FORGOTTEN SUNRISE – Linea di confine

Pubblicato il 18/06/2007 da
 
All’avanguardia e oltre ogni pregiudizio stilistico, gli estoni Forgotten Sunrise sono tornati in pista con un secondo full sperimentale, intitolato “Willand”, che conferma il gruppo come folle (ma lucido) esploratore di connubi arditi. Parzialmente accostabile alla scena gothic-EBM, Anders Melts e compari però mantengono un’aura di base molto depressa e decadente, vicino a quanto di meglio hanno saputo fare Katatonia e My Dying Bride, concettualmente parlando. Per chi non ha paura di sfondare fragili barriere stilistiche, ecco il Melts-pensiero tutto per voi…

 
ECCOCI QUA, ANDERS, A TRE ANNI DI DISTANZA DALLA NOSTRA PRIMA CHIACCHIERATA! PRIMA DI PENSARE A “WILLAND”, TI VA DI TRACCIARE UN BILANCIO SULLA RELEASE (E SUL POST-RELEASE) DEL PRECEDENTE “RU:MIPU:DUS”? SEI ANCORA SODDISFATTO DEI RISULTATI OTTENUTI? E’ STATO UN ‘SUCCESSO’?
“Be’, ti premetto che io non sono mai soddisfatto al 100% dei miei lavori…penso sempre di poter fare meglio. Ad esempio, per ‘Willand’ mi ritengo un po’ più soddisfatto di quanto lo ero al termine di ‘Ru:mipu:dus’, ma la questione è che l’ho composto e registrato circa un anno e mezzo fa ormai, e in questo lasso di tempo sono ulteriormente cresciuto a livello musicale. Entrambi i dischi mi piacciono, ma è ovvio che se potessi qualcosa la cambierei, qualche arrangiamento, qualche beat… E so bene che posso certamente cantare meglio (ride, ndR). Per quanto riguarda il ‘successo’…preferisco non considerare tale ‘Ru:mipu:dus’”.

LA LINE-UP DEI FORGOTTEN SUNRISE E’ SEMPRE IN MOVIMENTO… CI PUOI PRESENTARE I TUOI ATTUALI COMPARI?
“Innanzitutto credo che l’attuale formazione sia la migliore che i Forgotten Sunrise abbiano mai avuto. Ora siamo proprio una squadra affiatata, anche se in pratica ci siamo ridotti ad essere un trio: Pavel è il nostro nuovo chitarrista, un ragazzo simpatico e di talento, che parla diverse lingue e ha un gran senso dell’umorismo, cosa che ritengo fondamentale; poi c’è Gerty alla voce femminile e alle tastiere…è la mia ragazza, nonché la ragazza più amabile del mondo (e vai di violino…, ndR); infine ci sono io che canto e mi occupo del 95% della musica e dei testi. Forse in futuro avremo un percussionista, ma per ora siamo a posto così. Infine, anche il nostro ingegnere del suono, Fred, è quasi da considerare un membro del gruppo”.

E VENIAMO A “WILLAND”, ALLORA: CI PUOI PARLARE UN PO’ DELLA SUA REALIZZAZIONE? E AVEVI QUALCHE OBIETTIVO PARTICOLARE DA RAGGIUNGERE IN FASE DI COMPOSIZIONE?
“Credo che ‘Willand’ sia complessivamente migliore di ‘Ru:mipu:dus’, sia per quanto riguarda il songwriting, sia per la qualità dei suoni. Ha una struttura più compatta, ma allo stesso tempo non è affatto semplice o easy-listening. Ci sono più idee fresche al suo interno – le chiamo ancora fresche, sebbene siano passati diciotto mesi! – mentre il disco precedente si poteva vedere anche come una sorta di best of dei nostri vecchi lavori, rivisti in una nuova veste. Lo stile non è molto cambiato, ma certo è cresciuto e maturato”.

COSA SIGNIFICA “WILLAND”? NON SO PERCHE’, MA MI SONO IMMAGINATO VOLESSE DIRE ‘CITTADINO’. E’ GIUSTO?
“No, mi spiace, hai sbagliato (ride, ndR)! ‘Villand’ è una parola estone che più o meno vuol dire ‘ne ho abbastanza/sono stanco di’. Questa definizione si addice molto bene al contenuto lirico e musicale dell’album. Come potrai notare, ho solo cambiato la V in W. Almeno i madrelingua anglo-sassoni possono farsi i loro bei giochini di parole: ‘will land’, ‘we’ll land’ e così via…”.

