GOSPEL OF THE WITCHES – Memorie di una janara

Pubblicato il 28/12/2019 da

Ogni volta che Karyn Crisis è riapparsa sulle scene nel corso degli anni, in sempre differenti vesti e con altrettanto diversi progetti e collaborazioni musicali, l’alone di leggenda e mistero, l’aura da poetessa indemoniata ed artista medianica che la circonda sono andati via via mutando, facendola traslare da tormentata antesignana e grezzissima pioniera del cantato estremo femminile nella musica metal, grazie alla militanza negli storici Crisis, a raffinata e profondissima incantatrice spirituale una volta giunti al cospetto del suo gruppo principale attuale, i Gospel Of The Witches, condotti con suo marito Davide Tiso, proditorio chitarrista/compositore, appena sopra il livello dell’underground. “Covenant” è il secondo tassello della discografia della più nuova espressione stilistica di Karyn e Davide, artefici di un songwriting vincente e maturo, così come sperimentale ed emozionale; dove per ‘emozionale’ vogliamo intendere l’alta capacità, insita nel talento di questa coppia di musicisti, di far risuonare quelle corde ancestrali, metafisiche ed introspettive alberganti dentro ognuno di noi, volenti o nolenti. Considerando, oltretutto, lo speciale legame che la vocalist statunitense ha allacciato con il nostro Paese negli ultimi anni, sia per questioni affettive, sia per ragioni di ricerca interiore, capirete come questa intervista con Karyn si sia rivelata particolarmente interessante. Buona lettura!

CIAO KARYN, BENTORNATA SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM! FINALMENTE I GOSPEL OF THE WITCHES SONO DI NUOVO SULLE SCENE CON UN NUOVO ALBUM, “COVENANT”. PRIMA DI ADDENTRARCI NEL DISCO APPENA USCITO, TI CHIEDO SE PUOI PARLARCI IN RETROSPETTIVA DEL PRECEDENTE “SALEM’S WOUNDS”. SONO PASSATI QUATTRO ANNI DALLA SUA USCITA, QUALI SENSAZIONI PROVI RICORDANDO QUEL LAVORO? COSA TI HA LASCIATO DENTRO QUELL’ESPERIENZA?
Karyn – Grazie di cuore, Marco, per il tuo caloroso benvenuto, sono contenta di essere di nuovo qui! Non sono una persona che ricorda. La vita è troppo breve e non c’è davvero tempo per vivere nel passato, almeno per me. Sono già morta due volte e questo lo so bene. Penso che la gente rimanga come affascinata dal proprio passato, troppo, e si dimentichi di vivere davvero gli attimi presenti. “Salem’s Wounds” per me è parte di un’altra vita, di cui sono riconoscente, ma sono talmente cambiata da allora da non riuscire proprio a ricordare quel periodo. Ciò che mi è rimasto dentro di quell’esperienza è la profonda gratitudine verso il fatto che io e Davide continuiamo a fare musica assieme, perché ciò che creiamo, per me, è il più meraviglioso dei sogni che si avvera.

