FROSTMOON ECLIPSE – La maestria dell’Ars Moriendi

Pubblicato il 22/06/2003 da

Ritorno in grande stile per i nostrani Frostmoon Eclipse che, grazie al loro secondo full lenght intitolato “Death Is Coming”, sembrano davvero proiettati verso una dimensione non più underground. Echi dei grandi Dissection frammisti ad un modo personale di concepire la musica fanno di questo album un prodotto di primissimo ordine all’interno della sempre più fulgida scena black metal italiana. Una chiacchierata interessante assieme a tutti e i tre membri della band (Gionata – batteria & voce, Claudio – chitarre, Gherardo – basso) per prepararci all’ascolto di una musica situata ai confini labili della vita e della morte.

BENTORNATI, FROSTMOON ECLIPSE! IL VOSTRO SECONDO FULL LENGHT E’ DAVVERO IMPRESSIONANTE. CE LO VOLETE PRESENTARE? IN COSA SI DISTANZIA DALLE ALTRE VOSTRE RELEASE?
Gionata: “Ti ringrazio per i complimenti. Siamo felici quando qualcuno apprezza la nostra musica, significa che i nostri sforzi non sono stati vani. Allora, il nostro secondo album si chiama ‘Death Is Coming’ ed è stato registrato a dicembre dello scorso anno in soli due giorni ai Big Wave Studios, uno studio sconosciuto ma molto professionale. ‘Death Is Coming’ contiene 8 tracce per un totale di circa 35 minuti di musica. Per chi non ci conosce posso tentare di etichettarci come black-metal old-school con alcune tinte melodiche e molte parti acustiche… so comunque che bisognerebbe ascoltare qualcosa di nostro per capire realmente la nostra dimensione… siamo una band molto particolare. Il cd è uscito per la greca Iso666 Releases, etichetta che curò anche il nostro primo album ‘Gathering The Dark’ del 2001. Sicuramente ‘Death Is Coming’ si differenzia dalle nostre precedenti release in quanto a tecnica e pulizia sonora, questo senz’ombra di dubbio… musicalmente secondo me, si differenzia ben poco dal passato, fatta eccezione per la velocità dei brani, stavolta molto più serrati, e per il feeling macabro ed oscuro che con questo album credo abbia raggiunto i nostri massimi livelli di sempre. Siamo molto soddisfatti del risultato finale e credo che, allo stato attuale delle cose, non avremmo potuto chiedere di meglio”.
Claudio: “Ci tengo a dire che questo è un disco molto ‘suonato’: niente tastiere o campionamenti. Ha un feeling molto metal, anzi quasi rock n’ roll, l’ho addirittura registrato con una Les Paul. I brani presenti mi sono venuti fuori in un solo anno, e questo credo si senta, in termini compattezza. ‘Gathering…’ copriva un arco di tempo molto più ampio, c’erano pezzi del ’97 e cose molto più recenti”.
Gherardo: “Credo che i nuovi brani siano più legati e coerenti tra loro. Ad esempio, nel buttare giù le linee di basso del precedente disco, avevo a che fare con alcuni pezzi per i quali esistevano già e non mi sembrava il caso metterci niente di particolare; poi altri pezzi che erano nati in tempi e modi differenti e che quindi potevano esser suonati in maniera più libera. Questa volta invece ho avuto la possibilità di fare anche dei richiami interni fra vari pezzi e di essere un po’ più libero, libero anche di alzare un po’ il volume del basso sul bancone del mixer, forse il suono rispetto al primo disco è meno nitido ma è sicuramente più in evidenza”.

