HÄLLAS – From Sweden to Revelation

Pubblicato il 07/04/2026 da

Una band che nel corso degli anni è riuscita a costruirsi attorno un’aura di mistero e nostalgia, riuscendo però a sviluppare una propria personalità lontano dai cloni: stiamo parlando degli svedesi Hällas, giunti al quinto disco in studio con l’ottimo “Panorama”, uscito lo scorso febbraio.
Non è facile riuscire a rimanere in bilico fra quell’alone di progressive ed heavy primordiale, anche esteticamente parlando, con uno sguardo palesemente rivolto agli anni Ottanta – eppure, il quintetto di Jönköping è riuscito a ritagliarsi un pezzetto di affetto anche nel pubblico degli ascoltatori di heavy metal più intransigenti.
Il merito è proprio quello di essere riusciti a ricreare una atmosfera sognante e mai scontata, a metà strada fra Tangerine Dream e Wishbone Ash, passando per gli Ashbury e finendo a prendersi un tè con i Genesis: di questo e molto altro abbiamo parlato con Tommy Alexandersson, voce e iconica immagine di questo progetto, che ci ha svelato alcuni retroscena interessanti di come funziona il lavoro dietro alla scrittura di dischi così complessi, anche se semplici all’apparenza.

CIAO TOMMY E BENVENUTO SU METALITALIA. PER PRIMA COSA, POSSIAMO DIRE CHE “PANORAMA” È IL VOSTRO ALBUM PIÙ AMBIZIOSO IN ASSOLUTO?
– Abbastanza. Non avevamo mai usato così tanto tempo per scrivere un disco, e nemmeno tutti gli effetti sonori e strumentali che abbiamo impiegato. E penso che non abbiamo mai scritto un disco più vario di questo.

COME È STATO IL PROCESSO DI SCRITTURA? È STATA UNA AVVENTURA COME QUELLA CHE AVETE FATTO VEDERE NEL DOCUMENTARIO SULLA PRODUZIONE DI “CONUNDRUM”?
– Per molti aspetti, scrivere e produrre “Panorama” è stato l’esatto opposto di come abbiamo scritto e prodotto “Conundrum”. Questa volta eravamo da soli in studio, senza tutte le tecnologie e le persone dell’etichetta.
Ci abbiamo messo molto più tempo per farci venire spunti e registrare, dato che siamo stati costretti a riprovare più volte i brani. “Conundrum” era la fine di una trilogia, e la trama era già scelta quando abbiamo cominciato, mentre “Panorama” è stato un inizio dal nulla.

ANCHE LE VOSTRE FOTO PROMOZIONALI SONO CAMBIATE MOLTO: QUESTA COSA HA A CHE FARE CON LA CREAZIONE STESSA DEL DISCO?
– Penso proprio di si. Voglio dire, siamo sempre noi e i nostri fan potranno riconoscerci subito, ma volevamo fare qualcosa di davvero diverso stavolta: mostrare un lato di noi differente. Sono contento che ve ne siate accorti: per tanti anni abbiamo usato una determinata estetica, ed era tempo di fare un piccolo aggiornamento.

L’IDEA DI AVERE UNA TRACCIA MOLTO LUNGA E TRE PIÙ CORTE È NATA MENTRE SCRIVEVATE O È UNA COSA CHE AVETE PROGETTATO A TAVOLINO? ED È IN QUALCHE MODO LEGATA AI DISCHI DEGLI YES CHE SEGUIVANO QUESTO ANDAMENTO?
– Quando abbiamo cominciato a scrivere, sapevamo di voler pubblicare la nostra più lunga canzone in assoluto. Ne abbiamo parlato per tanti anni, e, finalmente, ci sembrava di avere per le mani abbastanza materiale. Siamo certamente tutti fan degli Yes, ma non l’abbiamo mai pensato come un omaggio ai loro dischi.

A PROPOSITO DI “ABOVE THE CONTINUUM”: COME MAI AVETE USATO L’ITALIANO PER L’INTRODUZIONE DEL BRANO?
– La parte italiana del brano è stata scritta dal nostro tastierista Nicholas. La sua idea era quella di un uomo molto ricco che, insoddisfatto, cercava un senso alla sua vita. Ci siamo immaginati questa persona guidare una macchina sportiva nelle strade di Milano negli anni ’80: musicalmente, infatti, i primi minuti della canzone sono stati influenzati fortemente dall’italo disco di quegli anni. Oltretutto, noi tutti adoriamo il prog italiano: il Banco del Mutuo Soccorso, i Goblin…
Quando abbiamo scritto “Above The Continuum” ascoltavo a ripetizione l’unico disco mai uscito dei Maxophone. Sono contento di aver usato l’italiano per l’introduzione: non ho una buona pronuncia, ma spero di aver fatto del mio meglio!
Per registrare ho chiesto l’aiuto di Filippo degli Hand Of Orlac (band doom metal romana attiva dal 2009, ndr), che mi ha dato una mano con la pronuncia e anche con la scrittura del testo. Insomma, è un piccolo tributo al progressive e alla dance italiani, e sono contento di essere riuscita a inserirlo in questa canzone.
Per voi italiani sarà divertente provare a capire quello che dico, ma per chi non lo parla, credo che siano le atmosfere a fare tutto il gioco: sono sostanzialmente le note e le atmosfere che devono fare il loro lavoro. Spero che siate contenti che l’abbiamo fatto, e speriamo prima o poi di venire a suonare nel vostro paese.

