GRIMNESS – Nel Segno Della Decadenza

Pubblicato il 16/01/2009 da
 
Nel 2008 finalmente molti gruppi emergenti black metal italiani hanno attirato l’attenzione non solo a livello nazionale. Una delle sensazioni dell’anno appena trascorso è stata senza dubbio l’uscita del secondo album dei capitolini Grimness, un concentrato di violenza costruito con precisione, cinismo, odio e tanta passione per il lato più moderno della musica black metal. Il sound dei Grimness deriva dagli azzardi stilistici dei Satyricon di “Rebel Extravaganza” e di gente come i Khold, ma con l’ottimo “Trust In Decay” la band dimostra anche tanta personalità. Diamo spazio ad una formazione che lo merita davvero…
 

 
BENTORNATI SUL PORTALE DI METALITALIA.COM! NON C’È DA ESAGERARE NEL CONSIDERARE IL VOSTRO NUOVO “TRUST IN DECAY” UNA DELLE SORPRESE DELL’ANNO IN AMBITO BLACK METAL, E NON SOLO IN CAMPO NAZIONALE. SIETE SODDISFATTI DEL RISULTATO FINALE? “TRUST IN DECAY” SUONA DAVVERO COME SPERAVATE, OPPURE POTEVA USCIRE IN MANIERA UN PO’ DIVERSA A LIVELLO DI SOUND?
“Siamo assolutamente soddisfatti. Avevamo fin dall’inizio un’idea chiara di come dovesse essere il nostro secondo lavoro e l’esperienza fatta con il primo disco ci ha permesso di fare le scelte giuste durante ogni fase della registrazione”.
 
PERCHÈ SECONDO VOI IL THRASH SI SPOSA PERFETTAMENTE CON UN GENERE MUSICALE COME IL BLACK METAL? IN COSA LO COMPLETA?
“Se esamini le origini del black metal, ti accorgi che fondamentalmente i primi gruppi non facevano altro che suonare death metal con tematiche sataniste, un look alla Kiss e registrandolo nel peggior modo possibile. Se esamini le origini del death metal, ti accorgi che i primi Deicide o simili non facevano altro che suonare thrash metal in maniera ancora più estrema. E infine, i thrasher più incalliti dei primi anni Ottanta non facevano altro che miscelare l’heavy metal classico con il punk. Di conseguenza se concepisci un brano black metal in questo modo, non risulterà mai fuori luogo fare un cambio di tempo alla Motorhead o cantare un paio di strofe alla Tom Araya”.
 
DA COSA VENITE ISPIRATI QUANDO IDEATE LA MUSICA PER I GRIMNESS?
“I Grimness sono lo sfogo della parte più cupa della nostra personalità, il mezzo che ci permette di esprimere il nostro dissenso nel vivere in un pianeta che ci rappresenta davvero poco. Tutto quello che assorbiamo durante la nostra quotidianità lo metabolizziamo per poi esorcizzarlo in musica”.
 
QUAL È IL BRANO PIÙ RAPPRESENTATIVO DEI GRIMNESS SECONDO VOI E PERCHÈ?
“Ovviamente ‘Proud To Be Damned’!”.
 
LA MATURAZIONE INCREDIBILE DELLA VOSTRA BAND È SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. UN GRANDE BALZO IN AVANTI È STATO FATTO A LIVELLO DI SOUND E DI PRODUZIONE: CREDETE DI AVER FINALMENTE TROVATO IL SUONO ADATTO PER I GRIMNESS?
“Noi non abbiamo fatto nient’altro che continuare a suonare con la stessa dedizione e con lo stesso coinvolgimento di sempre, tutto qui. Il risultato è venuto fuori da solo. Non siamo uno di quei gruppi che si siedono a tavolino e progettano il look o lo stile da seguire. Per il futuro di sicuro si partirà dalle atmosfere di ‘Trust In Decay’, ma sono già certo che si arriverà da tutt’altra parte. È sempre così”.
 
