GENGHIS TRON – Nel caldo candore dei sintetizzatori

Pubblicato il 13/05/2021 da

Dove eravamo rimasti? Se lo saranno chiesti un po’ smarriti i Genghis Tron, quando hanno riavviato i motori e si sono rimessi in cammino. Perché c’era da riprendere l’abbrivio da un discorso camaleontico e terroristico nelle sue brutali convergenze di suoni, e bisognava ricollocarlo in un mondo musicale profondamente cambiato. Per ragioni spiegate ampiamente nell’intervista, i Genghis Tron di oggi sono radicalmente differenti da quelli che misero paura negli ambient grind ed extreme metal con “Dead Mountain Mouth” e “Board Up The House”. Più rilassati, distesi, beati, nell’accarezzare un metal liquido e catartico, dove l’elettronica da arma di distruzione a esponenziale potenziale di annientamento si tramuta in un soffice tappeto e bene di conforto. Il chitarrista Hamilton Jordan, una delle due menti del gruppo assieme all’altro superstite della prima incarnazione, va minuziosamente nei dettagli per raccontarci questo nuovo inizio, battezzato dalle ovattate atmosfere siderali di “Dream Weapon”.

NELLO SPAZIO INTERCORSO TRA “BOARD UP THE HOUSE” E “DREAM WEAPON”, DI COSA VI SIETE OCCUPATI, NELLE VOSTRE VITE E PER QUEL CHE RIGUARDA MUSICA E ARTE IN GENERALE? DA COSA SCATURISCE IL BISOGNO DI RIPARTIRE CON I GENGHIS TRON?
– Per dieci anni, tra il 2008 e il 2018, né io né Michael ci siamo occupati di musica o arte in generale! L’unica eccezione l’abbiamo fatta nel 2009, collaborando con i Converge per scrivere e registrare “Wretched World” per il loro album “Axe To Fall”. Ma per la maggior parte del tempo tra il 2010 e il 2018 siamo rimasti focalizzati su altre cose della nostra vita. Sapevamo entrambi che sarebbe arrivato il momento di lavorare ancora su un album dei Genghis Tron, ma non sapevamo quando ciò sarebbe accaduto. In tutto questo tempo abbiamo buttato giù ogni anno qualche idea, e ce le scambiavamo, tenendo quindi sempre traccia di quello che avevamo in mente. Solo nel 2018 ci siamo sentiti pronti per darci dentro davvero con i Genghis Tron e pianificare l’uscita di un disco.

CI SONO TREDICI ANNI A SEPARARE “BOARD UP THE HOUSE” E “DREAM WEAPON”. UNO STACCO CHE NON È SOLO TEMPORALE, MA SOPRATTUTTO STILISTICO, NEL MODO DI INTERPRETARE LA MUSICA. PERCHÉ AVETE ELIMINATO QUALSIASI RICHIAMO ALL’EXTREME METAL, PASSANDO AL SUONO CALMO E DISTESO DI “DREAM WEAPON”?
– Non è stata una decisione consapevole. Non abbiamo pensato preventivamente di non voler più utilizzare blastbeat, urla o shredding. L’evoluzione stilistica è solo una riflessione dei nostri gusti personali e dei nostri interessi. Amo ancora l’extreme metal nelle sue forme più folli, e lo stesso vale per Michael, non ci interessava scrivere musica simile per quest’album. Può darsi che in futuro torneremo a scrivere musica ruvida e violenta come in passato, oggi non saprei prevederlo. In quest’occasione, invece, eravamo orientati a creare qualcosa di dark, caldo, ipnotico e molto atmosferico.

QUANTO HANNO INFLUITO I DUE NUOVI MUSICISTI ENTRATI IN LINE-UP NEL SONGWRITING? QUALE PESO HANNO AVUTO NELL’ORIENTARE IL SUONO DI “DREAM WEAPON”?
– Io e Michael abbiamo scritto il grosso del materiale prima che Tony (Wolski, cantante, ndR) e Nick (Yacyshyn, batterista, ndR) facessero parte del progetto, ma nonostante questo, entrambi hanno avuto un forte impatto sul risultato finale. Tony ha scritto tutte le sue parti vocali, tutti e due hanno contribuito con le loro opinioni alle modifiche avvenute sui singoli brani prima di registrarle. Sono ottimi musicisti e songwriter e sanno capire come rendere migliori le canzoni dei Genghis Tron. Mentre lo scheletro principale dei brani e la loro impronta sonora, in larga misura, erano già presenti nei demo creati da me e Michael.

