Dopo i segnali di buona salute e voglia di ricominciare disseminati nell’ultimo decennio, i Green Carnation sono definitivamente tornati in carreggiata grazie al nuovo album “A Dark Poem, Part 1: The Shores Of Melancholia”, che non solo conferma le grandi capacità dei musicisti norvegesi, ma, dal momento che si tratta del primo capitolo di un trilogia che verrà completata con altre due uscite lungo il 2026, preannuncia un biennio carico di impegni per il gruppo di Kristiansand.
Una trilogia che si inaugura quindi nel migliore dei modi, con un’opera di notevole gusto, raffinata ed elegante, e estremamente matura nei temi trattati e nella competenza nel tradurli in musica; a parlarne con Metalitalia.com abbiamo un disponibilissimo Kjetil Nordhus, cantante ufficiale fin dal seminale “Light Of Day, Day Of Darkness”, apice della carriera, che i Green Carnation provano a bissare con questa maratona discografica.
Ovviamente c’è stato il tempo di toccare numerosi altri temi, dalle vicissitudini vissute dalla band nei travagliati ultimi due decenni agli album che li hanno portati alla ribalta, dalla unica e particolarissima scena musicale della loro città natale Kristiansand, alla situazione generale del metal in terra norvegese.
Una leggera e piacevole chiacchierata che tocca però anche temi di notevole spessore, in linea con il credo dei Green Carnation, capaci di coniugare profondità artistica con la necessaria fruibilità, che non può comunque essere trascurata in questo ambito stilistico situato tra gothic doom e progressive metal.
CIAO E BENTORNATI! PUOI SPIEGARCI IL PROCESSO CREATIVO DI QUESTA NUOVA TRILOGIA? COME SIETE RIUSCITI A SVILUPPARE UN PROGETTO COSÌ AMBIZIOSO? AVETE GIÀ SCRITTO E REGISTRATO TUTTA LA TRILOGIA?
– Grazie mille! Ci è voluto sicuramente molto tempo per arrivare alla nascita, allo sviluppo e alla realizzazione di questo progetto.
Credo che l’idea sia nata nei primi anni 2000, dopo l’uscita di “Light of Day, Day of Darkness”, ma è rimasta un’idea troppo ambiziosa per essere anche solo lontanamente realizzata, e nel 2006 la band si è sciolta per poi tornare nel 2016.
Dopo aver concluso il nostro primo anno dopo ritorno sulle scene, eravamo estremamente motivati a creare nuova musica e continuare con i Green Carnation. Abbiamo discusso se fosse il momento giusto per affrontare l’arduo compito di realizzare questa trilogia e, dopo aver parlato con la Season of Mist, abbiamo concordato di firmare un contratto per cinque album, trilogia compresa. Gli altri due album, “Leaves of Yesteryear” del 2020 e la riedizione di “The Acoustic Verses” del 2022, sono stati inclusi in un certo senso per darci il tempo di scrivere la trilogia, che sarebbe dovuta uscire dopo.
Così, dal 2018, abbiamo poi lavorato a quello che è diventato “A Dark Poem”. Sono estremamente felice di annunciare che la trilogia è stata scritta e registrata, e siamo pronti a portare a termine il grande piano, con una pubblicazione nel 2025 e due distinte date nel 2026.
PUOI SPENDERE QUALCHE PAROLA SUI TEMI DELLA TRILOGIA, VEICOLATI DAI TESTI DELLE CANZONI?
– Non si tratta di un concept in cui una storia inizia nella prima canzone e finisce alla fine dell’ultima: abbiamo cercato di descrivere la disperazione e l’alienazione dal nostro profondo, fino ai livelli più universali.
Abbiamo spiegato che “è un viaggio verso le vette più alte e le stanze interiori più oscure”, e avevamo bisogno di tre album per esprimere ciò che volevamo su questi temi, che credo tutti conosceranno in modi diversi. Dato che il processo di composizione è durato così a lungo, è naturale che ci siano stati periodi nella nostra vita che hanno influenzato sia la musica che la scrittura dei testi.
