FUNEBRARUM – Lacrime di pietra

Pubblicato il 29/05/2026 da

Pur con qualche silenzio di troppo, da ormai ben oltre due decenni i Funebrarum incarnano una delle forme più autentiche, oscure e intransigenti del death metal statunitense.
Nati ed affermatisi nel sottobosco underground della East Coast tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, il gruppo guidato da Daryl Kahan ha contribuito in modo decisivo alla rinascita del death metal tradizionale, distinguendosi per un approccio feroce ma profondamente evocativo, distante tanto dalle mode quanto dalla nostalgia fine a se stessa.
Dopo un lungo silenzio discografico seguito a “The Sleep of Morbid Dreams” e all’EP “Exhumation of the Ancient”, la band è finalmente tornata con “Beckoning the Void of Eternal Silence”, un album che riafferma la propria identità senza rinunciare a una naturale evoluzione sonora.
Tra riflessioni sul passato, cambiamenti personali, nuove influenze e il desiderio di spingersi ancora oltre in termini di pesantezza e atmosfera, il frontman ripercorre la storia dei Funebrarum con orgoglio, soffermandosi anche sul significato esistenziale che il gruppo continua ad avere oggi. Abbiamo parlato con lui del lungo percorso che ha portato a questo ritorno, dell’eredità dei Funebrarum e della sua visione del death metal contemporaneo.

TORNATE DOPO PIÙ DI UN DECENNIO DA “EXHUMATION OF THE ANCIENT”, E ANCORA PIÙ TEMPO DA “THE SLEEP OF MORBID DREAMS” – USCITO NEL 2009. COSA HA MANTENUTO VIVI I FUNEBRARUM DURANTE QUESTI LUNGHI PERIODI DI SILENZIO? COL SENNO DI POI, VEDI QUESTE LUNGHE PAUSE COME UN NECESSARIO PERIODO DI GESTAZIONE PER LA BAND, OPPURE COME UNA LOTTA CONTRO IL TEMPO E LE CIRCOSTANZE?
– Sì, effettivamente abbiamo sviluppato questa abitudine di prenderci molto tempo tra un’uscita e l’altra, principalmente per via delle mie responsabilità familiari: prendermi cura dei miei genitori anziani, un lavoro aziendale, lo spostamento dell’attenzione verso altri progetti musicali (Disma e Darkened), e poi la pandemia ha mandato tutto a puttane per molti.
Funebrarum è sempre rimasto sullo sfondo dei miei pensieri, con l’obiettivo di riportarlo in vita. Mi sono preso il mio tempo anche per la copertina (si tratta di dipinti a olio realizzati da me), per il mastering del disco e per i vari layout grafici.
La cosa importante è che finalmente possiamo condividere il nostro nuovo album con il mondo, e dopo l’uscita del full-length seguiranno lunghi tour in Europa e Asia.

COME PENSI CHE LA BAND SI SIA EVOLUTA, MUSICALMENTE E PERSONALMENTE, DURANTE QUESTO LUNGO INTERVALLO TRA LE PUBBLICAZIONI?
– Come band credo che siamo diventati molto più dinamici. Non abbiamo paura di sperimentare all’interno della nostra sfera metallica, e questo è liberatorio, entro certi limiti ovviamente. Più pesanti, più malati, più veloci, con più thrash e qualche follia nei midtempo, i quali sono diventati veramente ignoranti!
Durante questo periodo di inattività, i membri ‘più giovani’ hanno accumulato molta esperienza nei tour e nell’industria musicale grazie alle loro band e ai lavori come turnisti con gruppi più affermati, mentre prima ero io il membro anziano con quasi quarant’anni di esperienza.
Tutti i membri dei Funebrarum sono musicisti preparati con una grande etica del lavoro. Il nostro obiettivo ora è sviluppare ulteriormente la band e spingerla ancora più in avanti.

COME È CAMBIATA NEGLI ANNI LA TUA PROSPETTIVA SUL DEATH METAL? È EVOLUTA LA TUA IDEA DI CIÒ CHE IL GENERE PUÒ ESPRIMERE? QUANDO AVETE SCRITTO “BECKONING THE VOID OF ETERNAL SILENCE”, STAVATE CERCANDO CONSAPEVOLMENTE DI RISPONDERE ALLA SCENA ATTUALE, OPPURE VOLEVATE QUALCOSA AL DI FUORI DI TREND E ASPETTATIVE?
– Continuo ancora ad ascoltare, di tanto in tanto, i miei cosiddetti vecchi classici, soprattutto demo, EP e album death e black metal usciti decenni fa. Attualmente mi sto godendo una grande band black metal svedese chiamata Blot Mine, che sono vecchi e cari amici. Realizzerò di nuovo la copertina del loro prossimo disco, che probabilmente uscirà per la mia etichetta, Morbid Wrath Records.
Un’altra band che apprezzo molto sono i Mysticum dalla Norvegia. Ascolto metal che va dall’underground più oscuro alle band più celebri e classiche/tradizionali degli anni ’80, primi ’90 e primi 2000. Cerco sempre di dare un’occhiata alle nuove uscite.
Secondo me il death metal – e il metal in generale – resta ancora una forma musicale vitale e piena di opportunità, con enorme spazio per esplorare ed esprimere gli aspetti più oscuri dell’arte e della creatività. Non sono una persona che vive nel passato.