BENE, AVVICINIAMOCI ALLORA A “COVENANT”. DOVE E QUANDO L’ALBUM HA COMINCIATO A PRENDERE FORMA? QUAL E’ STATO IL VOSTRO APPROCCIO AL SONGWRITING E AVEVATE LE IDEE CHIARE SU DOVE ANDARE A PARARE FIN DALL’INIZIO?
Karyn – Nei Gospel Of The Witches il processo compositivo parte sempre da Davide, che aveva scritto la maggior parte dei pezzi per “Covenant” non molto dopo la pubblicazione di “Salem’s Wounds”. E’ un compositore incredibile: sente proprio l’ispirazione, si concentra, schiarisce la mente e – WOW! – improvvisamente un intero universo emerge dalle sue chitarre. Non ho mai visto nessuno lavorare così sicuro ed ispirato allo stesso tempo. Ha un modo di creare decisamente intuitivo ma contemporaneamente padroneggia benissimo la forma e la sostanza. Io sono quasi l’opposto, invece: non sono in grado di creare arte se l’energia non sta fluendo. Qualche volta questo flusso energetico proviene da me, ma molto spesso sono in realtà i miei spiriti guida ad indirizzarmi, come dei puntatori laser, verso una determinata direzione. Altrettanto spesso le loro idee ed obiettivi differiscono dai miei, per cui mi è più facile seguire le loro indicazioni. Ciò, però, può anche essere frustrante. Quindi aspetto, mi arrendo metaforicamente, e li ricevo…e quando mi sento guidata verso un obiettivo, allora tutto ad un tratto le canzoni mi arrivano.
Nel caso di “Covenant”, prima di approcciarmi alla stesura dei testi, mi sono trovata a viaggiare per e vivere l’Italia imparando tutto ciò che concerne le tradizioni curative e magiche delle vostre campagne rurali. E’ stato durante quel periodo che abbiamo chiesto a Fabian Vestod di suonare la batteria sull’album, basandoci su alcune registrazioni che aveva fatto per la sua band Red Serpi. Così, mentre io lavoravo al libro che riassume le mie esperienze in Italia, Davide e Fabian hanno iniziato a registrare e a porre le fondamenta del lavoro. Non è un caso che loro siano entrambi nativi italiani. Ma ciò comunque non mi ha influenzato molto, perché in realtà ho immediatamente percepito i brani nuovi come appartenenti al reame del divino femminino. E tutto è diventato una lettera d’amore scritta dalle dee ai loro seguaci. Tratta dei reami celestiali e ctonici, i luoghi astrali e onirici (come il Noce di Benevento) in cui la gente si reca per ottenere la sacra conoscenza dalle divinità. Perché questa è musica carica, ritualistica, composta seguendo un processo di canalizzazione: Davide ed io siamo connessi nel pensiero e nell’intenzione tramite le dee dalle quali canalizziamo la musica, ma creiamo le nostre rispettive parti seguendo momenti differenti nello spazio-tempo. Perciò le idee originali arrivano da lui, focalizzate dalle atmosfere che registra con le chitarre, per poi giungere ad uno specifico obiettivo nel momento in cui io scrivo le lyrics. Dal canto mio questo processo può richiedere molto tempo, ho bisogno di meditare e viaggiare con la mente verso delle visioni, e ciò porta via anche molti mesi; si tratta in fin dei conti di ricevere melodie, forme, colori, scene, non è come trovarsi a decidere cosa comporre. Fabian, per questo lavoro, è stato un tassello importante in fase di sviluppo delle canzoni, al contrario di quanto accadde per “Salem’s Wounds”, quando mi trovai ad aver scritto la maggior parte delle voci prima che il batterista venisse scelto. Alcune delle canzoni di “Covenant”, infatti, sono scritte vocalmente senza nessun supporto delle drums, cosa per me piuttosto atipica, mentre altre sono il risultato di una forte dipendenza dal modo in cui sono riuscita a ‘danzare’ con la batteria. Ad esempio “Womb Of The World”, “Dea Iside” e “Great Mothers” sono nate così.