IL TESTO DELLA TITLE TRACK È PESSIMISTA OPPURE REALISTA? L’ESISTENZA È DAVVERO UN’ESPERIENZA COMPLETAMENTE NEGATIVA? QUESTO VALE PER TUTTI GLI ESSERI? PERCHÈ?
“L’esistenza non è affatto un’esperienza negativa, semmai sono le esperienze negative a renderla terribile. Anche se non ci possiamo considerare delle persone solari, nessuno di noi del gruppo si piange addosso, anzi direi che siamo tutti delle persone piuttosto reattive e nessuno di noi si dispera per la propria esistenza. In generale ogni individuo può creare nella propria individualità l’esistenza che vuole: mai sentito il motto ‘do what thou will’?”.
 
C’È UN FILO CONDUTTORE CHE COLLEGA TUTTI I TESTI DELL’ALBUM? QUALE?
“In linea di massima è una visione claustrofobica di un mondo dove una dittatura fantasma domina le ignare esistenze, privandole delle loro identità”.
 
SIN DAL VOSTRO PRIMO DEMO, LO STILE DI BLACK METAL PROPOSTO VI AVVICINAVA A GRUPPI COME ULTIMI SATYRICON, DHG E SOPRATTUTTO KHOLD. PENSATE DI FAR PARTE DI UNO STESSO MOVIMENTO ALL’INTERNO DEL SEMPRE PIÙ VARIEGATO MONDO BLACK METAL? SIETE MAI ENTRATI IN CONTATTO CON QUESTI GRUPPI NORVEGESI, MAGARI PER CONDIVIDERE ASSIEME LE IDEE SUL MODO CHE AVETE DI CONCEPIRE LA MUSICA?
“Direi che il nostro modo di esprimerci in musica rientra in questa categoria di gruppi. Sono in contatto con un gruppo tedesco, i Sonic Reign, che suonano una musica molto simile alla nostra e hanno fatto un disco veramente interessante (condivido pienamente!, ndR). Tramite amici ho saputo anche che i norvegesi Audiopain hanno apprezzato il nostro lavoro, la cosa è reciproca e forse, se ricordo bene, qualche anno fa ero in contatto con qualcuno dei Red Harvest, ma non ricordo chi di preciso. Ad essere sincero non dedico troppo tempo a questo tipo di public relation, ma seguo con piacere l’evoluzione dei gruppi che ti ho citato, insieme a tanti altri”.
 
“TRUST IN DECAY” È ASSAI PIÙ OSCURO COME MOOD RISPETTO AL SUO PREDECESSORE; A COSA SI DEVE UN’ATMOSFERA COSÌ INCUPITA RISPETTO AL PASSATO, FORSE AL VOSTRO STATO EMOTIVO ATTUALE? “Probabilmente sì”.
 
RISPETTO AL PASSATO SIETE RIUSCITI A FAR COMPENETRARE PERFETTAMENTE LE INFLUENZE THRASH ALL’INTERNO DEL VOSTRO BLACK METAL SOUND; ORA LA VOSTRA EVOLUZIONE SONORA SI PUÒ DIRE CONCLUSA OPPURE I GRIMNESS TENDONO A RAGGIUNGERE UNO STILE ANCORA DIVERSO?
“Evoluzione continua”.
 
QUAL È UN ALBUM DEL PASSATO CHE HA “ILLUMINATO” IL VOSTRO MODO DI SUONARE O DI CONCEPIRE LA MUSICA IN UN DETERMINATO MODO?
“Per me senza dubbio ‘Rebel Extravaganza’ dei Satyricon, mentre Jonah risponderebbe al 90% ‘De Mysteriis Dom Satanas’ dei Mayhem e Andrea direbbe sicuramente qualcosa dei Carcass”.
 
ORMAI ANCHE NEL MONDO DEL MUSIC BUSINESS BLACK, UNA BAND PER GODERE DI MAGGIORE VISIBILITÀ DEVE PROVVEDERE, SPESSO DA SOLA, AD ORGANIZZARE UNA SOSTENUTA ATTIVITÀ LIVE. AI GRIMNESS PIACE ESIBIRSI DAL VIVO? AVETE QUALCHE AGGANCIO O QUALCHE OPPORTUNITÀ PER SUONARE ANCHE ALL’ESTERO?
“Adoriamo suonare dal vivo, ma devo ammettere che sia i gestori dei locali, sia i vari promoter ti fanno veramente passare la voglia. Abbiamo avuto qualche proposta dall’estero, credo che per il 2009 qualcosa andrà in porto”.
 
 
 
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