LA PROMOZIONE SEMBRA DAVVERO IMPORTANTE PER LA VISIBILITA’ DI UNA BAND. VOI ORA SIETE SOTTO LA CASA DISCOGRAFICA GRECA ISO666 RELEASES, SIETE FELICI DEL LORO OPERATO AL MOMENTO?
Gionata: “Sì, decisamente soddisfatti. Per capire le nostre scelte devi innanzi tutto sapere che il nostro punto di vista su tutto è strettamente legato all’underground: non cerchiamo una potente major, ma solo un’etichetta che ci dia la giusta visibilità, supporto, distribuzione e promozione, lasciandoci completamente liberi di fare ciò che vogliamo. Tutto chiaramente in un’ottica underground. La Iso666 Releases non è una grossa etichetta ed ha sistemi e budget molto limitati, ma Leon (il ragazzo dietro al nome Iso666 Releases) crede molto in noi e soprattutto gli piacciamo molto come band… è il nostro fan numero uno, quindi… La promozione/distribuzione del nostro primo album ‘Gathering The Dark’ è andata molto bene, considerando che il cd è uscito limitato a sole 999 copie… Leon ci ha comunicato l’esaurimento delle copie solo dopo quattro mesi dalla sua realizzazione. ‘Death Is Coming’ invece non è uscito in edizione limitata, quindi i tempi di distribuzione e promozione sono chiaramente più lunghi e complicati… ma da un mese a questa parte, periodo in cui il cd è uscito ufficialmente, ci sono arrivate già numerosissime lettere e interviste, quindi credo proprio che tutto stia procedendo nel verso giusto anche stavolta. Lo scorso anno sono stato anche ad Atene a trovarlo per conoscerlo personalmente e posso assicurarvi che se il circuito underground fosse pieno di gente come lui, be’, non ci sarebbero di certo tutti i problemi che ci sono oggi”.

SE NON ERRO “DEATH IS COMING” è STATO REGISTRATO IN SOLI DUE GIORNI! UNA SCELTA, UNA NECESSITà O COSA? COME SAREBBE L’IDEALE RECORDING SESSION PER I FROSTMOON ECLIPSE?
Gionata: “Una necessità. Come ho detto prima, la ISO666 non nuota nel danaro e quindi non ha potuto certo pagarci lo studio… la soluzione era solo una: registrare il più velocemente possibile e con la minor spesa a nostro carico. Il nostro primo mini cd ‘Supreme Triumph In Black’ è stato registrato in quattro giorni, ‘Gathering The Dark’ in 3 e ‘Death Is Coming’ in soli due. Credo che la nostra prossima tappa sarà registrare un disco in presa diretta e poi siamo pronti… (ride, nda) A parte le battute, credo che ognuno di noi lavori meglio prendendosi il suo tempo e cercando di fare le cose con calma ma purtroppo due terzi della band studia e non ha molti soldi da investire quindi ci siamo arrangiati come abbiamo potuto. Ormai comunque lavorare a turni massacranti alla velocità della luce non ci preoccupa più, ci siamo abituati e non ci fa né caldo nè freddo. Personalmente, credo che in definitiva ‘Death Is Coming’ sia stato registrato ottimamente e la velocità delle registrazioni ha donato al disco il giusto feeling macabro e cupo che stavamo cercando, in questo caso esserci dilungati per giorni non sarebbe servito a niente”.
Claudio: “La mia recording session ideale invece durerebbe circa 10-12 mesi… Registrerei 20 brani e sceglierei per il disco i migliori 10. Ma non credo che questo avverrà mai…”.
Gherardo: “Non riesco ad immaginare un modo diverso di registrare adesso… se mi dovessero dire che dobbiamo stare un mese in studio, credo che mi sentirei morire. Il tempo non passerebbe più. L’ideale recording session è quella nella quale non hai pressioni, l’ambiente è rilassato e… non ci sono due gradi sotto zero!”.

