GERDA – Piccole realtà crescono!

Pubblicato il 02/10/2005 da


Autori di un ottimo esordio, tramite il breve CD omonimo, i marchigiani Gerda si distinguono come gruppo interessante e proto-emergente grazie al loro sound fresco e dinamico, pungente e senza mezze misure, che affonda le proprie radici nella scena noise-core e post-punk svedese, partendo dai seminali Refused, fino a giungere ai bravissimi Breach. Data la scarsa presenza di gruppi già così validi che suonino tale genere nel nostro Paese, ci è sembrato opportuno contattare il quartetto, nella persona del chitarrista Roberto, per saperne di più… A voi i Gerda!


ALLORA, ROBERTO, MI SEMBRA D’OBBLIGO COMINCIARE CHIEDENDOTI DI PRESENTARE I GERDA AL PUBBLICO…
“I Gerda sono Alessandro (voce), Alessio (basso), Roberto (chitarra) e Andrea (batteria). Siamo di Jesi, in provincia di Ancona. Abbiamo da poco pubblicato il nostro primo disco su Wallace Records, Donna Bavosa e Shove Records”.

BENE…QUALE MATURAZIONE HA AVUTO, NEL CORSO DEGLI ANNI, IL VOSTRO STILE? COME SIETE GIUNTI A PROPORRE LA MUSICA ATTUALE?
“Tralasciando il periodo in cui facevamo cover, il nostro punto di partenza è stato, otto anni fa, il crossover stile primissimi Korn e Deftones. Ma se parliamo di ‘maturazione’, evidenzierei tre fatti: la scoperta di un gruppo come i Breach (per cui stravediamo tutti e quattro); aver registrato, dopo vari tentativi casalinghi, un demo con una strumentazione valida, facendoci così un’idea di come suonava la nostra musica, e quindi capendo cosa non andasse bene e cosa volessimo a quel punto. E, per ultimo, ma non di meno importanza, tre di noi studiano a Bologna…e lì abbiamo iniziato a frequentare il CSA Atlantide Occupato (hanno una programmazione fondamentalmente hardcore, in tutte le sue interpretazioni); poi, da lì, siamo entrati in contatto con tutta la realtà d.i.y., le etichette, i gruppi, la gente che si sbatte, i posti… Nelle Marche queste cose ce le sognavamo!”.

“GERDA” E’ IL VOSTRO PRIMO LAVORO UFFICIALE: TU COME LO DESCRIVERESTI, SE DOVESSI DARE UN’INDICAZIONE A CHI NON VI HA MAI ASCOLTATI?
“Non è facile: quando diciamo che suoniamo hardcore-noise, è proprio per evitare questo discorso. Credo che, in partenza, nel nostro modo di suonare, ci sia l’istinto di far deragliare la canzone, ma anche una forte volontà di farla arrivare ad una soluzione”.

DA DOVE DERIVA IL NOME GERDA? E QUALE SIGNIFICATO SI CELA DIETRO UNA COVER COSI’ SFUMATA E POCO DEFINITA?
“Abbiamo sentito il nome Gerda in ‘Pulp Fiction’, ma, prima di sceglierlo per il gruppo, Gerda era il nostro immaginario primo batterista di cui Andrea aveva preso il posto. Così, visto che lo sentivamo familiare, l’abbiamo preso per noi: sì, sembra che stia dicendo una stronzata, ma è andata così. La cover è un’incisione di una giovane artista, Elena Latini: raffigura un salotto con due poltrone e un tavolino (c’è chi non se ne accorge). Sia la cover, sia le altre immagini all’interno del booklet danno l’impressione di inerzia…e anche di una sensazione di pesantezza, come se ci fosse qualcosa che aspetta, trattenendosi, ma che, nel frattempo, ti fa sentire la sua enorme pressione addosso (verissimo, ndR)”.

IL VOSTRO POST-METAL, O NOISE-CORE CHE DIR SI VOGLIA, E’ DECISAMENTE DIROMPENTE E DESTABILIZZANTE… A LIVELLO TECNICO SIETE SODDISFATTI DEL LAVORO SVOLTO IN SEDE DI REALIZZAZIONE E PRODUZIONE?
“Decisamente. Abbiamo registrato e mixato il disco in quattro giorni con Fabio Magistrali. E’ stato un lavoro duro ma fruttuoso: lui è esigente, vuole capire ciò che vuoi e vuole tutto ciò che hai dentro. E’ una gran persona e un professionista, si spreme mentre lavora, si mette in gioco lui stesso. Del suo lavoro non possiamo che essere soddisfatti e penso che ci rivolgeremo a lui ancora. Anche del nostro lavoro possiamo essere soddisfatti…abbiamo suonato in maniera furiosa, cercando di restituire ai pezzi l’intenzione che hanno quando li suoniamo alle prove e nei concerti, cioè nel corso della loro vita naturale, visto che ciò che capita loro quando vai a registrarli è qualcosa di non molto naturale, se ci pensi… Credo che, in questo sforzo di naturalizzazione, siamo stati bravi ma ciò non significa che non si potesse fare meglio. Penso che sia impossibile essere assolutamente soddisfatti dei propri risultati: significa, ad esempio, pensare di non poter più crescere e un po’ di insoddisfazione è ciò che ci mette in moto e rende il miglioramento un nostro bisogno”.

