FUNERAL FOR A FRIEND – Bentornati!

Pubblicato il 11/06/2011 da

Dopo parecchi svarioni sembrava quasi avessimo perso i Funeral For A Friend, smarriti nei territori di melodia e sperimentazione. Gli stravolgimenti in line-up hanno dato una brusca svegliata alla formazione gallese, che è tornata a compiacere critica e pubblico con l’interessante “Welcome Home Armageddon”. Ne abbiamo parlato col cantante Matthew Davies-Kreye e il batterista Ryan Richards fuori dal Tunnel di Milano, dove la band avrebbe suonato di lì a poco in una data molto intima e sicuramente caldissima…

SIETE SODDISFATTI DEI RISULTATI OTTENUTI CON IL VOSTRO ULTIMO ALBUM E COME SONO STATE LE REGISTRAZIONI DI QUEST’ULTIMO RISPETTO ALL’ALBUM PRECEDENTE?
Ryan
: “Siamo molto felici, abbiamo apprezzato il tempo passato in studio quanto il risultato finale. La critica ha apprezzato, i fan hanno apprezzato anche loro quando abbiamo riproposto il materiale dal vivo… non possiamo chiedere di meglio”.
Matthew: “Per quanto riguarda le registrazioni posso dirti che era davvero molto che non abbiamo avuto il lusso di restare in sala di registrazione a sufficienza. Abbiamo avuto il tempo per sviluppare al meglio tutte le idee disponibili per il nuovo disco. Avevamo già gran parte del materiale pronto, così come è avvenuto per il nostro precedente EP, quindi abbiamo potuto dialogare parecchio tra noi e sperimentare molto insieme. Non posso che rinnovare la mia stima per il produttore (Romesh Dodangoda, ndR), che ci ha spinto fermamente a dare il meglio e contemporaneamente è stato in grado di dimostrarsi davvero ricettivo per quanto riguarda la direzione che volevamo intraprendere, soprattutto nel voler riportare in evidenza gli elementi più aggressivi del nostro suono. In ultima analisi, e questa è una cosa da tenere in considerazione, siamo riusciti a divertirci davvero tanto”.

COME MAI AVETE DECISO DI REINTRODURRE IL VOSTRO LATO PIU’ AGGRESSIVO NELLA VOSTRA MUSICA?
Matthew
: “Nel nostro caso è stato un ritornare alle radici, tornare allo stile di cui siamo sempre stati innamorati e che ci ha spinto a formare una band e intraprendere la carriera di musicisti in maniera seria. Non c’è stata una decisione calcolata, non abbiamo deciso di ‘tornare com’eravamo’ per seguire un obiettivo, semplicemente, per fortuna dico io, ci siamo trovati tutti allineati su questo sentimento, tutti sulla stessa pagina del libro dei FFAF. C’è stato un periodo, nel passato recente, dove ognuno di noi era in un luogo diverso, musicalmente parlando. Collaborare e unire le idee di tutti era diventata quasi una lotta. Questa volta, riscoperte le radici hardcore e metal, abbiamo portato materiale molto omogeneo sul tavolo, e l’intero processo di scrittura e registrazione è stato indolore”.
Ryan: “Il mio background, come quello dei ragazzi nuovi con cui ho già suonato in passato, sta in musica più heavy di quella dei FFAF. Tornare su certi lidi assieme è stato facilissimo”.

POSSIAMO DIRE CHE I NUOVI ELEMENTI DEL GRUPPO HANNO PORTATO NUOVA LINFA VITALE DUNQUE?
Matthew
: “Quando ci sono stati gli stravolgimenti nella formazione ci siamo necessariamente fermati a discutere. Gavin in quel momento è stato molto chiaro ed onesto: la direzione che avevamo intrapreso non gli piaceva per niente (risate, ndR), e non aveva intenzione di proseguire e produrre merda! Nella sua determinazione e franchezza si è dimostrato molto trascinante e motivante, e quando si è trattato di raccogliere le idee per i nuovi pezzi tutti si sono dimostrati davvero entusiasti”.

COSA HA ISPIRATO IL TITOLO “WELCOME HOME ARMAGEDDON”? C’E’ UN FILO CONDUTTORE CHE UNISCE LE TRACCE?
Matthew
: “Potremmo paragonare il titolo a quando un parente non ben voluto viene a bussare alla tua porta: cosa fai, accetti la situazione anche se scomoda o tenti di sviare in qualsiasi modo? Il filo conduttore e la tematica di fondo è l’affrontare i problemi che si stanno presentando sempre più frequentemente come disastri naturali, povertà, qualità della vita, e soprattutto il nostro modo di relazionarci con questi temi. L’intero album è una domanda inerente a quello”.

E’ SOLO UN CASO CHE I VOSTRI ALBUM PIU’ MELODICI HANNO UN TITOLO CORTO MENTRE QUELLI PIU’ HEAVY HANNO UN TITOLO PIU’ LUNGO E ARTICOLATO?
Ryan
: “Non saprei, non ci ho mai fatto caso (risate, ndR)!. E’ davvero così?”.
Matthew: “Dannazione, pare proprio di sì!”.
Ryan: “Non lo sapevo fino a venti secondi fa…”
Matthew: “Forse un motivo recondito, nel profondo della mia testa, esiste…”.