LA COVER E’ PARECCHIO DISTURBANTE, CON QUELLA SPECIE DI MUTANTE IN AGONIA ALL’APICE DELLA SOFFERENZA INTERIORE. COSA VOLEVI RAPPRESENTARE CON CIO’?
“Mi è subito piaciuto molto quel dipinto e inoltre è perfetto per essere la cover di un disco dei Forgotten Sunrise. Mi piace vederlo come un angelo decaduto dei nostri giorni. Stephanie Bennett ha realizzato il disegno, è davvero una bravissima artista; è stato parecchio difficile scegliere fra i suoi lavori, in quanto tutti sono stupendi! Però questo mi è sembrato perfetto per ‘Willand’. E chiunque conosca il significato del titolo e abbia ascoltato l’album, non può non essere d’accordo con me!”.

PASSANDO ALLA MUSICA, MI E’ PARSO DI COGLIERE UNA MAGGIORE SPERIMENTAZIONE VERSO IL LATO EBM E BREAKBEAT DELLA VOSTRA PROPOSTA. C’E’ PIU’ ROBA BALLABILE, MI SEMBRA. SEI D’ACCORDO?
“Uhm…non lo so. Può essere. Ma non sono molto d’accordo. Penso che in ‘Willand’ si sentano anche più influenze death metal rispetto al passato. Comunque apprezzo la tua opinione, non ti preoccupare (ride, ndR), in quanto è davvero difficile restare neutrali e ‘osservare dall’alto’ la propria musica. Devo per forza darti ragione, visto che è il tuo pensiero!”.

MA INFATTI, ALLO STESSO TEMPO, LA VOSTRA MUSICA RESTA DI ATMOSFERA OSCURA E PESSIMISTICA, UNO DEGLI ASPETTI CHE DI VOI PREFERISCO. NON DIRMI CHE HAI CAMBIATO LA TUA VISIONE DELLE COSE RIGUARDO LA VITA E TUTTO QUANTO?
“No, non l’ho cambiata…o forse solo un pochettino. Col tempo ho imparato a vedere le cose in un modo un po’ più positivo e cerco soprattutto di aiutare altra gente a farlo. Prima ero solito lamentarmi di tutto lo schifo in cui viviamo, senza vedere un briciolo di speranza. Ora sono più forte e credo che la mia musica e i miei testi possano aiutare la gente che merita e che lo vuole a vedere le cose più chiaramente. Non tutto è negativo, ora…”.

SE TI DICESSI CHE I FORGOTTEN SUNRISE POSSONO ESSERE CONSIDERATI LA VERSIONE ELETTRONICA DEI MY DYING BRIDE, COME REAGIRESTI?
“I My Dying Bride erano il mio gruppo preferito quindici anni fa! Credo che la nostra prima registrazione avesse qualche influenza proveniente dalla band di Aaron. E comunque in effetti anche oggi, più o meno, noi e loro diciamo le stesse cose e le atmosfere create sono simili. Massimo rispetto per Aaron! Inoltre sia noi che loro abbiamo avuto un brano remixato da Ghost dei GGFH!”.

PROBABILMENTE CI SONO TANTISSIMI METALLARI CHE NON CONOSCONO BENE TERMINI QUALI SYNTHPOP, SHOEGAZE, BREAKBEAT…COMPRESO IL SOTTOSCRITTO, IN PARTE. TI ANDREBBE DI SPIEGARE PIU’ O MENO QUALE SONORITA’ RAPPRESENTANO?
“Sì, dunque… Il synthpop credo sia uno stile molto conosciuto…tutti quanti hanno sentito parlare di Depeche Mode, Camouflage, Human League, Talk Talk; tutto ruota attorno ai Kraftwerk e alla scena electro/new romantic dei tardi anni ’70-inizio anni ’80. Lo shoegaze è un sottogenere dell’indie-pop; credo che uno dei primi album-cult di questo tipo di musica sia ‘Disintegration’ dei Cure, anche se i miei artisti preferiti sono Slowdive, Cranes e Bizarre; questo genere è a mio giudizio la musica più depressiva esistente…ad esempio i Katatonia hanno un sacco di influenze shoegaze, riviste in chiave più dura, ovvio. Il breakbeat, invece, è una miscela di drum’n’bass ed elettronica: è potente quanto il drum’n’bass e ha la stessa atmosfera, però è più lento…beats elettronici + bassi drum’n’bass; è simile anche alla techno, ma non è tutto in 4/4; i gruppi più rinomati sono i Prodigy, Orbital, i Chemical Brothers, Kosheen, anche se alcuni artisti meno commerciali e meno noti sono molto meglio…parlo della roba della Thursday Club Recordings e della Botchit & Scarper Records, roba oscura (Anders è anche DJ, ecco perché è così documentato, ndR)”.

