in altre date del tour, per un motivo ben preciso. Avrai sentito di Maynard con gli A Perfect Circle che ha cacciato della gente per aver usato i cellulari durante il concerto. Era stato molto chiaro sul divieto assoluto di registrazioni audio e video con qualsiasi tipo di attrezzatura. Lui suona canzoni che non sono ancora state pubblicate e i presenti hanno la possibilità di ascoltarle, con i telefoni di mezzo il resto del mondo le avrebbe sentite per la prima volta nella merdosa qualità audio di un iPhone. Noi lasciamo che il pubblico usi il telefono quanto vuole: filmate quello che volete, fate un sacco di foto, divertitevi nella maniera a voi più congeniale ma non suoneremo mai una nuova canzone prima che questa sia stata pubblicata. Vogliamo che la sentiate per la prima volta nella maniera in cui noi vogliamo che suoni, non attraverso un cazzo di video mosso pubblicato su YouTube dal più veloce in sala. Maynard, ti capisco!

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