L’ALBUM E’ EDITO DAI TIPI DELLA AURAL MUSIC, UNA LABEL BEN CONOSCIUTA PER LE SUE PUBBLICAZIONI ANCHE FUORI DAGLI STANDARD METAL PIU’ ORTODOSSI, MA, ALLO STESSO TEMPO, MOLTO PIU’ PICCOLA DELLA CENTURY MEDIA, CHE VI PUBBLICO’ “SALEM’S WOUNDS”. COSA VI HA SPINTO A QUESTA SCELTA PIUTTOSTO DRASTICA?
Karyn – Prima che la band firmasse per Century Media, stavamo raccogliendo denaro attraverso il crowdfunding per registrare “Salem’s Wounds”. Ciò per me era positivo, in quanto creava un link diretto tra la band e gli ascoltatori. Century Media pubblicò poi il lavoro, cosa che ci offrì in effetti diversi benefici; poi però l’etichetta tedesca venne acquistata dalla Sony e la Sony ci ‘mise per strada’ senza troppi giri di parole. La mia personale esperienza con le label più grandi non è mai stata entusiastica del tutto: anche quando si dimostrano comprensive e di aiuto, spesso saltano fuori frasi come ‘Karyn, la tua voce è strana, quindi non ci aspettiamo di vendere molte copie; allo stesso modo, tu non pretendere troppo sostegno da parte nostra’. A mio modo di vedere, un tale approccio non è dei più piacevoli. Aural Music, invece, viene da un’attitudine completamente differente: a loro piace celebrare e sostenere la forte creatività indipendente. Ci hanno dato moltissima libertà, un aspetto veramente fondamentale in un accordo d’affari. Davide conosce da molto tempo il proprietario di Aural, grazie ai suoi trascorsi con gli Ephel Duath, e mi ha assicurato che ci saremmo trovati bene. In più è una label italiana ed è proprio ciò che le mie guide spirituali sembravano indicare. Tutto si collega all’Italia, vedi?

L’ARTWORK DI COPERTINA QUASI SEMPRE E’ UNO SPECCHIO CHE RIFLETTE I TEMI E I CONTENUTI PRINCIPALI DI UN DISCO. LA COVER DI “COVENANT” E’ PIENA DI NERO, BIANCO E TONI BLU/PORPORA, UN INSIEME CHE TRASMETTE SENSAZIONI FREDDE E LUNARI; ABBIAMO POI UN TRIANGOLO E UNA STREGA (TU) AL CENTRO DI UN CERCHIO DI FIORI. CI PUOI SPIEGARE IL SIGNIFICATO DI TUTTO CIO’?
Karyn – Sì, puoi in effetti pensare alla cover come ad un portale che ti introduce in un gigantesco grembo materno cosmico, interpretato in stile moderno da un graphic designer che si chiama MaisonCouCou, i cui lavori io adoro. Volevo creare visivamente il mio personaggio con sembianze da statua in stile Romano, con tessuti drappeggiati e fiori lussureggianti. In Italia, nelle vostre aree rurali, ci sono molti fiori che sono considerati ‘piante dell’eterno ritorno’, con riferimento all’abilità di Madre Natura (derivante dall’energia del divino femminino di cui è composta) di essere in un continuo ed infinito ciclo di morte e rinascita, nel quale una fase della vita non esiste senza l’altra. Questo disco è in effetti incentrato su tale portale tra fasi, connesso alla nostra mortalità attraverso il principio femminile divino: la vagina, il grembo materno.

VENIAMO AI TESTI, ALLORA. “COVENANT” RACCONTA DEL VECCHIO FOLKLORE ITALICO DELLE TERRE DEL BENEVENTANO, IN CAMPANIA, DOVE STREGHE CHIAMATE ‘JANARE’ PRATICAVANO (O PRATICANO?) VARI INCANTESIMI E RITUALI. CI RACCONTI COME TI SEI APPROCCIATA A QUESTO TOPIC E LE RAGIONI CHE TI HANNO PORTATO A TRATTARNE?
Karyn – Be’, onestamente devo dire che è stato l’argomento ad approcciarmi, non viceversa! O perché metà della ‘mia’ famiglia italiana è originaria del Meridione, di quelle terre dove vagano le janare (una bisnonna è guaritrice, altri parenti praticano la magia), oppure perché io sono una medium, e gli spiriti hanno visto in me un mezzo puro e senza filtri che avrebbe osato avventurarsi dove loro volevano che qualcuno andasse. C’è stata una gran concatenazione di eventi che mi ha portato verso le aree rurali e di campagna dell’Italia, dove tuttora vengono tramandate molte storie, tradizioni magiche e metodi di guarigione. Io e Davide ci siamo conosciuti tra gli oliveti e i vigneti di Castagneto Carducci, in Toscana, e in quei giorni le nostre vite sono state cambiate dallo spirito di una vecchia strega che mi ha messo in intima connessione con i popoli, i luoghi e gli usi della storia della stregheria italiana. La nostra storia, mia e di Davide, è simile ad un mito pagano, in definitiva! E gli album dei Gospel Of The Witches sono stati parte di ciò, sebbene il mondo rurale da cui prendiamo ispirazione e i suoni moderni dei GOTW sembrino mondi distanti. Il legame sta nel fatto che la gente può sentire gli spiriti della terra e dei luoghi celestiali attraverso il mio libro e la nostra musica.