PARLANDO DELLE TUE LYRICS, MI PIACEREBBE SAPERE LE TUE OPINIONI SU QUALCHE ARGOMENTO: DIO, SUICIDIO, EUTANASIA, DOLORE…
“Be’, fanno parte della nostra vita…e della nostra morte, la fine della nostra essenza fisica sulla Terra.
Dio: io credo in Dio, ma non sono cristiano. Per me Dio è tutto: è anche il Male o il fallimento. E’ un sistema nel quale viviamo; è come il Destino, che è nelle nostre mani ma è incontrollabile. Molti sentono il bisogno di chiamarlo Dio. E allora che così sia, se proprio la maggioranza della gente lo vuole chiamare così.
Suicidio: è la strada che non dovrebbe essere mai imboccata…il modo più estremo per morire. Non ti sei fatto nascere da solo, quindi non hai il diritto di ammazzarti. Più o meno tutti speriamo che la morte non sia la fine delle cose e la vita serve a renderci più forti. Ogni delusione, ogni triste situazione, ogni perdita, ogni dolore rappresenta un esame per noi. E la promozione passa attraverso la sopravvivenza ed il proseguire. Io stesso mi sono sentito ‘al limite’ qualche volta, ma so che non sarebbe servito a nulla ammazzarmi. Non voglio tornare qui dopo questa vita, quindi me la devo vivere dall’inizio alla sua fine naturale.
Eutanasia: penso sia una cosa positiva, se la richiesta viene da un paziente terminale. Se è svolta sotto controllo medico al 100% e se riesce a porre fine alla sofferenza di una persona in modo rapido e, paradossalmente, indolore, allora va bene. Se non ci sono possibilità di cura, né miglioramenti, la ritengo una buona opzione. In fondo, un paziente che chiede l’eutanasia è consapevole di ciò che fa, non penso si debba parlare di omicidio o suicidio… Ma è un discorso abbastanza complicato, però.
Dolore: non saprei dire molto sul dolore; certo è che il dolore psicologico è molto più forte di qualsivoglia dolore fisico. Qualche volta riesco a ridere dei miei dolori, qualche volta piango o mi arrabbio…dipende!”.

ANDERS, SEGUI ANCORA LA SCENA DEATH METAL? E’ ANCORA FONTE DI ISPIRAZIONE PER TE?
“A dire il vero, non molto. Ora lavoro in un negozio di dischi, quindi riesco a controllare con regolarità le nuove uscite…però non mi esaltano. Tutte queste giovani band sembrano copie dei mostri sacri degli inizi anni ’90. E quindi preferisco ascoltare il vecchio death metal direttamente. In questo senso continuo ad essere ispirato dalla scena death. Inoltre, cerco di ordinare anche la roba del passato che manca alla mia collezione. Parlando a livello strettamente musicale, non credo che il death mi ispiri ancora molto: ho dentro me il seme del deathster, questo sì, e lo faccio germogliare all’interno dei Forgotten Sunrise, però ormai il death è una passione che porto avanti, non più un genere a cui rubare segreti”.

MI HA COLPITO PARECCHIO LA CANZONE “MANYONE”.  OLTRE LA SUA BELLEZZA, QUEI SAMPLER SULLA MALARIA E SULLE ZANZARE SONO TERRIBILMENTE DRAMMATICI. COME TI E’ VENUTO IN MENTE DI UNIRE I DANCEBEAT AD UNA MALATTIA MORTALE?
“Sì, anch’io credo sia un brano parecchio malato! E’ molto semplice e piuttosto ordinario, eppure così strano e particolare. Ho registrato un sacco di campionature strane da film e documentari e un bel giorno mi sono detto ‘no, su questo pezzo non inserisco nessuna voce’; però non volevo fosse interamente strumentale: così ho spulciato nel mini-disc dove conservo gli spoken sampler e ho trovato quelle frasi drammatiche prese dalla TV…credo fosse Discovery Channel! L’idea è carina e anche molto originale”.

RIGUARDO L’ATTIVITA’ LIVE, COME SIETE MESSI? RIUSCIREMO A VEDERVI IN ITALIA?
“Ci piacerebbe moltissimo venire a suonare da voi, ma ancora nessuno ce l’ha proposto! Noi in media facciamo 10-15 date all’anno, più che altro in Estonia, oppure in Paesi vicini come Lituania o Finlandia. Ci servirebbe fare un tour o partecipare a qualche festival, lo so bene, ma non abbiamo un’agenzia o un manager alle spalle…e quindi è difficile organizzarsi da soli. Spero che qualcosa nel prossimo futuro riesca a muoversi. E speriamo di venire in Italia, ovvio. Sono certo che troveremmo una bella accoglienza da voi e rivedrei anche vecchi amici!”.

PERFETTO! GRAZIE MILLE, ANDERS! CONCLUDI PURE NEL MODO PIU’ OSCURO CHE CONOSCI…
“’This is the end, my only friend – the end’…è Jim Morrison (ride, ndR). Grazie tante per il supporto! Ascoltateci: noi facciamo musica negativa per risultati positivi!”.
 
 
 
 
 
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