GODWATT – L’autodistruzione della specie

Pubblicato il 23/03/2018 da

Arrivano da Frosinone e con il nuovissimo “Necropolis” hanno raggiunto un primo e importante tassello di maturità artistica all’interno del panorama doom-stoner italiano. Si chiamano Godwatt, editi dalla nostrana Jolly Roger, ed attraverso nove brani di assoluto livello strumentale e lirico, ci accompagnano lungo le strade di questa città dei morti, intrisa di dolore, disperazione e pessimismo, senza alcuna via di scampo. Come il nostro mondo che, come sottolinea la stessa band, ha tutte le caratteristiche per diventare una perfetta “Necropolis” del futuro. Ma da dove arriva tutta questa carica di disfattismo generale? Di questo ed altro ne abbiamo parlato con i cordialissimi Moris Fosco e Mauro Passeri, leader e rispettivamente chitarrista (nonché singer) e bassista del gruppo frusinate. Buona lettura.

 

GODWATT, BENVENUTI SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM. PRIMA DI ENTRARE NEL VIVO DELL’INTERVISTA, FATE UNA BREVE PRESENTAZIONE DELLA VOSTRA BAND: COME NASCONO I GODWATT E PERCHE’ QUESTO NOME?
Moris Fosco: – I Godwatt nascono nel 2006 da un’idea del sottoscritto e del mio amico bassista Mauro Passeri. Volevamo formare una band così da poter dare libero sfogo alla nostra comune passione per certe sonorità stoner-doom; intento, che non eravamo riusciti a raggiungere nelle rispettive esperienze precedenti. Inizialmente eravamo propensi a trovare un secondo chitarrista ma è bastata una sola prova per capire che il nostro sound, e quindi la nostra dimensione, era un’altra: quella del power-trio. Trovammo così in Andrea Vozza il terzo elemento per ricoprire il ruolo di batterista. Un trio creatosi nel 2006 e che resiste tutt’ora; un dato non di poco conto. Appena formati, il nostro nome era Godwatt Redemption che, sinceramente, non ricordo esattamente cosa volesse significare. Fu proposto casualmente mentre io e Mauro ci trovavamo in treno: suonava bene, ci piaceva e questo era un ottimo motivo per sceglierlo. Tuttavia, nel 2013, abbiamo deciso di tagliarlo, lasciando semplicemente il monicker Godwatt, così da rimarcare il fatto che da quel momento avremmo cantato in italiano, abbandonando così la lingua inglese, e distinguere maggiormente le diverse fasi della storia della nostra band.

DOOM, STONER, ROCK: SONO QUESTE LE TRE FONDAMENTA DEL SOUND MADE IN GODWATT. QUALI SONO STATE LE INFLUENZE MUSICALI CHE VI HANNO PORTATO A PERCORRERE QUESTA STRADA SONORA?
Moris Fosco: – All’inizio della nostra esperienza il nostro comune denominatore erano sicuramente gli ascolti di band quali Black Sabbath, Cathedral, Kyuss, Spiritual Beggars, Queen Of The Stone Age (i primi), Monster Magnet e Witchcraft. Con il tempo comunque, soprattutto negli ultimi due album, abbiamo strutturato un nostro sound ed un nostro stile ben definito. I richiami alle band storiche rimangono ancora ma credo che ormai la nostra ‘fabbrica’ abbia un marchio ben preciso.
Mauro Passeri: – Sicuramente resta solida l’impronta del vecchio modo di suonare tipico degli anni settanta: immediato e privo di ‘sovrastrutture’ tecnologiche. Impronta a cui continuiamo ad ispirarci e dalla quale cerchiamo ancora di imparare.

IN SEGUITO ALLE PRIME PUBBLICAZIONI INDIPENDENTI, NEL 2016 AVETE FIRMATO PER LA NOSTRANA JOLLY ROGER RECORDS, CON LA QUALE SIETE TORNATI A SFORNARE UN VERO E PROPRIO FULL-LENGTH DOPO CHE CON “L’ULTIMO SOLE” AVETE RIPROPOSTO BRANI CONTENUTI NEGLI ALBUM PRECEDENTI. COME VI SIETE TROVATI CON LA NUOVA LABEL?
Moris Fosco: – Nel 2016, dopo anni in cui nessuno ci aveva dato alcuna possibilità, dietro consiglio di un amico, inviai alla Jolly Roger Records il nostro ultimo lavoro autoprodotto (“MMXVXMM” del 2015) in quanto, secondo lui, poteva interessargli. Ed ha avuto ragione! Abbiamo così avuto il nostro primo contratto con una label. Con la Jolly Roger ci troviamo molto bene: dal punto di vista della promozione e della distribuzione siamo molto soddisfatti in quanto ci ha dato molta visibilità, soprattutto in Italia, ma anche in Europa.