CI PUOI FARE UN BREVE TRACK-BY-TRACK, PRESENTANDO LE TRACCE E MAGARI SVELANDO DI COSA PARLANO I TESTI?
“Allora, partiamo dai testi: bisogna dire che noi consideriamo la voce uno strumento al pari degli altri e i testi rispecchiano il carattere e l’atmosfera del pezzo. Non ne parliamo neanche tanto fra di noi di quel che trattano. Non hanno significati facilmente barattabili, sicuramente non diventano più chiari se aggiungiamo ad essi altre parole per spiegarli. L’intenzione che li fa nascere è quella di esprimere, nella maniera più diretta ed autentica possibile, alcuni momenti di verità che ci capita talvolta di vivere; se risultano ermetici, è perché si tratta di cose spesso difficili da esprimere. Comunque noi ci proviamo, e siccome non siamo né poeti né filosofi, non speriamo che sia tutto quanto chiaro solamente sulla base dei testi…tra l’altro ciò renderebbe superfluo tutto il resto. La musica e la lingua in cui sono scritti i testi sono i nostri linguaggi, attraverso di essi noi ci esprimiamo. È ingenuo pensare che la seconda debba essere più efficace o più ‘esplicita’ della prima: è solamente più vicina al modo di vivere ordinario e quotidiano, e questo per noi non è affatto un pregio. Il breve track-by-track ci mette veramente in difficoltà…tanta difficoltà…(ok, ok, andiamo avanti…, ndR)”.

NON SONO RIUSCITO A FARMI UN’IDEA SICURA IN MERITO… ESISTONO ATTINENZE TRA I TESTI DEI BRANI E I LORO TITOLI?
“Alcune volte sì, altre meno…alcune per niente. E comunque i titoli li diamo a canzone compiuta, testo compreso. Ci possono volere anche mesi per trovare un titolo, mentre a volte è sufficiente la prima stronzata che ci passa per la testa! Ad esempio, ‘Pistello’ a Jesi significa ‘cazzo’”.

RIMANENDO IN ARGOMENTO LYRICS, RISULTA CORAGGIOSA LA SCELTA DI CANTARE IN ITALIANO (ANCHE SE ORMAI QUESTA INSORMONTABILE BARRIERA STA INIZIANDO A DARE I PRIMI SEGNI DI CEDIMENTO E SEMPRE PIU’ GRUPPI NOSTRANI SI CIMENTANO IN LINGUA MADRE). NON PENSI POSSA LIMITARVI IN UN PROSSIMO FUTURO?
“Secondo me, a meno che uno non sia bilingue o comunque non parli l’inglese fluentemente, bisogna cantare nella lingua che ti viene quando t’incazzi, quando si avverte l’urgenza di dire qualcosa e non si riesce a trattenersi (teoria interessante e pienamente sottoscrivibile, ndR). Insomma, la lingua in cui pensi e quella per cui non devi pensare per parlare”.

MI HA STUPITO PARECCHIO LA SCELTA DI NON INSERIRE NESSUN PASSAGGIO ACUSTICO NEI VOSTRI BRANI. IN VENTI MINUTI DI MUSICA, NULLA DA ECCEPIRE, MA SE DOVESTE AFFRONTARE UNA DURATA MAGGIORE, CREDI CHE IL VOSTRO APPROCCIO AL SONGWRITING POTREBBE CAMBIARE?
“Il finale di ‘Carne Del Mondo’ è acustico, lo trovo quasi consolatorio… In ogni caso pensiamo che per certa musica, sia su disco che dal vivo, sia meglio non andare tanto per le lunghe. Un buon concerto ti può stendere e lasciarti soddisfatto anche in mezz’ora scarsa…un’ora può essere stancante e monotona. Comunque sia, vedremo in futuro, non disdegniamo momenti acustici a priori”.

COME SI COMPORTANO I GERDA DAL VIVO? E QUANTO SUONATE IN MEDIA?
“Ci comportiamo a modo! Cerchiamo di tenere alti volume e tensione, sperando di non spaccare le corde…per gruppi come noi i concerti sono importantissimi, è lì che devi far vedere quel che sai fare. Il problema dal vivo è che non si sa mai che strumentazione trovi e in quale stato sia. Quindi, questo può andare a discapito della resa sonora e del concerto tutto. C’era una mezza ideuzza di comprare un furgone usato assieme ai Sedia, in cui suona Alessio, in modo da poter portarci  sempre in giro la nostra strumentazione. E’ fondamentale avere un bel suono sul palco e fuori. Per ora, l’attività live è ferma. Ma questo inverno ci daremo da fare per organizzare più date possibili. Fin’ora le recensioni del disco sono molto buone e questo aiuta, ma sarà fondamentale sbattersi”.

OK, E’ TUTTO! GRAZIE PER LA DISPONIBILITA’ ED IN BOCCA AL LUPO!
“Grazie a te e a Metalitalia.com per l’intervista. Ciao a tutti!”.

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