“The Great White Nothing” dei Grava non è sicuramente un disco che rivoluziona il metal, ma allo stesso tempo è stato un ascolto duraturo nel nostro stereo, elemento non da poco nel velocissimo mercato di oggi.
Il trio nordeuropeo ci ha regalato un album hardcore/sludge conciso e diretto ma tutt’altro che dozzinale, che si è pian piano ritagliato un posto nel nostro listone dei dischi dell’anno.
In sede di recensione ci siamo soffermati inoltre su un elemento che riteniamo importante: pur non essendo una band originale, i Grava trasmettono davvero ‘qualcosa’ in termini di emozioni e sensazioni attraverso strumenti e voce, e questo secondo lavoro ne è la prova.
Sentiamo cosa ci racconta a riguardo Atti, voce e chitarra dei nostri.
MUSICALMENTE VI MUOVETE IN UN TERRITORIO IN CUI HARDCORE, SLUDGE E UN PO’ DI METAL ESTREMO SI INCONTRANO, A MIO AVVISO. COME VI VEDETE VOI, INVECE?
– E’ una buona definizione la tua, a dire il vero. Lo sludge come genere è conciso, diretto e per lo più azzeccato per il nostro suono. La nostra versione è forse un po’ più atmosferica rispetto ad alcuni gruppi sludge originali come gli Eyehategod, ma in generale non sono un fan di complesse definizioni di genere.
IL CONCETTO DI ‘GRANDE NULLA BIANCO’, INTESO COME MORTE ED ESPERIENZE TRAGICHE AD ESSA COLLEGATE, E’ NOTEVOLE E PIENO DI RIFLESSIONI. È STATO CONCEPITO PRIMA DELLA MUSICA, INSIEME O DOPO?
– L’idea è nata dalla musica. Con la nostra band si parte quasi sempre dalla musica. Creiamo qualcosa di nuovo durante le prove e tutte le nuove idee iniziano a fluire da quel punto di partenza.
In questo lotto di canzoni sentivamo un’atmosfera fredda e desolata in diversi punti e abbiamo semplicemente assecondato questa sensazione. Sembrava persino che l’idea si insinuasse nel suono dell’album quando lo abbiamo registrato in studio.
TRA LE STORIE DI MORTE CHE NARRATE NEL DISCO, ALCUNE HANNO RAGGIUNTO UNA FAMA ‘INTERNAZIONALE’, ALTRE SONO PIÙ ‘LOCALI’. CE N’È QUALCUNA CHE DOVREMMO CONOSCERE?
– Quella forse più straziante è la storia che poi è diventata la canzone “Breaker”: parla di un nobile svedese – Johann Patkul – condannato a morte per tradimento nel 1707. Fu messo in prigione ma non gli venne mai detto come sarebbe stato giustiziato, così il poveretto aspettò con angoscia e trepidazione in una piccola cella e – un paio di giorni prima dell’esecuzione – venne mandato da lui un cappellano che scrisse tutto in una cronaca giunta a noi.
Scrisse che Johann continuava a chiedere informazioni sulla propria condanna a morte, visto che nessuno lo aveva mai informato del metodo. Non so se fosse stato per crudeltà, ma ci è sembrata un’ulteriore punizione. Il giorno della sua esecuzione venne condotto nella piazza della città in una carrozza e quando scese, vide ruote e punte sul terreno, capendo che stava per essere spezzato vivo sulla ruota: scoppiò a piangere in preda al terrore più assoluto e supplicò la folla di pregare per lui, per facilitare il suo trapasso.
La sua morte non fu facile e, dopo una prolungata agonia, Johann strisciò sugli arti spezzati verso cippo per la decapitazione, urlando che gli venisse rimossa la testa. Quando abbiamo scritto la canzone, abbiamo cercato di non renderla troppo cruenta e alla fine abbiamo pensato che l’unica strada da percorrere fosse semplicemente quella di citare Johann stesso e lasciare che la musica facesse il resto.
PER IL GENERE CHE SUONATE, COLPISCE IL FATTO CHE NON AVETE PRATICAMENTE MAI COMPOSIZIONI LUNGHE. L’ELEMENTO SLUDGE DOVREBBE OFFRIRVI LA POSSIBILITÀ DI FARLO, MA NON LO FATE. PERCHÉ?
– Sì, è vero che il genere offre molte opportunità di creare canzoni e album lunghi. In effetti, alcuni dei miei album preferiti sono così: dischi come “The Dead End” degli Abandon, “Through Silver in Blood” dei Neurosis o perfino “Dopesmoker” degli Sleep hanno una durata consistente.
Ma noi volevamo andare in un’altra direzione e cercare di ridurre tutto all’osso in termini di songwriting. Non è così facile come sembra. Voglio dire, se crei un grande riff, vuoi ripeterlo, giusto? Ma se si resiste a questo impulso, si è costretti a essere più disciplinati nella stesura delle canzoni e a non affidarsi troppo a lunghe intro o a lente progressioni per creare atmosfera. Detto questo, a volte ci dilunghiamo un po’ e una delle canzoni del nuovo album – “The Fall” – dura circa sei minuti. Ma quel pezzo perderebbe molta della sua forza se fosse circondato da cinque epici brani di dieci minuti, non credi?
OGNI BAND ATTRAVERSA UN PERCORSO DI EVOLUZIONE, CONFERME, MOMENTI DI STALLO E ANCHE DELUSIONI… SENZA RACCONTARCI LA VOSTRA BIOGRAFIA FINO AD ORA, QUALI SONO I DUE O TRE ELEMENTI CHIAVE FONDAMENTALI PER CAPIRE COSA FATE E PERCHÉ LO FATE IN QUESTO MODO?