PASSANDO ORA ALLA MUSICA, CREDO CHE “COVENANT” SIA PIU’ GUITAR-ORIENTED DEL SUO PREDECESSORE; PIU’ SOLIDO, PIU’ CENTRATO, FORSE UN PO’ MENO ISTINTIVO. CI SONO ATMOSFERE CHE RICHIAMANO IL DARK E IL GOTHIC METAL, IN UN MOOD GENERALE CHE SI PUO’ CONSIDERARE LUPINO E MALINCONICO. INOLTRE, QUALCHE TRACCIA AMBIENT/RITUALISTICA PRESENTE IN “SALEM’S WOUNDS” HA LASCIATO SPAZIO AD UN PAIO DI CANZONI PER VOCE E CHITARRA. COSA PENSI DI QUESTE MIE RIFLESSIONI? CI DESCRIVI IL DISCO COME MEGLIO TI RIESCE?
Karyn – Sono sempre stata combattuta quando si è trattato di parlare della mia musica. Da un lato, trovo sia eccitante condividere significati nascosti, processi, idee e concetti; dall’altro, però, credo non spetti a me esternare ciò che penso della mia arte, in quanto la musica è uno di quei pochi posti rimasti in cui, da ascoltatori, possiamo sperimentare la massima libertà. E allora preferisco siano proprio i fruitori a prendere decisioni e ad avere reazioni. Ma del resto sì, le chitarre di Davide sono assolutamente uniche e sono il veicolo essenziale affinché la tremenda emozionalità della nostra proposta si espliciti. Anche il drumming di Fabian ha donato al disco vibrazioni ancestrali, terrene e vastissime. Per quanto riguarda me, le canzoni hanno necessitato di molteplici strati vocali come in passato, ma questa volta senza troppo growl, un cantato prevalentemente pulito, ‘nudo’. Necessitavano di vocalità prettamente femminili, molto più di ciò che ho cantato in passato: femminili in modo più delicato…ma anche con tonalità primitive e terrificanti, che rappresentassero al meglio quel tipo di potere femminile che rende le donne temute dagli uomini. Sono state melodie molto emozionali da cantare, ho sentito chiaramente la presenza di memorie antiche pervadermi, le emozioni del vecchio popolo delle campagne mentre faceva il pane, usava le erbe medicinali e danzava attorno ai fuochi. E poi c’erano tutte quelle sensazioni ricorrenti sulle divinità. E’ una specie di magia ottenere come risultato un processo dove cielo e terra, intesi come divinità e uomini, si uniscono attraverso le faccende della gente comune, che nulla ha a che fare con le elite delle culture religiose imperanti nel mondo.

