GHOST CITY – Tragiche sinfonie

Pubblicato il 07/02/2016 da

I Ghost City nascono dalle ceneri degli Orion e dopo diversi anni ha visto finalmente la luce il loro album di esordio, intitolato “Tragic Soul Symphony”, un disco interessante, il cui titolo riesce ad essere in qualche modo emblematico circa le coordinate stilistiche scelte dalla band. Abbiamo sentito dunque i cinque ragazzi dei Ghost City, i quali, pur contribuendo tutti a questa chiacchierata, hanno eletto come principale portavoce il tastierista Alessandro Battini. Insieme, abbiamo dunque ripercorso le origini della band e i legami dell’attuale formazione con i vecchi Orion, approfondendo le tematiche relative all’album sotto diversi profili e dando voce ai loro progetti e alle loro principali aspirazioni.

Ghost City - Band

 

COME NASCONO I GHOST CITY?
Alessandro Battini: “I Ghost City sono nati dalle ceneri degli Orion, ma rispetto alla line-up originaria, formata dal sottoscritto alle tastiere, Raffaele Salomoni alla chitarra e Emmanuele Torchio al basso, si sono aggiunti Francesco Civardi alla voce e Paolo De Vecchi alla batteria. Con questa formazione avevamo già provato a suonare, in una sorta di ‘progetto Orion-parte 2’, una decina di anni or sono, senza che si arrivasse a qualcosa di concreto. Nel 2010 ci siamo ritrovati per riprendere in mano i vecchi brani e scriverne di nuovi, ma l’occasione per tornare sulla scena è stato il tributo agli Heavy Load organizzato dall’Underground Symphony, al quale abbiamo partecipato con il brano ‘Singing Swords’: quello è stato il battesimo ufficiale dei Ghost City”.

COME MAI SI SCIOLSERO GLI ORION, VISTO CHE TUTTO SOMMATO LO ZOCCOLO DURO DELLA BAND HA CONTINUATO A SUONARE INSIEME?
Alessandro Battini: “Gli Orion nacquero a Pavia all’inizio del 2000, unendo la passione per la musica di cinque ragazzi allora compagni di studi. Poi l’EP ‘Illusory Existence’ ci portò inaspettatamente in finale ad un concorso organizzato dalla Noise e dalle riviste Metal Hammer di tutta Europa nel 2003. Suonammo allo Zeche di Bochum insieme ai Dragonforce e ad altre band importanti, ma non riuscimmo a conquistare il contratto con la label tedesca. Da lì , un po’ per la delusione, un po’ i miei impegni con i Dark Horizon, ci siamo persi di vista. Ma il desiderio di pubblicare un disco ufficiale non ce lo siamo mai levato dalla testa”.

PERCHÉ AVETE SCELTO QUESTO MONIKER? COSA VOLEVATE ESPRIMERE?
Alessandro Battini: “La prima song scritta con la nuova line-up fu proprio ‘Ghosts’ e da qui alla scelta del moniker il passo è stato breve: è bastato provare qualche combinazione e la decisione di adottare Ghost City è stata immediata ed unanime. Inoltre il nome si sposa bene con le tematiche delle canzoni: ha un’aura decisamente dark”.

SE DOVESSI DESCRIVERE IN QUALCHE MODO LA MUSICA DEI GHOST CITY, COSA DIRESTI?
Alessandro Battini: “’Tragic Soul Symphony’ non ha un solo genere di riferimento o una sola band di ispirazione. Credo che si percepisca, durante l’ascolto del disco, il nostro amore per il symphonic metal a tutto tondo, quello più teatrale dei Savatage, quello oscuro dei Dimmu Borgir, passando per il power dei Rage con la Lingua Mortis Orchestra. A livello ritmico non mancano divagazioni nel thrash, soprattutto nelle song più veloci, mentre abbiamo provato ad inserire a livello vocale gli intrecci corali tanto cari alla band dei fratelli Oliva. Il pianoforte è lo strumento che lega idealmente tutte le song, così come gli arrangiamenti dalle vaghe sfumature dark ed un pizzico horror, che sono state studiate nei minimi particolari. Sicuramente, nonostante la propria versatilità, siamo convinti che ‘Tragic Soul Symphony’ possegga un’identità ben marcata e suoni parecchio internazionale, distaccandosi decisamente dalla matrice italiana”.

QUALI SONO A TUO AVVISO LE QUALITÀ PRINCIPALI CHE MERITANO DI ESSERE EVIDENZIATE IN “TRAGIC SOUL SYMPHONY” E CHE LO RENDONO UN DISCO DA ACQUISTARE?
Emmanuele Torchio: “Il disco ci rappresenta musicalmente al cento per cento e rispecchia le nostre influenze, che sono anche parecchio distanti. E’ un lavoro diretto, ma con atmosfere differenti e credo sia uno dei punti di forza di ‘Tragic Soul Symphony’: possiamo catalogarlo come symphonic metal, con una sua identità, pur con tante varianti. Un altro punto a favore è la produzione: Daniele Mandelli, che ci ha seguito in studio, ha lavorato alla grande ed il mastering di Jens Bogren ai Fascination credo non abbia bisogno di commenti. Se vi piace il symphonic metal forse facciamo davvero al caso vostro!”.