PUR ESSENDO UNA BAND UNDERGROUND IL VOSTRO NOME, ALMENO NEL NOSTRO PAESE, CIRCOLA PARECCHIO. VISTE LE VOSTRE GRANDI QUALITA’, VI SENTITE UN PO’ SOTTOVALUTATI O INCOMPRESI? A COSA CREDETE SI DEBBA LA MANCANZA DI FIDUCIA DA PARTE DEL GRANDE PUBBLICO CHE INVECE MERITATE? MAGARI A VOI INTERESSA RESTARE NELL’UNDERGROUND…
Gionata: “Diciamo più volentieri che il mercato italiano ci è sempre interessato relativamente… ci siamo sempre sbattuti quattro volte tanto verso il mercato straniero. Non credo che i Frostmoon Eclipse siano una band che potrà mai avere una larga fetta di audience qui, non che a me dispiacerebbe, figuriamoci, ma riconosco che la nostra proposta non è omogenea o standardizzata come la maggior parte della gente richiede di solito. Non ci sentiamo incompresi, solo ci piace rimanere nell’ombra… credo sia quello il posto che ci spetta”.
Claudio: “Sì, io invece mi sento incompreso. Hai usato la parola giusta, è quello che mi sento: incompreso”.

SO CHE BEN DUE TERZI DELLA BAND SONO COINVOLTI NEGLI HANDFUL OF HATE, QUANTI PROBLEMI COMPORTA QUESTO ‘SDOPPIARSI’ IN PIU’ GRUPPI? LA SCELTA DA INSERIRE O PROPORRE E’ ‘CONDIZIONATA’ DA QUESTA SITUAZIONE?
Gionata: “Sì, sia io che Claudio siamo coinvolti anche negli Handful Of Hate, ma voglio precisare sin da subito che i Frostmoon Eclipse non sono un side-project per tappare i buchi di tempo libero! Assolutamente, noi suonavamo nei Frostmoon Eclipse prima ancora di entrare negli Handful e non saremo mai una band di serie B. Gli Handful Of Hate ci prendono molto tempo perché sono principalmente una live band e solitamente abbiamo molti impegni da questo punto di vista, ma la vita delle due band è nettamente scindibile senza problemi, anche perché la proposta musicale è talmente differente che non potrebbe essere altrimenti. Riguardo al songwriting non ci sono assolutamente problemi di sorta dato che Claudio negli Handful Of Hate ha un ruolo marginale non essendo il maggior compositore… tutte le sue idee finiscono quasi sempre nei Frostmoon Eclipse… anche perché la maggior parte di esse sarebbe fuori luogo per la proposta degli Handful Of Hate”.

LO STILE DI UNA BAND E’ SPESSO IN COSTANTE EVOLUZIONE: IN QUALE DIREZIONE CREDI SI SVILUPPERA’ LA CREATIVITA’ DEI FROSTMOON ECLIPSE?
Gionata: “Non ne ho la benché minima idea… cercheremo sicuramente di rimanere noi stessi e di fare ciò che più vogliamo. Non abbiamo chissà quali pretese quindi il nostro più elementare sogno è quello di poter suonare la nostra musica fino a che ci sarà possibile, poi se questa muterà e si modellerà a seconda della nostra evoluzione di carattere, gusti e feeling, be’… questo non posso prevederlo e solo il tempo lo rivelerà. Quello che ci tengo a precisare è che comunque nessuno si ritroverà mai roba elettronica o roba particolarmente sperimentale tra le mani… siamo i Frostmoon Eclipse e questo non lo dimenticheremo mai. La nostra proposta sarà sempre legata a feeling oscuri e macabri e risentirà sempre del nostro background Black-Metal”.
Claudio: “Mi piacerebbe trovare una dimensione particolare, una specie di nicchia che possa consentirti di progredire e magari sperimentare ma sempre rimandendo te stesso. Guarda King Diamond: quanti gruppi esistono che fanno uno stile simile? Credo neanche uno. Lo stesso avveniva per molti grandi gruppi del passato. Se hai una certa visione della vita, la tua musica sarà per forza oscura, non importa in che modo etichetteranno il tuo genere”.