LA TUA INTERPRETAZIONE, INFATTI, E’ DAVVERO PROFONDA E SENTITA, DEL RESTO COME SEMPRE, E PENSO CHE “COVENANT” SIA IL DISCO IN CUI LE TUE PARTI PULITE ABBIANO LA MEGLIO SU QUELLE IN GROWL, NON TANTO PER QUANTITA’ (O FORSE ANCHE SI’, MA NON E’ QUESTO IL PUNTO), BENSI’ PER QUALITA’. EPPURE, PARADOSSALMENTE, RITENGO “WOMB OF THE WORLD” E “JANARA”, DUE BRANI AGGRESSIVI, GLI HIGHLIGHT DEL DISCO. COME HAI LAVORATO SULLE TUE CORDE VOCALI QUESTA VOLTA?
Karyn – Grazie mille. In verità non faccio molte scelte su come cantare o non cantare, piuttosto sono le canzoni che mi rivelano come io le debba cantare e su cosa. E’ come se le melodie mi arrivassero in mente galleggiando, oppure i pezzi mi facciano vivere piccole scene, tipo trailer, e mi diano colori e forme da imitare e riprodurre. Il più delle volte ho delle sensazioni e so che devo creare queste sensazioni con la mia voce. Ad esempio, “Womb Of The World” mi rivelò che dovevo parlare dell’energia della dea Iside e della sua discendenza, che include Hathor, Sekhmet e Bastet; la voce mi ha mostrato templi dorati, gente con strumenti percussivi di vario tipo, tutta atta a celebrare la forza dell’universo divino femminino in quanto origine di tutta la vita. Così ho cercato di ricreare il feeling del fuoco, delle luci dorate, di gruppi di persone ondeggianti come serpenti, delle forze della nascita primeva.
Per “Janara”, invece, ho focalizzato la parola ‘paese’: vecchie guaritrici che curavano il popolo, donne che cucinavano sul fuoco, che impastavano il pane e si occupavano di tutti quei riti quotidiani della vita delle comunità rurali. La voce infatti ritrae le forze magiche presenti in questi riti, rivelando il potere dell’energia nascosto nella semplicità, così come il contrasto tra il potere dei rituali della quotidianità e quello dei riti da compiersi al chiaro di luna. E’ un brano che onora la devozione del popolo italiano delle campagne, che prendeva in prestito tali poteri per curare, proteggersi e difendersi dalle fatture e dalle iettature.

MI PIACEREBBE SOFFERMARMI IN PARTICOLARE SU UNA CANZONE, LA MIA PREFERITA, “DRAWING DOWN THE MOON”. PENSO TU ABBIA TROVATO LE MIGLIORI E PIU’ TOCCANTI LINEE VOCALI DI TUTTA LA TUA CARRIERA, MENTRE DAVIDE HA CREATO DELLE ATMOSFERE VERAMENTE SPETTACOLARI. IL PARADOSSO E’ CHE QUESTA TRACCIA E’ FRA LE VOSTRE PIU’ ATIPICHE, E COMUNQUE RIESCE AD ESALARE UN FANTASTICO PANORAMA DI IMMAGINI NOTTURNE. CI PARLI DI QUESTO BRANO?
Karyn – Grazie di nuovo! Sicuramente si tratta di un pezzo molto emozionale, una composizione molto delicata. Non per nulla in questa traccia ho sentito molto forte la presenza dello spirito dei miei antenati, delle vecchie signore che abitavano i borghi e delle divinità femminili, talmente forte da non riuscire a cantare senza piangere, dato che ciò che ho percepito erano i loro ricordi di quando lavavano i panni in riva al fiume, di quando si riunivano in viaggio astrale al noce di Benevento (uno degli axis mundi), e di tutte quelle tradizioni magiche per le quali furono poi messe al rogo o comunque demonizzate. E’ una canzone che sprona ad essere coraggiosi quanto basta per lasciar che il proprio cuore si apra, e ciò vale per chiunque, di qualsiasi genere. E quando ascolto “Drawing Down The Moon” ora, mi sento piena d’amore per tutti, profondamente connessa ai miei compagni di band, grata per tutte le cose intangibili che mi circondano, quel fil rouge che ci connette. Il lavoro di Davide qui resta il mio preferito di tutto il disco, per quanto mi coinvolge a livello interiore, al punto che avevo fin paura di coprire la beltà di tali passaggi con la mia voce. Ecco il perché di quello stile vocale più pacato e sognante, che mi è parso molto interessante da interpretare.