Abbiamo perso persone care in questo periodo, abbiamo tutti vissuto il Covid-19 e ciò che ci ha portato, sia a livello personale che sociale, abbiamo avuto enormi sbalzi emotivi a causa di eventi accaduti e così via. Penso che se avessimo scritto un album o un EP in pochi mesi, avrebbe potuto rispecchiare lo stato d’animo di quel preciso periodo, ma quando si scrive musica per un progetto in un arco di sei anni, quegli stati d’animo saranno naturalmente molto più complessi e variegati. Credo che questo sia possibile percepirlo attraverso “A Dark Poem”.
COME MAI AVETE DECISO DI COINVOLGERE GRUTLE KJELLSON DEGLI ENSLAVED NEL PROGETTO COME OSPITE? AVRETE ALTRI OSPITI NEI PROSSIMI CAPITOLI?
– È un vero piacere avere Grutle come ospite e, naturalmente, ha fatto un lavoro perfetto, elevando “The Slave That You Are” al livello che speravamo, e anche oltre. Prima di iniziare la composizione, abbiamo deciso che avremmo lasciato che fossero le canzoni a decidere cosa ci servisse per ottenere le migliori versioni possibili, e, mentre lavoravamo a “The Slave That You Are”, è diventato ovvio che avevamo bisogno di voci estreme. Le voci estreme non sono qualcosa a cui sono abituato, ma ho fatto del mio meglio e la band ne è stata soddisfatta.
Ma ho pensato che avessimo bisogno di qualcosa di meglio, e ho chiesto a Grutle se voleva contribuire, e lui ha accettato. Siamo buoni amici da molto tempo e ci sono state occasioni in cui abbiamo quasi avuto la possibilità di collaborare, ma per vari motivi questa è stata la prima volta. Ci saranno altri ospiti, certo che sì!
LA VOSTRA CARRIERA È STATA MOLTO FRAMMENTATA, TEMEVATE DI DOVERVI SEPARARE DEFINITIVAMENTE?
– Ci siamo separati per dieci anni, tra il 2006 e il 2016. Ripensandoci, non credo che avessimo idea di dove andare dopo aver pubblicato “Acoustic Verses”, e, invece di continuare senza un’idea artistica, è stato meglio smettere di fare musica insieme. Per fortuna, da quando siamo tornati nel 2016, le cose sono andate molto diversamente.
Abbiamo avuto bisogno di un po’ di tempo dopo aver firmato con Season of Mist nel 2018: abbiamo pubblicato un album nel 2020 e ne abbiamo ripubblicato un altro nel 2022, anche per darci il tempo per portare a termine questo monumentale progetto che vedrà la luce nel 2025 e nel 2026.
“LIGHT OF DAY, DAY OF DARKNESS” È CONSIDERATO UN CAPOLAVORO ICONICO IN TUTTO IL MONDO. COSA NE PENSATE? VI ASPETTAVATE COSÌ TANTA ATTENZIONE QUANDO L’AVETE PUBBLICATO?
– Siamo ancora molto orgogliosi di “Light Of Day, Day Of Darkness”. Ripensandoci, non avevamo assolutamente idea che avrebbe ricevuto questa attenzione. Eravamo estremamente ansiosi di rimanere fedeli all’idea. Pubblicare un singolo brano della durata di sessanta minuti potrebbe non essere la mossa più ‘commerciale”‘in assoluto, ma se avessimo rinunciato a quella che era la grande idea alla base dell’album, sono sicuro che non sarebbe diventato l’album iconico che è diventato.
COSA NE PENSI DEGLI ALTRI ALBUM CHE AVETE PUBBLICATO? CE N’È QUALCUNO CHE PREFERITE?
– Penso che nessuno possa negare che i Green Carnation siano una band che ha pubblicato album che non suonano uguali ai precedenti. È sempre stato estremamente importante per noi sviluppare e cercare di implementare nel nostro suono ispirazioni che possono variare da album ad album.
Onestamente, penso che ogni album sia in gran parte il prodotto di ciò che volevamo fare in quel momento, quindi sono estremamente orgoglioso di tutti i nostri album. Risposta noiosa, forse, ma è così che vanno le cose.