“DREAM WEAPON” HA UN SUOND BASATO SUI SINTETIZZATORI, CHE PORTANO LA MUSICA DI GENGHIS TRON IN UN LONTANO FUTURO, IN UNA DIMENSIONE INTERSTELLARE, LONTANA DALLA TERRA, LONTANA DALLA REALTÀ. PERCHÉ AVETE RICERCATO UN SUONO COSÌ FREDDO E DISTANTE, MOLTO DIGITALE?
– Anche qua, non posso affermare che sia stata una decisione prestabilita. Abbiamo sviluppato quella che era una riflessione sul tipo di sound che volevamo ascoltare, il tipo di canzoni che sentivamo motivarci maggiormente. Nonostante vi siano molte chitarre sull’album, io e Michael lo abbiamo pensato come un disco focalizzato su synth e batteria. Per quanto la chitarra resti il mio strumento primario, un’ampia fetta del songwriting avviene suonando i sintetizzatori. Per questo strumento, abbiamo scritto molto materiale, che è andato così a influenzare in modo decisivo il taglio sonoro di “Dream Weapon”.

DA COSA DERIVA UN APPROCCIO VOCALE COSÌ SOFT? ERA UN’IDEA CHE AVEVATE GIÀ PRIMA DI RECLUTARE IL NUOVO CANTANTE, OPPURE SIETE ANDATI IN QUESTA DIREZIONE QUANDO TONY WOLSKI È ENTRATO NEL GRUPPO?
– Non lo diresti ascoltando il disco, ma Tony è un urlatore veramente brutale ed è bravissimo anche nelle harsh vocals. Quindi, avessimo voluto andare verso un cantato estremo, non avremmo avuto alcun problema. Ma tutte le parti strumentali sono state ultimate prima di scrivere le linee vocali, e per quello che avevamo a disposizione, voci urlate e sporche non sarebbero andate bene. C’era bisogno di vocals atmosferiche, misteriose, che si amalgamassero bene con synth e chitarre. Tony ha provato diversi approcci, in poco tempo ci siamo accorti che voci molto pulite e delicate sarebbero state le migliori per il disco.

CON L’INSERIMENTO IN LINE-UP DI NICK YACYSHYN È CAMBIATO IL VOSTRO MODO DI APPROCCIARVI ALLA BATTERIA? IN “DREAM WEAPON” QUESTO STRUMENTO SUONA FREDDO COME IL RESTO DELLA MUSICA, SI PADRONEGGIANO PATTERN PIUTTOSTO COMPLESSI E VARIEGATI, CHE PORTANO CON SÉ UN FEELING TIPICO DEL PROG METAL CONTEMPORANEO. COSA ANDAVATE CERCANDO PER IL DRUMMING, QUANDO NICK YACYSHYN È ENTRATO A FAR PARTE DEI GENGHIS TRON?
– Volevamo avere un vero batterista da molto tempo (finora la band si era sempre avvalsa di una drum-machine, ndR). Pensa che già nel 2008 avevo detto a Michael: Lla prossima volta che faremo un album, lavoreremo con un batterista!”. Quando abbiamo iniziato come Genghis Tron, la drum-machine era una necessità, non una scelta mirata. Semplicemente non conoscevamo nessun batterista! E ci piaceva l’idea di poter controllare tutto da soli, con la programmazione della batteria. Ma dopo un EP e due album di batteria programmata, ci siamo sentiti pronti per espandere i nostri orizzonti. Soprattutto, credevo che lavorare con un batterista avrebbe portato un nuovo elemento organico e umano alla band. Le percussioni programmate sono fantastiche, ma niente può eguagliare la potenza di un essere umano dal vivo dietro il kit: Nick è semplicemente un batterista incredibile, perfetto per la nostra musica. Ho scritto molte delle parti di batteria di Nick da solo, e teoricamente sarebbero potute essere programmate con la drum-machine, motivo per cui alcuni dei pattern sembrano ancora molto meccanici, in un certo senso. Comunque, Nick ha scritto molte delle sue parti e per ogni canzone ha prodotto miglioramenti sorprendenti sulle idee che avevo programmato. Questo è proprio ciò che volevamo, qualcosa che fosse una miscela di organico e inorganico. E oltre alla batteria dal vivo di Nick, stiamo ancora utilizzando alcuni campionamenti, per creare un effetto ibrido tra il calore del suono umano e la più fredda precisione dei campionamenti. Aggiungo un’altra cosa su Nick: dalla prima volta che l’ho visto con i Sumac nel 2017, sapevo che sarebbe stato fantastico lavorare con lui. È stata la prima e unica persona a cui abbiamo chiesto di partecipare al progetto: eravamo estremamente entusiasti quando ha detto di sì.