CI RACCONTATE IL PROCESSO CHE PORTA ALLA LUCE UNA VOSTRA CANZONE?
Claudio: “Il brano nasce perché deve. E’ una cosa che mi succede da tanto tempo, non ho idea di quando sia cominciata, ma vedo che per ora sta continuando. Se prendo una chitarra in mano, inevitabilmente, scrivo. La cosa importante credo sia sapere che sei completamente libero di fare quello che vuoi, e che se un giorno ti alzi e vuoi scrivere dieci canzoni puoi metterti là e farlo. Anche se poi magari non tutto finisce in un disco black metal, hai avuto la possibilità di dimenticare il mondo per 5 minuti, o 5 ore”.
Gherardo: “Dopo questo lavoro, io e Gionata ascoltiamo il brano e lavoriamo liberamente sulla base ritmica, lui sulle dinamiche e io sulle linee di basso, tutti assieme oppure in separata sede e alla fine il brano, dopo qualche aggiustamento e un tempo variabile, è pronto per le tracce vocali”.

PERCHE’ QUESTO NOME? QUALI SENSAZIONI VI TRASMETTE UNA SIMILE VISIONE?
Claudio: “Il nome, che cita un verso di un altro gruppo, non ha alcun significato particolare, anzi quando è stato deciso suonavamo già da quasi un anno. Ad ogni modo sono felice di avere scelto un nome che non finisca in ‘-ation’ o altre cazzate simili”.

I VOSTRI PUNTI DI FORZA MI SEMBRANO IL SONGWRITING FRESCO E DI OTTIMA FATTURA E UNA BASE RITMICA DAVVERO INCALZANTE CAPACE DI DARE UN’OTTIMA DINAMICITA’ ALLA PROPOSTA MUSICALE. CI SONO ANCHE INTERESSANTI PARTI ACUSTICHE, PENSATE CHE POTREBBERO RAPPRESENTARE UN’OCCASIONE PER INTRODURRE QUALCOSA DI NUOVO E DI DIVERSO RISPETTO AGLI STRUMENTI TRADIZIONALI CHE USATE ORA?
Gionata: “Ti ringrazio per i complimenti. Be’, le chitarre acustiche sono sempre state nel sound dei Frostmoon Eclipse sin dagli esordi… credo che in definitiva sia un po’ il nostro trademark, quindi non capisco molto bene cosa intendi per ‘potrebbe essere l’occasione per introdurre qualcosa di nuovo’ perché non c’è assolutamente nulla di nuovo, le chitarre acustiche ci sono sempre state! (ride, nda)”.
Claudio: “In effetti è strano come tutti vedano una chitarra acustica come una cosa così innovativa… Eppure l’hanno usata quasi tutti. Non inizia forse con una chitarra acustica ‘Stairway To Heaven’? …se poi per altri strumenti intendevi violini o cose simili, assolutamente no. Saremo sempre bass-guitars-drums”.
Gherardo: “Oltre alle chitarre acustiche non credo che ci possa essere posto per altri strumenti; le tastiere ad esempio sono state accantonate per questo disco ma oltre alla batteria, al basso e alle sei corde non  sentiamo il bisogno di altro… non nego, però, che mi piacerebbe provare nuovi suoni di basso, ad usare un fretless oppure un basso acustico nelle parti melodiche, ma per il momento ho solo avuto idee vaghe e sono rimasto nonostante tutto soddisfatto dei suoni ottenuti con il mio vecchio quattro corde… se ci sarà tempo per tentare queste altre soluzioni, sarò ben felice di mettermi alla prova”.

