FIVE THE HIEROPHANT – Metal sciamanico

Pubblicato il 30/04/2021 da

Molestando in misure abbastanza equanimi drone, doom, jazz, ambient e suoni sciamanici di culture a noi lontane, gli inglesi Five The Hierophant ci hanno presentato con “Through Aureate Void” un lavoro zeppo di visioni strambe e insalubri, deformità che si allargano in un universo di morbide bizzarrie. Una musica, la loro, che sa essere durissima oppure morbida e avvolgente, facendo roteare in spirali multiformi un sassofono prepotente e multiforme nelle visioni che sa descrivere. Attorno, un apparato metal con molti agganci a un modo tradizionale di sviluppare questi suoni, rinforzato da strumenti assai meno usuali, in un connubio che sa di avanguardia, ma senza perdersi in eccessi. Di questa parabole evolutiva, giunta soltanto al secondo album oltre  un paio di EP, abbiamo parlato con un membro del misterioso trio, che si nasconde dietro al nome d’arte महाकाली.

FIVE THE HIEROPHANT È UN MONIKER CHE RICHIAMA UN CULTO DI TEMPI ANTICHI E LA FIGURA DI UN SACERDOTE CHE OFFICIAVA I RITI AD ESSO COLLEGATI: DA DOVE HA ORIGINE DI PRECISO IL NOME CHE AVETE DECISO DI DARVI?
– Lo ierofante era un sacerdote di rango elevato nell’Antica Grecia. Qualcuno che conduceva le cerimonie oppure spiegava il significato di alcuni concetti religiosi. Ci è sembrato che interpretasse bene il nostro discorso musicale. L’espressione Five The Hierophant a dire il vero ha un’origine diversa, proviene da una carta dei tarocchi. Non ha alcuna connessione con la figura dello ierofante nè col significato della nostra musica, semplicemente ci sembrava un’espressione intrigante ed è per questo che abbiamo deciso di adoperarla.

NELLA VOSTRA MUSICA C’È UNA COMBINAZIONE DI AVANT-GARDE, JAZZ, PSICHEDELIA, DOOM, INTERPRETATI ATTRAVERSO TEMPI DILATATI, MELODIE ELEGANTI, UNA MORBIDEZZA EVOCANTE ATMOSFERE DA JAZZ CLUB; DALL’ALTRO LATO, CI SONO RITMICHE DOOM PRESSANTI, SENSO DI MINACCIA, UN APPROCCIO TIPICAMENTE METAL. COME COMBINATE QUESTI ASPETTI E COSA VANNO A DESCRIVERE LE TRACCE, PASSATO DA MOMENTI SOFT A AD ALTRI PESANTE E MALVAGI?
– Quest’album è più vario e dinamico del precedente, passa in effetti da momenti di grande tranquillità a fasi molto potenti. “Over Phlegeton” era più diretto, non aveva tutta questa varietà di soluzioni. Le nostre progressioni si basano sul far crescere uno stato di tensione molto lentamente. Le tracce descrivono nulla di specifico, non c’è un percorso narrativo che le contraddistingue e che vogliamo imporre all’ascoltatore. Questa è la bellezza di suonare musica solo strumentale. Può essere ipnotica e cinematografica, senza dover aderire a significati letterari e immediatamente codificabili.

LA VOSTRA MUSICA SEMBRA ESSERE GUIDATA DAL SAX, PER QUANTO MI RIGUARDA LO STRUMENTO PIÙ IMPORTANTE TRA QUELLI DA VOI SUONATI. GUIDA IL MOOD DELLE SINGOLE TRACCE, MUOVENDOSI IN MANIERA CAMALEONTICA. QUALI SONO GLI ARTISTI CHE VI HANNO INFLUENZATO NELL’USO DEL SAX E PERCHÈ AVETE SCELTO DI AVERLO AL CENTRO DELLA VOSTRA PROPOSTA?
– Il sax è entrato prepotentemente nel mio modo di interpretare la musica la prima volta che ho visto gli Zu dal vivo, a Brighton. Suonavano prima degli Swans. Mi hanno devastato. Il sax con loro diventava brutale oltre ogni immaginazione. Quel giorno mi accorsi che necessitavo di un sassofonista per Five The Hierophant. Quali artisti influenzino il modo di suonare il sax nella band, è una domanda che sarebbe da porre a Jon, il nostro sassofonista. É naturale ormai per noi che il sax stia al centro di tutto. Come se fosse un cantante, anche se non pronuncia parole.