ABBIAMO DETTO POCO FA CHE “WELCOME HOME ARMAGEDDON” STA AVENDO DEGLI OTTIMI RESPONSI. VI INTERESSATE AL PARERE DELLA STAMPA?
Ryan
: “Non possiamo evitarlo. Tentiamo di rimanere in contatto il più possibile coi nostri fan via internet e i social network, quindi spessissimo, anche indirettamente, vengono postate le recensioni della stampa specializzata. Diciamo che il parere della stampa non influenza di sicuro la nostra musica, d’altrocanto è bello sapere che le persone che vengono in contatto con la nostra proposta la possano apprezzare, che sia un giornalista o un appassionato di musica o un fan”.

COME MAI IN QUESTA OCCASIONE AVETE DECISO DI FARE UN TOUR MOLTO ESTESO IN CLUB MOLTO PICCOLI?
Matthew
: “In questo periodo, e ciò si riflette nell’album, ci sentiamo un gruppo molto diretto, in your face. Il posto migliore per mettere in pratica questa attitudine sono i piccoli club, quelli dove lo spettacolo è davvero intimo e il contatto con le persone inevitabile. Vogliamo guardare la gente negli occhi. Inoltre, in questo modo è molto più facile raggiungere località che non abbiamo mai raggiunto in passato”.

RIUSCITE AD IMMAGINARVI SUL PALCO TRA MOLTI ANNI?
Matthew
: “Urlare a 60 anni? Lo vedo molto improbabile!”.
Ryan: “No, non penso che potremmo andare avanti per decine di anni, sarebbe proprio impossibile”.

NEL 2010 AVETE SUONATO PER INTERO “CASUALLY DRESSED…”, E’ STATO UN MODO PER SALUTARE IL VOSTRO VECCHIO COMPAGNO O LO POTRESTE FARE DI NUOVO?
Ryan
: “E’ stato di sicuro un bel modo per Darran (Smith, ex-chitarrista del gruppo, ndR) di salutare noi e i nostri fan. Di sicuro ‘Casually’ ha cambiato le sorti della band e le vite di ognuno di noi, quindi è anche stata un’ottima occasione per celebrarlo, ma non penso lo faremo di nuovo… almeno non prima di compiere 60 anni!”.

SIA L’EP CHE IL NUOVO ALBUM HANNO L’ARTWORK DI COPERTINA FIRMATO DA RIANNE ROWLANDS, COME MAI AVETE CAMBIATO STILE COSI’ DRASTICAMENTE?
Matthew
: “Ho sempre voluto passare a un artwork più vicino all’illustrazione, magari cartoonesco. Il titolo dell’album mi ha da subito evocato, per contrasto, un mood anni ’60, con la perfetta famigliola felice e sorridente che si trova davanti ad una guerra nucleare. Adoro il senso di ironia che trasmette la copertina: Rianne è nostra concittadina ed è riuscita a concretizzare il mio concetto perfettamente. Ha lavorato molto duramente e con grande passione per fornirci la sua arte, esagerando in maniera eccellente l’ironia che avevo in mente. Siamo anche molto felici di averle dato la possibilità di mostrare a tutti il suo potenziale, è una giovane artista che merita più attenzioni”.

AVETE QUALCHE RITUALE PRE-CONCERTO?
Matthew
: “Io bevo più o meno 10 litri di Coca Cola (mostrando una lattina da 50cl, ndR)”.
Ryan: “A me piace guardare le band di supporto, mi mettono dell’umore giusto per salire sul palco”.

HO LETTO CHE RECENTEMENTE AVETE SUONATO IN BRASILE E SUD AFRICA: COSA CI RACCONTATE?
Matthew
: “E’ stata un’esperienza che non dimenticheremo. In Brasile siamo atterrati 3 ore prima del concerto, siamo corsi velocissimamente alla venue per poi scoprire che il cartellone era totalmente in ritardo. Ogni band che si esibiva accumulava un ritardo ulteriore, di conseguenza siamo saliti sul palco alle 3 e 30 del mattino. Dopo questo show molto ‘hardcore’ ci siamo rimessi in viaggio, durante la notte, per raggiungere il paese successivo. Il nostro driver, sfortunatamente, investendo un oggetto a lato della strada ha danneggiato abbastanza gravemente il bus, col risultato che abbiamo dovuto passare la notte sul lato di un’autostrada nel bel mezzo di una giungla, a guardare DVD. Un’esperienza difficile da dimenticare. Per fortuna il Sud Africa è stato più simile a una bellissima vacanza, solo tre concerti in una settimana e mezzo, e anche quei tre shows sono stati decisamente fantastici”.

QUAL E’ INVECE IL RICORDO CHE PORTATE IN CUORE DELL’ITALIA?
Matthew
: “Abbiamo fatto sempre gran bei concerti qui. L’accoglienza è sempre calorosa, abbiamo suonato al Transilvania una volta, poi ricordo una data coi Cancer Bats con un acquazzone davvero terribile, solo 200 persone sono riuscite ad arrivare al locale. Ricordo anche uno show a Treviso, in una orrenda zona industriale… stavolta non vediamo l’ora di poter suonare a Roma!”.

 

 

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