‘DEATH IS COMING’ SEMBRA RISPETTARE PIENAMENTE LE TEMATICHE IN ESSO CONTENUTE. QUAL E’ IL GIUSTO APPROCCIO ALLA MORTE PER VOI?
Gionata: “‘Death Is Coming’ non è un concept album, tuttavia tutti i testi spaziano e trattano prevalentemente di tematiche legate alla morte. Non siamo religiosi e tantomeno seguiamo chissà quale filosofia particolare… La morte è un concetto molto semplice sul quale si possono calcolare infinite equazioni, si possono scrivere infinite rime e si possono tirare molteplici conclusioni… ma la verità è che nessuno sa niente sulla morte, perché è la fine totale e nessuno è mai tornato indietro a raccontarcela. La morte è l’annientamento della vita, è la soppressione dello spirito e l’affievolimento dei sensi.. credo che il giusto approccio verso la morte sia la consapevolezza che ognuno di noi dovrà fare i conti prima o poi con questa oscura signora che dalla notte dei tempi non ha mai avuto pietà per nessuno… tutti prima o poi avremo la nostra possibilità di giocare la nostra partita a scacchi, ma dubito che ne usciremo vincitori… basta solo tenere alto il nostro onore e giocare una bella partita. L’ultima”.
Claudio: “La morte è inevitabile, ma troppe volte si confonde la vita con l’esistenza, e questa mi sembra una cosa ancora peggiore”.
Gherardo: “Sono spesso troppo impegnato a pensare di essere già morto che non vedo la morte come una grossa differenza fra questa esistenza e la non esistenza… non la temo, ma preferisco scegliere io il tempo e il modo in cui incontrarla. Ogni giorno che passa è sempre più vicina, un conto alla rovescia al ritorno al nulla, all’eliminazione di dolore, felicità e sentimenti”.

I SENTIMENTI CHE UN ASCOLTATORE PUO’ COGLIERE DALLA MUSICA E DAI TESTI CREDO SIANO: INQUIETUDINE, SOFFERENZA, UN SENSO DI INTIMA E ONOREVOLE RASSEGNAZIONE DAVANTI A QUALCOSA DI PIU’ FORTE, DI ARCANO. SIETE D’ACCORDO CON QUESTA VISIONE? CREDETE CHE LA MORTE SIA UNA SPADA DI DAMOCLE COSTANTEMENTE SOSPESA SUL NOSTRO DESTINO ESISTENZIALE?
Gionata: “La tua definizione e le tue impressioni sono assolutamente esatte… è proprio quello che volevo esprimere con i miei testi. ‘Death Is Coming’ è album macabro e tetro, la cui inquietudine non lascia molto spazio all’immaginazione. In fin dei conti, se ci pensi bene, come non potremmo essere rassegnati di fronte alla morte? Non è un fattore di fortuna o di forza fisica… certo, puoi durare qualche anno in più, ma prima o poi ti spegnerai come tutti gli altri. Non ci resta altro da fare che cercare di vivere la nostra vita non perdendo tempo (il bene più prezioso a questo mondo) e fare quello che dobbiamo fare… non mi interessa dove sto andando e quanto tempo mi resta, so solo che oggi sono qui e sono soddisfatto della vita che sto vivendo, domani si vedrà”.
Claudio: “Hai detto tutto tu. Hai capito il senso di questo cd: un primo obiettivo è già raggiunto”.

I TESTI POTREBBERO SPINGERE A PENSARE AD UNA MENTALITA’ SOSTANZIALMENTE AGNOSTICA NEI CONFRONTI DEL FATO E DELLA MORTE, MA IN ‘WORLD IN RUIN’ VOI VEDETE IL ‘SIGN OF SATAN’. LA VOSTRA VISIONE E’ DUNQUE SATANISTA?
Gionata: “‘World In Ruin’ è un testo molto particolare e sapevo sin dall’inizio che sarebbe stato oggetto di discussione per via di alcune tematiche trattate e alcune parole usate. Posso dirti che non siamo una band satanista o roba simile, come ho già detto in precedenza. Il nostro punto di vista su tutto quello che componiamo e scriviamo è decisamente razionale, anche se di certo siamo liberi di utilizzare metafore per trattare temi che vogliamo mantenere celati dietro noi stessi. ‘Il segno di Satana’ è soltanto la materializzazione della distruzione e del fallimento dell’umana concezione di controllo. La metafora con l’angelo decaduto fa riferimento alla Bibbia e sta a significare che il controllo non esiste e mai esisterà e questo porterà solo al caos e alla morte. La frase è solo nella parte finale del pezzo ed è subito seguita dal finale secco e repentino del brano… Dopo il caos regna il silenzio…”.
Claudio: “…io ho sempre pensato che in quel testo parlasse Satana in prima persona! …mi sembrava una trovata interessante…”.
Gionata: “(ride, nda)…”.