DA “OVER PHELEGETHON” A “THROUGH AUREATE VOID” COME AVETE EVOLUTO E SVILUPPATO LA VOSTRA IDENTITÀ? QUALI SONO LE CONNESSIONI CHE POSSIAMO TROVARE TRA I DUE DISCHI?
– Penso “Over Phelegethon” fosse abbastanza strano da portare molte persone a lasciarlo perdere, dopo i primi ascolti. Ma si è rivelato un album piuttosto cupo e grintoso e mi piace ancora tantissimo. Nel nuovo album, come puoi ascoltare, ci sono mutamenti più estremi da parti morbide e tranquille, a parti molto dure, come è vero che ci sono tante sezioni piuttosto quiete e dilatate. Inoltre, nel nostro primo LP il sax è stato totalmente improvvisato, tutte le parti sono state suonate in tre ore al massimo. Mentre in questo secondo album le linee di sassofono sono state preparate accuratamente e si sviluppano in una forma più coerente. Alcune cose le creiamo con poca consapevolezza, senza rendercene conto, quindi qualsiasi evoluzione che può essere avvenuta, è avvenuta spontaneamente, per caso, per pur coincidenza.

UTILIZZATE UNA STRUMENTAZIONE BIZZARRA, IN ALCUNI FRANGENTI, COME LA SEGA AD ARCO, LA CETRA, DIVERSI TIPI DI PERCUSSIONI. COSA AGGIUNGONO ALLA VOSTRA MUSICA? SE NON UTILIZZASTE QUESTI STRUMENTI, PENSI CHE SUONERESTE IN MODO MOLTO DIFFERENTE?
– Per la maggior parte del tempo suoniamo con una strumentazione tradizionale: batteria, basso, chitarre. In cima a tutto il resto, il sassofono, al quale aggiungiamo un mucchio di altre cose, come corna tibetane, strumenti a percussione e altro ancora. Ci aiutano a uscire da schemi mentali tradizionali e creare un’atmosfera unica. Un suono organico, naturale. Sarebbe più semplice riprodurre certi suoni con un sintetizzatore, ma l’effetto finale non sarebbe lo stesso. Suoni registrati e poi riprodotti in un altro contesto perdono in qualche misura il loro valore, il feeling è diverso. Inoltre, molti strumenti portano con sè un forte significato simbolico, un’aura cerimoniale, come le trombe tibetane che ho menzionato poc’anzi. Esse vengono utilizzate nella puja buddista (detto in modo molto generico, si tratta di atti di adorazione verso le divinità, ndr). Oppure abbiamo il kangling, il flauto rituale fatto di ossa della gamba. Ancora, gli ‘skull shaker’ che ci siamo costruiti noi stessi. Utilizziamo pure delle campane, registrate in sale di cremazione in varie località, come l’Abbazia di Thelema a Cefalù. Tutto ciò contribuisce a dare una certa conformazione al suono, e qualcosa di più intangibile ma presente, sul piano del feeling e dello stato mentale indotto dall’ascolto di suoni così esotici. Non potremmo fare a meno di nessuno degli strumenti che abbiamo inserito nel disco.

INTRODUCENDO “THROUGH AUREATE VOID”, AFFERMATE CHE LA MAGGIOR PARTE DELLA MUSICA PROVIENE DA IMPROVVISAZIONI. COME FUNZIONA IL VOSTRO PROCESSO CREATIVO E COME SI ARRIVA A CANZONI FINITE, PARTENDO DALL’IMPROVVISAZIONE?
– A volte partiamo da un’idea precostituita, un riff, qualcosa di pianificato prima, ma in tante altre occasioni le idee scaturiscono da lunghe jam session. Suoniamo qualsiasi idea ci sia venuta in mente, e se ci accorgiamo che suona bene seguiamo questa ‘pista’ e vediamo dove possa condurci. Considerato che alcune porzioni dei pezzi sono frutto di una totale improvvisazione, dobbiamo cercare di ricordarci come si suonano, non abbiamo nulla di scritto. Comunque non penso sarebbe così interessante leggere le partiture di quello che suoniamo.

