HAEMOPHAGUS – Putrefatti e contenti

Pubblicato il 13/08/2017 da

Terzo full-length e terzo colpo messo a segno dagli Haemophagus, che con “Stream of Shadows” proseguono nella loro campagna di depravazione a base di death metal, grindcore e influssi di varia origine e natura. Un disco forse meno vario e strutturato del precedente “Atrocious”, ma che comunque ci consegna una band ispiratissima e con una decina di marce in più rispetto alla concorrenza odierna, troppo occupata a scimmiottare i grandi classici del passato per confezionare una proposta intraprendente e personale come quella in questione. Ne abbiamo parlato con Giorgio, voce e chitarra della band palermitana, disponibilissimo come da tradizione…

BENTORNATI SULLE PAGINE DI METALITALIA.COM. SONO PASSATI CIRCA TRE ANNI DAL VOSTRO ULTIMO FULL-LENGTH, COS’E’ SUCCESSO NEL FRATTEMPO IN CASA HAEMOPHAGUS?
“Rieccoci. In quest’arco di tempo Gas, nostro bassista e amico per tanti anni, è uscito dal gruppo poco prima delle registrazioni di ‘Stream of Shadows’ e al suo posto è entrato Marco, attivissimo da tempo in gruppi come Grumo, Logic of Denial, Blood of Seklusion e via dicendo. Con lui abbiamo fatto un paio di tour fra Germania, Spagna e Francia. Lui è il nostro sogno ma mi sa che noi siamo il suo incubo (ride, ndR)”.

SEMBRA CHE CON “STREAM OF SHADOWS” ABBIATE VOLUTO RENDERE IL VOSTRO DEATH/GRIND UN FILO PIU’ MODERNO… SIETE D’ACCORDO? SE SI’, E’ STATA UNA SCELTA PONDERATA O FRUTTO DEL CASO?
“Non so se sia tanto più moderno quanto, invece, un pelo più vario. O forse più avariato! Di certo con questo disco abbiamo utilizzato per la prima volta e in maniera più strutturale strumenti come sax, tastiere e chitarre pulite in alcuni brani, ma soprattutto credo si senta l’apporto compositivo di Gioele in pezzi come ‘Electric Circles in a Yellow Sky’, ‘Monochrome’ o ‘Captured from Above’”.

ANCHE I TESTI – DI PARI PASSO CON LA MUSICA – HANNO PRESO UNA PIEGA DIVERSA RISPETTO AL PASSATO, PIU’ VICINA A CERTO HORROR/SCI-FI. DA COSA VI SIETE LASCIATI ISPIRARE QUESTA VOLTA? FILM, LIBRI, FUMETTI…
“Anche lì ho cercato di andare a briglie sciolte, ma soprattutto a cervello sciolto. Più tematiche di quante crediamo possono rivelarsi psicologicamente disturbanti o avvincenti, quindi, al di là di scelte legate alla pura immaginazione come il testo di ‘Blastmaniacom!’ sul tizio intrappolato nel flipper o quello sulla società distopica-futuribile di ‘Meteor Mind’, la storia del Buddha ha influito sul testo di ‘Innergetic’, dove si parla della sua resistenza al dio della morte Mara e alle sue schiere di demoni. Ci sono riferimenti al controllo tecnologico in ‘Captured from Above’, alle disfunzioni del linguaggio in ‘Unrestrained’ ma anche ritorni all’horror più zombifico in ‘Tombtown’”.

CREDO CHE “METEOR MIND” SIA UN PO’ IL SUNTO DELLO SPIRITO ‘SCHIZZATO’ ALLA BASE DELLA TRACKLIST. COME VI E’ VENUTO IN MENTE DI AGGIUNGERE UNA LINEA DI SAX? CHI SE N’E’ OCCUPATO?
“Quel brano è stato influenzato da gruppi come Exit-13, Voivod e sicuramente King Crimson sul riff acido centrale. C’è anche una parte hardcore alla fine. Insomma, è un bel bordello! Ho suonato quella parte di sax alto sovraincidendo due ‘rimpolpi’ e un’armonizzazione. Siamo tutti grandissimi fan di ogni forma di jazz e prog, dal free alla third stream passando per il primo jazz elettrico, quindi un’influenza simile sarebbe filtrata prima o poi. Questo è anche il caso delle quattro improvvise battute jazzate di ‘Twisted Syllables’”.

COSA POTETE DIRCI RIGUARDO LE REGISTRAZIONI DEL DISCO?
“’Atrocious’ venne registrato a distanza in due diversi studi, raccogliendo guest in tre diverse parti del mondo (Dopi dei Machetazo in Spagna, Uchino dei Coffins in Giappone e DaveofDeath dei P.L.F. negli States) e seguendo il mastering di Dan Randall via mail dalla California. Fu un lavoro faticoso e farraginoso. Anche stavolta il mastering è di Randall, ma a differenza del precedente disco abbiamo deciso di essere tutti presenti allo stesso momento alle registrazioni, crepando di caldo ad agosto/settembre nello studio del nostro amico fraterno e producer Silvio ‘Spadino’ Punzo, e credo che ciò abbia giovato in termini di coesione e organicità nei suoni”.

“STREAM OF SHADOWS” E’ ANCHE IL VOSTRO PRIMO ALBUM AD USCIRE PER UN’ETICHETTA PIUTTOSTO CONOSCIUTA COME LA POLACCA SELFMADEGOD…
“La Selfmadegod sta facendo un buon lavoro e siamo contenti del rapporto con Karol, così come di quello con Steffen Brandes della Lycanthropic Chants. Steffen è un gran batterista, siamo stati in tour con i suoi Cryptic Brood in una delle settimane più esilaranti degli ultimi anni e si sta impegnando alla grande per far uscire al meglio l’edizione in vinile del nuovo album. Perdonami ma devo fargli una piccola dedica: ham and cheese for Butzkelephant!”.