E allo stesso tempo, il nostro ultimo lavoro sarà sempre quello più vicino a come vorrei che le cose andassero in quel momento, quindi, prima di pubblicare i singoli da “A Dark Poem, Part I: The Shores of Melancholia”, penso che il ‘singolo epoca Covid’ che abbiamo pubblicato alla fine del 2020, “The World Without a View”, sia stato il mio preferito degli ultimi due anni.
QUALI MUSICISTI, ARTISTI O IDEE VI HANNO ISPIRATO DI PIÙ DURANTE LA TUA CARRIERA?
– Questo varia molto a seconda del membro dei Green Carnation a cui ti rivolgi. Ma per riassumere le principali influenze dei membri della band, penso che Black Sabbath/Ozzy e Pink Floyd debbano essere menzionati.
Io sono quello della band che ascolta più musica contemporanea, oltre a molta roba dalla fine degli anni ’60 in poi. Tra i miei preferiti nel corso degli anni ci sono stati Tom Waits, Faith No More, Nick Cave, Meshuggah, The Chieftains, Anekdoten, David Bowie, Slayer, Emperor, My Dying Bride, Opeth, Roy Orbison e molti altri, e più recentemente Blood Incantation, Molchat Doma, Hexvessel, Lankum e Chelsea Wolfe.
I GREEN CARNATION ESISTEVANO PRIMA DEGLI IN THE WOODS… E SI SONO RIUNITI DOPO IL LORO SCIOGLIMENTO A CAVALLO DEL MILLENNIO. QUAL È IL RAPPORTO TRA LE DUE BAND OGGI? INCONTRATE MAI GLI EX MEMBRI?
– Viviamo in una piccola città di centomila abitanti, quindi siamo tutti molto uniti. Il rapporto tra le due band è davvero buono, supportiamo tutti e viceversa. Ci incontriamo spesso e penso sia bello vedere gli In The Woods… fare quello che fanno e avere successo. Con gli ex membri è lo stesso, li incontriamo sempre e andiamo d’accordo.
DAL TUO PUNTO DI VISTA, QUALI SONO STATI I PRINCIPALI CAMBIAMENTI NELLA SCENA METAL NEGLI ULTIMI DECENNI? QUAL È IL TUO RAPPORTO CON IL METAL OGGI?
– Non sono sicuro di essere nella posizione di analizzare i cambiamenti nella scena metal. Ma una cosa che mi preoccupa da un po’ è che oggi abbiamo gli stessi headliner ai grandi festival di trent’anni fa.
Non credo che dipenda dalle band, alcune sono ancora fantastiche, ma credo che il consumatore medio non sia realmente interessato ad ascoltare qualcosa di nuovo. Se ho ragione, questo è molto preoccupante. Personalmente, adoro scoprire cose nuove e nel metal, come in tutti i generi, c’è musica fantastica che arriva da ogni dove.
COSA PENSI DELLA SCENA MUSICALE DI KRISTIANSAND? È DIVERSA RISPETTO AL RESTO DELLA NORVEGIA?
– Essendo stato profondamente coinvolto nella scena musicale di Kristiansand per molti anni, ho dedicato molto tempo a riflettere su questo aspetto. Ora rappresento quella parte della scena musicale che è molto ‘adulta’ – leggi: vecchia – e devo dire che sto perdendo il controllo sulla scena più giovane, tranne forse per quanto riguarda il metal.
Credo che nel corso degli anni abbiamo avuto la nostra giusta quota di ottimi gruppi metal che hanno avuto successo anche a livello internazionale, come Solefald, Guardians of Time, Blood Red Throne e In Vain, per citarne alcuni, e per una città di soli centomila abitanti penso che sia forse più di molte altre città norvegesi, nonostante ci siano così tante grandi band in tutto il paese.
SAI GIÀ QUANTO TEMPO CI VORRÀ PER COMPLETARE LA TRILOGIA? QUALI SONO I TUOI PROSSIMI IMPEGNI?
– Sono lieto di annunciare che la trilogia è pronta. Abbiamo terminato la maggior parte delle registrazioni a dicembre 2024 e l’ultima parte a giugno 2025.
Quindi ora stiamo provando come matti per poter presentare questa bestia dal vivo.
Spero che nel 2026 e anche nel 2027 potremo presentare la nostra nuova musica a molte persone in tutto il mondo!


