La maggior parte di voi avrà ben presente un film come “La Rivincita Dei Nerds”, pellicola comico-adolescenziale americana incentrata su di un gruppo di matricole universitarie dall’aspetto piuttosto sfigato e sulle loro peripezie per farsi accettare dal resto degli studenti. Ecco, vedendo le foto dei Genghis Tron vengono in mente proprio i nerd! Dietro l’aspetto estetico però si cela una band con delle idee decisamente innovative in ambito estremo. Il loro nuovo “Board Up The House” è una delle sorprese di questa prima parte di 2008 e colpisce per freschezza compositiva e per un alto tasso di innovazione. Innanzitutto probabilmente la strumentazione più importante utilizzata nel lavoro è frutto di un programming attento ed anche gli stilemi tipici del death, del black e del grind vengono triturati in ottica vagamente elettronica e rivisti sotto una nuova luce. Hamilton ci parla quindi della band, dell’album e di tutto quello che sta dietro ai Genghis Tron.

“Ciao, io sono Hamilton, mi occupo di chitarre e programming e risponderò alle tue domande. I Genghis Tron sono tre amici che vengono da parti differenti degli Stati Uniti e che si sono incontrati a scuola circa cinque anni fa. Facciamo uso di sintetizzatori, chitarre e software musicali nel tentativo di produrre musica competitive e soddisfacente per noi. Abbiamo già pubblicato tre album, due su Crucial Blast e l’ultimo su Relapse e siamo in tour da circa tre anni”.
QUAL E’ IL SIGNIFICATO DEL VOSTRO NOME?
“Non c’è significato, è solo un nome sciocco che ci ha suggerito un nostro amico di nome Jared: lui suonava in una band che si chiamava Genghis Tron, ma loro facevano free jazz e quindi ha pensato che il nome calzasse meglio su di noi”.
COME MAI SUONATE SENZA BASSISTA E BATTERISTA E COME VI REGOLATE CON LE PERFORMANCE LIVE?
“Quando i Genghis Tron hanno iniziato a suonare eravamo solo Michael alle tastiere ed al programming ed io. Io suonavo le chitarre e lui le tastiere: nessuno di noi due era bassista o batterista. Abbiamo chiamato Mookie nella band ma volevamo essere solo noi tre e volevamo focalizzarci più sull’elettronica che non sugli strumenti tradizionali. Noi siamo cresciuti ascoltando molta musica elettronica come industrial, IDM, pop elettronico, dance music eccetera. Di base quindi l’idea di utilizzare la batteria elettronica non ci suonava strana, molte delle nostre band preferite lo facevano. Ti permette di utilizzare suoni e soluzioni impossibili per un batterista in carne ed ossa. Quando suoniamo live utilizziamo un campionatore per le tracce di batteria e noi ci suoniamo sopra. I sintetizzatori Michael e Mookie creano dei toni bassi e profondi che fanno il resto”.
QUINDI IL PROGRAMMING E’ PIUTTOSTO IMPORTANTE NELLA VOSTRA PROPOSTA…
“E’ incredibilmente importante, tutte le parti di batteria sono programmate nel più piccolo dettaglio. E’ la spina dorsale del nostro songwriting e l’elemento del nostro sound che abbisogna del maggior periodo di tempo per essere creato”.
DA DOVE TRAETE ISPIRAZIONE PER LA VOSTRA MUSICA?
“E’ una domanda difficile! Siamo cresciuti ascoltando molti stili musicali differenti, quindi ci sarebbero troppe influenze da nominare. Siamo ancora dei grandi fan della musica ovviamente…ed amiamo scoprire nuovi artisti e condividerli tra di noi. Molto di ciò che ascoltiamo probabilmente in un modo o nell’altro ci ha influenzato. Ultimamente nel furgone girava musica di Harvey Milk, Chromatics, Circle, Bergraven, Health, Nachtmystium, Hate Eternal, Fugazi, Hecuba e Auterche”.
COME DESCRIVERESTE LA VOSTRA MUSICA?
“Penso che in definitiva si tratti di rock abrasivo con molti elementi elettronici ed uno strano senso della melodia. Credo che non abbia molto a che fare con il grind…certo noi amiamo Brutal Truth e Nasum, ma non credo che la nostra musica abbia molto a che fare con la loro”.

“Circa un anno. Abbiamo iniziato nell’estate del 2006 ed abbiamo continuato a scrivere fino a che non siamo entrati in studio a fine agosto 2007”.
COME NASCE UNA VOSTRA CANZONE? C’E’ UN COMPOSITORE PRINCIPALE TRA DI VOI?
“No, dividiamo i compiti equamente. Michael ed io facciamo tutta la programmazione della batteria, ma d’altro canto non c’è una formula scritta per comporre una canzone dei Genghis Tron. Molte tracce sono frutto di un lavoro corale ma recentemente ve ne sono alcune scritte interamente da un solo membro della band. Uno dei nostri stimoli più importanti è il desiderio di essere sempre sinceri gli uni con gli altri. Portiamo sempre tonnellate di idee in sala prove ed è importante aiutarsi per decidere cosa funziona e cosa no. Sbarazzarsi delle cattive idee è tanto importante quanto scegliere cosa finirà nei brani”.
DI COSA PARLANO I VOSTRI TESTI?
“Io non scrivo i testi, se ne occupa Mookie, perciò non te li posso descrivere nel dettaglio. Però ti posso dire che a grandi linee descrivono la paranoia e le paure che noi tre abbiamo nei confronti del futuro”.
COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LA RELAPSE?
“Non siamo stati noi a contattare loro, ma loro a contattare noi! Dopo la pubblicazione del nostro EP ‘Cloak Of Love’ loro ci hanno chiamato e tutte le volte che passavamo per Philadelphia ci sentivamo. Abbiamo fatto un altro album per la Crucial Blast ma già sapevamo che doveva essere la Relapse a pubblicare il nostro secondo full length e siamo contenti che sia successo! Sono dei grandi ed hanno lavorato benissimo per la promozione”.
ESISTE UN FAN MEDIO DEI GENGHIS TRON?
“Non so se esista o meno un fan di questo genere. Ai nostri concerti vediamo gente di tutti i tipi, dai ragazzini che hanno scoperto la musica heavy da poco ai metallari navigati, dai noise freak ai quarantenni cresciuti con i Coil e gli Skinny Puppy”.
CHE PIANI AVETE PER IL FUTURO?
“Adesso come adesso ci aspetta una settimana di release show nel nordest degli States. In marzo staremo tre settimane in Texas per l’SXSW Festival di Austin. Ad aprile saremo in tour con Converge, The Red Chord, Baroness e Coliseum ed in maggio arriveremo in Europa con Nachtmystium e Zoroaster”.
GRAZIE RAGAZZI, SPERIAMO DI VEDERCI A MILANO PER LA VOSTRA DATA ITALIANA.
“Nessun problema, grazie per l’interesse e per l’intervista. Ci vediamo a maggio!”.