NEL CORSO DELLA VOSTRA CARRIERA AVETE PUBBLICATO MOLTISSIMI SPLIT: CE N’E’ FORSE UNO A CUI VI SENTITE PARTICOLARMENTE AFFEZIONATI?
“Siamo affezionati a tutti gli split, credo. Di sicuro quello con gli Agathocles fu, concettualmente, un onore, li amavamo da tempo e fu un onore unirsi alla schiera sterminata di gruppi che hanno avuto la fortuna di condividere un pezzo di vinile con loro. Dal punto di vista musicale, credo che il 7” con i Mausoleum sia il più riuscito”.

DOMANDA VOLUTAMENTE PROVOCATORIA: AUTOPSY O REPULSION?
“Tu mi vuoi male! È troppo troppo difficile rispondere. Non ce la faccio. Parliamone fra sette birre!”.

PARLANDO INVECE DI GRUPPI A VOI COETANEI, CE N’E’ UNO IN PARTICOLARE CON CUI VI PIACEREBBE CONDIVIDERE IL PALCO?
“Abbiamo suonato con molti gruppi brutali di coetanei. Penso a Repuked, Lobotomized, ancora Cryptic Brood e Restos Humanos, con la maggior parte di loro sono nate amicizie solide e durature e continuiamo a sentirci periodicamente. Mi dispiace però non aver potuto suonare insieme ai Bonesaw, si sono sciolti non troppo tempo fa. Ultimamente ho apprezzato molto i Fiend, duo grind americano ultraviolento”.

SEBBENE SUONIATE METAL ESTREMO, I VOSTRI LEGAMI CON LA SCENA PUNK/HARDCORE SONO DA SEMPRE FORTISSIMI. A QUALE DEI DUE MONDI VI SENTITE PIU’ VICINI? E QUALI SONO SECONDO VOI I PREGI E I DIFETTI DI QUESTE SOTTOCULTURE?
“Siamo sempre stati stilisticamente sospesi fra le due sottoculture, ma penso di poter affermare con sicurezza che abbiamo suonato – per fortuna! – più in posti occupati, squat e locali autogestiti che in venue metal. Fra i nostri ascolti c’è da sempre molto punk HC americano primi anni ’80, crust, powerviolence e HC italiano, e in generale il nostro legame con quella scena, quel modo di organizzare i concerti o le uscite discografiche, è molto forte. Esiste per fortuna un network metal estremo DIY, tanto qui come in tutto il mondo, e abbiamo potuto conoscerlo più volte in varie belle situazioni. Detto ciò, l’antinomia storica fra le due scene è un ricordo del passato, le carte sono state mischiate più di trent’anni fa, quindi non è semplice (né utile, a mio avviso) distinguere le due scene o fazioni in maniera netta. Il metal più corporativo ha quasi sempre fatto i grandi numeri, imposto i prezzi più alti al botteghino e lucrato da dischi e merchandise, cose che non rilevo nel grind, crust, sludge o HC più sotterraneo, ovvero quello che ci interessa di più. Se avessimo voluto venderci le chiappe avremmo compiuto scelte musicali ed estetiche molto diverse, ma siccome siamo dei bruttoni perdenti innamorati dei Revenant e dei Bloodcum andiamo avanti così. Anzi, andiamo indietro!”.

QUAL E’ IL POSTO PIU’ STRANO IN CUI VI E’ CAPITATO DI SUONARE?
“Nel 2006 suonammo a Cosenza e Catanzaro, e furono le nostre primissime date fuori dalla Sicilia. Mi ricordo che suonammo in una pizzeria con una semplice tenda che separava il delirio di una ventina di metallari impazziti dalle famiglie che ordinavano romana con wurstel e quattro formaggi. Bellissimo, lo rifarei domani!”.

COSA POTETE DIRCI RIGUARDO I VOSTRI ALTRI PROGETTI? SAPPIAMO CHE I GRAVESITE HANNO UN SECONDO DISCO IN DIRITTURA D’ARRIVO, MENTRE COME VANNO LE COSE CON ASSUMPTION E STASIS?
“Abbiamo un po’ di carne al fuoco. Gioele e David stanno per pubblicare il nuovo album dei Gravesite, ho ascoltato un primo pezzo e penso che sia una bella mazzata, anche gli Stasis hanno un disco registrato da un anno, dovrebbe uscire tra l’estate e l’autunno in CD e LP. Con gli Assumption invece abbiamo un album pronto in attesa di pubblicazione da un po’ di tempo. Ho un gruppo grindcore con amici di sempre, ex o attuali membri di Shock Troopers, ANF, Feccia Tricolore, Undead Creep e via dicendo. Si chiama Cavernicular, abbiamo fatto alcune date italiane, pubblicato un 7” per Rodel records e stiamo per registrare il primo album. È appena uscito il secondo album del mio progetto solista psych/folk Furious Georgie e sono in fase di promozione. Con gli Elevators to the Grateful Sky abbiamo quasi approntato un album che potenzialmente uscirà tra fine 2017 e inizio 2018. Ho registrato alcune parti di sax sull’ultimo disco dell’ottimo gruppo prog palermitano Homunculus Res, nonché in un album di cover HC di classici del pop italiano registrato dagli amici Lemmerde. Per adesso credo sia tutto. Grazie mille per l’intervista!”.

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