QUAL È LA QUALITÀ DEI GENGHIS TRON DEL 2021 CHE NON ERA PRESENTE NEI ‘VECCHI’ GENGHIS TRON?
– Questa è un’ottima domanda. Suppongo che una differenza con il passato sia l’umiltà: il nostro ego ha imparato a passare in secondo piano. Ad esempio, non mi interessa più se scriviamo un’intera canzone senza chitarra o se scriviamo canzoni con parti di chitarra più semplici. Non mi interessa più impressionare nessuno con la mia chitarra: non era vero nel 2005 o 2006, quando volevo che le canzoni avessero parti pazzoidi, difficili da suonare o difficili da seguire. Le canzoni sono più importanti del nostro ego individuale e abbiamo imparato a fare tutto ciò che è meglio per valorizzarle. Per me, in “Dream Weapon”, questo ha significato spesso permettere ai sintetizzatori di avere un ruolo più prominente. È stata la decisione migliore che potessimo prendere per il materiale a disposizione e sono davvero contento del risultato che abbiamo raggiunto.

NON PENSI CHE CHI ABBIA APPREZZATO I GENGHIS TRON PER I PRIMI DUE ALBUM POSSA AVERE DIFFICOLTÀ A COMPRENDERE QUESTA VOSTRA EVOLUZIONE? PROBABILMENTE, IL VOSTRO NUOVO SOUND POTREBBE TROVARE MAGGIOR GRADIMENTO DA PARTE DI UN’AUDIENCE NON-METAL…
– Sì e no. Per ora, ho sentito pareri discordanti a riguardo. Molte persone ci hanno scritto per dire che amano davvero la nuova direzione e che sembra un’evoluzione naturale della band. È esattamente come io e Michael la pensiamo: “Dream Weapon” ci sembra una progressione del tutto naturale da “Board Up The House”, che stava già sperimentando canzoni più lunghe, pattern ipnotici e ripetitivi e voci più pulite. Ma so anche che alcuni fan sono delusi dal nuovo album, perché volevano qualcosa di più estremo. Se stai cercando qualcosa di duro, abrasivo e caotico, “Dream Weapon” sicuramente non fa per te. Ma per me è ancora incredibilmente pesante e oscuro, ma in un modo diverso: la pesantezza deriva dalla ripetizione, dall’atmosfera e dalle melodie. Nel complesso, penso che molti dei nostri fan più anziani siano cresciuti come noi e i loro gusti si siano evoluti. Di conseguenza, forse amano ancora il metal estremo, ma è altrettanto vero che i loro orizzonti si sono allargati per godere anche di altre cose. In fin dei conti, Michael ed io abbiamo concepito l’album che vogliamo ascoltare e siamo solo grati di poterlo condividere con il resto del mondo. Per coloro che vogliono ascoltare qualcosa di più estremo, ci sono centinaia di band che lo fanno, e ovviamente possono sempre continuare ad ascoltare anche le nostre cose più vecchie!