TALVOLTA LA VOSTRA MUSICA DIVIENE COSÌ HEAVY, DARK E SOFFOCANTE DA EVOCARE ALCUNE ANALOGIE CON IL DOOM SETTANTIANO, QUELLO PIÙ MALVAGIO E OPPRIMENTE DI UNA BAND COME GLI ELECTRIC WIZARD. PENSATE DI POSSEDERE UNA FORTE PERSONALITÀ DOOM E CHE VI SIA UNA REALE VICINANZA A QUESTO TIPO DI SONORITÀ? O È UNA SEMPLICE SUGGESTIONE, UNA FUGA SOMIGLIANZA?
– Per classic doom ti riferisci a tutti i rip-off dei Black Sabbath che ci sono in giro? Perchè per conto mio ci sono troppe doom metal band in circolazione e, mi spiace, ma non riesco a immaginare nulla di più noioso di loro. Capisco l’adorazione per i Black Sabbath, ma ogni cosa ha un limite. Ad ogni modo, no, non penso abbiamo quello specifico tocco blues che potrebbe accostarci alla scena classic doom. Se dovessi paragonare il mio stile chitarristico, lo avvicinerei maggiormente a gruppi come Celtic Frost o Bathory. Potremmo suonare più brutali di così, per quelle che sono le nostre caratteristiche di musicisti, peroò se lo facessimo sacrificheremmo il feeling ambient e non mi pare che sarebbe una buona idea.

COSA RAPPRESENTANO QUESTE CREATURE ONIRICHE E DISTURBANTI CHE POPOLANO I VOSTRI ARTWORK? IN “OVER THE PHLEGETHON” STANNO FUORI DALL’ACQUA, MENTRE SULLA COVER DI “THROUGH AUREATE VOID” SI SONO IMMERSI E NUOTANO IN PROFONDITÀ. QUALI SIGNIFICATI POSSIAMO ASSOCIARE A QUESTE DUE COPERTINE?
– La copertina di “Over The Phlegethon” è un dipinto di Odd Nerdrum, un pittore norvegese. Si intitola “Dust Lickers”. Nerdrum usa un approccio simile a quello di Rembrandt, utilizza tecniche pittoriche simili. Sono immagini che proferiscono da sole migliaia di parole, non c’è bisogno di spiegazioni, solo guardarle in silenzio. Dovresti vederle dal vivo, provocano un impatto incredibile, specialmente perchè sono quadri di grandi dimensioni. Vedi chiaramente ogni passaggio del pennello. Anche per il nuovo album siamo andati in continuità e la copertina è opera di Nerdrum, in questo caso il titolo del quadro è “Volunteer In Void”. Non riesco proprio a immaginare un artwork così indicato per noi come quello che abbiamo scelto.

TRA “OVER PHLEGETHON” E “THROUGH AUREATE VOID” AVETE RILASCIATO DUE LUNGHI EP, DENOMINATI “MAGNETIC SLEEP TAPES VOL. I” E “MAGNETIC SLEEP TAPES VOL. II”. QUAL È LO STILE DI QUESTE DUE PUBBLICAZIONI E QUANTO DIFFERISCONO DAI VOSTRI DUE ALBUM?
– Sono due uscite di impronta ambient. Sono stati pubblicati in tiratura molto limitata, solo in formato cassetta e venduti direttamente ai nostri concerti. Sono fuori stampa ormai (sulla pagina Bandcamp della band sono disponibili in digitale, ndR). Alcune idee sono poi confluite in “Through Aureate Void”, probabilmente faremo uscire un’altra cassetta con materiale simile prossimamente.