– Prima di tutto, volevamo suonare come trio. Un batterista, un bassista e un chitarrista. Più la voce, ovviamente.
L’assetto di base ci impone alcuni limiti evidenti: non possiamo fare riff di chitarra gemelli come fanno i Crowbar, per esempio, quindi dobbiamo inventarci qualcosa di diverso che vada bene per noi.
Inoltre, volevamo registrare le canzoni dal vivo in studio con i nostri strumenti scassati, senza metronomo, punch-in e cose del genere. Ora cerchiamo sempre di mantenere un feeling live nel nostro sound, sia che stiamo registrando sia che stiamo suonando.
A QUESTO PUNTO VI CHIEDO: QUANTO È IMPORTANTE PER VOI LA DIMENSIONE LIVE? IL GENERE CHE SUONATE SECONDO ME FA PARTE DI QUELLE EVOLUZIONI DEL METAL CHE HANNO AIUTATO A GUADAGNARE QUALCOSA SU UN PALCO… IL METAL A VOLTE DIVENTA TROPPO TECNICO E UN PO’ AUTOINDULGENTE…
– Sì, è molto importante per noi. Come ho detto prima, quando registriamo la nostra musica vogliamo rimanere il più possibile vicini a un ambiente live, quindi quando suoniamo dal vivo dobbiamo solo alzare gli amplificatori e iniziare a suonare.
Capisco che quando un gruppo suona death metal iper-tecnico a 300 bpm la precisione sia in qualche modo importante, ma la nostra musica è molto più incentrata sul sentire il battito della cassa nel petto e il suono che esce dai polmoni mentre si urlano i testi, quindi la precisione non è l’elemento principale.
È sicuramente più importante invece la sensazione che si prova nello stomaco quando la musica scorre.
HO APPREZZATO MOLTO È LA PRODUZIONE. POTETE DIRCI QUALCOSA SUL SUONO CHE AVETE OTTENUTO IN QUESTO NUOVO DISCO E QUALI SONO I RIFERIMENTI SONORI A CUI PUNTAVATE PRIMA DI ENTRARE IN STUDIO?
– Grazie! Sì, come ho detto prima, volevamo catturare un feeling live quando abbiamo registrato i nostri album.
È qualcosa che ha plasmato molto il nostro sound e al nostro produttore, Troels Damgaard Holm, va davvero il merito di averla resa possibile.
Al giorno d’oggi, almeno in teoria, non ci sono limiti a ciò che si può fare in studio: si possono avere infinite tracce e si possono passare mesi a modificare tutto fino all’ultimo dettaglio.
Il problema è che se si fa così, si finisce per creare qualcosa che è molto lontano da ciò che è nato in sala prove. Noi invece volevamo avvicinarci il più possibile proprio a quel suono lì, con tutti i suoi difetti. Inoltre, avevamo in mente questo tema ‘gelido’ e durante i cinque giorni di registrazione dell’album ha iniziato a insinuarsi nel suono, in qualche modo.
LA DANIMARCA HA AVUTO ALCUNI GRANDI NOMI DEL METAL E DELL’HARDCORE E POI C’È LA SCENA COSTRUITA INTORNO AL KILLTOWN FESTIVAL E AL MOVIMENTO OSDM. C’È QUALCHE ALTRO MOVIMENTO O SCENA UNDERGROUND CHE DOVREMMO CONOSCERE? COME GIUDICHI LO STATO DI SALUTE DELLA MUSICA METAL E HARDCORE NEL TUO PAESE?
– La scena danese è incredibile al momento! Ci sono tonnellate di nuove band in tutto il paese, con nuove uscite sorprendenti ogni settimana.
Solo per nominarne due, nell’ultimo periodo i Mite hanno pubblicato “Trials Of Man”, un album di hardcore/powerviolence pazzesco o ti posso citare i Molok, che hanno pubblicato “Ne Pas Chercher A Comprende”, un tipo di black metal strano ma feroce e pieno di idee interessanti.
Ci sono innumerevoli altri gruppi, troppi per essere citati qui.
NELLA MIA RECENSIONE HO SOTTOLINEATO IL FATTO CHE NON INVENTATE NULLA DAL PUNTO DI VISTA MUSICALE, MA SIETE SICURAMENTE IN GRADO DI OFFRIRE GRANDI CANZONI E DI ESSERE UNA VOCE EFFICACE NEL GENERE. HO ANCHE AGGIUNTO CHE NEL 2024 LA DIFFICOLTÀ DI ESSERE ORIGINALI NON DEVE ESSERE CONSIDERATA PER FORZA UN FATTORE DETERMINANTE.
DOPO DECENNI DI DISCHI, LA MUSICA ESTREMA È QUELLA CHE È. OLTRE CHE MUSICISTI, SIETE SICURAMENTE ASCOLTATORI DI MUSICA. AVETE UN’OPINIONE A RIGUARDO?
– Penso che quello che hai scritto sia abbastanza chiaro ed è qualcosa a cui penso spesso. Il genere metal ha avuto un tale successo che c’è praticamente un’infinità di scelte. In altre parole, ogni volta che si cerca di proporre qualcosa di originale, è probabile che sia già stato fatto in mille modi diversi da cento band diverse in almeno dieci paesi.
Quindi, invece di preoccuparci di questo, ci limitiamo a sistemare le nostre apparecchiature in sala prove e a cercare di trovare il nostro suono e il nostro stile. La nostra musica è il risultato del modo in cui attacchiamo i nostri singoli strumenti e del tipo di flusso musicale che creiamo insieme, niente di più.
CONCLUDIAMO RAPIDAMENTE: PROGETTI PER I PROSSIMI DODICI MESI?
– Faremo molti concerti e continueremo a scrivere nuovo materiale!


