FRIZZI2FULCI – L’eredità del Maestro Lucio Fulci

Pubblicato il 28/03/2019 da

L’eredità di Lucio Fulci è oggi nelle mani di Fabio Frizzi. Il compositore, amico e collaboratore storico del regista romano, è oggi un tramite essenziale per riscoprire le trame fulciane attraverso le musiche che ne hanno contraddistinto lo status di cult. In occasione della data milanese del progetto Frizzi2Fulci- un tributo al mio amico Lucio, abbiamo avuto modo di porre due domande al compositore, in merito alla potenza espressiva della musica, tra ieri e oggi, all’interno del cinema e non solo. Un’arte italiana divenuta culto, che al suo interno ha messo insieme linguaggi diversi, consapevolmente o meno, ma in un modo tale da poter essere considerata oggi specchio dei tempi che furono ma ancora capace di essere modello per un futuro altrettanto nobile e fascinoso. D’accordo con il Maestro Frizzi abbiamo deciso di chiamare questo articolo come quello che è il progetto: portare di nuovo il mondo di Fulci, attraverso la sua musica, di nuovo davanti alla sua gente. La sua eredità nelle note delle musiche di Zombi 2″, “Paura nella città dei morti viventi”, “Sette Note In Nero”, “I Quattro dell’Apocalisse”, “…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà” e molti altri.

MAESTRO, INIZIAMO CON UNA QUASI SORTA DI PARADOSSO. UNA VOLTA SDOGANATA DALLE PAROLE, LA MUSICA DIVENTA QUASI PER NATURA PORTATRICE ED EVOCATRICE DI IMMAGINI, MA IL LAVORO DI COMPOSITORE DI COLONNA SONORA NASCE INVECE PROPRIO A PARTIRE DALLE IMMAGINI PRE-ESISTENTI. LA CAPACITA’ DI RIPORTARE UNA MUSICA COMPOSTA SU IMMAGINI SPECIFICHE – PER UN MEDIUM DIVERSO – CREDE CHE POSSA OGGI EVOCARNE DI NUOVE? POTREBBE ESSERE QUESTA LA SUA NUOVA LINFA?
– Evidentemente tutta la musica (jazz, pop, rock) ha questo valore forte. Quando si avevano quindici anni e si aveva la ragazzina. Chiamiamola Giovanna. Partiva una musica. Gli U2, ad esempio. Quel pezzo si è collegato alla tua emotività, anche senza fare niente, semplicemente ascoltandolo in un dato momento. Ed oggi – quando Giovanna è diventata una professoressa dell’università – parte ancora lo stesso pezzo e tu colleghi quel pezzo a quella ragazza. Io ho i miei pezzi, e ognuno avrà i suoi. La musica ha da sempre avuto questa potenzialità, anche senza riferimenti diretti. Credo sia naturale. È successo così a molti. Prendi Morricone ad esempio, la cui musica ha trasceso i film per cui è stata composta, proprio in virtù dei suoi temi. Per quanto mi riguarda – e penso a “…E tu vivrai nel terrore! L’aldilà” – qualche persona ha davvero amato quel film e il suo tema ha avuto successo. Ho sempre pensato – e ne discuto spesso coi giornalisti americani – che il motivo melodico non dovrebbe mai venire snobbato. Quando esci da un cinema, dopotutto, è bello canticchiare la melodia del tema che hai sentito in sala. Se ti rimane una frase musicale abbiamo vinto tutti. Ho vinto io con la musica e ha vinto il film. Questa nuova tendenza è da tenere in forte considerazione. Credo che il sound design è certamente particolare e opportuno per certe situazioni ma laddove c’è un racconto da sottolineare ritengo che ci debba essere un po’ di musica memorizzabile per aiutare il racconto stesso ad emergere con più forza. Per quanto mi riguarda è un grande onore quando una musica può portarsi dietro delle immagini grazie alla sua potenza, anche grazie alla sua facilità di memorizzazione: la sua semplicità, se vogliamo. Una musica molto connotata, che naturalmente è collegata al mio amico Lucio, ma che sono contento possa essere apprezzata anche dalla gente per come è in sé per sé.