IN QUESTO DISCO SEMBRA ESSERCI UN APPROCCIO LEGGERMENTE PIÙ RAFFINATO AGLI ASSOLI DI CHITARRA. INOLTRE NEL NUOVO MATERIALE SI SENTONO SOTTILI VELI DI TASTIERA. È STATA UN’EVOLUZIONE CONSAPEVOLE OPPURE IL RISULTATO NATURALE DELLA CHIMICA DELL’ATTUALE LINE-UP?
– Sì, hai ragione. È stato sia uno sviluppo intenzionale che naturale. In particolare dobbiamo guardare al nostro Phil, il quale è un grandissimo chitarrista e solista, e le sue capacità aggiungono sicuramente una nuova dimensione alla nostra musica. Fin dal primo album, anche se saltuariamente, abbiamo incorporato tastiere e altri suoni destabilizzanti, come cori o timpani di guerra, nei nostri pezzi: quell’atmosfera oscura da colonna sonora di un horror ben fatto, preferibilmente uno soprannaturale e inquietante degli anni ’70-’80.

LA PRODUZIONE DI “BECKONING THE VOID OF ETERNAL SILENCE” APPARE PIÙ CHIARA E D’IMPATTO RISPETTO A “EXHUMATION OF THE ANCIENT”. È STATO UN CAMBIAMENTO DELIBERATO NEL MODO IN CUI VOLEVATE CHE LA BAND SUONASSE?
– Sì, personalmente volevo confezionare un album death metal potente, pesante e disgustoso/grezzo, ma anche con una produzione forte e ampia, in cui tutti gli strumenti e le sfumature più sottili fossero chiaramente udibili nel mix. Credo che ci siamo riusciti con questo nuovo album.
“Exhumation of the Ancient” era fondamentalmente una demo, scritta e registrata in un weekend. Abbiamo accelerato la produzione di quell’EP perché stavamo andando in tour e avevamo bisogno di qualcosa di nuovo da presentare.

NONOSTANTE LA PRODUZIONE PIÙ DEFINITA, L’ALBUM CONSERVA QUELL’INCONFONDIBILE AURA SINISTRA. QUALI ELEMENTI CONSIDERI ESSENZIALI PER PRESERVARE LA COSIDDETTA “ATMOSFERA FUNEBRARUM”?
– L’accordatura bassissima è essenziale per il suono dei Funebrarum. Poi ovviamente riff di qualità, un grande batterista e l’uso (misurato) delle tastiere, ogni tanto, sono tutti elementi fondamentali per noi. Mi piacerebbe che la band diventasse ancora più pesante, ma vedremo. Attualmente siamo accordati in A.

GUARDANDO INDIETRO AI VOSTRI LAVORI PRECEDENTI, SENTI ANCORA LA STESSA BAND OPPURE UN’ENTITÀ COMPLETAMENTE DIVERSA? IN CHE MODO “BECKONING THE VOID OF ETERNAL SILENCE” RICONCILIA PASSATO E PRESENTE, SECONDO TE?
– Sì, sento ancora che siamo la stessa band. Ti dirò di più: per preservare l’essenza della nostra incarnazione originaria, abbiamo utilizzato alcuni vecchi riff e idee provenienti dagli archivi dei Funebrarum nel nuovo album, incluse parti di un vecchio pezzo che scrissi nel 1993 chiamato “Turning the Stones of Torment”, oltre a diversi riff inutilizzati e idee del nostro primo chitarrista e cofondatore Nick Orlando, che avevo conservato su vecchie cassette.
Abbiamo colmato il divario tra le due versioni della band e reso omaggio alla visione originale mia e di Nick. Ho scatole piene di cassette con riff divini rimasti per ora inutilizzati, anche se la nostra line-up attuale e definitiva è ovviamente più che all’altezza di confezionare materiale nuovo. Abbiamo già nuove idee e tracce parzialmente completate su cui lavorare per un nuovo EP.