L’ATTIVITA’ LIVE E’ SEMPRE DIFFICILE NEL NOSTRO PAESE: PARTECIPERETE A QUALCHE FESTIVAL ESTIVO O STATE PREPARANDO QUALCOSA PER LA PROSSIMA STAGIONE?
Gionata: “Sì, l’attività live è sempre molto difficile qui… non c’è la mentalità adatta a supportare un circuito underground, di qualsiasi genere. Nessun festival estivo al momento, ci stiamo prendendo una pausa e riprenderemo a settembre.. abbiamo alcune date in programma, di cui una in Germania e una nel sud della Francia… se tutto va bene sarà un autunno da non dimenticare…”.

DITECI QUALCOSA SUI VOSTRI GUSTI MUSICALI, E COSA DEBBA POSSEDERE UNA BAND PER OTTENERE LA VOSTRA STIMA.
Gionata: “Amo spaziare largamente su tutto quello che è estremo e trasmette violenza. Adoro il brutal-beath di band come i Severe Torture, Angelcorpse, Nile, così come il grind-core di band come Nasum, Ingrowing, Regurgitate, Retaliation e Discordance Axis. Adoro la scena black-death australiana di band come Abominator, Sadistik Execution e Destroyer 666, ma anche il black old style di band come Tsjunder, Svartsyn, Judas Iscariot e Taake. Adoro ascoltare un po’ di tutto ma una band per colpirmi deve essere sincera e credetemi, sin dalle prime note si sente subito la differenza con i cialtroni messi lì a coprire un ruolo che non appartiene loro. Un’altra cosa che una band deve avere per ottenere la mia attenzione è il giusto feeling… la tecnica non serve a nulla se non hai niente da dire, i tuoi album saranno solo ottimi lavori di strumentisti dotati, ma decisamente vuoti”.
Claudio: “Per me un gruppo deve essere convinto in quello che fa e provare, per quanto possibile, ad avere una propria identità. A volte si vedono gruppi che prendono ‘in prestito’ addirittura i loghi da altre band più famose… Mi chiedo come sia possibile avere un atteggiamento di questo tipo. I miei gusti musicali sono ormai talmente lontani dal metal che non avrebbe senso parlarne…”.
Gherardo: “Anche se una band è convinta, prima di tutto deve convincere me. Gruppi originali ne esistono pochi, allora tanto meglio scegliere fra quelli che propongono qualcosa di lievemente diverso da tanti altri. Nonostante voglia mentire, non posso nascondere di avere gusti musicali stravaganti, ti basti sapere che in un giorno posso passare dagli Xasthur a Charles Mingus, con qualche minuto di gruppi cinesi oppure qualcosa di elettronico”.

COMPLIMENTI ANCORA PER QUESTO GRANDE ALBUM RAGAZZI! LE VOSTRE ULTIME PAROLE…
Gionata: “Grazie infinite a te per il tuo immane supporto e per lo spazio concessoci. Invito chiunque volesse sapere qualcosa in più sulla nostra band a contattarci direttamente ai nostri indirizzi e-mail che trovate sul nostro sito internet, continuamente aggiornato, all’indirizzo: http://deathiscoming.altervista.org o a scriverci per snail-mail all’indirizzo:
Frostmoon Eclipse
c/o GIONATA POTENTI
via E.Curiel 2
57013 R. Solvay (LI) -Italy-
frostmooneclipse@libero.it “.
Claudio: “Se invece volete parlare con me mi trovate scrivendo a ordog@libero.it . Grazie, e a presto”.

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