SCRIVERE PER LUCIO. COME E’ STATO? IN MOLTI VEDIAMO SEMPRE LA PARTE FINALE DEL LAVORO, ANCHE A DISTANZA DI ANNI, COME IN QUESTO CASO. MA SIAMO SICURI CI SIA UN ALTRO MONDO DIETRO QUESTO LAVORO, FORSE MENO LUMINOSO MA ASSOLUTAMENTE AFFASCINANTE?
– Dici bene. Scrivere per Lucio non fu facile. Lui era un eclettico e, come tale, lo si poteva portare dove si voleva. Lui rimaneva comunque in grado di compiere quel viaggio. Non era un compositore, ma aveva gusto. Conosceva bene la cultura, ed io ero ancora più piccolo. Allora ero proprio un bimbo. Creare queste cose per lui erano uno sforzo, una difficoltà, anche molto dolorosa. Basti pensare al fatto che molto del cinema ha completamente annullato molti dei lavori di compositori, anche in maniera molto dolorosa. Pensiamo a Kubrick, che ha contribuito alla morte della musica di un suo collaboratore musicista in “2001: Odissea Nello Spazio”. Il compositore andò al cinema, come disse in una nota intervista, e non sentì la musica che aveva composto, scoprendolo solo al momento. Immagina dunque quanti drammi si possono legare a un lavoro come questo. Certo: nel momento in cui la musica viene fatta, viene pubblicata allora il compito di giudice va solo agli spettatori, all’audience. Loro la promuovono o la bocciano, ne fanno qualcosa di altro o se la dimenticano. Qui è successa questa cosa ed è la cosa che più mi ha dato soddisfazione ora: cioè che un film senza la musica non potrebbe essere considerato lo stesso. Lo dico coi piedi per terra e l’umiltà che mi contraddistingue, ma ti fa enormemente piacere quando questo avviene.

MI SEMBRA CHE LEI AVESSE GIA’ TENTATO IN PASSATO DI SCRIVERE SINFONIE PER ORCHESTRA BASATE SU LAVORI CHE AVEVA COMPOSTO INIZIALMENTE COME COLONNA SONORA…
– Io non mi sono mai accontentato, soprattutto nel tentativo di arrivare a fare qualcosa di nuovo e diverso. Sono pericoloso con me stesso, perché mi annoio. E rischio di disinnamorarmi di quello che ho fatto. Ho scritto balletti, sinfonie, un concerto per clarinetti ed archi che da alcuni è ritenuto un piccolo capolavoro, sei preludi per chitarra (che è il mio strumento). Però quello che viene più ricordato è la musica per i film.

E IN QUESTO CHE VIENE MAGGIORMENTE RICORDATO, COME DICE LEI STESSO, PERCHE’ L’HORROR DI FULCI E NON, AD ESEMPIO, I “FANTOZZI”, I “FEBBRE DA CAVALLO” E ALTRI IMPORTANTI CONTRIBUTI CHE LEI HA DATO AL CINEMA ITALIANO?
– Mia mamma e mio papà se ne sono andati anni fa. Oltre ad averci lasciato delle cose, a me e mio fratello Fabrizio, hanno lasciato un modo di vivere dentro l’arte che è da sempre per noi restato importante. Non avremmo mai pensato io e Fabrizio di avere a nostra volta la nostra eredità. L’eredità è una cosa strana: è una sorta di premio immeritato che tu acquisisci in certi casi. E la cosa di Lucio, totalmente fuori dai tempi e fuori dai modi, per una motivazione inimmaginabile successiva che si chiama Internet è diventata questo. Dicevo ad Antonella (Fulci, ndr) «Ho avuto un’eredità pazzesca da tuo papà, che tu mi dicevi mi voleva molto bene». Io purtroppo mi dimentico molte cose, molti altri lavori, molti anni dopo e poi pian piano cominciano ad arrivare segnali nuovi. Antonella stessa, ad esempio, mi disse circa undici anni fa di entrare su Facebook. Avrò avuto dieci amici e dopo qualche giorno una ragazza di Montreal mi chiede l’amicizia. Poco dopo mi scrive in privato «Ma sei il vero Fabio Frizzi?». «Si, certo». «E come fai ad avere solo dieci amici?». Vedi? Io non riuscivo a capire. E non potevo ricordare quelle cose che ho fatto ai tempi. Quando mi chiedevano come era stato effettivamente, per molte cose, bluffavo. Non mi ricordavo una nota. Poi capii che Lucio mi aveva lasciato una cassetta di sicurezza con dentro tante belle cose e tanta opportunità di portare avanti il suo lavoro. Ho quindi ricominciato a studiare quello che avevo fatto, che avevo scritto. È stato un grande lavoro su me stesso. Avevo a che fare con un Fabio di trent’anni fa. Una prova del nove molto importante. Perché Fulci e non Sergio Martino, ad esempio, che è molto amato? Beh, è difficile a dirsi. Senza offendere nessuno. Mia moglie, che non ha mai amato l’horror, recentemente ha visto un film di Lucio e mi ha detto «ho capito tutto». E forse è qui la risposta: l’ascoltatore medio capta delle cose. Lucio ha una forza, un ritmo, una qualità che non sembra fatta da un italiano. Perché Eli Roth, Bob Murawski, Tarantino hanno identificato in Lucio un caposcuola? Probabilmente per questo. Pensa che in Italia abbiamo sempre avuto scuole di pittura importanti. Il Tiepolo faceva un’opera, la sua scuola ne faceva trenta. Noi siamo artigiani, ritocchiamo, registriamo e terminiamo una musica. Lucio aveva un gruppo di affezionati: Salvati come direttore della fotografia, Giannetto ai trucchi, tanta gente, Vincenzo al montaggio. Eravamo il suo gruppo. Il suo volere era la legge e noi andavamo a casa a scervellarci. Quelle che ho scritto per Lucio hanno una personalità straordinaria, probabilmente sono le migliori che ho scritto.