PARLIAMO ANCHE DEL SINGOLO “FACE OF AN ANGEL”: CI PIACEREBBE CAPIRE DA DOVE AVETE PRESO L’ISPIRAZIONE PER SCRIVERLA. MOLTI, ONLINE, DICONO ANCHE CHE SIA MOLTO SIMILE A “HORSE WITH NO NAME” DEGLI AMERICA.
– Il brano è nato dal riff di chitarra che Marcus (Petersson, ndr) aveva già scritto appena abbiamo cominciato le registrazioni, ma abbiamo cambiato leggermente il fraseggio. Per farlo, ho iniziato a scrivere delle parole senza senso per vedere quale era la melodia che meglio si adattava alla chitarra, poi però ci siamo fermati lì.
Ad un certo punto, Nicklas (Malmqvist, organo e sintetizzatori, ndr) ha ripreso in mano quel pezzo che avevamo registrato, l’ha cambiato completamente, ed è così che è nata “Face Of An Angel”.
All’inizio pensavamo addirittura che non fosse un vero brano ‘da Hällas’, ma più la ascoltavamo meno riuscivamo a togliercela dalla testa, ed è così che si è ritagliata il suo spazio sul disco. Per rispondere a chi ne parla online: nessuno di noi stava ascoltando gli America in quel periodo, anche se ve li potrebbe ricordare.

LA COPERTINA CI HA IMMEDIATAMENTE RICORDATO I GENESIS DI “TRESPASS”: È DAVVERO ISPIRATA A LORO?
– Assolutamente si. La copertina di “Trespass” è una delle nostre preferite in assoluto: scarna, eppure piena di molteplici significati. Volevamo assolutamente che la copertina di “Panorama” la tributasse, ed è così che abbiamo creato il disegno insieme all’artista che se ne è occupata (Marta Maldonado, in arte Maldo Illustration, ndr). Allo stesso tempo, sono due copertine diverse, seppur accumunate da struttura e colori.

“PANORAMA” È USCITO CON LA VOSTRA NUOVA ETICHETTA, LA ÄVENTYR RECORDS: COSA VI HA PORTATI A VOLER TORNARE AD AUTOPRODURVI I DISCHI?
– Volevamo avere più diritti sulle nostre canzoni. Siamo attivi ormai da tanti anni e abbiamo visto come funziona l’industria discografica, e abbiamo sentito che era il momento di fondare una nostra etichetta.

CON L’USCITA DI QUESTO ALBUM VI DEFINIRESTE UNA BAND PROGRESSIVE ROCK, O SENTITE CHE È UNA ETICHETTA CHE VI STAREBBE STRETTA?
– Non ci sentiamo davvero un gruppo progressive rock, e non ci sentiamo nemmeno un gruppo metal: ci sentiamo in una via di mezzo. Noi amiamo definirci, e lo faremo sempre, una band ‘adventure rock’, quella via fra il vecchio prog anni Settanta e l’heavy dei primordi.

LA VOSTRA MUSICA HA SEMPRE PORTATO CON SÉ UN FORTE SENSO DI NOSTALGIA, MA, COME MUSICISTI, DI COSA SIETE DAVVERO NOSTALGICI?
– Difficile a dirsi, ma riteniamo che, anche se moltissime canzoni belle escono dagli anni Settanta, ci sono molte band moderne che fanno album splendidi anche oggi. Per quanto mi riguarda, sono molto attaccato all’idea che i miei idoli di quegli anni non avevano a disposizione tutta la tecnologia che abbiamo oggi, eppure guarda cosa sono riusciti a fare. Per noi, è un suono senza tempo, cristallizzato in una specifica epoca storica.

SIETE AL VOSTRO QUINTO ALBUM IN STUDIO: LA MUSICA È FINALMENTE DIVENTATA UN LAVORO A TEMPO PIENO PER VOI?
– No, dobbiamo comunque fare altro quando non siamo in tour o quando non stiamo registrando. Oggi è molto difficile guadagnare dalla musica, soprattutto dal livello a cui siamo adesso. Anche per questo abbiamo voluto fondare la nostra etichetta: vivere di musica è un sogno che abbiamo, ma che purtroppo non è ancora raggiungibile oggi.

QUANDO AVETE INIZIATO LA VOSTRA CARRIERA, AVETE DECISO SUBITO CHE VOLEVATE SCRIVERE UNA MUSICA DI QUESTO TIPO? O C’È STATO UN FATTORE SCATENANTE CHE VI HA FATTI ANDARE IN QUESTA DIREZIONE?
– All’inizio, io ero molto di più sul blues rock e sull’ondata di band del genere uscita attorno al 2010. Il prog e l’approccio sperimentale al rock erano molto lontane dalle mie idee di quel momento, e tutt’ora sento di non averle ancora comprese del tutto!
Il momento in cui, però, abbiamo capito in che direzione saremmo dovuti andare, è stato quando abbiamo scritto “Hällas”. Quando è uscito il nostro primo disco, era il brano più lungo che avessimo arrangiato, ed è stato costruito su più livelli, sia musicali che per quanto riguarda i testi: da lì in poi ho deciso che tutte le canzoni dovevano contenere una narrazione precisa. È una cosa che penso sia molto importante, oggi, nella nostra musica.

QUAL È LA PROSSIMA SFIDA CHE GLI HÄLLAS VOGLIONO AFFRONTARE, UNA VOLTA FINITO IL TOUR PROMOZIONALE DI “PANORAMA”?
– Vogliamo sicuramente proporci a palchi più grossi e andare a suonare in posti dove non abbiamo ancora suonato, e ci piacerebbe anche aprire per qualche grande band. Ma, se dovessi davvero mettermi a fantasticare, sicuramente mi piacerebbe scrivere una colonna sonora per un film o per un videogioco. O, perché no, lavorare a un musical!

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