MA VENIAMO A NOI, A “NECROPOLIS”. DA DOVE E’ ARRIVATA L’IDEA DI DEDICARE UN ALBUM, PUR NON ESSENDO UN CONCEPT, ALLA CITTA’ DEI MORTI?
Moris Fosco: – I testi parlano principalmente di morte, vista da varie prospettive così che in oggi pezzo, sia a livello di musica sia a livello di atmosfera generale, aleggia una sorte di negatività e di pessimismo. Non credendo, non vedo un futuro oltre la morte: per me, per noi e nemmeno per il nostro mondo. Un giorno tutto sarà un’enorme città dei morti. Ecco il motivo della scelta di intitolare il nostro nuovo album “Necropolis”.

A POCO PIU’ DI UN MESE DALLA SUA USCITA, SIETE SODDISFATTI DEI RISULTATI OTTENUTI?
Moris Fosco: – Aldilà del responso mediatico, e di vendite in generale, possiamo ritenerci soddisfatti del lavoro svolto. E’ il nostro disco della maturità. Più di una persona mi ha scritto dicendomi di aver ascoltato l’album più volte e questo mi fa veramente piacere. Tornando alle recensioni, mi sembrano siano ottime e pure in sede live i brani nuovi vengono apprezzati molto. “Necropolis” sembra avere una marcia in più rispetto ai dischi precedenti ed è questo soprattutto ciò che è emerso in queste prime settimane.

DAL PRIMO ALL’ULTIMO BRANO SI RESPIRA UN’ARIA PIUTTOSTO PESSIMISTA. ASCOLTANDO LE PAROLE DELLE VOSTRE CANZONI APPARE CHE NON VI SIANO SPERANZE: DA DOVE NASCE TUTTA QUESTA NEGATIVITA’?
Moris Fosco: – La negatività nasce dal quotidiano, basta accendere la TV. Non vedo futuro per nessuno. Siamo una specie autodistruttiva: un giorno non molto lontano non ci saremo più ma nel frattempo facciamo di tutto per soffrire e peggiorare le cose. E penso che alla base di tutto ciò vi siano le religioni: ti sembra normale che nel 2018 vi siano ancora popolazioni che si distruggono tra di loro in un nome di un dio? Credenze di migliaia di anni fa che portano ancora oggi sofferenza e guerre. E mi domandi dove nasce la mia negatività?

A PROPOSITO DI PAROLE. IL CANTATO E’ IN ITALIANO: PIU’ DIRETTO? PIU’ ADATTO A DESCRIVERE CERTE EMOZIONI? PERCHE’ QUESTA SCELTA?
Moris Fosco: – La scelta di scrivere e quindi di cantare in italiano è stata presa nel 2013: volevamo essere sinceri fino in fondo nella nostra proposta e, con l’inglese purtroppo, ci sentivamo sempre un po’ dei cloni di altre band. Penso che non l’italiano siamo riusciti a dare un’impronta più marcata al sound Godwatt e, come dici tu, forse descriviamo meglio certe emozioni negative e pessimiste. Un dettaglio che più di una persona mi ha fatto notare. Infine, dato non meno importante, l’italiano è la nostra lingua e sono orgoglioso di utilizzarla.
Mauro Passeri: – Ricordo che nel momento in cui provammo in studio, inserendo il nuovo cantato in italiano, sentii subito che parola andava ad acquisire una maggiore espressione e un maggior peso. Il giorno in cui riusciremo a tradurre in italiano il nome della nostra band, lasciando comunque la stessa sensazione che traspare da quello attuale, allora l’opera di ‘italianizzazione’ sarà completata.

UN ASPETTO VINCENTE DELL’INTERO “NECROPOLIS” E’ LA SUA FRESCHEZZA D’INTENTO NONOSTANTE IL GENERE SUONATO E LA TEMATICA AFFRONTATA ESPRIMANO CONCETTI NON COSI’ ALLEGRI. COME SIETE RIUSCITI A RIMANERE ‘ATTIVI’ ALL’INTERNO DI TUTTO QUESTO PESSIMISMO?
Mauro Passeri: – Forse l’espressione di un’emozione, nel bene o nel male, è un istinto a cui l’uomo non può sottrarsi, ed è chiaro che se hai una visione pessimista del futuro, quello che ne verrà fuori non può essere che tale. E’ bello che tu abbia sentito questa freschezza nel nostro disco: probabilmente la passione ed il rispetto che abbiamo in quest’arte, la musica appunto, ci ha permesso di esprimerla in modo degno ed interessante. Detto questo, aldilà delle tematiche affrontate, che ci ripugnano nel loro significato, quanto affascinano trasformarle in suoni, siamo un gruppo cui piace molto scherzare ed ironizzare, spesso sui noi stessi; e questo penso che ci abbia aiutato molto a trasmettere quella freschezza di cui si parlava in precedenza.