NELL’INTERVISTA PER IL VOSTRO DISCO DI DEBUTTO, AVEVAMO DISCUSSO ABBONDANTEMENTE DELLA KARYN-CHE-ERA MESSA A CONFRONTO DELLA KARYN-CHE-STAVA-DIVENTANDO: I TUOI LAVORI, LA TUA ARTE, LE TUE ABILITA’, LA TUA NATURA DA SENSITIVA. LA KARYN D’OGGIGIORNO…EBBENE, DOVE SI TROVA? A QUALE PUNTO DEL TUO SENTIERO DI VITA TI TROVI ADESSO?
Karyn – Sto fluttuando in quel posto dove uno può sentirsi ‘niente, nessuno, in nessun dove’, che significa che ho lasciato perdere l’affannarsi dietro all’idea di chi io potrei essere, bensì sto vivendo semplicemente me stessa. Non mi attacco più alle cose materiali, al loro possederle, vivo invece della bellezza della connessione: una connessione che sia creativa, una connessione con la gente e con la natura. Ciò è eccitante e spaventoso, ma è la vera strada da percorrere per sentirsi legati a ‘tutto, tutti e ovunque’. Io vivo veramente lontana dalla società generalizzata, in quanto vivo senza la brama di una sicurezza tangibile (ciò che la maggior parte della gente, al contrario, vuole: una casa, soldi, un lavoro) e mi devo fidare ciecamente della guida dei miei spiriti seguaci. La mia vita quindi è fondamentalmente imprevedibile e prende svolte e strade spesso improvvise. Io devo semplicemente essere pronta ad oltrepassare le porte che si aprono, da un lato, e dall’altro provare a resistere alla frustrazione che si prova di fronte alle porte chiuse, che mettono alla prova la mia volontà di voler riuscire ad aprirle.

TI FACCIO UNA DOMANDA INDIRETTA SU QUESTIONI QUALI NEOPAGANESIMO, STREGONERIA, WICCA, STREGHERIA, CHE NEL MONDO METAL SEMBRANO AVERE UNA SORTA DI RINASCITA ATTRAVERSO SOPRATTUTTO ALCUNE VOCALIST FEMMINILI CHE SI ISPIRANO TOTALMENTE O PARZIALMENTE A QUESTE TEMATICHE. COME REAGISCE LA GENTE QUANDO TU PARLI O TRATTI IN MODO SERIO DI QUESTI ARGOMENTI, SPESSO VISTI IN MODO NEGATIVO O SUPERFICIALE PIU’ CHE ALTRO DALLE SOCIETA’ O DALLE COMUNITA’ BASATE SU RELIGIONI MONOTEISTE?
Karyn – Quando qualcuno si sente minacciato da chi sono o da quello di cui parlo, so che è perché sta reagendo guidato dalla paura. Sfortuna vuole, per lui, che la paura non lasci prove, mentre ci sono moltissime prove negli omicidi, gli stupri, i genocidi e i vari abusi di cui si è resa protagonista la Chiesa Cristiana. La Chiesa, ironicamente, è proprio il gruppo di persone che desidera sradicare tutti gli altri credo spirituali che non siano il suo: tutta la loro religione si basa sull’avere nemici da convertire, anche quando ci sono prove schiaccianti che indicano la Chiesa come una base operativa per azioni malvage. La società è stata plasmata in questo modo fin dall’epoca pre-romana, quando tribù guerriere di spinta patriarcale invasero le comunità matriarcali, demonizzando le donne non senza prima aver sottratto loro la magia, la medicina e riscrivendo i miti spirituali più comuni attribuendoli a dei di sesso maschile. La Chiesa cattolica ha perpetrato la propria invidia nei confronti del grembo materno e della sua forza vitale tramite la cancellazione totale del divino femminino, rimpiazzandolo con il sangue di Cristo (che è del tutto immaginario, mentre ad esempio le cellule staminali del sangue mestruale sono reali esempi di capacità rigenerative scientificamente provate). La Chiesa ha anche demonizzato e ostracizzato le connessioni individuali al Divino attraverso la meditazione, la canalizzazione e i medium, in modo da annientare i popoli tramite un bieco asservimento a preti e predicatori vari (che hanno provato di essere nient’altro che esseri umani facilmente corruttibili, per nulla vicini a nessun Dio più di quanto non lo sia chiunque). Fortunatamente, le donne del nostro tempo si stanno liberando da questa oppressione psicotica e la speranza è che questa libertà possa contagiare presto anche tutte le persone che sono di genere non-binario.