RIASCOLTANDO ADESSO I VOSTRI PRIMI DUE ALBUM, CHE FEELING PERCEPITE? CHE COSA RICORDATE DEL PERIODO IN CUI AVETE CREATO “DEAD MOUNTAIN MOUTH” E “BOARD UP THE HOUSE” E QUALI SENSAZIONI ASSOCIATE A QUEI DUE ALBUM?
– Sono orgoglioso di entrambi, specialmente di “Board Up The House”. Alcune canzoni sono invecchiate meglio di altre, ma in generale la qualità dei quei due dischi resta alta. Sono album unici, solidi anche ascoltati con l’orecchio di oggi, ognuno con la sua precisa identità. Non ho ricordi particolari di quei periodi, ricordo che il processo di lavorazione è stato simile, del resto non tanto diverso da come lavoriamo tutt’oggi. Io e Michael lavoriamo da soli, separati l’uno dall’altro, quindi scegliamo quali idee vogliamo portare avanti assieme e quindi diventiamo matti nello scrivere una miriade di versioni diverse della stessa canzone. Andiamo avanti finché non ne siamo pienamente soddisfatti! Più o meno è come abbiamo scritto qualsiasi canzone dei Genghis Tron dal 2004 ad oggi.

SUL PIANO PERSONALE, AVETE QUALCHE RIMPIANTO PER NON AVER PROSEGUITO L’ATTIVITÀ DOPO IL 2010?
– Anche in questo caso, la risposta migliore sarebbe: un po’ sì e un po’ no. Ci siamo messi in pausa nel 2010 perché eravamo esausti dalle tempistiche dei tour, sentivamo il rischio che la band diventasse un lavoro e non più una passione. O almeno, che il rapporto tra le due cose si stesse ribaltando. Quando abbiamo fondato i Genghis Tron, l’unico desiderio che avevamo era scrivere e registrare le nostre canzoni. Non pensavamo che una casa discografica avrebbe potuto interessarsi a quello che facevamo. Figurati se pensavamo che così tante persone si sarebbero interessate a noi e avremmo avuto la possibilità di andare in tour in giro per il mondo! È stato incredibile quello che abbiamo vissuto. Ma dopo sei anni a ritmi vertiginosi, questo tipo di vita stava diventando un obbligo. Dovevamo prenderci una pausa, non volevamo rovinare la nostra passione per la musica, o la nostra amicizia e il nostro affiatamento come songwriter. Sarebbe stato interessante vedere dove saremmo potuti arrivare, come si sarebbe evoluta la nostra ‘carriera’ di musicisti. Onestamente, penso che saremmo implosi, non avremmo retto. Per quanto sia stata dura smettere di suonare per dieci anni, penso fosse necessario farlo, per preservare quello che i Genghis Tron rappresentavano per noi. Quindi non rimpiango quella decisione.

ALL’EPOCA DEI VOSTRI PRIMI DUE ALBUM ANDASTE IN TOUR CON GRUPPI MOLTO DIVERSI TRA LORO: PENSO AI BARONESS, THE DILLINGER ESCAPE PLAN, THE FAINT, POI LA COLLABORAZIONE COI CONVERGE… PENSI CHE POSSIATE AVER PERSO UN ‘TRENO’ IMPORTANTE AI TEMPI, CHE SARESTE POTUTI DIVENTARE AFFERMATI COME ALCUNE DELLE BAND CITATE? O PENSI CHE FONDAMENTALMENTE SARESTE RIMASTI ANCORATI ALL’UNDERGROUND E NON SARESTE DIVENTATI UN NOME COSÌ INFLUENTE E POPOLARE PER LA SCENA METAL ESTREMA/ALTERNATIVA?
– Penso tu abbia ragione nell’osservare che abbiamo perso una grossa occasione. Abbiamo rifiutato alcuni tour con band molto importanti, tour che ci avrebbero aiutato ad espandere la nostra audience e ad arrivare a un numero di fan molto più alto rispetto a quelli che già ci conoscevano. È anche vero che quel tipo di successo non era nei nostri obiettivi. Scrivere e registrare musica è sempre stato centrale per noi, più di qualsiasi altro aspetto legato al music business. Ricollegandomi alla risposta di prima, ribadisco che fu una scelta saggia quella di fermarci. “Dream Weapon” ne è la prova.

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