GADGET – Generazione perduta

Pubblicato il 21/08/2016 da

L’insperato ritorno dei Gadget a distanza di un decennio dal loro ultimo album ha riportato alcuni riflettori su una scena, quella scandinava, che nei primi anni 2000 ha dato moltissimo alla causa grindcore. All’epoca, grazie ai continui sforzi di band come Nasum, Retaliation, Splitter e The Arson Project, sembrava che il futuro del genere fosse irrimediabilmente destinato a passare per le fredde lande del nord. Tuttavia, le cose non sono andate esattamente come previsto: per un motivo o per l’altro, la maggiore parte di questi gruppi ha cessato di esistere o ha rallentato di molto la propria attività, e il pubblico ha di conseguenza iniziato a indirizzare la propria attenzione altrove. “The Great Destroyer”, il comeback album dei Gadget, resta però un graditissimo esempio di quella formula a base di grind, death metal e crust d-beat con cui gli svedesi si affermarono ormai tanti anni fa. Il quartetto è tornato in ottima forma ed è riuscito a mantenere intatto il fascino della sua particolare proposta, denotando ispirazione e innata esperienza. Ne abbiamo parlato in una brevissima chiacchierata con il batterista William Blackmon, il chitarrista Rikard Olsson e il bassista Fredrik Nygren…

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DIECI ANNI SENZA PUBBLICARE UN ALBUM. CHE COSA VI E’ SUCCESSO?
William Blackmon: “Ci sono vari motivi dietro questa lunga assenza, anche se riconosco che un decennio è davvero un periodo troppo lungo. Il primo riguarda il sottoscritto: pur lavorando in uno studio ed essendo di conseguenza circondato continuamente da strumenti, negli ultimi anni ho smesso di suonare la chitarra, preferendole la batteria. Agli inizi ero uno dei principali compositori della band e ciò ha quindi influito parecchio sul nostro metodo di lavoro. Abbiamo dovuto affrontare il songwriting in maniera diversa. Inoltre Rikard si è trasferito molto lontano da noi, quindi anche le prove sono diventate assai meno frequenti. Infine due di noi adesso hanno famiglia. Insomma, probabilmente avremmo potuto impegnarci di più e uscire con un nuovo disco già un paio di anni fa, ma, come puoi immaginare, oggi fare parte dei Gadget non è semplicissimo”.

“THE GREAT DESTROYER” TUTTAVIA STA OTTENENDO OTTIMI RESPONSI, ALMENO A LIVELLO DI CRITICA. NON TUTTI SI SONO DIMENTICATI DI VOI…
Rikard Olsson: “Sì, siamo molto orgogliosi del risultato finale e ovviamente ci fa piacere che fan e stampa lo stiano apprezzando. Non credo che i Gadget siano una band molto digeribile: per intenderci, non siamo un tipico gruppo grind come si intende fuori dalla Svezia e le nostre influenze non sono esattamente ovvie. Abbiamo sempre mescolato vari stili, quindi il fatto che in molti siano sulla nostra stessa lunghezza d’onda mi lusinga e mi ispira a proseguire per questa strada”.

CHE COSA RENDE SPECIALE IL GRIND SCANDINAVO SECONDO VOI?
William Blackmon: “Penso che i gruppi svedesi e scandinavi in generale abbiano un’idea di grindcore più libera e personale. Per noi il grind è essenzialmente un mix di crust, hardcore e death metal: non abbiamo problemi nel mescolare questi stili e di dare ai nostri brani un taglio ora più aggressivo, ora più melodico e groovy. I Nasum in questo senso hanno sempre fatto scuola: abbiamo sempre seguito le loro mosse con grande attenzione e rispetto e potrei dire lo stesso per gli ultimi Napalm Death. Puoi subito riconoscere una grindcore band scandinava da una statunitense. E’ il bello del nostro modo di interpretare questo genere”.