DATO L’IMPORTANTE RUOLO NELLA VOSTRA MUSICA DI CORI E ORCHESTRAZIONI, COME PROCEDETE A LIVELLO COMPOSITIVO? COME NASCE UN BRANO DEI GHOST CITY?
Alessandro Battini: “Abbiamo un modo di comporre molto istintivo. Al di là delle tre song dell’EP degli Orion, che sono state rivedute e riarrangiate per l’occasione, i nuovi brani sono nati in modo molto spontaneo, partendo da un giro di basso, un riff di chitarra o una melodia al pianoforte. Una volta trovato l’incipit, proviamo a far girare il pezzo in sala prove, in modo da arrivare ad una quadra che ci soddisfi. In seguito ci concentriamo sulla parte più corposa delle preproduzioni, che riguarda gli arrangiamenti vocali e le orchestrazioni. Per ‘Tragic Soul Symphony’ ci siamo appoggiati a Daniele Mandelli e agli Elfo Studio (Forgotten Tomb, Adramelch, Tragodia, Dark Horizon), per un lavoro che è durato quasi un anno e curato veramente nei minimi dettagli”.

HO PARTICOLARMENTE APPREZZATO L’UTILIZZO CHE FATE DEI CORI: A QUALI BAND VI SIETE ISPIRATI? CHI CANTA NEI CORI?
Francesco Civardi: “Le fonti principali di ispirazione sono stati Savatage e Blind Guardian, band che ammiriamo tutti profondamente. I cori sono stati arrangiati insieme a Daniele Mandelli e cantati quasi tutti dal sottoscritto. Per ‘Nobody Will Be In You’ e ‘Sleeping Black Beauty’, dove volevamo creare maggior pathos ed un effetto ancora più smaccatamente teatrale, ci siamo avvalsi della collaborazione del Tanzan Music Academy Choir, diretto dal maestro Giulio Gargentini”.

MI HA INCURIOSITO UN BRANO COME “SLEEPING BLACK BEAUTY” CHE TROVO ALQUANTO PARTICOLARE NEL RIFFING E NEGLI ARRANGIAMENTI: COSA PUOI RACCONTARCI RIGUARDO LA STESURA E LA REALIZZAZIONE DI QUESTO BRANO?
Alessandro Battini: “E’ l’unica song in cui non c’è nelle lyrics lo zampino di Meme, il bassista. Sono un appassionato di horror e dei lavori di Tim Burton, adoro le atmosfere gothic e darkeggianti dei suoi film (ma potrei citare anche quelli di Amenabar) e, per la stesura del testo, mi sono decisamente ispirato ad una favola nera. Ho raccontato una sorta di ‘Bella Addormentata Nel Bosco’ senza lieto fine, dove la protagonista non è risvegliata dal bacio del principe azzurro, ma resta imprigionata in un bosco tetro, abitato da creature diaboliche. A livello strumentale, abbiamo cercato di creare una colonna sonora che andasse a braccetto con le lyrics, sfruttando la dolcezza del pianoforte, da contrapporre ad atmosfere opprimenti e momenti orchestrali sulla scia di Denny Elfman, amplificate dall’ausilio dei cori maschili e femminili”.

LA CANZONE CONCLUSIVA DELL’ALBUM S’INTITOLA “LORD BYRON”: FA RIFERIMENTO AL POETA INGLESE? SE SÌ, COME MAI AVETE PENSATO DI DEDICARGLI UN BRANO?
Raffaele Salomoni: “Si tratta, molto semplicemente, di un working-title che mi venne in mente quando nacque il pezzo alla fine degli anni ‘90; un po’ di tempo è passato e sinceramente non saprei dirti la motivazione per la quale scelsi di intitolare ‘Lord Byron’ questa canzone. Una volta che Meme ha sviluppato le lyrics definitive abbiamo mantenuto il titolo, perché ci eravamo affezionati, ed è finito così sull’EP degli Orion e ora anche su ‘Tragic Soul Symphony’. Racconta di una persona che si interroga su avvenimenti legati alla propria vita e a quelli che l’hanno segnata, cercando nel viaggio le risposte ai quesiti dell’esistenza umana: direi che calza a pennello con alcuni pensieri del poeta inglese”.

PENSATE DI PROPORRE DAL VIVO IL DISCO? AVETE GIÀ QUALCHE PROGETTO A RIGUARDO?
Alessandro Battini: “Il desiderio è ovviamente quello di promuovere il disco anche a livello live, ma per il momento non abbiamo nulla in programma. Attendiamo con curiosità i responsi dell’album e poi decideremo di conseguenza come muoverci, con un occhio soprattutto all’estero, magari in una sorta di accoppiata Dark Horizon e Ghost City”.

HAI UN SOGNO NEL CASSETTO COME MUSICISTA CHE TI PIACEREBBE REALIZZARE?
Paolo De Vecchi: “Il sogno che ho nel cassetto è direttamente collegato al futuro dei Ghost City. Mi piacerebbe veder espandere questo progetto, anche a livello internazionale, suonando la nostra musica anche all’estero ed uscendo dal calderone di tante band mediocri. E se deve essere un sogno, allora provo a sognare in grande: dico magari di vendere tanto e diventare un punto di riferimento per il genere”.

I VOSTRI PROGETTI PER IL FUTURO?
Alessandro Battini: “’Tragic Soul Symphony’ chiude, di fatto, il cerchio, con l’avventura nata quindici anni fa con gli Orion, ma lo consideriamo un punto di partenza, non certo di arrivo. Al di là del versante live, siamo decisi ad iniziare a scrivere nuovo materiale, con la speranza e la convinzione di trovare il nostro spazio all’interno del panorama musicale internazionale. Abbiamo visto che con la professionalità e la costanza si possono ottenere grandi cose e proprio per questo non abbiamo intenzione di fermarci qui”.

 

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