A QUESTO PROPOSITO – COLLABORATORI E PITTURA – C’E’ UN ANEDDOTO INTERESSANTE. QUANDO ALLA FINE DI “E TU VIVRAI NEL TERRORE! L’ALDILA'” I PROTAGONISTI ACCEDONO ALLA DIMENSIONE ULTRATERRANA, LO SCeNOGRAFO LENTINI ERA LEGATO ALLA PITTURA DI CLERICI. CI SONO MOLTE ARTI CHE VENGONO TRASCINATE DENTRO LA SCENA DI UN FILM E FORSE TUTTE CONCORRONO A DARGLI QUELL’AURA MAGICA…
– Esattamente. Anche oggi quando eseguo quel pezzo nella versione del composer’s cut e mi giro a guardare la scena che proiettiamo sullo schermo mi emoziono ancora. Una cosa che ti prende la gola. Quella scena l’ho vista sia illuminata che non illuminata. Salvati come direttore della fotografia è riuscito a dare ad una stanzetta dieci-per-dieci un’aura magica, col fumo, le nebbia tanto da sembrare veramente un altro mondo. Lì, come dici tu, c’è dentro di tutto: musica, pittura, fotografia. Molto spesso, lo voglio confessare, ai tempi andavi a parlare ai professionisti del settore, come quando avevi a che fare con le case discografiche. Tu facevi un discorso tecnico approfondito ma nessuno capiva niente di quello che stavi dicendo. Lucio, invece, riusciva ad interagire con tutte queste fonti. Una cosa molto bella e si riesce ad interagire coi suoi collaboratori e artigiani. Era un ottimo ascoltatore, era un amante di jazz (era amico di Chet Baker) e aveva vissuto anche nel gruppo meno ‘intellettuale’ del clan di Celentano, di cui aveva scritto qualche testo, collaborava con Gino Santercole, etc. Aveva sempre la ricettività aperta. Bisognerà sempre avere questo tipo di atteggiamento: far sentire importanti i tuoi collaboratori.