OGNI BRANO PORTA CON SE’ UNA CARATTERISTICA SONORA BEN PRECISA CHE LO DISTINGUE EGREGIAMENTE DALL’ALTRO. TRA GLI OTTO PRESENTI IN TRACKLIST (PIU’ LA BONUS “NECROSADICO”) QUALI PREFERITE?
Moris Fosco: – Per quanto riguarda l’ascolto non ho preferenze particolari, mi piacciono tutti i brani. Se devo invece scegliere dei pezzi che preferisco suonare più di altri direi “Morendo”, “Tra Le Tue Carni” e “Necrosadico”: mi caricano moltissimo quando li eseguo in versione live.
Mauro Passeri: – Nel momento in cui riusciamo a creare la nostra atmosfera e portare l’ascoltatore nel nostro mortifero mondo, tutto diventa un flusso sonoro stordente e cadenzato. Non ho dunque preferenze particolari anzi, ti confesso che non amo molto ascoltare la nostra musica se non eseguendola on stage.

CHITARRA, BASSO E BATTERIA: LA CLASSICA E STORICA FORMULA DEL POWER TRIO CHE ANCHE STAVOLTA HA FATTO IL BOTTO. SIETE D’ACCORDO?
Moris Fosco: – In studio puoi far ‘suonare’ un disco come se ci fosse una band di venti elementi ma la vera risposta è comunque il live. E posso assicurarti che, quando suoniamo dal vivo, non sembra che sul palco vi siano solamente tre persone. Riusciamo a produrre un sound pieno, che non risente di una mancanza di chitarra o altro. Possiamo dire quindi che il power-trio classico per noi funziona alla grande!
Mauro Passeri: – In questo modo posso assicurarti che è molto interessante. La nostra musica, in linea di massima, è anche tecnicamente semplice, quindi devi concentrarti nel suonare intensamente la scarna struttura, on tutta l’energia ed attenzione possibile. Devi riuscire a farla sentire nell’aria come una carcassa in putrefazione.

DOMANDA SECCA: SCENA METAL ITALIANA. SENZA DISTINZIONE DI GENERE, COME SIAMO MESSI?
Moris Fosco: – Secondo me ci sono grandi band, come del resto ve ne sono anche di mediocri. Forse siamo in tanti a produrre dischi e in pochi a meritarlo veramente; c’è una vera inflazione di band. Non so spiegarmi con precisione: è un discorso difficile e ampio…
Mauro Passeri: – Confermo quanto detto da Moris. Esistono belle realtà, ma anche tanta approssimazione. Bisognerebbe tornare ad essere più critici e severi nell’ascolto e nell’esecuzione; così da alzare la qualità generale dell’operato ed essere maggiormente competitivi.

PER IL NUOVO “NECROPOLIS” E’ PREVISTO UN TOUR? COME SI SVILUPPERA’ LA DIFFUSIONE DEL NUOVO ALBUM ON STAGE?
Moris Fosco: – Per la promozione del disco stiamo già facendo delle date in cui suoniamo per intero “Necropolis” tuttavia, non c’è un vero e proprio tour. Lavorando, infatti, non riusciamo a stenderne uno completo: cerchiamo comunque di suonare il più possibile, così da far conoscere la nostra proposta. Ed è questo che ci dà la giusta spinta per andare avanti, insieme alla nostra passione per la musica.

0 commenti
I commenti esprimono il punto di vista e le opinioni del proprio autore e non quelle dei membri dello staff di Metalitalia.com e dei moderatori eccetto i commenti inseriti dagli stessi. L'utente concorda di non inviare messaggi abusivi, osceni, diffamatori, di odio, minatori, sessuali o che possano in altro modo violare qualunque legge applicabile. Inserendo messaggi di questo tipo l'utente verrà immediatamente e permanentemente escluso. L'utente concorda che i moderatori di Metalitalia.com hanno il diritto di rimuovere, modificare, o chiudere argomenti qualora si ritenga necessario. La Redazione di Metalitalia.com invita ad un uso costruttivo dei commenti.