LA SCENA DEATH METAL ODIERNA È MOLTO DIVERSA DA QUELLA DEI PRIMI ANNI DUEMILA, QUANDO I FUNEBRARUM CONTRIBUIRONO ALLA RINASCITA DEL DEATH METAL TRADIZIONALE. OGGI INNUMEREVOLI BAND RIPRENDONO QUELLA STESSA EREDITÀ. LO VIVI COME UNA CONFERMA DEL VOSTRO RUOLO PIONIERISTICO OPPURE COME UNA DILUIZIONE DEL SUO IMPATTO ORIGINARIO?
– Pur ascoltando nuove uscite, non ho forse una percezione soddisfacente della scena contemporanea, a parte appunto conoscere alcune band più giovani, come, ad esempio, Ascended Dead, Mortiferum, Galvanizer e Morbific. Non sono mai stato fuori dal giro come magari altri della mia età, tuttavia la mia intenzione era comunque continuare con i Funebrarum indipendentemente dalle circostanze esterne. Sono felice che nuove generazioni siano interessate alla nostra nicchia di death metal, e non vedo l’ora di condividere il palco e la nostra musica con loro.

QUANDO RIPENSI ALLA SCENA UNDERGROUND DEI PRIMI ANNI DUEMILA RISPETTO ALL’ATTUALE PANORAMA DEATH METAL, COSA TI MANCA E COSA INVECE APPREZZI DEL PRESENTE?
– In quell’epoca dei Funebrarum, tra fine anni ’90 e primi Duemila, io e il bassista Dave Wagner dividevamo una casa con un amico che gestiva un’etichetta metal underground nel seminterrato. Eravamo tutti fanatici del metal: andavamo continuamente ai concerti, compravamo e leggevamo fanzine, collezionavamo dischi, demo, EP, magliette, VHS, eccetera. La casa era piena di memorabilia underground death e black metal, senza contare volantini e poster che ricoprivano le pareti della nostra sala prove, cioè il soggiorno. Gran parte del primo materiale dei Funebrarum (e dei Disma) è stata scritta lì. Quella casa a Clifton, New Jersey, al 55 di Ward Street, era il luogo dove facevamo festa e passavamo il tempo con band e amici provenienti da tutto il mondo. Fu un grande periodo e un punto di condensazione per l’extreme metal underground.
I membri originali vivevano tutti vicini, cosa che aiutava a mantenere slancio e attività. Quando poi si trasferirono o presero altre direzioni nella vita, trovai giovani musicisti di talento interessati a suonare death metal, registrare e andare in tour. Dieci anni dopo continuiamo ancora questa eredità.
Quello che mi manca è il cameratismo di quell’epoca iniziale, sia all’interno della band che nella scena mondiale, che era molto più piccola. All’epoca avevamo una scena death/black metal underground molto forte nell’area New Jersey/New York, ed è stato un terreno fertile per diffondere la nostra oscurità (e malvagità).
Con l’età cambiano priorità e obblighi, ma il desiderio di creare con i Funebrarum e continuare a partecipare è ancora lì.
In questa epoca tecnologica apprezzo invece la facilità di comunicazione attraverso enormi distanze, che rende organizzazione e logistica molto più semplici rispetto ai tempi delle lettere e del tape trading, i quali comunque avevano qualcosa di speciale e affascinante.
Abbiamo un grande team nella band e attorno a noi, oltre a un’ottima etichetta, Pulverised Records, che sostiene i nostri obiettivi.

DOPO OLTRE VENT’ANNI, COSA RAPPRESENTANO OGGI I FUNEBRARUM – NON IN TERMINI DI GENERE O SCENA, MA COME DICHIARAZIONE ARTISTICA O POSIZIONE ESISTENZIALE?
– Per me i Funebrarum rappresentano lo spirito del death metal underground, non come un atto nostalgico che segue trend come il ‘cavernous’ o l’OSDM (termini moderni piuttosto cringe), ma semplicemente qualcosa di più grande di noi stessi: un possente vascello per scatenare death metal barbarico e malvagio, e portare avanti il nostro concetto di brutalità.

C’È UN SENSO DI CHIUSURA NEL PUBBLICARE FINALMENTE “BECKONING THE VOID OF ETERNAL SILENCE”, OPPURE PER IL GRUPPO APRE UN NUOVO CAPITOLO ANCORA TUTTO DA SCOPRIRE?
– “Beckoning the Void…” è decisamente un nuovo inizio e un nuovo capitolo per i Funebrarum. Non vediamo l’ora di profanare palchi in tutto il mondo e presto annunceremo le date del nostro tour europeo di settembre. Speriamo di riuscire a suonare di nuovo anche in Italia!

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