GOST- Lo spirito nero dell’elettronica

Pubblicato il 19/10/2019 da

Citando un nume tutelare della musica elettronica, “You’ve come a long way, baby!”. Il dj texano James Lollar, in soli cinque anni, è passato dal pubblicare i suoi primi lavori come autoproduzioni, nell’ammirazione di nomi come Perturbator o Carpenter Brut, a condividere con questi due (e pochi altri) nomi la palma di artista elettronico più amato dai metallari di tutto il mondo. Sarà che la synthwave, semplice ed evocativa di un mondo nostalgico – ovviamente gli anni Ottanta –  è un terreno di coltura perfetto per il lato più nerd di noi, sarà che le radici musicali metallare del ragazzo sono ben presenti, fatto sta che Gost è diventata una realtà solida: ha visto nel tempo l’ingresso in formazione in pianta stabile di un bassista, il passaggio su un’etichetta di peso come Century Media e un sound sempre più eterogeneo, integrando elettronica, metal estremo, darkwave, pop e colonne sonore degli anni Ottanta. Abbiamo provato ad approfondire la conoscenza del personaggio per voi, anche se James si è rivelato sintetico come e più della sua musica.

RACCONTACI COM’È NATO IL PROGETTO GOST. SAPPIAMO CHE LE TUE RADICI MUSICALI SONO NEL METAL ESTREMO, QUANDO HAI DECISO DI SPOSTARTI VERSO LIDI ELETTRONICI?
– Ho dato vita a Gost per smetterla di suonare nelle band di qualcun altro, trovandomi costretto a condividere la fase creativa con altre persone.

CHI SONO I TUOI RIFERIMENTI MUSICALI, SIA NEL METAL CHE NELLA MUSICA ELETTRONICA?
– Ci metterei troppo a elencarli tutti, quindi ne scelgo due agli antipodi: Darkthrone e Depeche Mode.

È CORRETTO AFFERMARE CHE ANCHE LE COLONNE SONORE HORROR SONO STATE PARTE DELLA TUA ‘EDUCAZIONE MUSICALE’?
– Assolutamente. Ho sempre percepito e apprezzato le dissonanze tipiche di quelle colonne sonore a un livello molto viscerale.

COME NASCONO LE TUE CANZONE? SEI ISPIRATO DA FILM, LIBRI, ECC. O SEMPLICEMENTE METTI IN MUSICA LE TUE VISIONI PERSONALI?
– “Valediction” è completamente frutto di un’espressione personale. Ho preso ispirazione dalla mia vita, sia attuale che passata, lasciando fluire liberamente le idee.

NEGLI ULTIMO ANNI HAI INSERITO IN FORMAZIONE UN BASSISTA, PRIMA DAL VIVO, ORA ANCHE IN STUDIO. STAI PENSANDO A UNA LINE-UP COMPLETA, PER IL FUTURO?
– Per il momento sto pensando di aggiungere un batterista live per il 2020, quindi vediamo come andrà. Sicuramente volevo integrare strumenti ai suoni pre-assemblati.

PRESTO TORNERAI IN TOUR CON MAYHEM E GHAAL’S WYRD. RITIENI CHE LA TUA BASE DI FAN SIA COMPOSTA ESSENZIALMENTE DA METALLARI?
– Molti miei fan sono certamente metallari, ed è una cosa che amo, visto che vengo dallo stesso ambiente. Al tempo stesso, un concerto di Gost raduna persone molto diverse, e questo è un elemento che porta sicuramente vibrazioni interessanti.

IN MERITO A CIÒ E ALL’IMMAGINARIO METAL, CHE FINE HA FATTO IL TUO ALTER EGO BAALBERITH? HAI ABBANDONATO LA TUA DIMENSIONE SATANICA?
– Gost, almeno come personaggio, tributerà sempre omaggio a Baalberith!  È lui il motivo per cui faccio quello che faccio (ride, ndR).

“VALEDICTION” È PROBABILMENTE IL TUO ALBUM PIÙ METAL, CON UN AUMENTO DELLA PRESENZA DI CHITARRE, VOCI ABRASIVE E BLASTBEAT; AL TEMPO STESSO, C’È UNA GRANDE INFLUENZA DI MUSICA GOTH E DARK.
– Per motivi misteriosi, negli ultimi tempi sono diventato molto più sicuro di me, non mi preoccupo di mischiare generi diversi; non so spiegarlo meglio di così, magari è l’età, fatto sta che non me ne frega più un cazzo.

COSA PENSI DELL’ESPLOSIONE E DELLA DIFFUSIONE DELLA SYNTHWAVE NEGLI ULTIMI ANNI? LA VEDI COME UNA VERA E PROPRIA SCENA?
– Sì, penso che lo sia diventata. Mi sento regolarmente con Perturbator e Carpenter Brut, che sono stati anche dei miei sostenitori a inizio carriera e li amerò sempre, per i momenti che abbiamo condiviso e per l’aiuto che mi hanno dato in questi anni!

IN PASSATO I TUOI TESTI SONO STATI DEDICATI AL PARADISO PERDUTO O ISPIRATI ALL’OPERA DI ANTON LAVEY. DI COSA PARLI, IN QUESTO NUOVO ALBUM? SI TRATTA ANCORA DI UN CONCEPT?
– No, i testi di “Valediction” sono molto più personali; si tratta soprattutto di flussi di coscienza in cui parlo di me o di esperienze che mi hanno colpito nel passato o continuano a farlo nella vita di tutti i giorni.

 

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