A PROPOSITO DI NAPALM DEATH, BARNEY E’ OSPITE IN UNO DEI NUOVI BRANI…
William Blackmon: “Sì, qualche tempo fa i Napalm Death hanno suonato ad un festival nella nostra zona e abbiamo dovuto prestare loro della backline perchè stavano avendo alcuni problemi tecnici. Essendo amici da tempo, in quell’occasione abbiamo chiesto a Barney se potesse incidere qualcosa per il nostro nuovo album, così è venuto in studio e ci ha lasciato il suo contributo. Rispettiamo molto i Napalm Death sia sotto il profilo musicale che sotto quello etico e concettuale”.
Fredrik Nygren: “I loro testi e il loro modo di porsi sono da sempre un’influenza. Anche noi cerchiamo di scrivere di argomenti radicati nella realtà e di lanciare un messaggio che faccia riflettere. Non riesco a concepire i gruppi porno grind o simili. Non potremmo mai avvicinarci a quel filone. Tendiamo anche a prestare una certa attenzione al tipo di line-up e di situazione in cui ci troviamo a suonare. Preferiremmo evitare di suonare sullo stesso palco di band di destra o sessiste”.

SONO MAI SORTI PROBLEMI DI QUEL TIPO IN TOUR O QUANDO SIETE STATI CHIAMATI A PRENDERE PARTE A DEI FESTIVAL?
Fredrik Nygren: “No, fortunatamente. Mi piace pensare che la scena in cui siamo soliti muoverci sia sufficientemente progressista o comunque vicina ai nostri valori. Il nostro circuito grind è piccolo e tutto sommato compatto sotto questo punto di vista. Non vogliamo avere nulla a che fare con coloro che promuovono odio e idee retrogradi”.

ALCUNI DEI VOSTRI TESTI SONO IN SVEDESE. AVETE MAI PENSATO DI AFFIDARVI TOTALMENTE ALLA VOSTRA LINGUA MADRE?
William Blackmon: “No, l’inglese sarà sempre la prima lingua: preferiamo utilizzare una lingua più diffusa per dare modo a tutti di leggere le parole e interpretare il brano. Vi è una curiosità alla base dei testi in svedese: si tratta di riflessioni scritte molto prima che i brani prendessero forma. Solitamente scriviamo i testi a musica completata, mentre quelli in svedese sono dei pensieri messi su carta che a distanza di tempo abbiamo deciso di adattare ad un paio di canzoni”.

QUAL E’ L’ASPETTO DI “THE GREAT DESTROYER” DI CUI ANDATE MAGGIORMENTE FIERI?
William Blackmon: “Come dicevamo, siamo molto contenti di come il disco è venuto. Per noi è la perfetta sintesi del suono Gadget, portata però ad un livello superiore da una resa sonora finalmente soddisfacente. Non siamo particolarmente soddisfatti delle produzioni dei nostri vecchi album; posso anche arrivare a dire che abbiamo impiegato tutto questo tempo per tornare anche perchè volevamo essere sicuri che il disco suonasse del tutto come volevamo. Penso che a livello di stile musicale e di songwriting i pezzi siano abbastanza simili a quelli di ‘Remote’, il nostro debutto, ma i suoni sono decisamente migliori. Secondo me abbiamo gettato le basi per una ulteriore evoluzione per quanto riguarda la presentazione della nostra musica”.

STATE GIA’ LAVORANDO A DEL NUOVO MATERIALE?
Rikard Olsson: “Sì, l’idea è quella di tornare a comporre e registrare con più regolarità. La distanza fra di noi e i vari impegni familiari non ci permetteranno di provare spesso, ma con i Gadget ci divertiamo e vogliamo dare a ‘The Great Destroyer’ un successore in tempi decenti. Speriamo inoltre di avere modo di suonare dal vivo qua e là, magari a qualche appuntamento importante come il Maryland Deathfest”.

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