HACRIDE – Amoebas’ Invasion

Pubblicato il 17/04/2007 da
 
Dopo il notevole exploit del primo disco, “Deviant Current Signal”, i francesi Hacride sono tornati sul mercato con il nuovo “Amoeba”, prova di maturità decisamente superata, anche se forse con meno facilità di quanto si potesse supporre. Leggermente corretto il tiro verso un sound più sperimentale e ipnotico, ma anche meno schizofrenico, il quartetto d’Oltralpe si stabilizza comunque con comodo fra i medio-grandi nomi del metal futuristico e moderno, poco sotto ai grossi calibri chiamati Meshuggah e Strapping Young Lad. Ecco cosa ci ha raccontato il chitarrista e principale compositore Adrien Grousset…

 
BENE ADRIEN, LA PRIMA DOMANDA CHE TI FACCIO RIGUARDA IL VOSTRO BRILLANTE DEBUT-ALBUM, “DEVIANT CURRENT SIGNAL”: COM’E’ STATO IL SUO RESPONSO? POTETE DIRE CHE E’ STATO UN SUCCESSO?
“Be’, non credo si possa parlare di vero successo; forse si è trattato più di una specie di riconoscimento. L’accoglienza a ‘Deviant Current Signal’ è stata superlativa, sia per quanto riguarda la critica, sia per il pubblico e i fan. Non ce l’aspettavamo ovviamente ed è stata una grossa sorpresa per tutti noi!”.

PASSANDO SUBITO AL NUOVO “AMOEBA”, LA MIA PRIMA IMPRESSIONE E’ STATA QUELLA DI TROVARMI DI FRONTE AD UN ALBUM PIU’ ORIENTATO VERSO LE VOSTRE INFLUENZE PROGRESSIVE. C’E’ PIU’ RAGIONE E MENO SCHIZOFRENIA, OPINIONE SUSCITATA FORSE DAL MAGGIOR USO DI CHITARRE ACUSTICHE E CLASSICHE. SEI D’ACCORDO?
“Sì, in parte. Più che progressive, avrei adoperato piuttosto il termine ‘ipnotico’. Comunque, il nostro lavoro in studio è stato incentrato sulla cura dei particolari e dei dettagli: abbiamo accorpato strati e strati di tracce di chitarra e sample, in modo da dare al disco un aspetto profondo e denso”.

COME SONO NATE LE CANZONI? COME SI E’ SVOLTO IL PROCESSO DI COMPOSIZIONE? ERAVATE NERVOSI, ECCITATI? LE ASPETTATIVE ERANO PIUTTOSTO ALTE, DIREI…
“Infatti! Devo dirti che la gestazione di ‘Amoeba’ è durata in pratica ben due anni! ‘Deviant Current Signal’ è uscito nel 2005, ma lo registrammo tra il 2003 e il 2004, quindi, come è facilmente intuibile, il tempo impiegato per la composizione del nuovo lavoro è stato parecchio. Non riesco ancora a realizzare se eravamo particolarmente ispirati, ma quello che è sicuro è che il tempo fa la differenza, una lezione imparata dalla realizzazione del disco precedente. Abbiamo faticato molto perché volevamo un album il più possibile rifinito, e quindi ogni parte delle registrazioni è stata molto curata. Come accaduto in passato, tutto il disco è stato composto da me; ciò dà alle composizioni una omogeneità che noi cerchiamo sempre. Mi sono basato molto sulla struttura ritmica e sulla ricerca di cellule melodiche, che sono specifiche di stili solitamente lontani dal metal. Ho preso spunto, ad esempio, dai ritmi sudamericani (bossa nova, samba) e da influenze ispano-arabiche, come il flamenco oppure il folk maghrebino. E credo proprio che la forza degli Hacride nasca anche da questa apertura mentale verso culture musicali completamente diverse dall’heavy metal”.

COSA MI DICI RIGUARDO ALLA COVER E ALL’ARTWORK? E’ TUTTO COSI’ OPPOSTO A “DEVIANT CURRENT SIGNAL”…LA’ TUTTO CUPO E SCURO, QUI BIANCO E LUMINOSO.
“Tutta la parte grafica di ‘Amoeba’ è stata ad appannaggio di Erik Larkens. Volevamo avere un’immagine dell’ameba totalmente diversa da ciò che solitamente si ha in mente. Volevamo fondere l’organico ed il vegetale nel modo più astratto possibile. Abbiamo voluto essere ‘aperti’ in ogni aspetto di questo lavoro, dall’artwork alla musica, per giungere poi al nome”.

ECCO, PROPRIO SULLA SCELTA DEL TITOLO VERTE LA PROSSIMA DOMANDA: COME MAI “AMOEBA”?
“Allora, come al solito per noi, la scelta del titolo non è stata facile. Volevamo innanzitutto un titolo difficilmente interpretabile, semplice, diretto e non troppo violento. Stavamo infatti cercando un qualcosa che avesse pochissimo a che fare con il metal, in quanto, come accennato sopra, desideravamo dare un’impressione di ‘apertura’ e ambiguità. Per questo, credo che ‘Amoeba’ sia una scelta appropriata, anche in relazione alla natura dell’artwork. Questi due aspetti (artwork e titolo) sono per noi molto importanti, dato che sono i primi indizi di come il disco possa suonare e sono ciò che colpisce immediatamente l’ascoltatore, ancor prima di sentire una singola nota. Da queste tematiche, abbiamo sviluppato i testi, l’artwork e anche parte del suono; diciamo che, alla base di ‘Amoeba’, c’è una sorta di tema omni-comprensivo utile a capire verso quale direzione l’album sia strutturato. Non possiamo certo dire che la nostra musica sia poco complessa, ma forse con queste premesse permettiamo a chiunque di avvicinarsi con meno remore agli Hacride. Una bella giacca pulita, un nome delicato…e poi la bastonata (ride, ndR)!”.