LA MUSICA DI FIVE THE HIEROPHANT SI COLLEGA SOLTANTO A UN MONDO INTANGIBILE, FANTASTICO, SPETTRALE, OPPURE VI È IN ESSA UNA COMPONENTE TERRENA, LEGATA ALLA NORMALE VITA DI TUTTI I GIORNI?
– La nostra è musica ‘terrena’ nel senso che ha a che fare con tradizioni e tecniche utilizzate dalle persone per vedere ‘oltre’ la realtà del mondo in cui viviamo. Parlo di tradizioni relativamente recenti, in alcuni casi invece molto antiche, sono dappertutto. Parlo dei tentativi di andare oltre la routine quotidiana, la prigione della mente cosciente. Per raggiungere l’inconscio, il subconscio, un mondo ‘sacro’. Ci si può arrivare con le droghe, con la musica, con l’esercizio fisico, o mentale. Si basa sulla ripetizione di alcuni gesti, come una preghiera o un mantra, oppure può essere un riff molto ripetitivo. È un elemento sciamanico che cerco di evocare, specialmente le tradizioni che incorporano culti mortuari. Quindi ci sono molti attributi materiale nella nostra musica, non solo la tensione a un mondo di fantasia. Voglio dire, siamo sul piano del fantastico se interpretiamo in modo letterale le storie e gli archetipi religiosi. I legami con la realtà non rendono questi viaggi mentali meno interessanti o l’esperienza meno appassionante.

LAVORARE AL NUOVO ALBUM DURANTE LA PANDEMIA HA MODIFICATO QUALCOSA NEL MODO IN CUI GUARDATE ALLA VOSTRA MUSICA? RITIENI CHE “THROUGH AUREATE VOID” SAREBBE STATO DIVERSO, SENZA L’ATTUALE SITUAZIONE DOVUTA AL COVID-19?
– Musicalmente non penso sarebbe cambiato, sicuramente ci avremmo messo meno tempo per ultimarlo. Ci siamo dovuti fermare proprio nel mezzo delle registrazioni e questo non solo ha rallentato il lavoro, ma ha anche rovinato l’atmosfera che si crea in un momento del genere, quando stai dando la forma definitiva alle tue creazioni.

IL MOSTRARVI CON INDOSSO UN SAIO È SOLO UNA CIRCOSTANZA PER INFONDERE MAGGIORE ATMOSFERA ALLA MUSICA, O CONTRIBUISCE EFFETTIVAMENTE A DARE CONTORNI PIÙ NETTI ALLA PERSONALITÀ ARTISTICA DI FIVE THE HIEROPHANT?
– Il saio serve a creare atmosfera, per mettere nelle migliori condizioni per ascoltare la nostra musica. Cerchiamo di trasportare l’ascoltatore nel nostro mondo e sarebbe difficile farlo se fossimo vestiti da clown. Poi non è che andiamo a metterci chissà quale teatralità, durante i nostri show, però cerchiamo di essere coerenti nell’aspetto con quello che suoniamo.

LA MUSICA DI FIVE THE HIEROPHANT POTREBBE ESSERE USATA COME COLONNA SONORA PER UN FILM GOTICO OD HORROR. SE DOVESSI IMMAGINARE UN FILM CON LA COLONNA SONORA COMPOSTA DAI FIVE THE HIEROPHANT, CHE STORIA RACCONTEREBBE?
– Penso potrebbe essere un film dell’Espressionismo tedesco. O un film noir. Ci sono alcuni capolavori di Ingmar Bergman che funzionerebbero molto bene con un tipo di musica come la nostra in soundtrack. Anche Andrei Tarkovsky è uno dei miei registi preferiti. Oppure penso ai lavori di Alejandro Jodorowsky. Ecco, questo è il tipo di film che potrebbe andar bene per una colonna sonora musicata dai Five The Hierophant. Se qualcuno volesse una soundtrack da parte nostra per un suo film, si faccia pure avanti!

SE I FIVE THE HIEROPHANT DOVESSERO COMUNICARE UN MESSAGGIO CON LA LORO MUSICA, QUALE SAREBBE?
– Non ci sono messaggi in quello che proponiamo. Non siamo profeti o messaggeri, che vorrebbero illuminare le persone con la loro smisurata saggezza. No, no, non ci interessa. Ognuno deve trovare la sua strada da solo. Non abbiamo nulla da comunicare, nè nulla da insegnare.

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