COME SI SENTE LEI AD ESSERE ASSOCIATO A NOMI COME JOSEPH BISHARA, VANGELIS, SIMONETTI E I GOBLIN, CARPENTER: TUTTI COMPOSITORI CHE HANNO PORTATO L’EREDITA’ DEL CINEMA AL DI FUORI DELLE SOLE IMMAGINI A CUI SONO LEGATE? INSERIRSI IN UNA DIMENSIONE IN CUI LA MUSICA STRUMENTALE E ‘ DI NUOVO, IN QUESTI ANNI, TORNATA AD UNA GRANDE POTENZA. PENSIAMO AL POST-ROCK O ALLA NUOVA PSICHEDELIA, AD ESEMPIO. O A TUTTO UN MODO DI PENSARE LA NUOVA MUSICA ESTREMA…
– Mi ricongiungo al discorso della prima domanda. Quando questa musica è nata è nata con difficoltà, come per un parto. Ed è per questo che in molti la giudicano propria figlia. Alcune canzoni e composizioni restano dimenticabili e non riuscite, e non tornano più. Poi hai la fortuna che il film finisce, entra nel cult e a questo punto questa musica noi la facciamo in maniera easy: ci risulta facile. La facciamo come se fosse sempre esistita. Quando Pignatelli mi faceva quei bassi straordinari in realtà li creavamo lì per lì, sul momento. Erano delle piccole scommesse, ogni volta. Oggi saliamo sul palco e abbiamo la protezione del mio grande amico lassù che è Lucio, abbiamo la protezione della nicchia di cultori, di persone che conoscono musica e cinema che andiamo a rappresentare. Io non credo che in qualsiasi città del mondo dove suono non ci sia almeno una persona che non conosce Lucio, che non è invasata da uno dei suoi film. Come mi erano venute in mente quelle musiche? E che ne so? Era una cosa che non potevamo sapere sarebbe divenuta così semplice da portare on stage, come se fosse già nata per durare. Funzionava bene, come coi miei amici Goblin, e suoniamo ancora oggi queste cose. Prima era un segno della croce, oggi è quasi naturale vederle in questo modo.

QUESTA DIMENSIONE, CHE E’ QUASI EPOCALE IN QUANTO EREDITA’ VERA E PROPRIA DI FULCI NELLE SUE MANI, CHE E’ NATA COSI’ (UN PO’ PER FORTUNA E CONTINGENZE VARIE, CONDIZIONI ASTRALI, CHIMICA, ETC.) LEI PENSA CHE POSSA RITORNARE? POTRA’ ANCORA ESSERCI UN COLLANTE CHE MAGARI IL DIGITALE STESSO PUO’ DI NUOVO PORTARE E CONTRIBUIRE A NUOVE UNIONI? O CREDE CHE SARA’ SOLO UNA NOVITA’ ULTERIORE CHE DARA’ NUOVA LINFA A CINEMA E MUSICA?
– Vorrei rispondere con una certa consapevolezza, dato che ne ho parlato da poco con Eli Roth a Los Angeles. La cosa strana è che un piccolo esercito di cineasti americani, inglesi e francesi ti trattano in un certo modo oggi e in molti di loro dicono che è strano vedere un italiano che riporta in luce un maestro di altri tempi. Eli, in una conversazione simpatica, mi diceva che in America risulta alquanto strano: una cosa, insomma, a che lascia un po’ straniti. Credo che essi ritengano che quello che è successo allora non possa più accadere. È una cosa strana, e forse nasconde un certo cinismo, perché l’Italia si ha un entusiasmo diverso per certe cose, forse. Pensiamo spesso ad andarcene. Io l’ho pensato. Tu l’avrai pensato anche. Nemo profeta in patria: è difficile essere riconosciuti a casa propria come grandi artisti. Il padre dice sempre che hai sbagliato tutto, poi fai un libro importante e torni dopo aver firmato milioni di autografi e ti ricongiungi con le sue scuse e la stima di molti che prima non avevi. D’altra parte un padre deve sempre inoculare un germe dell’incertezza. L’Italia quindi funziona un po’ come padre. «Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare», diceva Rutger Hauer, no? Ho visto un cinema nuovo altrove, effettivamente, soprattutto nell’ambito dei cortometraggi, in giro per il mondo. Di cose belle ce ne sono tante e credo che la maniacalità e l’insistenza di tornare su certi pattern già scritti possa essere infruttosa. Concluderei dicendo che Lucio era Lucio: era talmente diverso da tutti gli altri che possiamo ricordarlo e celebrarlo in maniera tale. Se lui fosse di nuovo quarantenne cercherebbe oggi altre strade. Noi sapevamo allora che il nostro cinema non era come quello di Fellini e Antonioni, era di serie B. Lo sapevamo. Ma noi andavamo in giro con la testa alta. Ci piaceva questo lavoro. Ci divertiamo ancora oggi e ce la mettiamo tutta. Lucio sarebbe sbalordito oggi e quello che cercherebbe nuove frontiere in questo sarebbe ancora lui.

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