L’UTILIZZO DELLE CLEAN VOCALS E’ AUMENTATO RISPETTO AL PASSATO, COSI’ COME LA PRESENZA DI ALCUNI PSEUDO-RITORNELLI PIU’ ORECCHIABILI. PERCHE’ QUESTA SCELTA?
“Usare più voci pulite è stato quasi obbligatorio per Sam (Samuel Bourreau, cantante, ndR), in quanto le canzoni di ‘Amoeba’ sono più ricche di melodie e parti d’atmosfera. Inoltre, noi amiamo particolarmente mischiare elementi contradditori…clean vocals con screaming e growl, chitarre elettriche e acustiche, e così via…”.

NON POSSIAMO NON SOFFERMARCI SULLA COLLABORAZIONE CON GLI OJOS DE BRUJO ED IL LORO NEO-FLAMENCO: SI E’ LIMITATA SOLO ALLA COVER “ZAMBRA” OPPURE HANNO PARTECIPATO ANCHE IN ALTRI FRANGENTI?
“No, il loro intervento riguarda solo la cover. Gli Ojos De Brujo sono un gruppo che amo davvero tanto: fanno musica che miscela il tradizionale flamenco con sezioni più moderne che ricordano molto il rock. E’ una band fusion che sentiamo molto vicina, in quanto condividono con noi la visione open-minded e orientata verso altre culture della musica. Ho scoperto questi ragazzi durante un viaggio a Barcellona e subito ‘Zambra’ mi colpii parecchio, così carica di groove; ho deciso quindi di lavorarci sopra, riarrangiandola, per poi pensare di inserirla nel nuovo disco. Quindi mi sono messo in contatto con gli Ojos De Brujo per sondare il terreno, e loro non hanno avuto problemi; anzi, la nostra versione è piaciuta loro molto, tanto che siamo riusciti a coinvolgerli nella realizzazione finale. Max e Marina hanno suonato con noi e reinterpretato le vocals, adattandole al nostro pezzo. E il risultato finale è più che positivo! Questo brano rientra nella serie di ‘rischi’ che abbiamo preso per la composizione di ‘Amoeba’: voglio dire, non abbiamo dato assolutamente peso al fatto che i nostri fan avrebbero potuto darci dei ‘commerciali’ o accusarci di esserci svenduti; voglio essere chiaro: l’unica ragione per questa collaborazione è la ricerca dell’originalità”.

QUANTO SIETE INFLUENZATI DA GENERI SPERIMENTALI QUALI IL JAZZ E IL POST-CORE?
“Uhm…non siamo particolarmente affascinati dal post-core, ma certo adoriamo il jazz! Piace soprattutto a Olivier (Laffond, batterista, ndR)…lui ha una formazione jazz e suppongo si senta quando suona”.

NE HAI GIA’ ACCENNATO, MA PIU’ IN PARTICOLARE DI COSA PARLANO I TESTI? CI SONO COLLEGAMENTI FRA I PEZZI?
“Come per la musica, anche i testi devono essere principalmente istintivi, anche nell’andare a trattare temi magari un pelo più intellettuali della media. Le lyrics vengono di solito composte dopo la musica, spesso con i cantanti che non pongono moltissima attenzione nel farlo. Per ‘Amoeba’, abbiamo fatto praticamente tutto in contemporanea, lavorando con Sam per cercare di far progredire la musica di pari passo con il testo e viceversa. Le tematiche sono profonde e appassionate, come possono essere argomenti quali l’etica, l’odio, il rancore. Questo per conferire un feeling reale e autentico a tutto il disco”.

AVETE INTENZIONE DI GIRARE VIDEO? VI PIACEREBBE FARLO?
“Sì, è esattamente il progetto a cui ora stiamo lavorando; dovremmo cominciare a breve, facendoci supportare dal nostro amico Ben. Per ora però non posso dirvi molto di più…”.

SOLITA DOMANDA SUI CONCERTI IN PROGRAMMA: COSA BOLLE IN PENTOLA? FESTIVAL? TOUR?
“Abbiamo già programmato un bel po’ di date…dovremmo essere impegnati più o meno da marzo a dicembre, ma vorremmo suonare il più possibile, in quanto ci manca il palco a la voglia di suonare i nuovi pezzi dal vivo è fortissima! Ad oggi, sono fissate circa 25 date, ma ne prevediamo molte altre in arrivo!”.

MOLTO BENE! E CON QUESTO ABBIAMO TERMINATO. GRAZIE MILLE! A TE LA CHIUSURA…
“Grazie mille a voi! Speriamo di poter venire a suonare in Italia presto, ci piacerebbe molto! Grazie ancora per il supporto. Cheers!”.
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