UNA DOMANDA CHE SORGE QUASI OBBLIGATA, DATO IL FATTO CHE IO SONO ITALIANO, COSI’ COME LA MAGGIOR PARTE DEI NOSTRI LETTORI: IL TUO AMATO E’ ITALIANO E UNA COSPICUA PARTE DELLA TUA VITA E DEL TUO ESSERE HANNO UNA STRETTA CORRELAZIONE CON L’ITALIA. E CANTI ANCHE IN ITALIANO QUALCHE VERSO! QUINDI, QUAL E’ OGGI IL TUO RAPPORTO CON IL NOSTRO AFFASCINANTE PAESE E QUALI SENSAZIONI VIVI QUANDO VIENI QUA?
Karyn – Be’, io amo l’Italia e la gente italiana. Mi piace sperimentare cose nel vostro particolare modo di vivere, pieno di buonumore, che segue le tradizioni nei cambi di stagione, con il cibo soprattutto, la vostra tenacia con cui svolgete ogni compito, la generosità e la sincerità. Gli italiani sono buoni comunicatori, guidati dalla passione. Penso che in molti potrebbero imparare dall’abilità italiana di vivere il momento presente e trovare la bellezza in esso, senza preoccuparsi delle difficoltà che verranno poi. C’è un innato credo nella responsabilità di ognuno nei confronti del benessere dell’altro che trovo di forte ispirazione. A parte le mie svariate amicizie italiane, con gente di tutti i tipi, il mio amore più profondo è quello per le vecchie generazioni, quelle che vivono nei paesini avvolti ancora dalla magia e dalle cure tradizionali. Ho un’infinita deferenza per questa gente e per la loro devozione alla vita. Lo so, l’Italia ha i suoi bei problemi, ma il mio amore è profondo ed è radicato indietro nei secoli. Mi piacerebbe vivere da voi almeno sei mesi all’anno. Ed è davvero difficile dover ripartire quando sono lì da un po’: piango sempre come una bimba, specialmente quando prendo il treno da Benevento, oppure anche da Triora (altro paese, in Liguria, notissimo per le storie e le tradizioni sulle streghe, ndR).

SO CHE TU LEGGI SALTUARIAMENTE ANCHE I TAROCCHI. SE DOVESSI ASSEGNARE UN ARCANO MAGGIORE AD ENTRAMBI I TUOI DISCHI, QUALE CARTA SCEGLIERESTI?
Karyn – In realtà non leggo i Tarocchi. Ho un mazzo di Sibille, sì, ma non lo uso mai. Ogni tanto uso le carte degli Oracoli. Mi piace il concetto alla base dei Tarocchi e specialmente l’arte che c’è dietro di essi, ma penso sia un sistema molto vasto e profondo, serve una vita intera per imparare a leggerli bene, e io preferisco spendere il mio tempo imparando ciò che gli spiriti hanno da dire. Invece di consultare i Tarocchi, io chiedo direttamente agli spiriti! Quindi no, non sapendo molto di Tarocchi, non posso rispondere alla tua domanda.

ECCOCI GIUNTI ALLA FINE, KARYN. GRAZIE PER LA DISPONIBILITA’. PER TERMINARE, MI STAVO CHIEDENDO SE RIUSCIREMO MAI A VEDERE I GOSPEL OF THE WITCHES DAL VIVO, QUI, DA QUALCHE PARTE NELLO STIVALE…
Karyn – Grazie a te per i continui interesse e supporto. Ci vediamo presto! (sì, ma dal vivo allora?, ndR)

 

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